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Kinsen (ventaglio dorato)
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Titolo: Kinsen (ventaglio dorato)
Autore: Chinga437
Contatto:
Racconto n° 719
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Un giorno di fine Maggio io e la mia troupe stavamo sistemano le nostre attrezzature per alcune riprese fotografiche. Avevo scelto come punto di partenza la Omotesando, una tra le più prestigiose vie di Tokyo. Quel giorno però, era super affollata, chi andava, chi veniva, sembravano tante formichine, ognuna con la propria briciola di cibo da portare. Era come se si fossero dati appuntamento tutti qui e alla stessa ora. Bisogna anche dire che questa è la via con il maggior raggruppamento di negozi alla moda, specialmente di Italian Fashion e considerato che i prodotti da fotografare erano generi alimentari Italiani, mi era sembrata una buona idea.
Per niente infastiditi della moltitudine umana, i miei assistenti iniziarono a sistemare cavalletti, luci, riflettori e quant'altro per le riprese fotografiche.
Io Ichiro Sakamoto, uno dei più noti fotografi pubblicitari di Tokyo, stavo osservando alcuni punti particolarmente scenografici per impostare il lavoro.
Devo dire onestamente che i più bei punti scenografici sono la moltitudine di bellissimi sederi femminili che vi transitano. Le donne giapponesi non sono proprio bellissime, un po' carenti di tette, le gambe non proprio perfettamente dritte, però in fatto di sedere possono competere benissimo con quelli di italica bellezza.
Con la mia macchina fotografica scattavo qualche istantanea ad alcuni globi carnosi degni di nota. Il mio tirocinante, un cinese venuto da Shiangai per impratichirsi nel campo della fotografia pubblicitaria mi osservava un po' incredulo.
Avevo giusto messo a fuoco una 40 di taglia e allestita con una bella terza misura quando mi sentii travolgere da una furia umana, una ragazza bionda media statura; mi era letteralmente finita addosso con i suoi pattini in linea, così io, macchina fotografica e lei finimmo a terra e le abbondanti tette dell'uragano biondo mi pigiavano la faccia, mi sentivo come un sushi super compresso.
Mi rialzai veramente indispettito, l'obiettivo della macchina era rotto, la bionda.. ..turista di sicuro! o impiegata in qualche ufficio straniero, non spiaccicava una parola di giapponese, si limitò a dire qualche Sorry! Sorry! con un sorriso più tra l'ebete che il dispiaciuto e si dileguò come un uragano in agosto. CHEN MANCIN l'assistente cinese che prima chiacchierava animatamente con un suo collega, se la rideva a crepapelle.
Mi rivolsi a CHEN MANCIN con tono un po' brusco:
-"Capisco che tu rida come uno scemo, visto la figura da cretino che ho fatto, ma che avevi da discutere tanto con il tuo amico?
-"Niente di importante Maestro, dicevo a FHALOU LEE che prima di ritornare a Shiangai avrei tanto voluto vedere Kyoto."
-"Questo ti sembra poco importante?!" replicai con un tono di sorpresa, e poi continuai: "Mio caro Chen, se tu fossi Noriko la mia segretaria a quest' ora di avrei già baciato in bocca. Tu hai pronunciato la parola magica: Kyootoo! Che stupido sono stato, come ho fatto a non pensarci prima. Kyoto in questa stagione è bellissima, e anche se moderna, conserva ancora il fascino della tradizione Giapponese, molte donne usano ancora il Kimono e poi non ci sono le turiste che ti travolgono coi pattini. Diedi ordine a Chen di smantellare tutto, io mi recai subito in ufficio per organizzare il viaggio.
Arrivai in ufficio come un treno, super eccitato dalla fantastica idea del piccolo cinese, e quando spalancai la porta, Noriko si prese un tale spavento da fare un balzo sulla sedia, le sue tette decisamente abbondanti sballottarono come due meloni immersi in acqua. Il cuore le batteva talmente forte che i bottoni della sua camicetta verde pastello, intonata con la carnagione un po' scura del viso, non avrebbero retto a lungo, se non l'avessi tranquillizzata.
-"Noriko! ferma il davanzale carnoso.!! Esclamai con un tono tra il serio e il faceto.
Ho una notizia da darti, per il servizio fotografico si va a Kyoto! mettiti in moto e organizza il viaggio per tutta la troupe. Penserò io ad informare la compagnia Italo/ Giapponese del cambio di programma."
Poi, per la gioia, le regalai quel bacio sulla bocca che lei dimostrò di gradire con notevole entusiasmo.
-"Ah! Dimenticavo, vieni anche tu, così rivedrai la tua amichetta del cuore, Emiko."
