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Pomeriggio tropicale
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Titolo: Pomeriggio tropicale
Autore: Emma
Contatto:
Racconto n° 780
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Dopo pranzo, il sole picchia troppo forte per starsene in spiaggia. Picchia troppo forte anche per andare in giro o per fare qualunque cosa. Infatti l'isola si spopola. Tutti si ritirano nei bungalow, all'ombra e al fresco.
Fuori non c'è un cane. E anche noi, come tutti i pomeriggi, ci siamo rifugiati nel fresco del nostro capanno tra le palme. Ci siamo buttati a letto. Nudi, naturalmente. E, naturalmente, prima del sonnellino meridiano, abbiamo trombato. Dopo, Andrea si è messo a pancia in giù e si è addormentato come un masso.
Anche Isabella e Luca, nell'altra camera del bungalow, devono essersi assopiti. Prima, dalla porta aperta e dal sottile divisorio di legno, si erano sentiti i rumorini e i versetti di chi tromba, ma ora tutto tace: devono aver finito anche loro e devono essersi addormentati.
Io non voglio dormire. Al pomeriggio non ci riesco. Se lo faccio, poi mi sveglio col mal di testa. Per un po', me ne resto a letto a guardare il soffitto, ma fa caldo e decido che è meglio che me ne vada sul dondolo della veranda, che magari c'è un po' di brezza e si sta più freschi.
Recupero il pareo, ma non sto a mettermelo. Passando davanti alla camera dei nostri amici, li vedo stravaccati a letto e ho la conferma che dormono. In questi bungalow le porte non ci sono proprio ed è impossibile passare davanti alla porta di una camera senza resistere alla tentazione di dare una sbirciatina. Entrambi sono a pancia in giù, nudi come mamma li ha fatti, col sedere di Isabella che, in quella posizione, dà il meglio di sé.
Sotto la veranda, in effetti c'è un po' più di brezza. Tutto attorno è deserto. In spiaggia non c'è nessuno. Anche sotto le verande dei bungalow vicini non c'è anima viva. Gli unici rumori che si sentono sono il fruscio del vento tra le palme, il frangersi delle onde sulla spiaggia ed i versi lontani di certi uccelli che forse sono gabbiani. Questa vacanza invernale ai tropici è stata proprio un'idea geniale. A casa ci sarà un nebbione da far paura. Ci sarà un'umidità ed un freddo boia da mettersi anche le mutande di lana. Qui invece si sta che è una meraviglia, e senza neanche bisogno di avere uno straccetto addosso.
Decido di concedermi un tuffo in mare. Così mi libero di dosso anche il sudato e l'appiccicaticcio della scopata. Il pareo non me lo metto, tanto sono solo pochi metri e non c'è in giro nessuno. Lo annodo ad un palo della veranda, perché non mi voli via. Mi infilo solo i sandaletti, perché la sabbia scotta. Non c'è che dire: ne ho fatti di progressi in questi pochi giorni. Appena arrivati, non mi sarei mai sognata di andarmene in giro tutta nuda. Ora la cosa mi sembra sempre più normale, ed anzi comincia proprio a piacermi. Anche la mia abbronzatura ha fatto dei progressi: il segno bianco del costume ormai non si vede quasi più.
Sguazzo un po' in acqua. Poi torno sotto la veranda: il sole a quest'ora picchia troppo e ci sarebbe da scottarsi. Meglio che mi sistemi comoda sul dondolo, all'ombra. Anche all'ombra ci si abbronza, con tutta la luce ed il riverbero che c'è in giro. Approfitto che non c'è nessuno per stravaccarmi a cosce spalancate, coi piedi sul palo che fa da balaustra, così riesco a far andare via anche l'ultima traccia bianca di costume che ho davanti. Mi era sembrata una cazzata, quando Isabella, prima di partire, aveva lanciato l'idea di raderci completamente il cespuglietto sul pube. Ora però sono contenta di essermelo tolto. Anche l'ultima traccia pallida dove prima c'erano i peli sta per scomparire del tutto e, prima che la vacanza finisca, saremo abbronzatissime anche lì. Per non dire che Andrea stravede per la mia passerina depilata e, tutte le volte che può, mi dà di quelle slinguate che mi lasciano senza fiato. Anche mezz'ora fa, a letto, mi ha dato una ripassata di lingua davvero coi fiocchi. Poco c'è mancato che mi facesse godere prima ancora di mettermelo dentro. Isabella racconta che anche a loro la sua passerina depilata fa lo stesso effetto e che anche Luca si sbizzarrisce con la lingua come prima non accadeva.
E poi, slinguate a parte, è bella la sensazione di quando si è al sole e il sole scalda proprio lì. C'è di che eccitarsi anche solo per il tepore del sole tra le cosce e, infatti, quando sono nuda a prendere il sole, finisce che spesso mi ritrovo tutta un bollore senza neanche bisogno di un uomo che mi coccoli. Anche all'ombra però è bello sentirsi sotto le dita la pelle liscia, morbida anche lì, senza intoppi fino alla fessurina. Qui, in questi giorni, oltre che trombare di brutto, mi sto facendo anche un mare di carezzine solitarie, come non mi succedeva più da anni.

Passa il tempo e non succede nulla, ma ormai si avvicina l'ora in cui il villaggio di solito si rianima e la gente ricompare. Poco fa è passata una prima coppia, sulla battigia. Nudi, praticamente come tutti, ormai. Si tenevano per mano e sono scomparsi verso i roccioni in fondo alla baia. Poi sento dei rumori all'interno del bungalow. Qualcuno deve essersi svegliato. Mi rimetto le mani dietro la nuca, in posizione meno peccaminosa, ma non mi va di rivestirmi, e neppure di togliere i piedi dalla ringhiera e di mettermi più composta. Sento dei passi. Compare sulla porta Andrea. Sbadiglia e si stiracchia. E' nudo, naturalmente, e in più, come sempre quando si sveglia, è eccitatissimo, con l'uccello in tiro che gli punta dritto verso il mare. Mi saluta con un bacio sui capelli, si stiracchia ancora, sbadiglia e va a tuffarsi in mare, saltellando per la sabbia che gli scotta sotto i piedi e tenendosi l'uccello con una mano perché non sballonzoli.
