I migliori Racconti di RossoScarlatto
Racconto del mese
Autore del mese
RossoScarlatto Community
La puttana del re
Biblioteca
Titolo: La puttana del re
Autore: Fabiana
Contatto:
Racconto n° 69
Altri racconti dello stesso Autore:
Uno sguardo all'orologio e i gesti di Fabiana si fecero più frenetici. Le sue mani nervose si muovevano sul suo corpo cercando di sistemare al meglio i numerosi ganci di una guepiere che quella sera aveva deciso di indossare. Si accorse che le rimaneva ancora poco tempo per prepararsi perché a minuti sarebbe arrivato Marco e lei ancora una volta sarebbe stata in ritardo. Non voleva anche questa volta fare tardi, ma non voleva dimenticare neanche il più piccolo dettaglio per quella serata che già aveva cominciato a prender corpo nella sua fantasia. Mentre avvolgeva le lunghe gambe con velatissime calze di tulle nero non poteva non pensare alle mani di Marco che avrebbero goduto al loro tatto; mentre le agganciava al reggicalze della guepiere non riusciva a non pensare e immaginare lo sguardo di Marco colmo di piacere nel guardarle. Amava perdersi in questi pensieri che l'accompagnavano in ogni piccolo gesto della sua vestizione come in un rituale sacro e inviolabile.

Su ogni piccolo dettaglio del suo corpo, del suo abbigliamento, la sua mente e soprattutto la sua fantasia amavano indugiare e perdersi. Erano momenti rari e preziosi, così come lo erano ogni volta i loro incontri e ne costituivano parte inscindibile. Un acuto suono di citofono le ricordò che non era ancora pronta e che doveva affrettarsi se non voleva che Marco aspettasse troppo. Adesso le fantasie lasciavano il posto al piacere di rivederlo e questo era sicuramente un motivo più che sufficiente per finire di prepararsi in un baleno.

Era da molto tempo che non dedicavano un'intera serata a loro due. Negli ultimi mesi si erano visti qualche volta, ma solo per brevi incontri, per qualche veloce pranzo o aperitivo. Ma da almeno due mesi non erano riusciti ad organizzare un'intera serata. E questa volta non solo per colpa degli innumerevoli impegni di lavoro e familiari di Marco, ma anche per un periodo di crisi che Fabiana stava attraversando. Si era posta troppe domande sulla sua storia con Marco. Conosceva gli impegni del suo amante ma si sentiva trascurata, avrebbe voluto da lui maggiori attenzioni. Soprattutto i loro incontri erano troppo diluiti nel tempo e cominciava a desiderare maggiori spazi per loro due. Il feeling tra di loro era talmente forte che non poteva accontentarsi di una storia fatta di briciole di tempo rubato a mille altre cose. Avrebbe voluto fare molte cose con lui: partire, dormire insieme, continuare a vivere quella complicità esaltante che sicuramente il tempo passato insieme aiuta a coltivare.
Così una sorta di paura aveva preso il sopravvento sul piacere che il pensiero e gli incontri con il suo amante le procuravano. Ma il suo corpo, i suoi sensi, la sua fantasia, il desiderio tenace che Marco le continuava a dimostrare anche con la promessa di passare al più presto qualche giorno insieme, avevano finito per sopraffare quella parte di Fabiana che questa volta sembrava decisa a ricondurla verso "doveri" che la allontanavano dalla sua vera anima, quella che aveva scoperto con Marco.

Lui era stato il primo a capire e a coltivare i suoi desideri. Con Marco era riuscita a scoprire e a vivere ogni sfumatura della sua femminilità, soprattutto quella più nascosta, più intima, più perversa, ma anche la più vera. Nessuno come lui ammirava e conosceva così bene ogni parte del suo corpo. Nessuno come lui aveva coccolato la sua "fica", esplorato il suo "culo". Nessuno come lui era riuscito a liberare da loro quei gemiti selvaggi che facevano venir fuori tutta la sessualità di Fabiana e la donavano a Marco perché ne godesse appieno con altrettanta libertà.

Durante la cena tutti questi pensieri presero forma nelle parole, nei sorrisi e negli sguardi e perfino nei silenzi che accompagnavano ogni loro gesto. Il movimento dei loro corpi, il suono della loro voce esprimevano tutto il desiderio che era stato soffocato in quegli ultimi due mesi e che adesso pregustava l'intensa felicità che entrambi si aspettavano da quella serata. Se avessero potuto avrebbero fatto l'amore lì in quel ristorante, uno dei più famosi di Milano, davanti agli occhi di tutti i presenti.

