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Ferragosto
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Titolo:
Ferragosto |
Autore:
Dufresne |
Contatto:
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Racconto
n° 692 |
Altri
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<< Credo di aver passato il Ferragosto più asciutto della mia vita!>> << Beh! Asciutto!? Diciamo bagnato di sudore >> Elena era mora, capelli neri pece, lisci, a caschetto, con una frangetta fastidiosa sugli occhi che le dava un'aria ipocrita da brava figlia di papà. << Per una ventina di minuti è vero >>, dissi scendendo dalla macchina con gesto automatico e sguardo rivolto a lei << grazie mille per il passaggio >>. Devo aver dato l'impressione di essere cotto di lei, perchè dopo aver preso la borsa ai miei piedi, la chitarra sul sedile posteriore e aver chiuso lo sportello, nel girarmi ho urtato contro un motorino posteggiato che per poco non facevo cadere. << Di niente...figurati >>, mi rispose con un mezzo sorriso e con l'aria di chi ancora deve dirti qualcosa... forse << STAI ATTENTO AL MOTORINO! >>, o magari << Che fai stasera? >>. Sta di fatto che non disse niente e premette sull'acceleratore. Mi guardai attorno dopo che la macchina svoltò l'angolo... avevo l'aria stanca di chi torna dalle vacanze ed ha voglia di una sola cosa... una calda e rilassante doccia di un'ora circa! Entrai nel portone, salii le scale e notai due nuove piante sul pianerottolo al secondo piano... una grande in un angolo ed un'altra, più piccola che poggiava su un portapiante di bambu con classico sviluppo a spirale, nell'altro angolo. Salendo mi resi anche conto del mostruoso silenzio che regnava nel palazzo, mi sa che ero il primo ad essere rientrato dalle vacanze. Ma che m'importava... anzi stimolava ancor di più il bisogno imminente di relax di cui avevo bisogno. Quindi arrivato ad un piano dal mio obbiettivo abitativo feci per sfilarmi le chiavi di tasca ed un sentimento di sgomento mi pervase il corpo: << Le chiavi! >>. In quella fottuta macchina che ci ha fatto ricordare Ferragosto solo spingendola, avevo lasciato le chiavi di casa... ma porc... pensai vabbè, tanto qualcuno ci sarà. E invece no, in casa non c'erano i miei che ricordavo mi avevano detto per telefono di cenare fuori e tanto meno mia sorella. Mhm... tornare al ristorante di Alex e cenare lì, in pantaloncini da bagno, maglietta, ciabatte... tutto sudato stanco e incazzato. No era meglio di no. Pensai immediatamente di essere fortunato ad abitare in una mansarda e di avere tre finestre sul tetto in casa ed una sul pianerottolo... certo quella sul pianerottolo era piccola e di difficile accesso, ma dovevo provarci! Mi preparai atleticamente come un atleta sotto agli anelli... il Ferragosto non era finito ed accidenti a me quando ho detto che era stato asciutto. Feci una prova di salto e tastai il punto più adatto per una futura presa. Saltai più volte ed alla fine mi decisi a rimanere sospeso ai bordi della finestrella. Le braccia gia mi tremavano quando cominciai lentamente a tirarmi su... non era per niente facile, dovevo puntellare i piedi da qualche parte ma non c'era niente nei paraggi che mi potesse servire. Lasciai la presa e ricaddi in piedi abbastanza pesantemente... Ricadendo feci un rumore sordo che rimbombò fino al piano inferiore, le suole di gomma attutivano il colpo, ma lo propagavano in larghezza come le onde concentriche di una goccia che cade nell'acqua. E proprio quel rumore fece in modo che venisse coperto il rumore della porta che si apriva... venni sorpreso come un deficiente ubriaco che guarda il lampione in strada convinto che si stia muovendo! La voce che mi destò era sottile e piacevole, sfumata di velluto... e la visione che ebbi dopo fu ancora più piacevole. Era la mia nuova vicina, era venuta a stare lì nell'attesa di prendere il traghetto per la Sardegna. Suo cugino (mio vicino) non c'era e le aveva lasciato la casa per quei due giorni... Il mio sguardo e il movimento della testa furono lenti finchè la sua immagine non fu nel mio campo visivo, poi un sussulto, quasi come beccato a rubare la mela. << Non è meglio la palestra per allenarsi? >> << Penserai che sia un ladro >> con una mano che mi carezzava la nuca << ma aspetta prima di darmi qualcosa in testa >> e lo dissi indietreggiando, quasi mi aspettassi davvero un