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Mano morta
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Titolo:
Mano morta |
Autore:
Shaara |
Contatto:
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Racconto
n° 752 |
Altri
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Ore 07:00, mi alzo raggiante perché questo sarà per un gran giorno, l'appuntamento è alle dieci ma mi voglio preparare bene perché sono ormai due mesi che non esco con Marco e so già cosa mi aspetta. Lui è tornato dal Polo Sud dove lavora e sicuramente vorrà smaltire tutto quel freddo accumulato ed io sono due mesi che non sento le sue mani sulla mia pelle. Scelgo la lingerie che lui ama di più, il perizoma che mi comperò quella volta al mare quando ci siamo conosciuti, praticamente sembra di esser nudi, talmente è sottile e delicato; sopra un vestitino intero a canottiera, corto e morbidissimo. Mentre mi pettino i miei lunghi capelli dorati, mi pare già di sentire le sue mani e la sua bocca... si, credo proprio che oggi sarà una bella giornata. Devo attraversare la città, in autobus, purtroppo, il martedì a quest'ora, vi saranno decine di persone e ci sarà ressa alle fermate;.va bé, posso anche accettare qualche disagio per rivedere il mio amore. L'autobus è stracolmo, riesco a trovare posto in piedi sgusciando tra camicie già sudate e ventiquattrore ingombranti e bambini in braccio alle proprie mamme. Ad ogni fermata, c'è il rischio di esser trasportati giù dalla calca mentre chi sale, spinge in cerca di spazio. Ogni curva, ogni semaforo, mettono alla prova il nostro senso dell'equilibrio coadiuvato comunque da una situazione per cui è veramente difficile cadere a terra visto che si è schiacciati l'uno contro l'altro.. o si cade tutti o non si cade nessuno. Il pensiero va a Marco, che mi starà già aspettando nel suo appartamento di periferia. Sento già la sua voce, il suo sguardo. Penso a lui e sento già la sua mano, per un attimo, sognante, non mi rendo conto che la "mano" non è di Marco.. la sento lungo la coscia interna, calda, che sale e si struscia sulla mia pelle sino a lambire la mia intimità coperta appena dalla corta gonna. Cerco di guardarmi attorno, ma non vedo nessuna faccia compiaciuta e poi a giudicare dall'angolazione da cui arriva, deve trattarsi di una persona seduta e che sfugge alla mia vista... la folla non mi permette di vedere e la voglia di reagire e inveire è placata dalla situazione di vergogna. Ad un tratto non la sento più e mi accorgo di sudare.. l'autobus frena e i visi accanto a me cambiano, sono vicina alla porta di uscita e per non farmi trascinare giù, rimango nello stesso posto aggrappata al corrimano sopra la mia testa. Riparte, e subito la mano torna furtiva a scivolare sotto la gonna e arriva sino a toccarmi nel mio sesso... non so perché ma in queste situazioni o riesci a fuggire o strilli immediatamente, ma se lasci fare per alcuni minuti diventi complice e si ha paura che denunziare il fatto crei nei presenti la convinzione che se non hai detto nulla subito vuol dire che "ci stai!", anche se ovviamente loro non sanno da quanto tempo accade. Questi pensieri si fanno presto largo nella mia mente e rimango lì a subire, nascondendo il volto dietro le braccia alzate aggrappata a quella sbarra di metallo untuoso di sudore di chissà quante persone. Una frenata improvvisa e lo scarto del veicolo verso sinistra crea un movimento brusco alla massa di persone e la mano furtiva preme all'improvviso sul clitoride... è come se avessi subito una scarica elettrica, un gemito mi esce dalle labbra fortunatamente confuso tra il brusio della folla che cerca di capire cosa avviene là fuori. Mi mordo le labbra cercando di non lasciarmi sfuggire ancora lamenti e mi accorgo che la mia sorcina si sta letteralmente inondando, eccitata prima dai pensieri di Marco e importunata poi da quella intrusione. Le dita della mano penetrano il pertugio bagnato e si muovono convulsamente, strattonate dalla ressa..... sto godendo in un autobus alle nove di mattina masturbata di nascosto da un perfetto sconosciuto.. questo pensiero mi sommerge e penso a quale tipo di mente malata si sia impossessata di me e mentre penso mi accorgo di allargare un poco le gambe e facilitare quel gesto. Riesco a volgere lo sguardo verso il sedile di sinistra, e tra le spalle di due persone scorgo due occhi che mi osservano arrossati e sognanti.. capisco tutto e torno alla realtà, sgancio la presa delle mani e mi volto per inveire contro quel tomo ma vengo trascinata dalla folla fuori dall'autobus che si era di nuovo fermato. Rimango lì impietrita, sudata, mentre la gente mi passa tutt'attorno e l'autobus scorre davanti ai miei occhi mostrandomi quel volto seduto dietro un finestrino che mi guarda impunemente divertito. Guardo la gialla sagoma dell'autobus sin che esce dalla mia vista, mi ritrovo da sola, con la testa stravolta, con il pensiero di Marco e mi chiedo quale tipo di donna si sia trovato.
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