Anche lui sta facendo progressi. I primi giorni, quando gli tirava, si vergognava come un ladro ed era capace persino di stendersi a pancia in giù sulla spiaggia rovente, pur di non farlo vedere. Adesso non gliene frega più niente, ed anzi, si direbbe che goda un mondo a farsi vedere con l'uccello in tiro. Anche Luca ha imparato a fare così. Del resto, qui si è nudi praticamente sempre. Di maschi eccitati se ne vedono a bizzeffe e non c'è proprio nessuno che abbia qualcosa da ridire se uno se ne va in giro con l'uccello duro piuttosto che con l'uccello molle.
Anche quando torna tutto gocciolante dalla spiaggia non gli si è ancora ammosciato. Visto che non c'è nessuno all'orizzonte, ne approfitto per manipolarglielo un po'. Appoggiato col sedere al palo-ringhiera, davanti a me, mi lascia fare e sembra proprio gradire il mio massaggino. Si sporge anzi un po' più verso di me e, visto che ancora non compare nessuno all'orizzonte, ne approfitto per prenderglielo in bocca e spompinarglielo. Gradisce anche questo, ma così all'aperto, comincia a sentirsi un po' a disagio e mi propone di entrare dentro e di continuare a letto.
"Aspetta. Hai fretta? Poi ci andiamo."
A me invece l'idea di succhiarglielo lì, all'aperto, sotto la veranda, piace da matti. Potrebbe comparire qualcuno in spiaggia o dai bungalow vicini potrebbero vederci, ma è proprio questo che mi stuzzica. Potrebbero anche svegliarsi Isabella e Luca ed uscire fuori, ma li sentiremmo arrivare e faremmo in tempo a ricomporci. E comunque, anche questa di farmi sorprendere da loro con l'uccello di Andrea in bocca è un'idea che mi stuzzica. Non voglio tornare a letto: oggi voglio essere maialissima. Afferro le chiappe di Andrea perché non mi scappi e, con la bocca, continuo a succhiarglielo. Poco alla volta, si rilassa anche lui, sta un po' meno sul chi vive, lancia solo un'occhiata se compare qualcuno in spiaggia e mi lascia fare.
Cinque minuti di pompino, ed ecco che, come avevo previsto, cominciano a sentirsi dei rumori all'interno: sbadigli, parlottio. Isabella e Luca si sono svegliati. Sicuramente tra un attimo si alzeranno e compariranno anche loro sotto la veranda, sbadigliando e stiracchiandosi. Sicuramente anche loro non avranno nulla addosso e sicuramente anche Luca sfoggerà un'erezione da primato. Sono tentata di continuare a succhiarglielo: mi piacerebbe farmi trovare dai nostri amici in quella posizione, con l'uccello di Andrea in bocca.
Ci pensa però lui a staccarsi e a tirarsi indietro: "Dai, Emma, che ci vedono"
"Che sciocco!! Non sai cosa ti perdi!!"
Passano i minuti e i nostri amici non compaiono. Continua invece, da dentro, il parlottio, inframmezzato da urletti e risatine. Invece di uscire, devono aver ripreso a farsi coccole direttamente a letto.
Con la mano, mi impossesso di nuovo dell'uccello di Andrea e riprendo a menarglielo. Esita un po', ma poi mi lascia di nuovo fare e torna a ad essere meno diffidente.
"Voglio che ci vedano" gli sussurro piano. " Sei bellissimo così. Voglio che ci vedano che te lo meno". Lo faccio accostare di più. Quando è alla distanza giusta, ritorno a baciarglielo ed a spompinarlo. "Voglio che mi vedano che te lo succhio" riesco a dire a bocca piena, ed aggiungo un languido "Ti voglio bene".
Non so se Andrea è proprio convinto, ma non dice nulla e mi lascia fare. Non dice nulla, ma mi accarezza i capelli e questo mi fa ben sperare.
I nostri amici però non compaiono. E' frustrante. Dall'interno solo parlottio, tramestio del letto e mugolii. Se non si sbrigano, finisce che noi si deve concludere, e addio spettacolo eccitante. Non hanno decisamente intenzione di mettere fuori il naso. Che stronzi!
"Siete svegli? Dai, venite fuori." Provo a chiedere parlando forte, perché mi sentano oltre la parete di bambù.
Risponde Luca, che sì, sono svegli.
"State trombando?"
"Non proprio, ma quasi" Risponde ancora Luca, con voce tutta allegra.
"Isabella, cosa ti sta facendo quel porco?"
Si sente ridere e si sente un mugugno. Poi si sente ancora la voce di Luca: "Non può risponderti: ha la bocca piena". E seguono le inevitabili proteste di Isabella, che, ridendo come una matta, urla che non è vero, di non credergli.
Andrea e io ci guardiamo per un attimo negli occhi e, in un istante, senza dire nulla, decidiamo: se non escono loro, entriamo noi. Basta che ci affacciamo alla porta della loro camera per vederli a letto: lui spaparanzato con le mani dietro la nuca e, lei china su di lui, che glielo succhia.
Un attimo abbracciati sulla porta, a guardarli. Poi basta un cenno della mano di Luca alla metà libera del lettone, ed entriamo decisi anche noi, ben determinati ad unirci alla loro festa.