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Un velo di pioggia
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Titolo:
Un velo di pioggia |
Autore:
Diniego |
Contatto:
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Racconto
n° 781 |
Altri
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Un velo.. un sottilissimo velo.. quella pioggia così sottile sembrava voler coprire tutto e tutti con un sottile velo di incolore consistenza. Ero in auto, fermo sotto al portone di casa sua. Il tergicristallo a intermittenza passava sul parabrezza e mi dava modo di vedere quel nudo portone di legno scuro. Conoscevo quella via.. quel portone.. quel citofono. Conoscevo tutto di quel luogo. Guardai nello specchietto e poi aprii piano la portiera, infilai una mano dietro al sedile e afferrai l'ombrello. Attraversavo la strada mentre sentivo l'allarme della macchina inserirsi e le serrature chiudersi dietro di me. Un passo e raggiunsi il portone. Presi il cellulare dalla tasca e composi il suo numero.. "si...?" "Sono io" le dissi.. Silenzio... e poi: "Dove sei?" "Sono qui.. sono davanti al tuo portone.." Nulla per un secondo, forse dieci.. poi il click... e mi aprì. Aveva chiuso la comunicazione. Non mi chiese nulla, nè se ricordavo il piano nè altro. Sapeva che non era necessario. L'ascensore era un anonimo cubo in metallo, premetti il suo piano e salii. Avevo alle spalle quell'enorme specchio. Chiusi gli occhi... lo facevo sempre, anche allora... amavo cercare di percepire il moto verso l'alto della cabina.. il superamento dei piani. 3. 4. 5. 6. stop. Aprii gli occhi e si aprirono le porte. La sua casa dava sul retro del palazzo. Una porta blindata, legno anche lì.. scuro, rovere scuro, maschile. Le dicevo sempre: "Una volta o l'altra te la porto via.". Non suonai.. bussai piano e mi aprì.. dopo un interminabile secondo. la rividi dopo così tanto tempo. "Come stai??? Il lavoro? Ti danni sempre l'anima dietro una scrivania di legno impiallacciato e un monitor ??? Sei solo? Vorrei vederti.. Parlare un po', ti va? Oramai è passato così tanto... possiamo rivederci vero??" La sua telefonata... solo due giorni prima, eppure sembrava un attimo fa.. o una vita fa. I capelli, li aveva più corti. Li ricordavo più lunghi. Indossava una maglia nera in cashmere non troppo aderente a trapezio, corta, che lasciava intravedere l'ombelico, con uno scollo a barca e le maniche lunghe appena allargate alla fine per fare risaltare le sue mani.. lunghe, affusolate. Con il suo solito braccialetto pieno zeppo di charms e un girocollo sottile di perle. I pantaloni erano verde scuro, leggermente stretti sulle cosce e larghi sotto. Aveva cambiato profumo. Lo riconobbi subito, lo sentii provare a una donna in una profumeria. Era Glamoures di Lauren. Le stava a pennello. Era come lei, sofisticato quanto basta, fresco ma insinuante. Non si poteva dimenticare.. come lei. Mi sentii subito a disagio. Il mio spezzato in grigio chiaro e pantaloni scuri, le stringate nere in cuoio con la punta squadrata, la pianta larga, ottime se dovevi farti sentire mentre camminavi sul marmo. Un abbigliamento adatto per una cena di lavoro, ottimo per una cena fuori città.. ma un po' troppo ingessato per il suo salotto. Bastò quel sorriso.. Sapeva di farmi male con quel sorriso... lo sapeva vero? Ma non c'era malizia.. Solo la gioia di