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La prima volta che ho fatto l'amore
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Titolo:
La prima volta che ho fatto l'amore |
Autore:
Carolina |
Contatto:
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Racconto
n° 697 |
Altri
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'La prima volta che ho fatto l'amore non è stato un gran che divertente....'
Quando sento alla radio queste parole ancora oggi non posso fare a meno di pensare al giorno lontano, alla fine dei mitici anni Settanta, in cui persi la verginità. Ero ormai l'ultima vergine del mio gruppo di amiche e mi sentivo una bestiolina stupida, oltre che rara. Avevo teorizzato e alla fine messo in pratica, facendomi allegramente prendere in giro da tutte, che la prima volta si doveva fare con amore. L'amore non era arrivato però e, a 18 anni, quell'imene rigidina e baldanzosa, che si faceva sentire così bene sotto le mie e le altrui dita abbastanza spesso, mi era diventata insopportabile. In un assolato pomeriggio di Giugno guardai negli occhi l'ancora inconsapevole prescelto che mi passava il convento: Gianlorenzo, detto Lollo. E già mi sembrava improbabile uno sverginatore che si chiamava così. (Come l'avrei chiamato nell'attimo magico? 'Dai Gianlorenzo, spingilo dentro' oppure 'Lollo, Lollo, sì, sì, così..') Smisi di sorridere dietro il gelato che mi aveva offerto e cercai di considerare gli aspetti positivi del candidato: fisico discreto, piccolo ma scattante, alito sempre profumato, capello liscio e lungo, dita da pianista. Gli misi sotto il naso le chiavi del miniappartamento di zio Aldo, il mitico Aldo come lo chiamavamo.
Zio Aldo era un ex hippy, convertito nella maturità all'impegno politico. Andava continuamente in Russia in quel periodo. L'avevo da pochi giorni accompagnato all'aeroporto. Mi aveva salutata, sorridendo complice: 'Bella de zio, queste so' le chiavi de casa. Mi raccomando, se te voi da' da fa' con quer pischelletto che ti tiri dietro, prendi le precauzioni giuste. E magari visto che ce stai, dammi pure l'acqua ai fiori'. E quelle chiavi sventolavo sotto il naso di Lollo alla fine del cono al cioccolato, pensando alla pillola che prendevo a vuoto da quindici giorni. Dopo un bacio lungo lungo, che ci stava benissimo, salimmo sul motorino e in dieci minuti arrivammo al monolocale dello zio Aldo. Lollo cominciò a spogliarmi appena chiusa la porta. Lo lasciai fare tranquilla. Valutavo il mio corpo nei suoi occhi che brillavano, nel suo respiro un po'affannato. Mi baciò i capezzoli, succhiandoli piano. Il mio seno allora entrava tutto, e ci stava largo, nella mano di un uomo. Cominciai a rilassarmi. Mi fece salire sul soppalco dove c'era lo scomodissimo letto di zio. Lo guardai dall'alto mentre si spogliava in fretta. Vidi per un attimo il membro semieretto, pensando che fra un po' sarebbe entrato dentro di me. Ma il pensiero mi lasciava improvvisamente indifferente. Lollo non sarebbe stato l'uomo della mia vita, non sarebbe stato neanche uno degli uomini più importanti della mia vita. Mi resi conto in pochi secondi che sarei rimasta più o meno la stessa dopo, che quella prima scopata in fondo non sarebbe stata diversa dalle emozioni e dalle esperienze di tutti i giorni della mia vita di allora: il primo brutto voto a scuola, la prima fuga da una manifestazione, la prima visione di 'Arancia meccanica' ... Capii che non dovevo pensare troppo. E cercai di concentrarmi sul mio corpo cominciando ad accarezzarmi la passerina che non si voleva bagnare. Lui salì sul letto e su di me, mi baciò e mi guidò la mano sulla sua erezione, miracolosamente piena. Scese a baciarmi in basso, aprendomi le piccole labbra con le dita, pizzicandomi la clitoride, leccandomi per un po' ritmicamente. Poi si tirò su in ginocchio, mi piegò le gambe e cominciò a spingere con forza il suo membro all'ingresso della mia vagina. Cercai di offrirmi, di non fare resistenza ma il dolore forte e immediato non mi aiutava. Continuò per un paio di minuti che mi sembrarono eterni. Poi rinunciò ma mi chiese di girarmi. 'Proviamo a cambiare posizione, così magari stai un po' più aperta'. Volevo ormai che finisse in fretta e superai in un attimo l'imbarazzo di mostrarmi da dietro, scoperta e offerta a un uomo (un ragazzo? un estraneo?) che non potevo guardare negli occhi. Mi voltai appoggiando i gomiti sul cuscino. E mi trovai faccia a faccia con il poster dell'Armata rossa che zio Aldo teneva sulla parete, sopra i cuscini. L'avevo sempre visto da sotto di sfuggita: un ragazzo dipinto in divisa, fucile in spalla, che guarda sorridendo davanti a sè. Fissai quegli occhi luminosi sul poster, mentre Lollo dietro di me passava le dita inumidite sul mio sesso, ne spingeva delicatamente uno dentro, lo faceva ruotare un po'. Respirai a fondo. Sentii la punta del suo membro appoggiarsi e premere decisa mentre le sue mani mi tenevano per i fianchi tirandomi indietro. Davanti a me il giovane soldato mi sosteneva con gli occhi accesi ed il sorriso aperto. Il dolore stavolta si irradiò improvviso, qualche goccia di sangue mi sfuggì sulle cosce e mi sentii distintamente penetrare, un paio di colpi concentrati all'inizio e poi un affondo. Lollo si fermò per un po' dentro di me. Furono i momenti migliori di quel pomeriggio di giugno. Il dolore era ancora forte ma adesso sentivo dentro qualcosa di diverso, mi contraevo intorno a qualcosa di nuovo. Sorrisi al ragazzo russo che mi guardava partecipe e cominciai ad abbandonarmi a quella sensazione nuova di pienezza. Poi quando Lollo si mosse, inaspettatamente bestemmiò: stava venendo... Mi sentii finalmente bagnata, con lo sperma che mi cadeva a carezzare in qualche modo la ferita recente sul mio sesso. Mi sembrava che il sorriso del russo che mi guardava fosse diventato ironico ma a quel punto gli sorrisi anche io. E sorrisi voltandomi anche al povero Lollo che mi guardava con occhi da cucciolo bastonato. Mi sentivo così cucciola bastonata e dolorante anch'io, che lo abbracciai e lo baciai a lungo sotto gli occhi protettivi del poster.
Oggi zio Aldo festeggia un incarico prestigioso ottenuto dal partito nel suo bell'attico appena comprato. Mi aggiro tra gente che parla di tasse e di pensioni, di manifesti pronti per le Europee, cercando un angolo tranquillo per una telefonata. Non conosco la casa e devo farmi accompagnare da Aldo in un piccolo locale dove troneggia una scrivania antica. Accanto a una finestra dello studio, il vecchio poster del soldato nella sua cornice di legno scuro mi fa sobbalzare. 'Te lo ricordi, bella de zio? Sono anni che sta con me, me lo sono sempre portato dietro in tutti i traslochi. Ormai Boris è un amico'. 'Boris?' 'Eh, che voi fa'. Io lo chiamo così, è un amico, no?' Alzai il calice di vino che avevo in mano alla salute di Boris e, dopo tanti anni, gli sorrisi di nuovo.
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