Alcuni giorni dopo avuto il benestare dai committenti del lavoro feci caricare tutto il materiale di supporto tecnico su un truck, io e la mia troupe saremmo partiti in treno il giorno dopo. Alle nove del mattino ci ritrovammo tutti alla stazione di Tokyo.
l'atmosfera era veramente gioiosa, bene! così il lavoro ci peserà meno. Quella mattina Noriko se ne arrivò con la felicità stampata sul viso, meglio di una mia fotografia, tutta vestita sportiva, sembrava una ragazzina liceale, scarpette ginniche rosse, una lunga gonna color kaki con una serie di tasche tipo commando, polo rossa, e a tracolla una grande borsa in pelle, Italiana, e sotto sicuramente un reggiseno che le metteva ancora più in risalto quel bel davanzale.
Il nostro treno è pronto per la partenza già da alcuni minuti, i passeggeri sono come tanti birilli tutti allineati e ordinati, per salire aspettano il segnale del capotreno.
Alcuni minuti dopo il Shinkansen per Kyoto partiva con precisione cronometrica, prima adagio e poi sempre più veloce, e sempre più, la pulsante ed eccitante metropoli veniva lasciata alle nostre spalle.
Devo riconoscere che Noriko ha fatto le cose in grande, un'intera carrozza tutta a nostra disposizione, aveva addirittura riservato una saletta privata, attrezzata con computer, nel caso avessi voluto elaborare alcune fotografie.
Noriko è decisamente una segretaria preparata, sempre attenta a tutto, e scrupolosa, a modo suo mi fa anche il filo; spesso e volentieri, fa di tutto per farsi notare, assumendo atteggiamenti provocanti, come vestire minigonne da vertigine, o appositamente incrociarmi negli stretti corridoi per farmi sentire i suoi prorompenti seni, ma lo fa più per stuzzicarmi che per altro, so che ha un debole per le donne e un po' per me, forse dovuto o alla mia posizione o ai miei modi garbati di trattare le donne.
Il treno ormai procedeva a velocità sostenuta, e all'incirca in prossimità di Shizuoka potemmo ammirare la bellezza del monte Fuji ancora tutto innevato. La montagna degli dei era lì stupenda come il seno di una donna pronto a farsi accarezzare.
Alle 12,15 puntuale come solo uno shinkansen può fare, arrivammo a Kyoto.
Le porte si aprirono e una seconda fiumana di gente era pronta a salire.
Scendemmo rapidi e ordinati, dirigendoci all'uscita. Noriko prenotò per tutti al Kyoto Hotel, comodo, centrale e vicino alla stazione.
Giunti in albergo ci avvisarono che il track con le attrezzature non era ancora arrivato, così lasciai tutti liberi per il resto della giornata, con grande gioia di Noriko.. poteva finalmente infilarsi nelle coperte dalla sua amata Emiko che non vedeva da parecchio tempo e dare sfogo alle sue fantasie erotiche.
La ditta Italo/Giapponese voleva un servizio speciale, il più possibile impostato sul connubio, tradizione sinonimo di genuinità e bontà. Così decisi di non perdere tempo, una doccia veloce per rinfrescarmi, un rapido pasto a base di sashimi, che qui è buonissimo, macchine foto in spalla, e azione!!
Con un taxi mi feci portare nel quartiere di Gion. Se dovevo cercare la tradizione quello era il punto di partenza. Dal taxista mi feci lasciare in prossimità del quartiere e precisamente sulla riva destra del Kamo river. Se la memoria non mi fa difetto questa era la zona di piccole casette e tipici ristorantini, ammassati in strette viuzze, che a volte due biciclette incrociandosi facevano fatica a passare.
Camminavo beatamente, ma con occhio attento ad un qualsiasi scorcio che potesse stimolare la mia fantasia, quando al mio orecchio giunse un delizioso e rilassante suono di Koto alternato ad alcune note di shamisen.
Mi guardai un po' in giro, non mi era parso di scorgere insegne indicanti scuole di musica. Mi feci guidare dall'orecchio, arrivai in prossimità del suono e, con sorpresa e un po' con stizza, notai che si trattava di un nastro inserito in uno stereo. Ma ancora più grande fu la mia sorpresa, quando all'interno della casa vidi una deliziosa fanciulla intenta a danzare una delle nostre folcloristiche danze del ventaglio.
Indossava semplicemente una t-shirt bianca molto scollata sulle spalle e senza maniche, gli ampi movimenti delle braccia lasciavano scorgere di tanto in tanto due seni perfetti, tondi e sodi, un paio di jeans corti tutti laceri, di quelli coi tagli sulle natiche mettevano ancor più in risalto le gambe nude, sembravano modellate da uno scultore. I lunghi capelli, neri come roccia lavica, scendevano morbidamente sulle spalle, due piccoli codini legati a più giri con fettuccia rossa ne incorniciavano il viso dandole un aspetto un po' infantile, ma superbo e fiero al tempo stesso. Ebbi la sensazione di trovarmi di fronte non ad una Giapponese ma ad una nativa Americana.
