|
|
|
Il Generale Ishira
|
|
|
Titolo:
Il Generale Ishira |
Autore:
Ryu |
Contatto:
|
Racconto
n° 777 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
Ayumi si sentiva girare dolcemente la testa. Non ricordava nemmeno quanti bicchieri di kencha aveva bevuto. Le piaceva molto il liquore di prugne di quella regione, specialmente caldo, e la sensazione di ebbrezza che dava era deliziosa. Si sentiva leggera e non riusciva a smettere di ridere, anche dopo che lei, Mirfak e Yoreth si erano spanciati dalle risate per tutta la sera (e nessuno dei tre ricordava perché ridevano), bevendo per festeggiare la vittoria. Ora l'ubriachezza le era passata almeno un poco, ma si sentiva incredibilmente rilassata. Quella sensazione le dava perfino l'impressione che i suoi sensi si acuissero. Avvertiva ad ogni passo lo strofinio della morbida uniforme di velluto sulla sua pelle, la brezza fresca della sera d'estate che le sfiorava il viso e i capelli ancora umidi dopo un bagno... le capitava spesso quando era ubriaca di sentirsi eccitata. Ayumi pensò per un attimo alla sua situazione e scoppiò di nuovo a ridere senza motivo, tanto che si fermò un attimo per calmarsi: nel bel mezzo della festa un soldato era venuto da lei ad avvertirla che il generale Ishira voleva vederla. Probabilmente lei gli aveva risposto con un improperio e aveva continuato a ridere a crepapelle con i due amici. Tuttavia non poteva certo disobbedire ad un ordine del generale, così, anche ubriaca, era uscita e si era incamminata verso la sua tenda. Il generale Ishira era una donna, Ishira Mirin. Doveva avere più o meno quarant'anni, ed era molto avvenente, ma era assai severa con i suoi sottoposti. Però per Ayumi aveva una sorta di predilezione: la avvicinava spesso e sovente si complimentava con lei per la sua abilità. La ragazza arrivò nei pressi della tenda del generale. Cercò di darsi un contegno un po' più marziale, poi si avvicinò ai soldati di guardia. Uno di loro avvertì il generale, e Ishira la fece entrare. "Hae, lady Ishira" Ayumi fece il saluto militare. La tenda di Ishira era grande, e decisamente più lussuosa della sua. Mobili in legno laccato, un grande specchio decorato nello stile delle regioni sudorientali, e il letto coperto di pellicce pregiate del nord bastavano per intendere che il generale fosse abituata al lusso e alla raffinatezza. "Benvenuta, Ayumi" le disse la donna con un tono amabile che era raro sentire dalla sua bocca; poi, vedendo la giovane ferma e immobile nella posizione di attenti, per rispetto verso un superiore, ridacchiò e le disse: "Suvvia, non siate sempre così rigida e accigliata, comandante, o vi verranno presto le rughe su quel vostro bel visino". Ayumi abbandonò la posizione di attenti, ma non si rilassò. Scrutò attentamente la donna: era bella, di una bellezza matura. La stava guardando, sorridendo, e la luce delle candele metteva in risalto le sue labbra carnose, i suoi occhi scuri, che brillavano con una strana malizia, come riflettendo il fuoco, e la cascata di riccioli biondi che le incorniciava il viso. Vedendo che la ragazza non diceva una parola, Ishira si alzò, quasi divertita, e le si avvicinò. Ayumi poté notare molto distintamente le curve morbide e generose del corpo di lei, attraverso la leggerissima veste di seta nera che indossava. Aveva quasi la strana impressione che il generale stesse facendo apposta a fargliele notare. Quando con un passo da gatta la donna le fece osservare anche un triangolo scuro tra le sue cosce, Ayumi distolse lo sguardo, imbarazzata. "P... perché mi avete chiamato, milady?" balbettò la fanciulla, cercando di non posare lo sguardo sulla donna. Ishira ridacchiò: "Nulla... volevo solo farvi i complimenti per come avete guidato i vostri soldati oggi.", poi avvicinò il suo viso a quello di Ayumi fin quasi a toccarle una guancia: "E invitarvi a bere qualcosa con me." Ayumi sentì lo sguardo infuocato della donna percorrerla tutta, dai suoi lisci capelli neri, al suo viso pallido e delicato, da adolescente, alle curve modeste ed esili del suo corpo snello... sotto quello sguardo stregato le sembrava di essere nuda, e non poté fare a meno di arrossire vistosamente. "Ah ah ah." rise la donna, "siete adorabile, Ayumi. Su, accomodatevi, vi offrirò qualche bicchiere della mia riserva speciale". La ragazza non poteva certo rifiutare l'invito di un superiore. Così, con un po' di riluttanza, si tolse gli stivali e si sedette sulle morbide pellicce che coprivano il suolo, di fronte ad un tavolino di