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Titolo:
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Autore:
Meridien |
Contatto:
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Racconto
n° 708 |
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Cameriera Cosi' va bene: una inquadratura distratta, esattamente come accade realmente. Gli occhi attratti dalle calze di nylon nere sulle gambe non di una fotomodella, certo, anzi meglio, ma di te minuta ed estremamente provocante, come a dire: mi sono vestita ma non nascondo nulla, che e' proprio la missione del nylon, segui la dinamica ed il gioco di grigi fino a dove puoi vedere e continua fino a dove vuoi immaginare. Le gambe che provocano si muovono nel corridoio e gli occhi sono sempre li' a fuoco, attratti fatalmente; sono anticipate dal sonoro del tuo passo che riconosco tra tutte le colleghe; un leggero piccolo fruscio di gonna, dal quale si intravede un avanzare lato a lato delle cosce, al passo. Piedi nascosti, lo stesso le cosce, quindi: ma tu sai che tutto e' nello stesso nylon nero che con cura distendi ogni mattina ad aderire ai volumi di pelle e di carne un po' generosi che alleggeriscono e si riempiono di luce esclusivamente in Bianco e Nero: di queste sole sfumature vuoi avvolgerti e vuoi far vivere chi ti guarda? Tu sai come poesie siano state scritte anche solo in bianco e nero. E su per la scala dei grigi, piu' chiari a pronunciare il polpaccio, piu' scuri ad alleggerire la sottile caviglia; a circondare le ginocchia e ad accennare appena alla vista, di nuovo piu' chiari, lo sviluppo delle cosce fino a li', dove si allarga sui glutei e si disegna sul morbido e di ampie curve pube, spero a contatto a pelle, che si lascia solo immaginare, per ora, in un incendio di desiderio.
Attrice Questa scena e' cruciale, e' la piu' importante del film, anzi dą proprio il senso alla intera storia del film stesso, che e' la sua storia. Devi capire profondamente ed intimamente come impersonare questa creatura, ma piu' ancora come gestire quell'attimo. Non puoi fallire, non devi essere sufficiente, ma una attrice straordinaria. Piu' che quarantenne, un po' timida, ma appariscente, una vita normale, cioe' comune, sia affettivamente che nella vita sessuale: sin qui e' stata solo recitazione normale di una brava attrice come te. Un attimo, in un solo attimo, senza pensarci, devi saper esprimere, invece, come la sua vita e' cambiata radicalmente e nulla tornerą mai come prima, senza dar senso ad alcun pensiero, perche' in quel momento non c'e' stato ragionare, non c'e' stata mente: anzi il vuoto, il niente, un gesto solo, motorio, rotatorio, di occhi come faro nel silenzio di notte sul mare. Come il David e' stato marmorizzato in quel suo movimento, il suo sguardo voltato di lato a metą, un po' dall'alto in basso, mentre il corpo mostra di andare da un'altra parte: cio' che conta e' la direzione degli occhi, che in quella scultorea fotografia esprime la rotazione avvenuta del volto, dell'atto. Cosi' tu, in questo finto sipario devi esprimere in dieci millisecondi, in una manciata di fotogrammi il cambiamento, la rivoluzione, una persona che cambia completamente vita, e farci vedere come. Tu sei allo specchio, ormai vestita completamente, intenta ad ammirarti fingendo di metterti a posto qualche ultimo dettaglio del vestito che ti ha appena avvolta leggera. Lei arriva di lato, mille faccende ha sbrigato prima, anche lei intenta a