|
|
|
Spirale
|
|
|
Titolo:
Spirale |
Autore:
Meridien |
Contatto:
|
Racconto
n° 703 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
Va bene, nonostante l'ora gią del tramonto, l'aria primaverile č ancora tiepida: mi metto i pantaloncini corti e solo una maglietta e questa sera si corre di buon ritmo per almeno un'ora intera, per quello sterrato da quella parte, verso la collina, ad est. Oggi non ho ricevuto alcun segno di Ari, nonostante i miei numerosi e cauti messaggi inoltrati: non mi rimane che il dubbio di un qualche malfunzionamento tecnologico, o forse non ti ho sciolta abbastanza dei legacci della giornata. Cosģ l'intensitą dei pensieri che gią dalla notte precedente pervadevano ora si concentrerą in me nel bosco, di corsa. E' passato il tempo in cui sorprendendoci timidamente ci siamo infiammati lontani con quell'inseguirsi di messaggi fino alla confessione finale: sono in riunione, sono con altri e sono completamente bagnata, colpa tua: ho letto improvvisamente sul piccolo e monocromatico visore. E la sua imbarazzata soddisfazione di quel contatto etereo diventava anche mia e continuavo senza esitare fino ad immaginarla fuori per qualche minuto da quella sala e da quelle persone per un personale, intimo sollievo che poi mi hai confessato, leccandoti ancora le dita come hai fatto allora. Il ritmo e' subito intenso, forse perche' gią per tutta la giornata l'energia nelle sue sconosciute forme ha circolato nel mio corpo facendomi pensare a fantasie intense con lei, eccitandomi anche, evocando; il bosco e' gią fitto e il primo tratto d'asfalto e' superato, respiro a fondo, diaframmando. Mi soddisfa immaginare come le piacerebbe questo movimento degli addominali che si stringono attorno alla vita, a spalle larghe a tirar fuori il fiato per poi riprendermelo pronunciando il ventre e il petto verso l'esterno con la falcata che si impegna irrigidendo a ritmo la coscia segnata per millisecondi dai tendini dei muscoli. Quelli stessi che ho premuto inumidendoli con i tuoi umori, scivolando a cercare un'impossibile penetrazione allargando al passaggio le tue cosce e le grandi labbra e la tua mente, impegnandomi con aviditą e occhi aperti sul seno e sulla bocca. Lo stesso movimento del ventre e del petto, che ora slancia il ritmo delle mie gambe, fu allora tra noi, pelle a pelle, anca contro anca, sincrono ed opposto, glabro per meglio scambiarsi i sudori e gli umori caldi e scivolare da una parte all'altra, impugnando i glutei morbidi e tondi, come una sicura certezza. Fu al ritorno in Europa, piu' di un anno fa, appena fuori dall'area internazionale dell'aeroporto, che ho osato quel messaggio che poi ha svelato la natura tua: prima, ogni tanto ci sentivamo, ma giusto per mantenerci in contatto dopo tanti anni senza neanche piu' vederci, anche un po'annoiati, forse. Quel susseguirsi di ancora cauti messaggi all'improvviso ritornarono un quasi umoristico "sono completamente bagnata, e sono in riunione", mentre per me era appena il risveglio da un sonnolento viaggio intercontinentale, non per questo estraneo a quei desideri, anzi accentuati dall'assenza da casa. Da allora, se lontani per lungo tempo, ad oggi abbiamo ripetuto piu' volte questa situazione, sempre con effetti devastanti, almeno per quella parte di mente che avrebbe dovuto essere focalizzata a quell'ora agli impegni professionali. Ed abbiamo anche ripreso a vederci, sia pur di rado, scatenando per una insonne notte intera su un letto o per un'ora soltanto sul sedile di un'auto tra il mais alto, fantasie nascoste ed appena accennate per dieci anni, ma intense, a bocche piene, con lingue vogliose e orifizi caldi e pronti e polpastrelli che scivolano frugando e cosce che si inondano di umori che colano. Corro veloce con le mie gambe nel bosco e fuggo con le fantasie che da qualche giorno non mi abbandonano, forse l'una alimentando le altre e viceversa, e non posso non girare lo sguardo anche a quei momenti di piacere avuti con chi tuttora mi convive, ora a casa non lontano da qui, quasi pronta per la cena e forse per nient'altro. Una volta con proprio agio non lesinava, May, libertą e nuditą, per casa, in mia presenza: un breve cenno alle volte o un corteggiarsi poco piu' duraturo lanciavano lo sprofondare di dita avide e curiose subito tra le gambe, tra le labbra, tra i glutei a cercare la reazione che combina i sensi in una formula di gemiti sordi. E non riusciva spesso il tentativo frontale, meglio di schiena ad avanzare le dita dalla dorsale, dalle spalle, poi in piu' allunghi sui