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Divagazioni erotiche
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Titolo:
Divagazioni erotiche |
Autore:
Veronica |
Contatto:
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Racconto
n° 718 |
Altri
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Mi pento d'ogni occasione di fare l'amore cui ho rinunciato. Dopo tutto il mio vagare per il mondo, scopro che la sola cosa che mi eccita veramente è il sesso. Non posso rinunciare all'erotismo e non vedo nessun buon motivo per farlo. Perciò ho deciso di goderne, fino a che le forze mi sosterranno. Sento il bisogno di meditare sul mio rapporto con la sessualità, sugli amanti che giocano e sui piaceri della carne che più mi allettano. Anche se, a ben guardare, sono questi ultimi che ho più praticato. Tutto m'induce al peccato. "MI ROMPERANNO." Suppongo che possa sembrarvi strano, ma quell'immagine, di per se innocente, fu alla fine lo schok più grande. Quella radiosa amalgama di corpi ansanti, la carne perfetta, splendente, imperlata di sudore, sembrava affondare senza fatica in se stessa, soggetto e oggetto di un piacere estremo, perverso, assoluto ed autonomo, così diverso da quello che suggerisce l'ano. Così grinzoso ed avvizzito, chiuso in se stesso, corrugato e contratto in una perenne smorfia di dolore. Mi eccita. Guardo con assoluto piacere quelle natiche rosee e sode che gli si offrono. La pelle tesa, liscia e tenera. L'uomo che ammirava con me la visuale era grosso, muscoloso, villoso dal pelo nero e irsuto, con un pene mostruoso dal glande prominente, gocciolante di sperma. Avevo visto tante donne in quella posizione. Avevo visto anche me stessa. Ma questa era la prima volta che vedevo un uomo in quell'atto di sottomessa attesa. Avevo desiderato tante volte di trovarmi lì. Toccarlo, scrutarlo, alzargli la faccia e fissare i suoi occhi, lubrificarlo con la mia stessa saliva. Mi immaginavo nuda con un paio di quegli orribili stivali con la zeppa che hanno le puttane più svendute che ho visto per Via Novara a Milano, di quelle con i tacchi altissimi ed affilati, legare quel corpo immacolato con le natiche esposte e penetrarlo con uno di quegli spilli di vernice. Lacerarlo, fargli male. Straziare quella carne che si è insinuata nella mia mente tanto, da divenire un'ossessione. Occasionalmente ho avuto anche la tentazione di prostituirmi, fare sesso con estranei, sconosciuti, disposti a pagare per fottere. Dopo la prima violentissima scossa e una lieve vertigine, avevo provato la strana sensazione di cambiare pelle. Ero terribilmente impaurita. Mi piaceva e volevo possederlo, così umiliato, a faccia coperta. Carne perfetta. Ero capitata lì per caso, quel noioso pomeriggio di una giornata di primavera. Avevo vent'anni. Da fuori, il club non aveva nulla che facesse presagire cosa ci avrei trovato al suo interno, sembrava un bar come tanti, in un quartiere alla periferia di Milano. Ero stata accompagnata dall'amante del momento, un industriale di 40 anni, elegante, dai modi distinti, di un certo fascino direi. Con la sua BMV tirata a lucido, percorremmo a gran velocità quel breve tratto di tangenziale che ci separava dall'oggetto della nostra curiosità. Il Club Prive'. Un locale per scambisti, che gli era stato raccomandato da un amico. Non provavo il benché minimo interesse per quell'uomo, ma adoravo i suoi soldi ed il suo potere. Non che non ne abbia di mio, in effetti, gli riconoscevo un certo talento ed è per questo che mi sono concessa alle sue lusinghe. All'interno del locale mi ero separata da lui, volevo godere di questa prima esplorazione per conto mio, naturalmente a nulla valsero le sue proteste. Quando voglio so essere molto convincente. All'interno era buio pesto. Dovetti cercare un divanetto tentoni. Quando poi gli occhi si adeguarono all'oscurità, un mondo d'ombre si manifesto d'improvviso. Piccole luci colorate segnavano i percorsi fino alle camere del piacere. Qualche lume, avaro del proprio splendore, luccicava più intensamente tutt'intorno agli enormi letti posti al centro delle piccole sale, ai bordi dei quali c'erano file di divani per gli spettatori occasionali. C'era molta gente sparsa per il locale, intenta in chissà quali giochi erotici. Mucchi di corpi contorti erano appena visibili, musica molto alta, e odore di fumo. Giacche, pantaloni, gonne e biancheria intima, il tutto abbandonato casualmente, senza troppa cura in terra o