legno laccato. Ishira prese una raffinata bottiglia di vetro da una cassapanca, e due bicchieri, che riempì di un liquore rossastro. "Alla salute della nostra piccola comandante." disse la donna, con un sorriso caldo e senza smettere di fissare la ragazza con i suoi occhi luccicanti. "Anche alla vostra, milady." rispose timidamente Ayumi, sorridendole a sua volta. Il liquore era forte e dolce. Aveva un aroma di rose. "Le voci del vostro coraggio sono giunte fino alle guglie di Caraphe-nura" le disse il generale, versandole un altro bicchiere. "Io faccio solo il mio dovere." le rispose la fanciulla. "Siete una dei migliori ufficiali e questo scatena reazioni contrastanti a corte, come c'è da aspettarsi, del resto". Ayumi avvertì una strana sensazione: la testa aveva ricominciato a girarle, anche se poteva essere a causa dell'alcol, ma ora sentiva anche un forte calore diffondersi per tutto il suo corpo. Ishira la guardava: "Alcuni degli aristocratici vi stimano molto, soprattutto i ranghi medio-alti dell'esercito... ma altri vi temono, Ayumi, soprattutto i più influenti." "Io... io non so che dire." rispose la ragazza, sentendosi sempre più confusa, accaldata e intontita. Sul viso di Ishira comparve di nuovo un sorriso malizioso. La sua voce si fece più bassa e calda: "Datemi retta, mia piccola Ayumi... non fidatevi di qui vecchi codardi." La donna si sdraiò su un fianco: "Rilassatevi, avanti... non vi sentite stanca dopo una giornata di sangue..?" Poi, languidamente, allungò una gamba verso la ragazza, e le appoggiò delicatamente il piede nudo su una coscia. Ayumi era completamente disorientata, come se fosse stata drogata. Non riusciva a formulare un pensiero coerente, ma quando sentì il piede caldo e morbido della donna accarezzarle la pelle delicata dell'interno coscia e avvicinarsi lentamente al suo inguine, si sentì riempire di un'incontenibile eccitazione, e si lasciò sfuggire un gemito di piacere. La ragazza perse l'equilibrio, e si adagiò, molle, su un fianco: le dita del piede di Ishira si muovevano tra le sue gambe con estrema maestria. Nello stato allucinatorio in cui si trovava, Ayumi avvertì vagamente il suo sesso inumidirsi, mentre un fuoco sempre più prepotente la invadeva tutta, facendola ansimare. Ishira si fermò proprio al momento giusto. Mentre la ragazza ansimava ancora, sdraiata sulle pellicce, la donna le si avvicinò, con movimenti felini, e si stese su un fianco accanto a lei. La guardò, rapita, mangiando con gli occhi il suo esile corpo riverso al suolo. Si fermò a guardare i suoi piedi da poco denudati. "Avete dei piedi bellissimi, lo sapete..?" mormorò, passandosi la lingua sulle labbra, poi prese i piedi piccoli e snelli di Ayumi tra le mani e iniziò a massaggiarli. La sua pelle era liscia e morbida come la seta. "Come siete giovane e bella, piccola Ayumi. Quanti anni avete...?... diciotto... diciannove al massimo." sussurrò Ishira alla fanciulla, accarezzandole le piante tiepide dei piedi, "La vostra pelle sembra quella di una bambina." Ayumi gemette ancora di piacere, senza rendersene conto. Ormai era come ipnotizzata, sembrava che i sensi l'avessero abbandonata, tutti tranne il tatto. "Vi invidio, bambina mia. Invidio la vostra tenerezza acerba e la vostra innocenza." Ishira strinse delicatamente un piede della ragazza tra le mani, e se lo appoggiò affettuosamente su una guancia. Ne respirò il lieve odore, e lo baciò con tenerezza. "In questo mondo marcio." sussurrò la donna, lasciandole il piede con una carezza, "la vostra giovane forza è l'ultima luce di speranza che ancora brilla, fresca e coraggiosa sopra un mare morto." Poi rialzò lo sguardo: "Su piccola, ora vieni qua, tra le mie braccia." mormorò Ishira, con un lampo negli occhi. La giovane non oppose resistenza: il suo corpo obbedì all'ordine della donna, e le si avvicinò, languido e flessuoso. Il generale la cinse tra le sue braccia, e la baciò sulle labbra tenere. Ayumi, schiava della sua volontà, le rispose, succhiandole le labbra carnose e accarezzandole la schiena e i glutei. Ishira fece scivolare via il leggero abito di seta che indossava, e rimase completamente nuda. La sua pelle e i suoi capelli sotto la luce del fuoco sembravano d'oro. "Spogliati" ordinò dolcemente alla ragazza, e Ayumi iniziò a slacciarsi lentamente la divisa di velluto. Scoprì il suo petto latteo, i piccoli seni tondi, i delicati capezzoli rosei; denudò il suo ventre candido e sodo e poi il suo sesso, coperto di una sottile peluria nera e già bagnata, per