glutei che si ammorbidiscono e poi ancora piu' sotto ad allargare man mano sempre piu' umide le grandi labbra e penetrare in tondo e con gli occhi chiusi ed una espressione di attesa e di volo radente, attento, rapido ai sobbalzi. Per poi assumere ritmi e sensazioni di riempimento e flussi di umori che impregnano i polsi e profumano alla sensibile lingua che porta le narici a sfiorare e inondarsi del desiderio mai cosi' vicino ai sensi, alla mente. Su quella poltrona dal design sinuoso e quasi orizzontale denudati, abbiamo, ricordi, forse, impegnato in un forte reciproco massaggio e contatto slavando di umori i nostri corpi turgidi, sudati, fino a pretendere ogni parte in bocca in un succhiare e slinguare di continuo piacere, liberandosi dei capelli lunghi che cadono per gravitą a coprire i volti, ad impedire il respiro, a rabbuiare la vista madidi di sudore sollevandosi a ritmo leggeri insieme ai nostri corpi che si muovono a ondate. Questi dieci minuti di accelerazione rapida e continua devono dare ora tutto il senso alla corsa, portare l'ultima mezz'ora di ritorno ad un ritmo importante, allenante, che lasci il segno. Sembra una piccola crisi di fiato, ma e' solo zucchero che viene meno: d'ora in poi la fatica non si deve piu' sentire ed il ritmo veloce va a memoria. Qui si raggiunge il piacere della fatica, del fiato che chiama a se' tanta aria, dei muscoli che sprigionano movimenti tesi tutti in un'unica direzione con comandi precisi e un bel gioco di squadra. In effetti e' cosi' anche questa volta, al giro li' finito lo sterrato, si torna e si vola, con il cuore mai in gola ma sulla sua soglia, per un allungo che avrą la sua fine tra trenta quaranta minuti con una lenta frenata. La convinsi, ancora resistente, ad incontrarci dopo la confessione della sua sensibilitą che e' anche vulnerabilitą. Le descrissi semplicemente cose le avrei fatto e l'insperato anzi inaspettatamente rapido appuntamento fu organizzato nei dettagli per il giorno dopo. Prima di incontrarci ci siamo chiesti, messaggiandoci ancora, da dove avremmo cominciato se ne saremmo stati mai capaci di cominciare. Mi spostai in auto al buio per duecento chilometri, tu eri gią lą. Non lesinammo. Ti sei avventata invece su di me, senza una parola, ti sei riempita subito la bocca di me, hai preteso colpi violenti con le mani, nel profondo, con la testa nel cuscino per silenziare gemiti che avrebbero voluto invece essere ascoltati e ammirati da una numerosa platea, nel buio pesto della stanza. Non hai voluto addormentarti, quella volta; hai fatto finta di volermi addormentare per poi far cadere ancora la mia mano tre le tue gambe, ad aprire il frutto di polpa sugosa, a frugare uscendo, richiudendo e riaprendo ancora piu' in largo di prima con piu' succo ancora a liberarsi. Altra volta presentandoti con le cosce serrate dalle autoreggenti, pretendendo le mie mani serrate distese fino ai polsi dentro le tue autoreggenti hai voluto che premessi il tuo seno, il tuo ventre, che entrassi nella tua bocca, che ricevessi la tua lingua, i tuoi capezzoli. Non hai voluto dominassi le situazioni, hai invece sempre voluto dominassi le sorprese, pero', mai dichiarate, da intendere in anticipo, con pochi segni. La corsa del ritorno e' veloce, le pulsazioni sono in soglia, il bosco si immobilizza man mano nell'ora del tramonto, schiocchi di rami svelano presenze qui e lą, ritorna l'asfalto: la corsa e' finita ed e' solo piu' sudore, sete di ossigeno e di acqua, turgiditą di tendini e muscoli che vorrebbero ma non sanno ancora rilasciarsi, comunque benessere, pienezza corporea. E' doccia: il sudore lucida il corpo, l'acqua scorre il ventre pressoche' glabro; intensitą risultano alle narici attente; ti confonderebbe la visione, lei la infiammerebbe, tu vorrei ti riaccendessi ancora. Ripongo un tutt'uno di indumenti corti e fradici, slaccio e libero i seni rimasti premuti nel ritmo della corsa ed e' acqua bollente, dall'alto, dappertutto e mi massaggio esigente e generosa mirando me tra il cristallo che cola acqua e vapore nello specchio. Dopo molto tempo ne esco: e' tutto vapore intorno, ma nessuna presenza si svela. Asciugandomi decido di liberare dall'inguine quel pressoche' di peluria: recupero il rasoio che anche tu hai usato su di me, su di te, lo guardo, mi guardo, lo passo tesa sui polsi, mi fermo, un tremore ma non premo. Sorrido e riporto in piena luce, sempre ancora poroso di sudore per lo sforzo ancora caldo dentro, il mio ventre, che confonderebbe. Sono a cena. Domani ritorno nel bosco.
|
|
|
|