colpo... nonostante l'atteggiamento fosse tutt'altro che aggressivo. Se ne stava lì appoggiata allo stipite della porta su una spalla ed una gamba incrociata. I capelli erano di media lunghezza fino alla fine del collo, sottile. I capelli erano rossi mogano, lisci e molto aderenti alla testa. Con una maglietta rosa ed una corta gonna estiva verde. Aveva un piede bellissimo, la caviglia fantastica... e devo essere rimasto allucinato perchè si è messa a ridere! << Non è che puoi usare le chiavi? >> Ho riso: << Di solito passo da lì, ma oggi è Ferragosto! >> ho detto << no è che è una giornataccia, sai com'è >> << Se vuoi entrare? Magari passi dal terrazzo! >> Che idiota... pensai, magari potevo comunque provare a suonare prima di fare le acrobazie. Ma non ci avevo pensato. La terrazza era a vasca, l'accesso al tetto era semplicissimo... che idiota! Entrai chiudendo la porta. La casa era la stessa che mi ricordavo, solo c'era l'odore di lei per la casa che la rendeva diversa, più strana, più intrigante. << Puoi passare da qui >> mi disse facendomi cenno di seguirla e portandomi in terrazza. Il parapetto era basso, all'altezza della vita. Valutavo la direzione da prendere e cercavo la concentrazione. Lei si sedette su un lettino da mare e mi guardava incuriosita... un po' sgranando gli occhi, non proprio fiduciosa di quanto stavo per fare. Non sarebbe sicuramente voluta essere tra le mie braccia in quella traversata sulla cima di un palazzo di 5 piani. Nel suo atteggiamento però era simpatica, mi guardava da seduta, busto inarcato in avanti e testa inclinata verso l'alto cosicchè poteva guardarmi dal basso verso l'alto con espressione molto scettica ed un semi sorriso stampato sulla faccia. Quando mi girai e la vidi mi misi a ridere: << Non hai molta fiducia in me eh! >> << Non preferiresti conoscermi un po' meglio prima di suicidarti disperatamente pensando che tanto le donne son tutte uguali? Perchè questo è un suicidio! >> e mentre lo diceva tremolava, per il ridere, di colpetti di sottile sfottimento ironico. La cosa non era per niente così pericolosa. Feci il manovale nella ditta di costruzioni e ristrutturazioni edili di mio padre per qualche anno e sui tetti sapevo camminarci... ma perchè dirglielo, perchè ingegnarsi ed impegnarsi a lasciare sola una creatura come quella. Perchè andarsene da lì quando l'ospitalità era ottima e il modo per farlo se non altro disagevole. << Dici che è rischioso? Volevo assolutamente farmi una doccia e sdraiarmi almeno mezz'ora! >> picchiai il pugno sulla coscia mentre mi sedevo su una sedia di plastica bianca di fronte a... << Com'è che ti chiami? >> << Giulia >> Appunto ero un metro e mezzo da lei, girai la sedia per averla ancora più di fronte: << Vedi già ti conosco meglio... quasi quasi mi hai convinto, non mi suicidio! Però dovrai darmi almeno qualcosa da bere altrimenti muoio senza volerlo >> e risi vedendo lei che faceva altrettanto e si alzava di slancio dirigendosi in casa. Quando tornò con una Coca in lattina ed un bicchiere nelle mani, aveva legato prima i capelli, e sorrideva divertita. Mi riempì il petto ed il pene di sangue. Era bellissima... la gonna corta svolazzava nella leggera brezza estiva, il profumo di Giulia anche. Era a piedi scalzi e le unghie corte smaltate di un viola scuro. La maglietta rosa aderente le evidenziava un seno non grande, ma ritto e sodo, e le piccole punte dei capezzoli. Era molto carina, aveva il viso rotondo, il naso sottile e perfetto... gli occhi verdi che sottolineavano, guardandomi, il gesto della sua mano che mi veniva incontro e mi porgeva il bicchiere. Aprì la Coca e mi riempì il bicchiere... poi bevve lei dalla lattina e si risedette. << mhm... >> non aveva finito di bere e già voleva parlare << ti ho salvato una seconda volta quindi!? >> era un pò un'affermazione e un pò una domanda. Lì ero io che bevevo un lungo sorso: << Ah!... Puoi ben dirlo >> e sorrisi. << E tu? >> << E tu cosa? >> dissi io. << Ti hanno dato un nome o ti chiamano come i taxi? >> << Mi chiamano come i taxi >> e lo dissi nel mio tono convinto che di solito faceva ridere << ...no scherzo, Andrea >> << E così vai in Sardegna >> lo sapevo perchè Luca (mio vicino) me lo aveva detto. Mi aveva anche detto che era molto carina, ma spesso i nostri gusti per le donne non coincidevano e non avevo dato molto peso a quel "molto carina". Avevo