disordinatamente ammucchiati in un angolo. Per un lungo momento mi sentii triste, come il relitto di un naufragio. Bagni e docce, erano piccole scritte all'interno di falli giganti di neon blu e rosa. Mi stavo masturbando con faticosa lentezza, seduta su quel divanetto di pelle nera con qualche evidente bruciatura ed un paio di schizzi di sperma rinsecchiti sul bracciolo destro. Tenevo le cosce spalancate, oscenamente divaricate col fiore completamente depilato ad un palmo dal naso di quel biondino a culo scoperto che giaceva immobile sul letto del prive'. Una mano accarezzava lentamente il monte di venere e l'altra infilata sotto la camicetta bianca direttamente a contatto con il seno, giocherellava pazientemente con il capezzolo sinistro ormai quasi del tutto raggrinzito dall'eccitazione crescente. Non portavo biancheria intima. L'uomo che stava dietro al biondino si strinse la punta del membro fra il pollice e l'indice della mano destra. Si era spogliato completamente. Il suo sguardo affamato e tagliente, passava dalla mia patatina al sedere della sua vittima. Indeciso, il figlio di puttana. Con un leggero accenno del mento, lo incitai ad affondare il pene in quella carne tremula che sovrasta minaccioso. Il mio corpo si trasformò presto in un posto caldo ed accogliente. La vagina si stava bagnando copiosamente, potevo sentirlo. Con le dita divaricai leggermente le piccole labbra, vidi il villoso corpulento maschio affondare quella verga imponente nel culo del biondino. Il suo volto, per un lungo attimo divenne paonazzo per lo sforzo, producendo un rantolo da animale ferito a denti stretti, gli occhi luccicavano scintillanti di lacrime represse. L'uomo si afferrò ai suoi esili fianchi e cominciò a pompare... la verga faticò ad entrare per le prime due o tre battute, poi le pareti dell'ano si assestarono e quel grosso pene prese a scorrere con relativa facilità. La sproporzione fisica ed estetica fra i due corpi erano divertenti. Il biondino era chino a testa bassa, raggomitolato su se stesso per quanto possibile, i testicoli gli penzolavano sbattendo ritmicamente contro la pancia. Mi avvicinai furtiva ai due. Non sembravano notarmi. "Voglio toccarli", pensai. "Voglio partecipare a quel sofferto, meraviglioso, estasiante amplesso". Mi sedetti a fianco del biondino, allungai una mano e gli presi saldamente il pene. Era piuttosto duro, ma non in completa erezione. Il suo carnefice fermò la cavalcata e mi fissò sorridendo. Poi riprese con una lentezza spaventosa la sevizia. Lentamente... lentamente. dentro e fuori, dentro e fuori. Mi sentivo contorcere le viscere. Era come se stesse montando me. Il suo pene enorme e violaceo, la punta imbevuta di sperma continuavano ad affondare nella carne sanguinante del biondino gemente di dolore, ma immobile. Cominciai a fargli una lenta snervante sega. Volevo farlo soffrire ancora di più, partecipare alla sua agonia. Muovevo lentamente la mano destra lungo tutta la lunghezza della nerchia nerboruta che sentivo crescere velocemente, accarezzavo dolcemente testicoli, schiena, spalle e testa. Lo sentivo ansimare, sfuggiva il mio sguardo, guardavo da vicino, sentivo ogni muscolo ogni vibrazione del suo corpo. Improvvisamente, l'uomo dietro di lui gli afferrò le spalle con forza e cominciò a montarlo, riversando colpi tanto forti da far schioccare la schiena come una frusta, afferrò i capelli con la mano destra e lo seviziò con tutta la potenza dei suoi 100 Kg e più aumentavano i colpi, più aumentavo il ritmo della mia mano. Sentii il pene tendersi fino al suo estremo, la parte immediatamente sotto la punta ingrossarsi. Ero eccitata, estasiata da quanto stava accadendo, mi bagnavo sempre più. "Lo voglio!", pensai. "Lo voglio in bocca!". Come se leggesse i pensieri appena taciuti, l'uomo rallentò leggermente il ritmo e tirò violentemente i capelli del suo schiavo alzandolo di peso, scaraventandolo di lato lo fece appoggiare con le braccia tese in avanti alla parete alla sua destra, senza uscire dallo sfintere. Muoveva quel peso morto senza apparente fatica, con sadico piacere. Rideva. I suoi occhi erano lucidi di follia. Sussurrava all'orecchio del poveretto, gli baciava la schiena, mordeva le spalle, sculacciandolo e martoriando le chiappe fino lasciarne segni evidenti. Le apriva con entrambe le mani per penetrarlo più a fondo e poi le stringeva, su quel suo fallo purpureo, per provare più piacere. Fece segno di mettermi di fronte al suo