I raggi solari, spezzati da una fine tenda in bamboo, ormai annerita, logora e consumata dall'inclemenza del tempo, filtrando attraverso la piccola finestra creavano su di lei dei meravigliosi giochi di luce.
Il suo corpo sinuoso, a volte con movenze delicate, morbide come il passo di una cerva su un sentiero innevato, e a volte forti, decisi, potenti come la zampata di una tigre, evidenziavano in modo alternato il suo bellissimo sedere o i provocanti seni. Quel ventaglio all'apparenza fragile, nelle sue mani si muoveva con la leggerezza e la sicurezza di una spada nelle mani di un samurai.
Preso dalla deformazione professionale iniziai a scattare qualche istantanea, volevo immortalare quella dea. Al mio seguito avevo tante modelle, forse anche più belle di lei, ma nessuna con la sua carica sensuale, in poche parole lei era femmina.
La macchina a motore scattava istantanee a ripetizione, i lampi del flash attirarono la sua attenzione, spense con rabbia lo stereo e si avvicinò con decisione verso di me, sicuramente non per complimentarsi del mio operato.
Anticipandola, mi prodigai in mille scuse possibili, dandomi anche dello stupido e del maleducato ma quando giunse alla porta e poté guardarmi in viso, fu lei a scusarsi, per il suo comportamento.
-"Perdonatemi Maestro, ma non vi avevo riconosciuto, sono Akiko Aizawa.
Sorpreso per le scuse ma ancor di più che mi chiamasse Maestro, per un attimo rimasi senza parole.. lei continuò:
-"Voi siete Sakamoto san il famoso fotografo di moda nonché esperto pubblicitario. Ho seguito tutti i vostri lavori."
Tirai un sospiro di sollievo, il ghiaccio era rotto e senza danni. Le spiegai il perché della mia visita a Kyoto, e siccome quella donna mi era talmente entrata nelle vene come una goccia d'acqua si insinua nella dura roccia, non tanto per la sua bellezza quanto per il modo di porsi, non esitai un attimo ad offrirle uno spazio per questo servizio. Accettò con entusiasmo, per lei sicuramente una buon trampolino di lancio per futuri lavori. Due giorni dopo, tutta la troupe era pronta ad iniziare e, su consiglio di Akiko, ci recammo nella zona del tempio di Kyomizu.
La piccola stradina collinare che conduce al tempio si snodava sinuosa come il corpo di una donna, era il posto ideale per le riprese, le costruzioni ai sui lati erano tipicamente tradizionali ed antiche.
La giornata era abbastanza calda e bella, anche se scure nubi si addensavano all'orizzonte, la luce..! perfetta !! iniziammo subito le riprese, prima con le mie modelle e poi con Akiko.
Per lei avevo riservato la parte pubblicitaria di una nota pasta Italiana, e la volli in kimono, in quanto lei era la persona giusta per questo tipo di fotografia. Quando mi apparve così vestita stentai a riconoscerla, la trasformazione era sorprendente, vista da dietro il suo sederino era ancora più seducente. Sentii il sangue ribollirmi nelle vene.
Era già pomeriggio inoltrato, non c'era verso di azzeccare uno scatto decente o una posizione soddisfacente, una volta per la luce, una volta per la posa, una volta non so per cosa, tantè che ero sconsolato e sull'orlo di una crisi di nervi. Akiko lesse la mia disperazione in volto, e con la massima naturalezza slacciò l'obi del kimono, e con movimenti lenti, quasi studiati, ne aprì i lembi e lasciò parlare il suo meraviglioso corpo, i seni, perfetti e sodi come la terra dalla quale nasce quel grano, erano offerti al mio obiettivo. La posizione era semplicemente geniale, le foto si susseguirono ad un ritmo incalzante, in un attimo l'idea di Akiko aveva risolto la situazione. Finalmente! un peso sullo stomaco in meno.
Eravamo quasi all'imbrunire, tutta la troupe aveva fatto ritorno verso l'albergo, Akiko ed io decidemmo di fare due passi tra queste deliziose stradine; dovevamo scaricare la tensione, in particolar modo io, ma quelle dense nubi intraviste in lontananza alcune ore prima ormai erano sulla nostra testa, e in men che non si dica, scaricarono su di noi tutto il loro potenziale d'acqua.
