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Un'estate rovente
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Titolo: Un'estate rovente
Autore: Atlas
Contatto:
Racconto n° 715
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Avevo capito molto bene il motivo del mio allontanamento quell'estate. Mia madre aveva insistito perché passassi da solo le vacanze. Diceva che a diciassette anni un ragazzo doveva cominciare a fare delle esperienze da solo, fuori dall'ambiente familiare. La verità era che mi volevano fuori dai piedi per passare da soli un mese ad Ibiza come una coppia di ragazzini. Comunque a me andava bene, mi avevano spedito a Rimini in un albergo dei migliori e avevo a disposizione un fondo cassa di quindici milioni depositati in banca. La classica situazione di genitori ricchi che si liberano dei figli riempendoli di denaro e convincendoli che sono già adulti.
Il mio albergo era, come la maggior parte della riviera riminese, a pochi passi dal bagna asciuga e poi era pieno di belle donne, soprattutto tra le cameriere. Non a caso l'albergo era popolato per lo più da ragazzi come me e scapoli, o finti scapoli, in cerca di avventura.
Al mio arrivo, era il 2 Agosto, l'hotel era pieno di gente. Nella hall brulicavano persone di ogni tipo, donne di ogni età che girovagano in costume da bagno e le più belle erano seguite da bistecconi tutto muscoli, senza pelo e abbronzati di tutto punto.
Il bancone della reception era affollato e dovetti aspettare una ventina di minuti prima che qualcuno mi prestasse attenzione.
"Buongiorno," Dissi con calma "il mio nome è Andrea Bonelli. Dovrebbe esserci una prenotazione a mio nome."
"Si ecco." Mi rispose l'impiegato con un largo sorriso. "Abbiamo la prenotazione già da due mesi. Una singola con bagno."
I miei avevano progettato la loro vacanza organizzando prima la mia, e con largo anticipo. Una volta sistemato io, loro avevano campo libero. Che amore filiale.
"Ora le chiamo il facchino per le valigie." Riprese.
La mia camera era al sesto piano. Il terrazzo dava sulla spiaggia e devo dire che la vista prometteva bene. Ragazze di ogni tipo frequentavano la riviera. Anche se non le distinguevo bene dal balcone erano tutte molto belle. Io ho sempre avuto una vera predilezione per le donne, anche le quarantenni mi attiravano. Alcune amiche di mia madre mi avevano provocato fantasie piuttosto sconce, specialmente una, la Sharon, una vera bomba sexy. Sapeva di piacere agli uomini e si accorgeva quando questi la guardavano con desiderio. Molte volte l'avevo vista provocare con atteggiamenti da vera sgualdrina. Mi vergogno di ammettere che ogni volta che viene a trovarci, mi irrigidisco in tutti i punti del corpo, proprio tutti.
Stavo cominciando a sistemare la mia roba nell'armadio, quando alla porta bussò qualcuno. Mi chiedevo chi poteva essere. L'operazione di registrazione era stata più che regolare, e nessuno, oltre i miei, sapeva che ero lì. Davanti a me si parò una cameriera dell'albergo. Una donna molto bella e procace. Mi venne in mente una strana fantasia per quella situazione, ma sperare che fosse quella era impossibile.
"Buongiorno signore." Disse la cameriera. "Sono Sara, la domestica di questo piano."
"Oh! Buongiorno. C'è qualcosa che non va?"
"No signore. E solo che poco fa lo vista entrare qua, e siccome mi presento subito ai clienti. eccomi qua."
Anch'io l'avevo notata, ma non avevo fatto molto caso al suo aspetto fisico, e che fisico.
"Mi sembra giusto." Dissi sorridendo.
"Vuole che l'aiuti? Sono molto brava a sistemare gli armadi e cassetti."
"Non deve disturbarsi, posso fare io."
"Nessun disturbo."
Dicendomi quest'ultima frase, mi si era avvicinata sorridendo e tenendo il suo abbondante petto in fuori. Cominciò subito il suo lavoro, e io mi sedetti in poltrona a guardarla. Sistemò in terra le valige e aveva aperto l'armadio e tutti i cassetti. Ogni capo che prendeva si metteva in pose che mi arroventavano il corpo dall'eccitazione. Ogni tanto si voltava e mi guardava maliziosamente.
"Ecco ho finito." Disse avvicinandosi a me in modo sinuoso.
Ero nel pallone e quando ad un certo punto, mentre si voltava per andarsene, mi sfiorò il membro, ormai eretto tanto da farmi male, mi irrigidii del tutto. Era più che evidente che l'aveva fatto di proposito.