rivedermi. Un ciao.. un bacio sulle guance. Il mio knize che tanto le piaceva sin da allora... lo aveva sentito?? Perchè? Volevo di nuovo fare colpo?..era così? Me lo chiedevo in auto. Me lo chiedevo in ascensore. Me lo chiedevo davanti la porta e anche ora che era così vicina. Me lo stavo chiedendo. Ma perchè?? Sapevo la risposta. Si, volevo fare colpo. Dovevo ora domandarmi il perche' di questo. Entrare a casa sua di nuovo.. come ospite questa volta. Strano.. Cosa c'era di diverso? Qualche oggetto per casa in piu', le nostre foto nei quadretti in meno. Il Divano a elle panna e marrone sempre li'.. La tv, questa era nuova. E anche le tende. "Vuoi toglierti la giacca? Oppure come molti uomini anche tu senza ti senti un po' nudo." Niente malizia neppure ora, ma non riuscii a trattenermi. "Si grazie, prendila pure.. non mi sono mai sentito a disagio per questo." Ma a cosa mi riferivo resto' un mistero. Prendemmo un aperitivo, un po' di bianco come al solito... del pinot grigio ramato e dei crostini al formaggio.. Iniziavo a sentirmi meno ingessato. Allentai il nodo della cravatta e sbottonai i polsini e, per prendermi piu' liberta', chiesi se potevo mettere un cd da ascoltare. Ovvio.. la sua collezione dei Doors era come al solito straripante. Avevo sempre pensato che per avere cosi' tanti cd di di quel gruppo non poteva che aver preso piu' copie degli stessi album. Comunque scelsi Zappa e misi il volume al minimo. Mi sedetti di nuovo sul divano. Un'altra tartina, un altro sorso di vino. Parlavamo e la osservavo. La Grecia.. quelle piccole isolette un po' ovunque. "Ci sono piu' isole nel mar della Grecia che stelle in cielo.." Ripetevi sin da quando ti conobbi. Le avevi mai contate?? Io avevo perso piu' volte il conto di quelle che vivevano e brillavano nei suoi occhi. Cosa mi importava di quelle meno attraenti in cielo? Avevo le sue. Quelle contavo.. Si dice che se vuoi baciare una donna, non fai che guardarle le labbra. Bene.. io le guardavo gli occhi. Buon segno. Era cosi' facile parlare con lei.. Ora... prima la cosa migliore che sapevamo fare era l'amore. Eravamo come due corpi nati per congiungersi. Un'unione perfetta. Adoravo le sue cosce.. cosi' snelle, cosi' sode. Potevo entrare dentro di lei cosi' facilmente... era come entrare a casa.. era come se il mio corpo fosse fatto solo per questo e il suo fosse fatto per accogliermi. A tavola continuammo a chiacchierare del piu' e del meno. Penne verdi e involtini di agnello. Le era sempre piaciuto poco dedicarsi alla cucina... piu' alla tavola, su come prepararla. Meno a cosa cucinare. Aveva fatto progressi. Io invece avevo il fido microonde pronto a scongelarmi i piatti pronti. I vecchi amici.. i vecchi ricordi.. i vecchi rancori verso quella o l'altra persona. E io che non facevo altro che guardare i suoi occhi e il suoi seni.. Sapevo che il mio sorriso faceva male anche a lei, era per questo che sorridevo? No.. non per questo. Sorridevo davvero.. avrebbe riconosciuto un mio sorriso vero da uno falso. Il dolce lo prendemmo sui divani. Una torta al cioccolato amaro.. Squisita. E una fluite di spumante. Bisognava festeggiare questa cena dopo cosi' tanto tempo. Quanto?? Una vita.. Pochi anni?? Ancora meno... chissa' quante cose erano cambiate da allora?? Tu eri cambiata. Non capisco come era possibile.. ma eri divenuta ancora piu' bella, piu' donna..