giocattolo di carne. Non me lo feci ripetere, mi spogliai velocemente e mi misi raggomitolata sul fianco destro, schiena radente al muro e presi in bocca il giovane fallo del biondino, che tentava di scacciarmi con una mano, ma l'uomo dietro di lui lo bloccò con violenza dicendogli "lasciala fare.". Lui: "no ti prego.", tentava invano di protestare, io non commentai e mi ficcai la minchia in gola mentre lo guardavo ansimare violentemente di piacere. Entrambi si abbassarono leggermente verso di me e la danza riprese. "Dio lo sento, il suo sapore.", dolce proprio come lo avevo immaginato. "Lo voglio dentro !" Scivolai di fronte a lui, ci spostammo leggermente indietro, afferrai con la mano destra quel pene eretto e me lo feci scivolare dentro. Lui supplicava: "..no..ti prego..", io "zitto". Il suo carnefice esplose in una furente risata e ricominciò a fottere con rinnovato vigore. Sentii la punta premere fra le piccole labbra, farsi strada, poi scivolarmi dentro tutto fino ai testicoli, lo avvolsi con i muscoli della vagina, presi tutto dentro quel giovane uomo chino sopra di me. Contraevo la vagina, ritmicamente, e con la mano destra titillavo la clitoride. Stavamo sudando, il biondino continuava a nascondere il viso fra i miei seni, d'un tratto mi prese in bocca un capezzolo e cominciò a succhiarlo dolcemente, come farebbe un bambino nell'atto di succhiarne fuori del latte. Per un istante mi fece perfino tenerezza. Poi sentii il vecchio porco gemere, sempre più forte, stava godendo il bastardo, prima di me! Il mio cucciolo rantolava, ansimavo pesantemente, stavo per venire, ci muovemmo all'unisono, sentii un calore salirmi dallo stomaco, venni... si... stavo godendo, gridando.. Oh sii... anche il biondino ed il mostro che ci stava scopando entrambi vennero con me, sentivo distintamente quel nervo che corre dalla base alla punta della parte inferiore del pene, appena sotto la punta, tendersi ritmicamente per due... tre volte. Un calore pervadere il mio utero. Era segno che copiosi schizzi di sperma mi avevano riempita, già li sentivo colare dalla fica al buco del deretano, inumidendomi abbondantemente. Quei due esseri ibridi m'ispiravano una strana violenza, rimpiansi per un attimo di non avere le unghie lunghe da conficcare in quella carne morbida, per marchiarla col suo stesso sangue. I due si alzarono subito, il più giovane barcollava col suo pene ridotto ad una caricatura di se stesso ad un moncherino flaccido e molle, contrariamente alla promessa di quella mazza che avevo dentro di me fino a poco prima e svanirono dietro la porta della sala. Restai abbandonata alla sensazione di calore che mi dava sempre un orgasmo violento, mi resi conto per la prima volta che altre persone erano li nella sala con noi e mi stavano fissando. Per un secondo ebbi la spontanea reazione di coprirmi ma la respinsi subito, anche se con evidente fatica, ormai a che poteva servire? Due uomini, uno sulla trentina, l'altro di almeno dieci anni più vecchio, mi fissavano nudi dai divanetti. Gli sorrisi e rimasi li distesa con gli occhi chiusi a riprendere fiato. Uno dei due: "sei stanca? .", nessuna risposta. Il più vecchio sedeva col fallo ritto, si pose al mio fianco indicando all'altro di fare lo stesso. Sapevo cosa voleva. Il ragazzo giovane aveva cominciato a strusciarsi contro di me, potevo sentire il suo pene duro contro la pelle sudata, dei leggeri brividi percorrevano il mio corpo ansante, i capezzoli erano duri come chiodi e facevano male, mi girai verso di lui e di scatto mi alzai sedendomi sopra a cavalcioni, con tutto il membro stretto dentro di me. Mi adagiai stesa e posai la testa sul suo torace per riposare un altro minuto, ma l'altro con uno scatto fu dietro di me. Io: "..Che fai... no.. Aspetta ...", tentai di resistere di scostarmi ma mi avevano afferrata entrambi e non mi lasciavano muovere. L'uomo maturo: "stai calma, non è così doloroso, e poi non ti servirà a niente, davvero, non è colpa nostra se ci piaci così tanto... tu stai qui e ci guardi con quegli occhi."