M'ero già trovato in situazione del genere. Nell'ultimo anno le mie compagne di scuola avevano preso l'abitudine, ogni volta che mi incontravano e cominciavamo a parlare, di mettermi le mani dappertutto. Alcune persino nel sedere. Le prime volte non ero abituato a certi atteggiamenti e sussultavo ogni volta, ma dopo presi coscienza del fatto e mi accorsi che ero un ragazzo che piaceva. Avevo dei lineamenti delicati in volto e il mio corpo era dotato di una muscolatura soda, ma non molto appariscente. Per ultimo, la natura mi aveva dotato di un pene decisamente grosso per la corporatura. Mi abituai presto ai loro atteggiamenti nei miei confronti e quando capitavano altre situazioni analoghe le lasciavo fare come se non mi accorgessi di nulla. Però con quella bomba della cameriera, tutto il mio allenamento non era servito a nulla. M'ero sentito come un bambinetto. Comunque trenta giorni sono lunghi e la cosa poteva cambiare, era solo da vedere come si sviluppava.
Aveva fatto proprio un ottimo lavoro, neanche la nostra domestica era così brava. Una maliziosa ma professionista nel suo lavoro.
Mi misi il costume e scesi in spiaggia. Faceva un caldo micidiale e dopo aver preso una sdraio mi buttai in acqua. Verso mezzogiorno rientrai in albergo per preparami per il pranzo e quando rientrai in stanza la trovai seduta sul letto con le gambe accavallate.
"Ti stavo aspettando piccolo." Dissi mentre si leccava il labbro superiore.
Io rimasi come di pietra. Mi aspettavo qualche sviluppo, ma non così presto.
Si alzò e venne verso di me. Mi abbracciò e mi dette un bacio delicato sulle labbra.
"Vieni, ti accompagno in bagno a lavarti." Continuò.
In bagno mi spogliò con delicatezza. Era una professionista anche in quello. Si mise in ginocchio e mi tolse il boxer. L'effetto dell'acqua del mare si vedeva chiaramente, era ristretto e irrigidito. Me lo prese tra le mani e lo scosse con vigore e subito riprese le sue dimensioni abituali, poi lo prese in bocca e cominciò a succhiarlo con arte. Andava avanti e indietro lentamente e ogni tanto leccava la punta delicatamente. Io ero paralizzato, anche se le ragazze si interessavano a me, quella era la prima volta che facevo l'amore e con una donna per giunta.
Si spogliò anche lei e mi trascinò nella doccia. Aprì l'acqua calda e mi invitò a insaponarle il seno. Erano due mammelle piene e soffici con dei capezzoli che sembravano due pulsanti per missili atomici. Le insaponai massaggiandole con passione e ogni tanto le leccavo i capezzoli e li succhiavo. Intanto lei mi insaponava il pene e i testicoli. Non sapevo neanch'io come facevo a trattenermi dal non venire subito in un'esplosione. Era lei che ogni tanto faceva una piccola pausa per ritardare.
"Adesso abbassati e leccamela." Disse ansimando.
Aveva un odore travolgente. Mi indicò la posizione del clitoride e mi disse di leccarlo delicatamente. Io obbedivo come un cagnolino e lei come padrona faceva tutto quello che voleva. Dopo che fu soddisfatta del mio servizio, mi preparò per prenderlo dentro. Si appoggiò alla parete e lo guidò dentro, e mi disse di andare avanti e indietro lentamente ma senza tirarlo fuori. Mi fece afferrare le sue natiche grosse e sode e lei mi cinse in una morsa con le cosce. Andammo avanti per un quarto d'ora e dopo non potei più resistere. Stavo per venirle dentro, quando lei lo tolse e lo portò alla bocca per bere il mio sperma. Io ero esausto. Ci asciugammo e lei mi ringraziò con un bacio sulla bocca.
"Ci vediamo domani mattina bello mio." Mi disse mentre, allontanandosi, mi accarezzava il pezzo. Quel particolare saluto sapeva di sesso sfrenato per tutto il mio pernottamento.
Non avevo voglio di scendere in sala e quindi decisi per il servizio in camera. La differenza di prezzo l'avrebbe pagata il paparino. Avevo deciso di usufruire al massimo dei servizi dell'albergo. Ordinai dei cibi molto proteici. Dovevo rimettermi in forza per quella vampira.