prepararsi al meglio, ed ha gią finito, mille cose diverse potrebbe fare anche dopo, ma sapeva, sentiva, forse, chissą, non ha alcuna importanza, pero'. La camera con lo specchio e' oscurata, i battenti sono chiusi; una piccola abat-jour dalla luce calda illumina da mezza altezza e ti investe dal lato opposto all'ingresso di lei e per lei sei in piena luce, anzi contro la luce e per questo ben disegnata nei contorni, di profilo: piccolo seno evidente e pronunciato dalla seta, appuntito, snella, capelli lunghi mossi sulle spalle: presagiscono, forse. Lei si avvicina, di mille cose affaccendata, e tra queste, entra ti si avvicina, ignara, non vi incrociate neanche con la percezione l'una dell'altra. Distrattamente allunga una mano, non te ne accorgi neanche: come per mettere a posto un qualsiasi oggetto mal riposto, ti chiude sulla schiena, ormai tra collo e spalle, l'ultimo bottone di quel vestito che in un altro mondo sola tiravi da un lato aggiustandolo, allo specchio, di modo che arrivasse senza pieghe attraverso la vita sottile fino alle ginocchia, sopra le belle calze che stringono con trasparenza le belle gambe. Ecco, qui devi mostrare di non essere attrice ma di essere quel mistero che non si puo' descrivere e che si chiama donna, questa donna, che tu impressioni sulla pellicola. Qui devi contenere e rivelare in un attimo allo spettatore la rivoluzione avvenuta in questa donna, una, uguale alle altre, forse, quella che ora sei tu. Ecco, la mano di lei si allunga, il bottone e' chiuso ed e' stata tanto inavvertita e leggera che hai sentito solo la seta per un brivido piu' stretta sulle spalle, sul seno in quell'intimo contatto sulla pelle proprio tra pelle e seta. Tu non devi sapere, attrice, quello che e' accaduto, non devi chiedertelo, anche se sei di molto avvantaggiata rispetto alla donna cui e' realmente accaduto di essere fulminata da qual bottone rimasto aperto e da quella inavvertita mano di lei che hanno cambiato la sua vita. Non l'hai mai fatto prima, neanche mai pensato, non potevi, non sapevi, ripercorri in un istante tutta la non breve tua vita e non trovi niente fuori posto, niente che sia discontinuo. La seta si avvolge nella forma delle tue belle spalle, cosi', voluto inconsapevolmente da lei, distratta, inconsapevole, forse lei un po' piu' disinibita, ma cio' che eravate non ha contato nulla in quell'istante. Il brivido dalla seta che diventa le tue spalle stesse, il tuo seno subito li' sensibile alla aderenza improvvisa, avvertita sull'estremo senso in punta ai capezzoli, in quell'istante ti hanno fatto trovare cio' che non avresti mai saputo fare. In due tempi brevissimi, distinguibili ma brevissimi, ti sei voltata dal lato dal quale e' giunta la mano che attraverso la seta ed i capezzoli ti ha diffuso quel brivido leggero: hai fatto per accennare a riprendere con gli occhi il tuo specchio come se niente fosse. Senza averne il tempo, pero', gli occhi hanno voltato il tuo volto di nuovo, piu' in largo, sdoppiando l'azione, hai voluto i suoi occhi non ancora allontanati da te sui tuoi e l'hai baciata, l'hai stretta, siete crollate sul letto li' alle tue spalle, hai assaporato la sua lingua sulla tua, e lei ti e' piaciuta, l'hai dolcemente travolta e ti sei sempre portata con te cosa e' accaduto e quel vestito e quello specchio e quella luce calda a mezz'aria e quella tua amica profumata di arancia dolce. Il bel vestito di seta rimane a terra, semibuio: la scena passa.