"Ricordi quando visitammo insieme la Campania? L'Irpinia ci conquisto'... e da allora solo Greco e Taurasi a tavola. Che personaggi eravamo." Cosa le fece tornare in mente la Campania non capii.. forse il fatto che anche allora pioveva con insistenza quella notte.. La notte in cui facemmo l'amore sotto l'acqua. Uscimmo dalla macchina e ci stendemmo in un campo vicino. Era cosi' bello sentire la tua pelle.. il tuo corpo.. il tuo desiderio... reagire sotto le mie mani. La cosa che piu' mi piaceva, mi faceva impazzire, era sentire la tua voce mozzarsi.. il tuo respiro farsi profondo, difficoltoso. Piacere e brivido allo stesso tempo. Quella volta sull'erba... bagnati.. bagnata.. Ricordi che si sommano all'immaginazione, che non son piu' reali... variano lievemente.. La nostre mani strette.. il mio corpo sul tuo. La tua bocca e la mia unite.. un bacio profondo.. sentire la mia lingua scavarti dentro, leccarti le labbra piano.. morderle, succhiarle. I nostri vestiti si levavano cosi' velocemente.. la tua pelle bagnata sembrava ancora piu' setosa e le mie mani scivolavano su di te come impazzite. Ricordavo ora tutto cosi' bene.. Iniziai a baciarti dalle caviglie. La mia bocca saliva piano lungo la tua pelle. Disegnavo con la lingua e le labbra figure e parole indecifrabili.. Risalivo verso il peccato.. verso il tuo piacere piu' intimo e nascosto, e a ogni bacio, seguiva un tuo languido lamento.. a ogni lamento un gemito... e a ogni gemito un nuovo bacio. Mi soffermai sull'incavo delle tue ginocchia. Comincia a baciarne e accarezzarne piano l'interno. Poi proseguii, raggiunsi le tue cosce snelle, toniche... e iniziai a leccare la tua pelle bagnata dalla pioggia. Le tue mani mi scavavano nelle spalle. Mi tenevi a te e mi allontanavi. Iniziai presto a perdere il sangue freddo.. quello che all'inizio volevo fosse un percorso prestabilito ora seguiva l'istinto, il desiderio, il bisogno. Le tue mutandine bagnate erano trasparenti come non mai. La pioggia aveva svelato labbra bisognose della mia attenzione.. vogliose di sentirsi al centro del mio desiderio... vogliose di schiudersi a me e alle mie voglie. Iniziai a leccarti piano.. attraverso la seta delle mutandine, sentivo la tua voglia espandersi e sgorgare per me. Iniziai a giocare con l'elastico dei tuoi slip. Impazzivi per questo. Impazzivi tutte le volte.. la tua pelle cosi' sottile bruciava sotto le mie mani, sotto la mia lingua. Ti volevo.. ti volevo tutta. Vedevo i tuoi capezzoli ergersi duri sotto la maglia bagnata.. vedevo le tue mani stringere i tuoi seni e il tuo corpo fremere per il desiderio che ti percorreva. Ti volevo.. possederti, amarti, dominarti, penetrarti... farti perdere ogni freno, ogni inibizione.. Ti tolsi le slip facendole scivolare sotto di te.. lo spettacolo di vedere il tuo sesso scoprirsi, svelarsi a me in tutta la sua nudita'.. in tutto il suo desiderio .. Era qualcosa di unico ed elettrizzante. Ti assaporai piano.. Esternamente.. e tu ti piegasti a me. Ti volevo. Subito. Ma mi trattenni. Il piacere doveva esser prolungato all'infinito. Strinsi i tuo seni, sentii la durezza dei tuoi capezzoli con il palmo della mano. Iniziai con loro un gioco di baci, lingua e dita. Mi facevi morire.. ti facevo impazzire. Le tue gambe strette attorno a me, il tuo desiderio che premeva contro il mio, la tua femminilita' che volevi violassi.. penetrassi... avessi. A tutto sarei giunto, ma a suo tempo. Ora i tuoi seni. Sentirli duri sotto la mia lingua.. mentre la mia mano ti scavava dentro, ti apriva, ti faceva gemere. Scesi lungo tutto il tuo corpo, piano.. scesi sotto i seni. Iniziai a seguire il percorso della tua areola. Giri circolari... piano, senza fretta. E poi scesi di nuovo.. l'addome. Disegni con la lingua.. parole vergate sulla tua pelle.. Il tuo ombelico, delicato, ovale, invitante.. E scesi ancora. Mi soffermai la' a pochi centimetri da te. Un attimo.. alcuni baci... e poi senza dartene sentore mi precipitai in te con la mia bocca. Iniziai ad assaggiarti. Con le mie mani socchiudevo il tuo sesso e con la mia lingua lo violavo.. freneticamente, violentemente. Entravo e uscivo da dentro di te. Assaggiavo la tua pelle, il tuo sapore che mi bagnava le labbra, la bocca, il viso. Il tuo clito cosi' eccitato sotto i colpi delicati e