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Gocce di musica
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Titolo: Gocce di musica
Autore: Juza
Contatto:
Racconto n° 776
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Mentre la voce soave del cantante liberava nell'aria dolcissime parole straniere e l'aria calda dell'estate mi abbracciava solleticandomi le spalle nude ci siamo guardati.
Tu mi guardavi il viso o fingevi solo di non aver visto la scollatura del mio vestito?
Come me sei stato rapito dall'estasi del ritmo della chitarra e dal basso affannati a rincorrersi, o cercavi solo di immaginare il mio seno in trasparenza sotto il tessuto leggero del mio vestito?
Ti ho visto con la coda dell'occhio, facendo finta di niente, avvicinarti a me.
Con quel fare casuale.
Spostandoti al ritmo inglese, sempre più coinvolgente man mano che il pubblico si lasciava rapire, ipnotizzato dall'assolo della tromba e della corista.
Ma non ho capito ancora cosa stava succedendo fino a quando, per caso, mi hai sfiorato il braccio con la mano.
E' stato per un istante certo.
Ma da come hai tardato a girarti ed a scusarti tutto è stato chiaro.
Una rivelazione improvvisa, come la voce acuta del violino che si confondeva con quella del cantante.
Non so perchè l'ho fatto.
Non pensavo che sarei stata capace di scivolarti davanti, strofinando la mia schiena sul tuo corpo sconosciuto.
Non pensavo di avere il coraggio di voltarmi guardandoti dritta negli occhi.
Ma volevo che fosse chiaro quel che volevo.
Ecco perchè ho cercato i tuoi fianchi per stringerti a me. Volevo sentire la tua eccitazione che cresceva sfiorandomi lentamente il sedere.
Forse mi hai letto nel pensiero perchè le tue mani si sono posate sulle mie spalle, ma non si sono fermate.
Mentre tutte le persone intorno a noi ballando e cantando sembravano non prestare attenzione, con le tue grandi mani mi hai impugnato e stretto i seni lasciando che il mio vestito scivolasse fin sui fianchi, stringendomi ancora di più a te.
Ecco che attraverso i nostri vestiti ho sentito tutto il tuo piacere ed i tuoi fianchi hanno iniziato a muoversi cercando il piacere.
Poi ricordo la mia pelle che trema con le note del pianoforte, quasi fossero le mani del pianista a stimolare i miei sensi.
Poi ricordo il calore che sale dal mio ventre e mi invade i pensieri.
Tutto il resto è come un sogno.
Mi vedo e non mi riconosco in quella ragazza seminuda ed avvinghiata ad uno sconosciuto tra il pubblico di un concerto.
Nei miei ricordi sta piovendo, ma solo su di noi.
E sono gocce di musica che sento sul mio viso appagato.