fatto male. Entrammo facilmente in confidenza... mi succedeva spesso con le ragazze, ma altrettanto spesso succedeva che diventavamo amici per la troppa complicità e venivano fuori tutti quei discorsi sui valori a cui non credo ma che fanno impazzire le donne quando li usano come scusa. Ma con Giulia non pareva proprio così! La confidenza fu immediata... spaventosamente immediata. Tanto che non ci fu il tempo di crearsi complicità e valori... dopo qualche risata su alcune vicende successe a suo cugino e a me nei confronti di alcuni vecchietti odiosi del palazzo, mi ritrovai le gambe di lei sulle ginocchia. Precisamente i suoi piedi sulle cosce. Gli alluci mi sfioravano la maglietta di cotone, io mi propendevo in avanti per sentirne il contatto sugli addominali. Scherzando alzò il piede sotto il mio mento e feci finta di volerglielo mordere... lei lo ritirò. Poi ci fu un seguito silenzioso ad una risata, lei rialzò il piede verso il mio naso guardandomi in modo provocatorio, profondo e serio. Il pene si gonfiò come un airbag, nello stesso lasso di tempo. Ero eccitato e coinvolto da quello sguardo che fissavo serio anch'io, adesso. Avvicinai lentamente il viso al suo piede e cominciai a sfiorarlo con il naso e le labbra... poi a baciarlo. L'odore non era sgradevole... al contrario, era eccitantissimo. Poi i suoi piedi cominciarono a premermi il petto e a strusciarsi sui pettorali ed intorno al capezzolo. L'airbag di sangue che avevo tra le gambe esplodeva nei pantaloncini. Le baciai le caviglie, i polpacci, il ginocchio... poi la presi per le cosce e mi avvicinai arrivando a sfiorarle il pene alla fessura tra le sue gambe. La baciai in bocca, aprivamo la bocca alternativamente e ci mordicchiavamo il labbro superiore ora... quello inferiore adesso. Lei si lasciò andare su di me e adesso si muoveva lentamente a fare "O" col bacino, intanto avevamo le lingue in un vorticoso ma sensuale bacio. Non potevo aspettare, il mio sesso usci prepotentemente quasi da solo dai pantaloncini, sfregava contro il suo basso ventre. Con una mano la tenevo per i fianchi e con l'altra mi infilavo nelle mutandine, rosa anche quelle, e con sempre più veloci sfregamenti leggeri dell'indice sul suo clitoride la facevo bagnare. Giulia ansimava mentre mi baciava... il suo respiro mi invadeva, poi si accostò al mio orecchio, sempre ondulando dolcemente: << Scopami Andrea... fammi sentire infinita >>. E infinito ero io, infinito era il desiderio che avevo di scostarle gli slip lateralmente e infilare lo scettro magico nella sua caverna mistica. Non frenai il desiderio al ricordo di Elena, così la penetrai. Scese su di me baciandomi la fronte, il naso, la bocca e tenendomi le braccia attorno al collo. Si muoveva come una dea... era fantastica. I suoi seni dondolavano sotto la maglietta a ritmo incalzante, andavamo su e giù forzando l'ultimo tratto e premendo cospicuamente, un lento risalire per tornare giù e soffermarsi. Adesso davamo colpetti rapidi, poi esploravamo lunghe percorrenze, i suoi umori cominciavano a colare sentitamente. La presi per il sedere e la spingevo a me, lei piegò le gambe alzando i piedi sulle mie ginocchia... adesso tutto il suo peso era su di me, tutto il suo corpo era sollevato da me, la spinsi alla parete a vetri della terrazza e la scopai con le sue gambe intorno alla mia vita, i corpi uniti. Sfilai l'arnese e la girai. Aveva un bel sedere sodo, la penetrai anche nell'ano. Giulia teneva i gomiti al muro e mi offriva il suo retro alzandosi in punta di piedi ad ogni pressione nel suo buco. Sentii un'implosione ed un'esplosione immediatamente successiva all'estrazione del pene e inondai il suo fondoschiena continuando a pomparle il membro tra i glutei. Credetti di svenire... avevo dato tutto! Giulia aveva la faccia e le braccia al muro, stanca ma soddisfatta. Stava inarcata di piacere, offrendomi tutto il suo calore << E' stato bellissimo! >>.
Fu lievemente buffo ritrovarci nudi sulla terrazza abbracciati. Ci ricomponemmo un attimo con la testa e gli indumenti. Feci una doccia dopo di lei, bevemmo un caffè e ci scambiammo il numero di telefono. Subito dopo mi chiamò Elena, le dissi di avviarsi e che l'avrei raggiunta da Alex. Salutai Giulia con il sorriso e gli occhi di ombra lucida di chi ha fatto la scopata più bella di tutta la sua vita.
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