violenti della mia lingua.. Il tuo clito cosi' eccitato dalle dita che mai stavano ferme. Il tuo clito... che succhiavo.. leccavo.. accarezzavo... torturavo piano e con piacere immenso. Il tuo clito esplose. Neppure me ne resi conto. Il tuo gemito mescolato agli altri quasi passo' inosservato. La mia bocca, le mie dita, la mia lingua ti aveva fatto giungere a me.. Eri spossata.. con il viso bagnato dalla pioggia, con i seni che si muovevano al ritmo del tuo respiro che ancora eccitati sembrava volessero invitarmi a continuare. E cosi' feci... continuai. Mi sollevai da te, ti offri la mia bocca per farti gustare il sapore del piacere che avevo appena gustato io... e ti feci voltare in ginocchio, con il tuo corpo che si offriva al mio disarmato ed eccitato. Iniziai a toccarti, a scavare di nuovo in te mentre ti piegavi in avanti. La mia bocca ti baciava la schiena e le mie mani ti trascinavano di nuovo verso l'orlo del piacere, del godere. Scavai. Aprii il tuo corpo con le mie mani e poi mi spogliai.. Appoggiare il mio desiderio contro il tuo corpo, farti sentire quanto ti desideravo, quanto ti volevo, mi faceva impazzire. Iniziai piano. Ti trovai e iniziai a entrare in te, delicato ma senza esitazioni. Sentire il mio corpo dentro al tuo.. come penetrarti nel cuore.. come entrare e dimorare nei tuoi affetti... diventare parte di te. La voglia di te.. il sesso che provavo per te. Il tuo corpo si piego' indietro offrendosi completamente. Nulla piu' volevi se non avermi.. nulla piu' volevo se non averti... e iniziai a spingere il mio bisogno di te lungo quella strada che oramai conoscevo tanto bene. Eravamo come due corpi che sembrava fossero stati creati per unirsi. Eravamo perfetti insieme. I miei colpi.. e i tuo movimenti.. i miei movimenti e le tue contrazioni.. Tutto era perfettamente congiunto. Iniziai a muovermi con movimenti circolari. Tu stavi al gioco e ti muovevi in un verso e poi nell'altro. Vedevo l'acqua caderti sopra, rimbalzare sulla tua pelle e scorrere via.. La vedevo scendere lungo il mio corpo.. Scendere e infilarsi ovunque. Muovevo le mie mani sotto di te, cercando e stringendo i tuoi seni, trovandoli eccitati come non mai. Cercavo il tuo sesso e penetravo con il mio pollice dentro di te. Il mio sesso e il mio dito che ti scavavano dentro. Per nulla altro ora vi era posto. Ti sentivo gemere, chiedere di aumentare, di rallentare. Ancora.. basta... ancora... si.. ancora. Venimmo insieme, come succedeva spesso negli ultimi tempi.. Venimmo trattenendo un gemito. Venimmo e ci amammo. Quella volta.. ci amammo davvero.. "Dove sei? Con la testa dove sei??" mi desto' cosi'.. d'un tratto.. Da quanto tempo ero perso dietro i ricordi?? Occorreva una scusa, un qualcosa che avesse senso. Rammentai la sua voglia di scrivere.. le chiesi delle sue poesie, delle sue strofe scritte in punta di penna su fogli di seta come lei le chiamava. Non si accorse del mio stato. Le gambe accavallate per nascondere e contenere la mia erezione. Che idea assurda ripensare a tutto quello... che idea. Fortuna volle che si alzo' un momento, quanto basto' per riprendere possesso del mio corpo, alzarmi, sistemarmi meglio e sedermi di nuovo. Si stava avvicinando infine il momento di salutarci... magari un ultimo drink.. Magari fuori... magari da qualche parte. Magari in mezzo alla folla... se avesse smesso di piovere. Avevo bisogno di uscire. Sentivo la voglia di stare ancora con lei, ma in mezzo alla folla. Tanto, troppo tempo era passato.. tante, troppe cose trascorse. Troppe domande senza risposta e momenti di odio tra noi.. "Dai, se ti fidi la prossima volta ceniamo da me. Oppure fuori. Andiamo verso il Lago, ti va..?" La sua risposta ..fu' un colpo di pistola.un colpo di pistola e un sorriso. "..certo che mi fido. Ti conosco.. So chi sei e la persona che sei. Per questo, per dimostrartelo, verro' a cena da te.. e per rassicurarti ulteriormente.. Beh... mi portero' lo spazzolino da denti, cosi' al mattino non dovrai prestarmi il tuo.." .. La pioggia aveva finalmente smesso di cadere. Stavo tornando a casa. Poche le auto in giro.. correvo veloce.. Il tempo di cambiarmi e poi via al lavoro. Non mi ero preparato a passare la notte fuori. Dovevo almeno farmi la barba.
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