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Il pendolo del piacere
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Titolo:
Il pendolo del piacere |
Autore:
Apollo e Dafne |
Contatto:
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Racconto
n° 695 |
Altri
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Segovia toccava le corde della chitarra sfiorandole dolcemente con la punta delle dita. Poi, improvvise frustate. Walter ascoltava in silenzio il variare dei toni melodici. Aveva chiuso gli occhi e i suoi pensieri seguivano le suggestioni delle note del maestro. Aveva sentito il profumo di lei nella stanza. La donna aveva un paio di scarpe rosso fuoco e indossava calze nere autoreggenti. Uno slip traforato con perline lasciava intravedere il suo frutto generoso. I seni erano piccoli e sodi con due capezzoli generosi, dritti e arroganti. I capelli sciolti e un pò selvaggi. Si era avvicinata a lui sussurrando qualcosa, un gemito. Qualcosa che aveva il sapore dell'amore giocoso. Voglia di possesso e di essere presa in tutti i sensi. "Dolore e sentimento", aveva pensato lui. Una sensazione quella che lui stava provando in quel momento vicina al sentire di lei, maestra di 'dolci torture amorose'. La prese per mano, la fece voltare di spalle. Cominciò a baciarla, molto lentamente. Partendo dal collo, poi le braccia e la schiena mentre le mani avevano afferrato i suoi seni a forma di pera succosa. Gli piaceva strizzarle dolcemente le punte sentendo il suo respiro ansioso. "Mi arriverà un lieve dolore oppure un'onda di piacere?" - si chiedeva lei cercando di immaginare cosa avrebbero fatto le dita di lui su quella parte così sensibile. Lei sentiva il suo culetto aprirsi. Aveva tanta voglia di farlo come forse non aveva mai fatto con nessun altro uomo. Aveva voglia di urlare: "Leccamelo... leccamelo subito". Lo avrebbe supplicato per provare quelle sensazioni. Dolci. Forti Lui le chiese di mettersi a quattro zampe. Cominciò a toccarle il buchetto con le dita. Bagnò le dita nel suo sesso e le riportò verso il suo buco divino bagnandolo. Era sempre più umido. Il sesso di lui era diventato un cono di alabastro. Le vene del suo sesso rendevano esplicita la sua forza. Vigore e sentimento. Entrava e usciva con la sua lingua adorando il culo di lei. Penetrandolo con una forza che la faceva gemere, quasi disperata dalle ondate di piacere che la facevano gocciolare dal piacere. Aveva voglia di gocciolare su di lui. Il suo sesso era pronto a entrare dentro di lei. Fu così, lentamente con la punta. Leggero. Leggerissimo ma vigoroso allo stesso tempo, lasciandole sentire la potenza che era lì pronta per lei. Lei spingeva verso di lui anelando, per ricevere quella calda sensazione..."Uhmm. Si. Ancora, ti prego. Spingi di più: Più forte." Il suo sesso entrava sempre più deciso seguendo le pareti, allargandole quella preziosa cavità. Dolore e sentimento. Era sfinita dal piacere, sfinita dal trattenere la sua pioggia dorata che arrivò quando il getto caldo dello sperma la inondò traboccando dentro di lei. Lui restò dentro di lei.... Avrebbe di li' a poco ricominciato. Lei disse: "Non illuderti: verrà il tuo turno. Non illuderti. Ti prenderò come non ho mai preso nessun uomo prima". Lo sorprese. Aveva ancora addosso caldo il suo nettare e tirò fuori un aggeggio a forma di pene. Lo guardò con un sorriso intrigante che preannunciava il suo intento."Non illuderti... tesoro. Ora tocca a te... vieni qui". Walter era un pò titubante ma sapeva che avrebbe presto ceduto al suo desiderio. Il suo piccolo cono ritornava a prendere vigore sotto gli occhi di lei, compiacendola. Era il loro pendolo del piacere: lei, lui. Padrone e servo. Piacere e dolore. Timore e desiderio. Dolore e sentimento. Lei assaporava quel momento. Le piaceva sapere che tutto era sospeso in quegli attimi al suo volere... Lui era percorso da un brivido intenso lungo la schiena. Aveva voglia di bere ancora il suo nettare ma lei gli disse: "No... forse dopo. Ora sei mio". Walter tremava di desiderio per lei, ne voleva ancora. "Dovrai meritarmi tesoro." Gli sussurrò lei in un orecchio, decisa ma carezzandolo con il tono della voce. "Vieni". Lo prese per mano e lo condusse dietro la porta chiusa. Una porta di legno bianco, elegante, classica, come quella stanza. Entrambi in piedi, nudi. Lui dietro di lei, la stringeva. Il suo corpo aderiva in ogni sua parte. Il suo sesso fremeva sulle sue rotondità posteriori e si schiacciava su di lei, trasmettendole il desiderio lì davanti, al centro del suo piacere. Le mani di lui le toccavano i seni e giocavano coi suoi capezzoli: onde sempre più alte di piacere. "Fa' ciò che ti chiedo adesso, per me, perché te lo chiedo io!" gli sussurrò in un orecchio abbracciandogli il collo. Aprì leggermente la porta: il rumore della vita di tutti i giorni si mescolò al silenzio della loro intimità. Le stoviglie, la radio, i cassetti aperti e richiusi velocemente. "Ti piace Màrica?" gli chiese lei con voce languida e