Trovammo riparo sotto la piccola pagoda di un tempietto. Infreddoliti e tremanti come due makaki del nord del Giappone, istintivamente ci abbracciammo per proteggerci dal freddo. Akiko appoggiò la sua testolina sulle mie spalle, poi mi guardò con la tenerezza di un daino, i suoi occhioni erano più lucenti di una gemma preziosa, non so se per l'acqua o per due perle di lacrime.
Mi guardò a lungo, poi prese la mia mano e, per scaldarla, la infilò attraverso la manica del kimono e se la mise a contatto del seno. Quando la mia mano fredda sfiorò il suo capezzolo, ebbe un sussulto, di pari passo, il mio "bastone di giada" si induriva come quel piccolo bocciolo tra le mie dita.
Fece un lungo sospiro, ma poi fui io ad avere un brivido, sentivo il suo pube premermi contro la gamba che si trovava tra le sue e, una mano altrettanto fredda come la mia, si insinuò nei miei pantaloni, venendo in rotta di collisione con il mio pene ormai duro, che lei iniziò ad accarezzare con voluttà e perizia.
Il suo corpo era tutto un ondeggiare contro la mia gamba e delicati gemiti di piacere si confondevano con lo scroscio dell'acqua. La sua lingua leggera come petalo di rosa percorreva il mio collo da un orecchio all'altro. Ci stavamo beatamente incamminando entrambi a gustare questo dolce antipasto amoroso quando una voce nota ci destò dal reciproco godimento.
-"Maestroo! Maestroo!" era Chen Mancin.
-"Finalmente vi ho trovato, Noriko san ha fatto venire un taxi per voi, presto venite!"
Ci lasciammo da quella soave posizione, con un certo imbarazzo e ci avviammo alla macchina. Avevo sempre lodato Noriko per la sua efficienza e tempismo ma questa volta ne avrei fatto volentieri a meno. Il taxi lasciò Akiko alla sua abitazione, e proseguì per il mio Hotel.
La troupe era ormai partita, Noriko ed io decidemmo di rimane ancora alcuni giorni, lei con la sua Emiko, ed io che cercavo inutilmente ci contattare Akiko, ma il telefono era sempre muto come una setta segreta.
Avrei dovuto accettare l'invito di Noriko, in questo momento sarei stato in compagnia di due ragazze attraenti, impegnato in deliziosi giochi amorosi, invece vagavo per le strade di Kyoto come un reietto.
Ormai solo più la notte mi era amica, sul petto percepivo caldi baci come fiori d'autunno, tra le mani il profumo di neri cappelli accarezzati, già pensavo che la nuova alba sarebbe arrivata mia nemica.
Stanco e sconsolato con questo pensiero di lei nella testa, decisi di ritornare in albergo, forse un solitario piacere mi avrebbe giovato.
Spento e senza energie, come un lupo sconfitto, infilai la scheda nelle serratura della porta, ed entrai.. due passi! un profumo conosciuto assalì le mie narici, non accesi la luce, ma nella penombra della camera.. la vidi sdraiata su un divano, bella come una scultura, con il suo kimono e sensualmente scoperta, più intrigante di tutti gli intrighi di una corte antica.
Non chiesi nemmeno come, perché, quando.. rimasi lì con le parole bloccate in gola, attonito ed esterrefatto, con la sensazione di essere stato colpito da una spada affilatissima senza potersene accorgere, e solo dopo.. percepire il caldo fiotto di sangue a contatto con la pelle.
Mi fissò a lungo con occhi vogliosi, mentre la sua mano accarezzava il folto pube e sapientemente un dito entrava e usciva dalla sua vagina, poi, con voce suadente e calda mi disse:
-"Ora puoi fotografarmi nel profondo dei tuoi occhi, io danzerò per te."
A piccoli passi si avvicinò a me, lentamente il suo kimono, ultimo baluardo difensivo, cadde sul pavimento, nuda, nella sua bellezza aprì il magico ventaglio scarlatto e accompagnati dalle note del mio flauto di giada, da lei suonato con maestria, danzammo tutta la notte, dissetati e cibati dei nostri nettari, poi il sonno ci avvolse con il suo rigenerante mantello.
Il mattino fui risvegliato da un tenero bacio, era Noriko, mi regalò un sorriso più grande dei suoi seni, e mi disse:
-"Maestro, qualcuno ha lasciato qualcosa sul tavolo per voi"
Mi alzai, vi era posato un ventaglio dorato, pizzicato tra le aste, un bellissimo biglietto in carta di gelso; lo aprii, sotto il suo nome, scritto a pennello, un numero di telefono... sorpreso, notai che il prefisso era di OSAKA.
Negli anni a venire sentii molto parlare di Akiko, divenne la più brava danzatrice del Giappone, non la rividi più ma quel ventaglio dorato è ancora appeso nel mio studio.