- "No ti prego... non posso... no, no, non l'ho mai fatto...no! sei un figlio di puttana, un figlio di puttana, non voglio, lasciami!". La sua mano destra che io immaginavo stretta al pene, premette con violenza contro un orifizio che avevo sempre sentito come fragile. Poi non potei più parlare, il dolore mi lasciò muta, immobile, completamente paralizzata. Mai in vita mia avevo sperimentato un tormento simile. Scoppiai ad urlare come un animale al mattatoio. Poi un pianto eruppe soffocandomi in gola e privandomi anche di quella consolazione, lasciandomi totalmente incapace di oppormi a quelle bestie che si contorcevano dentro e sopra di me, usandomi come io prima avevo usato quel giocattolo di carne umana. Benché mi sembrasse impossibile il dolore s'intensificò, l'uomo si lasciava cadere a peso morto sopra di me, sfondandomi. Affondava e ritraeva quel cazzo che mi sembrava enorme, portandosi ogni volta sempre più le mie viscere con se. Sentivo la sottilissima membrana che separava i due falli cedere ed assottigliarsi. Ero imbrigliata, imprigionata dalle loro braccia che m'inchiodavano a quei cazzi abnormi, che mi stavano torturando atrocemente. Non riuscivo a divincolarmi, il corpo era un unico fascio di nervi, percorsi da corrente elettrica. "Mi romperanno!", pensai. La testa cominciò a girarmi, mi sentivo svenire, mi veniva da vomitare, sentivo ad ogni botta il membro nel sedere come risucchiato dentro di me, sentivo un impellente bisogno di defecare, non ce la facevo più, ogni fibra del mio essere era percorsa da un dolore acuto, martellante. Mi sentivo aperta, esposta al piacere di quei due che mi stavano violentando con una furia omicida negli occhi, piangevo, gridavo, ma non riuscivo a muovermi. Quando li sentii gemere e capii che stavano venendo. Poi rimasero immobili dentro di me. Io restai ferma, continuavo a piangere in silenzio. Volevo disperatamente che se n'andassero, ma non riuscivo a muovere un solo muscolo. Tutto il corpo mi doleva. La consapevolezza della violenza appena subita era devastante. Poi sentii che si stavano muovendo, mi fecero ruotare con delicatezza da un lato, il più giovane andò a sedersi di fronte a noi, l'altro prese in bocca uno dei miei capezzoli, lo succhiava leggermente, dava lievissimi colpi in cima con la punta della lingua, al destro e poi al sinistro, scese baciandomi fino all'ombelico, strofinava la faccia contro il pube, la pancia, le cosce. Io non ero in grado di muovermi, il dolore era ancora troppo forte. Sentii che mi allargava le gambe, feci per mettermi a sedere ma una spaventosa fitta di dolore mi fece crollare distesa. Lui: "non ti muovere.". Tenevo gli occhi serrati, tutto questo non stava accadendo a me. Sentii le sue labbra schiudersi intorno alla clitoride. Prese a leccarla, baciarla, succhiarla con dolcezza. Ficcava tutto il viso nella fica depilata madida di sperma del suo amico, sembrava piacergli enormemente. Mi alzò le gambe e le divaricò fino al limite, io emisi un rantolo di dolore. Mi leccava. Leccava avidamente la passera e il buchetto e tutti gli umori che le riempivano. Ora mi baciava le piccole labbra, ora mi ficcava dolcemente la lingua dentro. Una strana sensazione cominciava a farsi strada dentro di me. Piacere misto a dolore, perchè mi piaceva indubbiamente quel "servizio" inaspettato. Vidi che i due uomini si davano in cambio. Poi due lingue, due bocche su di me. Un lieve mugolio di piacere mi uscì spontaneamente dalla gola. Entrambi se n'accorsero ed aumentarono il ritmo. Succhiavano, leccavano, sentivo distintamente la faccia, il naso, la bocca chiusa di uno e poi dell'altro immergersi freneticamente fra le cosce. Mi piaceva. Il dolore stava scomparendo, ma non sparì, rimase lì per tutto il tempo, finchè il piacere non se ne staccò, crebbe ed ebbe la meglio. Mentre sentivo ormai gli ultimi spasmi, le gambe mi smisero finalmente di tremare e venni. Il ricordo della violenza appena subita aggiunse una nota struggente al piacere che mi stava possedendo e scatenò un risultato inaspettato e quanto mai atroce nella sua bellezza. I due si alzarono sorridenti e se n'andarono. Dopo un lungo istante mi rialzai. La testa mi girava, grondavo di saliva e sperma. Non mi ero mai sentita tanto male. Le guance rigate dalle lacrime, gli occhi mi bruciavano, ammiccai per capire se c'era qualcuno nella stanza, ma non vidi nessuno. Presi i vestiti, li infilai in fretta e uscii dalla camera. Incrociai il mio improbabile accompagnatore sulle scale che portavano al piano bar. Rimasi sorpresa di quanto fosse rimasto sconvolto nel vedermi. Ma non me ne preoccupai. Volevo andarmene. Tornai a casa, non feci parola con nessuno di quanto accaduto quel pomeriggio durante i successivi sette anni. Da quel giorno non vidi più il mio accompagnatore. Non andai mai più in un club privé.
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