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Uno, due... tre!
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Titolo:
Uno, due... tre! |
Autore:
Armonico |
Contatto:
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Racconto
n° 736 |
Altri
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Sono dietro di te. Nudo, come te. L'unica parte coperta del tuo corpo sono gli occhi: la benda ti impedisce finanche di sapere dove sei. Senti il mio fiato sul collo, sulla schiena. Ti faccio appoggiare le mani sul mobile che non sai di avere di fronte, così da poter esplorare ogni angolo del tuo corpo. Mi lasci fare, ti abbandoni totalmente alle mie mani, alla mia lingua. Di tanto in tanto avvicino il mio corpo al tuo quanto ti basta per sentire le dimensioni del mio desiderio. La consistenza del mio membro aumenta ad ogni tuo sospiro. Affondo due dita nel tuo umore: sarò stato irruento, a giudicare da come inarchi la schiena (sembri un gatto) e soffochi un grido. Le mie dita ti accarezzano il clitoride con una dolcezza tale da non lasciar presagire nulla di ciò che accadrà in seguito, ma questo non puoi saperlo. Accelero il movimento, rallentando se ti sento gemere di più. Mi fermo e allontano la mano; in un gesto di stizza indietreggi il corpo fino a sentire la durezza della mia eccitazione. Appoggio una tua mano sul tuo sesso e la guido in movimenti intensi: ora voglio che sia tu a darti quel piacere, io preferisco pensare al resto del tuo corpo già sudato. Le mie dita scivolano sulla tua schiena, seguono il contorno della spina dorsale, scendono su una coscia, risalgono fino alla nuca e scendono ancora. Mi soffermo sul solco che di-vide le tue natiche: credi di sapere cosa voglio fare e ti pieghi ulteriormente aprendoti a me e continuando a gemere per il piacere che ti sta provocando la tua mano destra. Ti afferro con entrambe le mani, ti apro e mi inginocchio alle tue spalle: prima che possa rendertene conto la mia lingua ha già esplorato tutta la parte bassa del tuo corpo pene-trandoti e mescolando la mia saliva ai fluidi che mi regala il tuo corpo. Stai per esplodere, lo sento dai tuoi gemiti e dai mo-vimenti che non riesci più a controllare. Allontano la tua mano con un gesto fermo che ti indispettisce; provi a riav-vicinarla, ma te lo impedisco. Mi sollevo e ti appoggio sull'ano l'indice pieno dell'umore che non smetti di generare. Faccio una leggera pres-sione: una piccola parte del mio dito è già dentro di te. Mi av-vicino al tuo orecchio e inizio a contare. Uno, due... tre. Spingo con forza l'indice dentro di te. Cerchi di sottrarti al dolore che ti impongo, ma non ne hai la forza. E forse nemmeno la voglia. Un mio sussurro ti chiede di riprendere ciò che stavi facendo: alzi la mano destra dal mobile su cui è appoggiata con movimenti titubanti, ancora scossa dal gesto ina-spettato, ma dopo un po' riprendi a gemere. Con la stessa velocità con cui lo avevo inserito tiro fuori l'indice. Il dolore si rinnova e per un attimo fermi di nuovo la tua mano, ma poi ricominci. Ti accarezzo un po' prima di rifare tutto daccapo. Uno, due, tre. Spinta, poi subito fuori. Cominci già a non sentire più dolore e ti tocchi avidamente. Decido di gettare a terra la sciarpa che ti avvolge il viso coprendoti gli occhi. Sei di fronte ad un mobile con specchio: eccitata osservi i nostri corpi e soffermandoti sui tuoi capelli fradici. Trovi l'orgasmo brevemente, torturandoti un capezzolo e mordendo con forza la mia mano che ti accarezza il viso. Ora la spossatezza ti si legge in faccia, ma non ho intenzione di fermarmi e te lo faccio capire girandoti e spingendoti la testa verso il mio bassoventre. Opponi resistenza, ma senza alcuna convinzione, così sono totalmente nella tua bocca. So che ti sembra di soffocare ma io non smetto, non ho alcuna intenzione di lasciarti andare: lo capisci e mi mordi per desiderio di vendetta. Non lascio la presa, anzi: continuo a spingere la tua testa in avanti e ti tiro indietro per i capelli. Finalmente mi stacco da te, ti sollevo e ti rigiro: sei di nuovo davanti allo specchio, con me alle spalle. Ti masturbo con forza, ansioso di vederti gemere di nuovo. Stavolta sei tu ad allontanare la mia mano per continuare da sola: ti muovi molto più lentamente di me, ma mi sta bene perché serve a generare il miele che inizio subito a leccare. Il tuo piacere cresce e ben presto ricominci a sospirare. Attingo il tuo umore dalla fonte e te lo spalmo sulle nati-che, che prima accarezzo lievemente e poi stringo con forza. Ricomincio a sfiorarti l'ano, stavolta con due dita. Uno... due... tre! La tua testa scatta all'indietro quasi a volermi far capire l'intensità del bruciore. Emetti anche un sibilo e nei tuoi occhi mi sembra di vedere un luccichio, ma non basta a fermarmi: allargo e muovo avanti e indietro le due dita che infuocano le tue terminazioni nervose. Ti sento tesissima, ma intanto continui a cercare piacere nel movimento della tua mano anche quando tiro fuori di scatto le dita. Ti fermi a morderti le labbra estasiata dall'odore delle dita umide che ti appoggio sul viso. Ti accarezzo dolcemente scendendo fino al petto, ma arrivato al capezzolo stringo con forza; hai capito il gioco e ti masturbi irrorando il clitoride. Il capezzolo è ancora stretto tra le mie dita quando mi senti spingerti al mobile e aprirti le gambe. Penetro il tuo sesso solo per un attimo, il tempo di inumidirmi, poi ti apro le natiche e gioco a muovere il mio membro su e giù per il solco che le divide. Arrivato all'altezza giusta faccio una leggera pressione, poi mi avvicino al tuo orecchio. "Uno." Sorridi, ansiosa di scoprire se puoi provocarti un orgasmo mentre ti sodomizzo. "Due." Allontano la tua mano dal clitoride e la appoggio sul mobile senza preoccuparmi della tua espressione contrariata: ora sei titubante e visibilmente preoccupata. "Tre!" Ti sembra sia passata un'eternità quando lo dico. Il mio membro penetra integralmente, i miei testicoli sbattono contro le tue natiche; entro ed esco da te più volte (dopo la terza non le conti più) e con forza crescente. Il bruciore è troppo intenso e va placato, perciò non mi oppongo alla tua decisione di ricominciare a masturbarti. Sto per esplodere. Esco in fretta, ti giro e ti faccio inginocchiare dandoti così anche la possibilità di sfogare il tuo dolore su di me. Rischi ancora di soffocare, ma stavolta sei tu a decidere intensità di movimento e penetrazione. Avvolgi il mio membro, assapori il miscuglio di fluidi che ti offre: gli umori anali e vaginali, i nostri sudori che si fondono, il liquido trasparente che precede lo sperma. Mi arrendo tra le tue labbra inondandoti del piacere accumulato. Tu esplodi subito dopo e ti allontani da me lasciando che le gocce che ti scivolano dalla bocca macchino il pavimento su cui poi ci accasciamo esausti. Siamo sporchi e sudati, e la sigaretta che ti accendi è solo la rappresentazione simbolica di quello che succederà quando ci saremo ripresi...
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