Si sarebbero accoppiati con quella voglia di mostrarsi a tutti che contraddistingueva la maggior parte dei loro incontri amorosi. Manager, uomini d'affari, camerieri in impeccabili livree bianche e sofisticate signore, sarebbero rimasti immobili a guardare la bellezza e la sensualità dei loro corpi che come due animali si sarebbero annusati, leccati e accoppiati con fierezza e libertà. Con questi pensieri dopo cena decisero di andare in uno di quei club dove avrebbero potuto liberare tutte le loro fantasie e le loro emozioni.

Ne scelsero uno dove erano già stati una volta e di cui avevano potuto apprezzare gli ampi spazi accoglienti e riservati. Era uno di quei posti dove ogni particolare rabboccava di lussuria: le luci, i colori della tappezzeria, la musica, gli ampi letti che arredano i privè, i movimenti sinuosi dei corpi seminudi che si muovevano sopra, gli sguardi e gli atteggiamenti osceni di chi si fermava a guardarli. C'era perfino una saletta cinematografica dove venivano proiettati film "normali", ma ai quali nessuno, come si può ben immaginare, prestava una reale attenzione.

Il locale quella sera era semivuoto. Poche coppie e qualche uomo da solo si aggiravano con apparente indifferenza mentre occhiate fugaci e non troppo riservate facevano intuire i loro reali desideri. Marco e Fabiana si sedettero su uno dei tanti sofà disseminati nell'ampio salone antistante ai privè e ordinarono un whisky. Si sentivano liberi e felici e ad ogni sorso cresceva il loro stato di ebbrezza e di euforia.

Incuriositi da cosa stava succedendo e soprattutto poteva succedere negli spazi più ambigui del locale decisero di fare un giro. In quel preciso istante tutti gli uomini che si trovavano sparsi nel salone intuendo le intenzioni dei due amanti si alzarono, uno dopo l'altro, per seguire la scia di desiderio che Marco e Fabiana riuscivano a lasciare dietro di loro. Dopo un breve giro i due amanti in preda ad una crescente eccitazione si lasciarono cadere comodamente su un letto circondato da un grande acquario, arredamento ideale per eccitare la fantasia esibizionista di chi vi sta sopra. Marco copriva solo in parte il corpo della sua amante lasciando intenzionalmente agli sguardi altrui la libertà di poter godere della visione sensuale di Fabiana. Le sue mani cominciarono ad accarezzarla scoprendo lentamente le sue gambe. Poi con maggiore forza le alzò il vestito all'altezza dei fianchi mentre con l'altra mano le allargava le gambe. Adesso tutti potevano ammirare le gambe e il ventre di Fabiana che si dimenavano sotto le mani sapienti di Marco, e che apparivano ancora più irresistibili e sensuali dagli ornamenti della guepiere.

Più Marco la toccava e la scopriva e più aumentava l'eccitazione di Fabiana. Sotto le sue dita ormai completamente bagnate dal dolce liquido Marco sentiva tutti gli spasmi di piacere che crescevano sempre di più. Ad un certo punto distolse lo sguardo dall'amante, si girò verso l'acquario e si accorse che tutti gli uomini del locale si erano fermati davanti a loro. Deformate dal vetro quelle sagome umane sembravano ancora più irreali e oscene. Qualcuno si stava già avvicinando ai due amanti; Marco con il suo corpo proteggeva Fabiana, ma nello stesso tempo con le sue mani esplorava, allargava la fica di Fabiana e la metteva sempre più alla mercè degli sguardi impudichi di tutti quegli uomini. Marco era il primo a godere di quella vista e soprattutto dell'idea che era lui a permettere tutto ciò, a guidare e invogliare tutti quegli sguardi. In quel momento sentiva Fabiana completamente sua ancor più che se fossero stati da soli. Tutti quegli uomini lo facevano sentire ancora più forte perché sapeva che la sua amante si esibiva per lui per renderlo orgoglioso e felice.

In poco tempo, mentre Marco continuava sempre con maggiore forza a giocare con il sesso dell'amante, altre mani percorrevano il corpo di Fabiana. Lei non riusciva a vedere di chi fossero, anzi più si muovevano su di lei e più chiudeva gli occhi, concentrandosi solo sulle forti e inaspettate sensazioni che le procuravano. Si sentiva leggera come se galleggiasse in un mare di piacere immenso e incontrollabile, senza avere idea di dove tutto quel piacere la stesse trasportando. Una mano indugiava sui suoi seni, sui capezzoli inturgiditi, poi scendeva piano piano sul ventre, un'altra le sfiorava i fianchi, un'altra ancora attraversava lentamente tutta la sua gamba sollevandola leggermente. Adesso, sempre sotto la guida di quella mano, stava sfiorando un membro che sentiva crescere con i movimenti del suo piede. In quello stesso momento il desiderio di Fabiana divenne intenso e violento e straripò sotto le mani di Marco inondandole come un fiume in piena.