Depressione E' uno di quei periodi cosi': e' isolata, inspiegabilmente in silenzio. Perche'? non ti annoio. Passione ? impossibile, irreale. Esiste? E' esistita ? Ed e' sempre la stessa sensazione: cassetti disfatti da mettere in ordine, di tante dimensioni, pesanti. Ci vuole un po' di tempo. Doccia: un lento consumarsi della mezza giornata libera da sola per la cura di se' e' quello che ci vuole. L'acqua il vapore il bagnoschiuma il profumo la pelle la nuditą l'accappatoio in tutt'una percezione dissolvono un po' la malinconia. Umiditą, tra l'accappatoio bianco a nido d'ape, capelli lunghi castani leggeri che ad ampie carezze dal basso in alto a lungo asciughi. E' l'ora del reggiseno: va a posto da se', solo quello strano piegarsi ed incontrarsi all'indietro degli avambracci, un gesto cosi' poco naturale ma cosi' abituale, d'ogni giorno, al sorgere ed ad al tramontare del seno e dei capezzoli. Un breve contatto ripetuto mille volte per stirare l'elastico e la pelle, poi un gesto da momenti particolari, non da tutti i giorni: il centro delle lunghe mani, del palmo destro a premere leggermente il capezzolo, prima l'uno poi l'altro, a rassicurare forse ? e da che ? Lo specchio domina la scena, ovviamente, non tu, altra ampia carezza ai capelli come a sgocciolarli di una umiditą ormai minima. Il body, quello bianco di cotone, bello, fresco, che sta sempre sopra gli altri nel cassetto in primo piano, a vista, ma che indossi non sempre. Oggi si'. Si fa tutt'uno il cotone con le tue forme, sparisce il reggiseno e con esso rimane solo il volume accentuato dai capezzoli comunque sporgenti nel punto giusto, a sintetizzare un corpo molto bello ed in questo momento sotto le tue attenzioni che lo vestono. Rimane steso, bretelline a posto a lasciare scoperte le spalle vistose, larghe, fresche, roseitą accentuata dall'arco osseo che pronuncia due fosse nella tua carne ai fianchi del collo, prima della separazione in due del seno. Rimane slacciato, si intravede il ventre roseo anch'esso con ordinati e arricciati per l'umido i peli che profilano cio' che si nasconde: li' e' ancora libertą, nuditą che si manifesta, e forse trionferą a sera, nel buio. Ti muovi cosi' per un po', ballonzolano i lembi del body slacciato, di nuovo ampiezze di gesta sui capelli lunghi ormai asciutti, una percezione di aria fresca scorre sul tuo pube a labbra socchiuse, poi chiudono gli slip, bianchissimi, con orlo azzurro, alti sulla coscia e sul tuo ventre e si stende l'ultima fascia fuori posto del body ad avvolgere con piu' sicurezza ed a disegnare in continuo il tuo corpo che ora domina per intero lo specchio. A piedi nudi, caviglie sottili, graziose, armoniose, gambe lunghe rosee, spalle fiduciose, volto finalmente piu' sereno e quasi fiero. Scegli fingendo di essere indecisa, ma e' il tailleur grigio scuro che vince, oggi. Precede una maglietta di cotone come fatta a mano, con disegni degli intrecci dei fili, leggera e un po' rigida nello stesso tempo, ma che con cerchi geometrici precisi cinge all'altezza della spalla le braccia che oggi lascerai scoperte, a vista, rosee, fresche, decise e forti. Cerchio sulle spalle, rotonde queste e vistose, lisce le braccia, le mani dalle dita lunghe; rotonditą accennate con decisione, due e ben distinguibili sul tuo seno ed il tuo lieve rigonfiamento del ventre sotto di esso: le gambe ancora lunghe a piedi nudi e le carezzi ancora, ora, anzi dimenticate prima, ora le sollevi e le cospargi di quella crema scelta con attenzione e che fa parte di esse. Salgono le calze, autoreggenti, sottili, delicate, avvolgenti, protettive, grigio scuro, sfumate e poco dense, e sale il pantalone a tubo, che lascia intravedere la caviglia e che chiude definitivamente con un po' di mascolinitą e due corte pence di lato ogni corporeitą. Ma e' trionfo di femminilitą nell'aria e lo sarą tutt'attorno per l'intera giornata. Giacca, collo stretto, lascia aperto il bianco della maglia sul seno, ma non chiudi il bottone e spettacolo sarą quando riposta scoprirai le braccia rosee e le spalle a chi ti vedrą oggi non frettolosa nell'incedere verso l'ufficio, ma nel tuo spazio, tra le tue cose professionali: la scrivania, il portatile con la tua quotidiana posta, la finestra, le carte. Consapevole che a sera ripeterai a ritroso il percorso e le cure che questi mattina hanno visto scomparire il tuo corpo e tramutarsi in forme di tessuti alla moda, allontanando la malinconia.
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