restare nuda a sua volta sulle soffici pellicce. Ayumi alla luce del fuoco pareva una delicata porcellana bianchissima. Con un lento gesto delle mani Ishira invitò Ayumi ad avvicinarsi. La fanciulla obbedì docilmente e allungò le mani delicate per toccarle i seni prosperosi. Il generale a sua volta la accolse tra le braccia e iniziò ad accarezzarle il seno giovane e morbido. Ishira gemette di piacere sentendo le dita vellutate della ragazza che le stuzzicavano i capezzoli, e in una vampata di eccitazione si gettò sui seni di Ayumi per succhiarli. La ragazza fu scossa da un terribile brivido di piacere al tocco della lingua calda della donna su un capezzolo turgido, e riprese ad ansimare. Ishira lasciò i suoi capezzoli per accarezzarla con la lingua: le leccò il seno, il petto candido, le spalle e il collo sottile. "Tocca a te ora." ordinò poi affettuosamente ad Ayumi, e la ragazza attaccò il seno della donna con la bocca morbida. Le stuzzicò i seni con lenti morsetti, e poi li accarezzò piano con le labbra e con la lingua. "Sei meravigliosa!" rise la donna per il piacere. Poi allungò le mani curatissime e accarezzò il viso alla fanciulla. "Per tutti gli dei, sei così bella." sussurrò, incantata dai suoi bellissimi occhi scuri, quasi violetti, che brillavano di vita nonostante fossero annebbiati dal sortilegio. Le passò piano le dita tra i morbidi capelli nerissimi, poi la attirò a sé e la baciò passionalmente sulla bocca. La ragazza allungò a sua volta le mani e prese ad accarezzare i capelli, il collo e le spalle di Ishira, mentre con le labbra e con la lingua rispondeva con baci squisitamente dolci a quelli passionali della donna. Si baciarono per lunghissimi attimi, strofinandosi l'una sull'altra, finché non furono terribilmente eccitate, e loro corpi non furono umidi e lievemente odorosi. Ayumi era molto sudata, e Ishira si divertì a leccare le goccioline che le scivolavano sulla pelle. La ragazza non smetteva di gemere dolcemente, e la donna ne fu ancora più eccitata: all'improvviso, senza quasi più controllarsi, si gettò ai piedi della fanciulla e se li portò alla bocca. Nel contempo, allungò una gamba per dare il suo piede alla ragazza, affinché facesse lo stesso. Ayumi strinse il piede di Ishira, piena di desiderio, e iniziò a leccare la pianta morbida. La donna muoveva voluttuosamente le dita, e intanto si dedicava ai piedi di Ayumi: massaggiandole delicatamente le piante, le succhiava le dita graziose e vellutate. Quando la ragazza si immerse le sue dita nella bocca calda, Ishira non riuscì a trattenere un grido di delizia. Poi, continuando ad accarezzarle le piante e le caviglie sottili, la donna leccò il piede umido di sudore della ragazza tra le dita: la sua pelle sudaticcia aveva un leggero sapore salato. Ayumi piagnucolava dal piacere. Non ce la faceva più: si gettò su Ishira e prese a leccarle l'interno delle cosce, sempre più vicino all'inguine. Infine giunse alla calda fessura della donna, e con delicati tocchi della lingua le scatenò l'orgasmo in pochi attimi. Ishira gridò ancora di godimento, poi poco a poco si rilassò. Ora però voleva sentire il piacere della fanciulla: si dedicò a sua volta alle tenere cosce lattee di lei, e le stuzzicò a lungo con le labbra e con la lingua. Accarezzò con le dita la morbidissima peluria nera e, delicatamente, aprì i petali del suo giovanissimo fiore. Ayumi ansimava in attesa. Poi, adorante, la donna immerse la sua lingua nel dolce latte di lei. La ragazza lanciò un grido, e inarcò la schiena in preda al piacere, poi continuò ad ansimare, gemendo flebilmente, mentre Ishira le torturava deliziosamente i bordi della piccola fessura. Infine, la donna affondò la sua lingua e trovò la delicata perla turgida della ragazza. Pochi morbidi tocchi bastarono, e Ayumi esplose, contorcendosi e tremando per il violento e bollente piacere che la invase. Poi, esausta, crollò in un sonno profondo. L'incantesimo aveva provveduto anche a questo. Ishira la guardò ancora, ammirando il suo corpo candido ed esile come un fiore estivo. Raccolse la sua divisa e la rivestì, poi indossò di nuovo il suo abito. Prese in braccio la ragazza e si stupì di quanto fosse leggera. Poi, nel buio della notte, nascondendosi alla vista delle guardie grazie alle sue arti, il generale riportò Ayumi nella sua tenda e la stese sul letto. La guardò ancora: com era tranquilla. Era bellissima anche quando dormiva. Ishira le accarezzò ancora una volta una guancia vellutata. Poi si voltò e scomparve nelle tenebre.
|
|
|
|