Per quasi una settimana andammo avanti così ogni mattina. Puntualmente per le undici e mezza me la ritrovavo sopra di me a cavalcarmi con foga. Un giorno che ero molto stanco, non mi accorsi che era entrata. Mi svegliai con lei che lavorava il mio pene con la bocca mentre lo teneva serrato tra i seni. Fu il più dolce dei miei risvegli. Invece quella frigida della nostra domestica mai l'avrebbe fatto. Era una bella donna ma troppo squadrata per i miei gusti. Sara invece era tutto ciò che uno desiderava in una cameriera. Serietà nel lavoro e maestria nel sesso. Ogni volta che concludevamo, mi spediva fuori per rifare la camera. Ancora non ero sceso a pranzare giù in sala. Troppo stanco anche per prendere l'ascensore.
Dopo sette giorni che ero li, una mattina mi venne a dire che doveva andare in ferie fino a 3 settembre e che non ci saremmo più rivisti. Ci salutammo nello stesso modo che c'eravamo conosciuti. Sotto la doccia a fare l'amore, ma questa volta presi anche la sua intimità posteriore con tutta foga di cui disponevo.
Pensavo che avessi finito con il divertirmi, per cui decisi di optare per la discoteca e cercare di rimorchiare qualche piccola maialina, ma per ben tre giorni mi andò fiacca, soltanto qualche pomiciata nei divanetti dei locali ma niente di più. La cameriera che sostituiva Sara era una vecchia di almeno sessant'anni e io speravo con tutte le mie forze che non mi notasse come aveva fatto la sua collega.
Due giorni prima di ferragosto, mentre mi preparavo per scendere in spiaggia per incontrarmi con alcuni ragazzi che avevo conosciuto, ebbi una sorpresa. Alla porta bussò qualcuno. Per un momento pensai che Sara fosse tornata, ma quando aprì la porta dallo spavento caddi a terra. Sharon, l'amica di mia madre, era davanti a me.
"Andrea, caro." Disse.
"Sharon, che ci fai qui?" Chiesi sbigottito.
"Sono venuta qui per raggiungerti. E' stata tua madre a dirmi dove ti trovavi."
Non capivo perché mia madre le avesse detto dov'ero. E poi perché mi aveva voluto raggiungere. Non riuscivo ad arrivarci, anche se una mezza idea l'avevo.
"Puoi spiegarti meglio?" le domandai sospettoso.
Non ci fu bisogno che mi rispondesse. Mi venne incontro e mi abbracciò, stampandomi un bacio in bocca e infilandoci la lingua. Le sue mani erano frenetiche, andavano dappertutto, sul mio sedere, sul petto e sul pene. Sembravano due serpenti.
Rimasi di sasso a quella reazione, ma la contentezza mi stava inebriando. Uno dei miei sogni più folli s'era appena avverato.
"Sapessi da quanto aspettavo questo momento." Dissi fremendo di desiderio. "Mi sono consumato le mani masturbandomi pensando a te."
"Mi sono sempre accorta di come mi guardavi." Mi spiegò dopo che mi aveva buttato sul letto. "Per me eri un bambino, poi un giorno ti ho spiato mentre ti cambiavi in piscina e ho visto che eri diventato un uomo."
Senza aggiungere altro mi si buttò addosso, scoprì il seno e me lo mise in bocca. Io lo succhiai con foga. Ero molto più vigoroso di quando lo facevo con Sara. Il mio pene era diventato durissimo e mi faceva male.
In poco tempo eravamo nudi e intenti a leccarci a vicenda. Improvvisamente Sharon si girò violentemente e si sedette su di me infilandoselo dentro.
"Sei uno stallone. Sbattimi, sono la tua zoccola." Cominciavamo bene, anche le parolacce.
"D'ora in poi sarai il mio uomo. Verrai a vivere con me quando andrai all'università."
Mi diceva queste cavolate mentre mi sbatteva. Era una furia scatenata. In fondo aveva appena trent'anni ed aveva il fuoco dentro.
"Ne parliamo dopo adesso continua, sto per venire."
"No! Ancora no. Devi sbattermi anche dietro."
Per tutta la vacanza è stata con me. Ogni giorno era sempre uguale. C'eravamo trasferiti in una matrimoniale e lei mi sbatteva mattina e sera. Per quanto riguardava i suoi propositi futuri, avevo accettato molto volentieri. Abitava a Milano ed era l'occasione che aspettavo per lasciare la famiglia. In fondo era più o meno quello che i miei genitori aspettavano.
Non avevo mai passato un'estate così. Non avevo mai fatto sesso. Dal niente al troppo, con due donne sensuali e fameliche. Proprio un'estate rovente.