Fabiana si sentiva grata al suo amante per avere stimolato e soddisfatto in modo così intenso la sua fantasia e volle omaggiarlo davanti a tutti. Così si mise in ginocchio tra le sue gambe, gli slacciò i pantaloni, e accolse tra le mani il suo membro. Lo osservava, lo accarezzava e lo sentiva crescere e diventare sempre più caldo sotto le sue mani. Non avrebbe mai smesso di guardarlo, toccarlo, baciarlo; davanti a lui la sua volontà si annientava: lui era il suo padrone, il suo re e lei avrebbe ubbidito a tutto il piacere che lui le chiedeva. Così se lo passò lentamente sul collo, sul viso, sulle labbra prima di prenderlo in bocca e risucchiarlo tutto dentro di sé con movimenti sempre più forti, più energici per ingoiare fino all'ultima goccia il desiderio di Marco che intanto le esplodeva dentro.

Si alzarono storditi con i sensi drogati da quelle forti sensazioni che aggiungevano un altro tassello al mosaico del loro percorso erotico-sentimentale. Un mosaico ricco di fantasia, emozioni, complicità e fascino che li faceva sentire più liberi, felici e soprattutto uniti. Dopo questi momenti sentivano di appartenere l'uno all'altro in un modo totale, senza riserve. In Marco aumentava la voglia di possedere Fabiana, di penetrarla per ore, come se volesse liberarne, sotto i suoi innumerevoli colpi, tutte le emozioni ancora nascoste, tutto il desiderio che in lei sembrava infinito per arrivare fino alla sua anima. E Fabiana quella sera voleva offrirgliela tutta.

Così poco dopo a casa di Fabiana i due amanti si ritrovarono da soli e con i sensi infuocati. Fabiana si tolse lentamente il vestito e nella sua guepiere di pizzo nero cominciò a danzare muovendosi con tutta la sensualità che aveva dentro. E con voce calda "Tu sei il mio sultano, il mio re, io sono la tua schiava, tu mi hai comprato per soddisfare tutti i tuoi desideri" parlava a Marco che la guardava con occhi carichi di desiderio. Quelle parole lo facevano davvero sentire un sultano, un re e davanti a lui vedeva muoversi la sua bellissima puttana, il suo prezioso oggetto di desiderio che per qualche istante aveva concesso ad altri, ma che adesso ritornava totalmente suo.

Così fecero l'amore come non l'avevano mai fatto, con una passione intensa, esaltante e assoluta. I gesti di Marco erano energici e violenti; e la fica, il culo e la bocca di Fabiana si aprivano e si esponevano al sesso e alle mani di Marco che sempre più imperiosi si impossessavano di loro. Più i colpi di Marco diventavano violenti, più Fabiana godeva, urlava con voce rotta da tutto quel desiderio "io sono la tua schiava, la tua puttana, tu sei il mio re, il mio padrone, ogni parte del mio corpo ti appartiene, fanne quello che vuoi". Il corpo di Fabiana, anestetizzato da tutto il piacere che la sensazione di donarsi completamente a Marco le procurava, non sentiva neanche il dolore che le mani e il corpo di Marco involontariamente le procuravano per l'intensità e la frenesia con la quale si muovevano sopra di lei.

Entrambi raggiunsero un orgasmo che li lasciò esausti e stravolti. Fabiana rimase immobile, riversa sul letto. Non riusciva a muoversi, a parlare, guardava Marco mentre di scatto si era alzato e si preparava velocemente preoccupato dell'ora tardi; sua moglie era fuori città, ma voleva tornare a casa per paura che lo cercasse. Un silenzio pesante fatto di imbarazzo e di sgomento per sensazioni nuove mai provate prima si frappose tra di loro. Fabiana chiuse gli occhi rannicchiandosi su se stessa.

Adesso si sentiva piccola piccola, veniva fuori l'altra parte di sé, la Fabiana bambina, quella che avrebbe desiderato sciogliersi sotto gli abbracci amorevoli di Marco che l'avrebbero rassicurata che lei era ancora il suo tesoro….Di colpo le ritornarono tutte quelle paure che l'avevano fatta allontanare da Marco e che l'avevano resa invulnerabile. Marco era già uscito di casa, stava ripensando alla serata, agli sguardi freddi di Fabiana. Sentì che il disagio dell'amante era anche il suo mentre turbato si avviava verso casa.

P.S. i ruoli nella vita non sono mai così definiti; è divertente interpretare ruoli diversi e sentirsi diversi anche se solo per una sera, come in questo caso che la regina per il suo re è diventata puttana (ma….solo per il suo re e solo per una sera…!)