maliziosa. "Non la toccherei neanche con un dito, lo sai!" gli rispose lui senza esitazione. Effettivamente non aveva mai pensato a Màrica come una donna che potesse attrarlo, anzi... era il suo contrario di ideale femminile: mascolina, poco curata, i lineamenti forti. "E se te lo chiedessi io? Lo faresti per me?" rilanciò lei, in giocoso tono di sfida. Gli sfiorava l'inguine con i polpastrelli, scivolando piano sotto i suoi testicoli e fino a sfiorargli lì, il buco. Un sussulto di piacere. "Sei matta!" le sussurrò lui. Era abituato ai giochi di lei, alle sue provocazioni,che spesso si concludevano solo in una sonora risata. Stavolta era diverso. "Lo faresti si o no? Per me?!" insistè lei . "Si lo farei". Walter non poteva negarle nulla in quel momento. Si sentiva SUO, servo di quella dolce tirannia. "Fallo!" le ordinò lei, "fallo davanti a me. Io ti guarderò nascosta. Fallo! Fallo per me e non te ne pentirai!" gli ordinò con decisione. Walter era imbarazzato ma il desiderio di lei, di soddisfarla, di prendere ordini da lei gli annebbiava la mente. Un sottile piacere gli pervadeva il cervello. "Mettiti sui fianchi quell'asciugamano di lino bianco e và da lei" gli intimò lei baciandogli il collo. Walter fece come lei gli aveva ordinato. Aprì la porta e si avviò verso la cucina. Un raggio di sole lo accecò e gli riscaldò la guancia. Lei osservava ogni suo passo dalla porta socchiusa, avvolta nella vestaglia di seta aperta davanti, finestra sui suoi seni ritti e scuri. Un passo dietro l'altro, a Segovia sembrava un'eternità. Il cuore gli rimbombava nelle orecchie. Màrica era lì ignara, davanti a lui, che lavava le stoviglie mostrandogli le spalle. Nulla gli piaceva di Màrica, ma non avrebbe abbracciato Màrica, no, non era lei che avrebbe baciato. La sorprese da dietro con un abbraccio. Le baciò il collo e la fece voltare. Màrica sussultò ma inaspettatamente non si ritrasse. "Taci Màrica" le disse "DEVO baciarti. Baciarti e basta. E' un ordine e anche tu dovrai obbedire". Le disse con voce bassa ma decisa. Non ammetteva repliche. La baciò con passione spingendola sul lavello, affondò le sue dita nelle rotondità del culo con forza. Strusciò il sesso su quello di lei, con vigore. La sua donna poteva vederli da lontano. Stava baciando Lei non Màrica, lo faceva per lei, e ne provò un'eccitazione sconosciuta. Walter era SUO e Lei era di Walter. Si carezzò i capezzoli per godere e assaporare di più quel momento di gioco e passione per lui. Il SUO UOMO, il suo servo. Il suo padrone, in realtà. "Walter!" gli gridò lei dalla stanza. "Va via adesso Màrica, per oggi è finita la tua giornata" le disse Walter, baciandola sulla fronte. "La tua ricompensa sarà grande, tesoro mio". Afferrò con entrambe le mani il capo di Walter e lo fece inginocchiare davanti al suo sesso. Gli portò il viso tra le cosce e gli permise di godere ancora di lei, del suo miele che scorreva a fiumi. "Questo è il frutto di ciò che hai appena fatto!" gli ripeteva lei, godendo della sua lingua dura e impertinente tra le sue labbra lisce, sul suo clitoride. Lo spinse sul letto, a pancia in giù. Gli strinse i polsi dietro la schiena con un nastro di seta rosso. "Sei mio Walter" gli intimò decisa leccandogli l'orecchio. Lo carezzò con il giocattolo che aveva preso all'inizio del loro gioco. Walter tremava di eccitazione e timore nel contempo. Timore leggero e piacere intenso. Capì che il pendolo del loro gioco stava per giungere adesso all'altezza massima della sua oscillazione. Lei prese a carezzargli i glutei li, vicino la sua fessura, prima piano, poi con forza, con l'oggetto. "Ti penetrerò Walter! Come tu fai con me. A modo mio. Come voglio io adesso, come non ho fatto mai a nessuno". La sua padrona, la sua donna, la sua tiranna: la mente di Walter era drogata di un piacere sconosciuto, assetata di quel cocktail: un'inebriante miscela di timore e desiderio. Quell'oggetto era grande, duro. Lo sentiva tra i glutei, che lo carezzavano su e giù, andando sempre più a fondo senza penetrarlo. Come un pendolo. Lento. Il profumo delle rose permeava l'aria e si mescolava agli odori dei loro corpi. L'odore del loro piacere. D'improvviso il pendolo si trasformò in chiodo. Un brivido intenso dalle viscere alla testa. Non era il giocattolo a penetrarlo, ma il dito di lei, che ruotava dolcemente nel suo buco, lì dove niente e nessuno lo aveva mai violato. E adesso invece un piacere più dolce, l'umidità della sua lingua calda. I polsi legati gli concentravano il piacere sul suo sesso e nel cervello. Dolore ai polsi, piacere nelle viscere: una giostra di sensazioni contrastanti. Un raggio di sole arancione li avvolse. Il tramonto segnava le ore della loro altalena di gioco, di piaceri. Solo quando lei lo vide esausto, gli slegò i polsi si stese accanto a lui e abbracciandolo gli sussurrò dolcemente "Adesso fai l'amore con me Walter, fammi tua e fallo nel modo più tenero e dolce che conosci". Segovia riprese a suonare.
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