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Sogno
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Titolo:
Sogno |
Autore:
Evanescence |
Contatto:
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Racconto
n° 784 |
Altri
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Sta piovendo. È molto tardi. Sono in un locale pieno di musica, di fumo e di confusione. Ad un certo punto ti noto tra la gente: non potrei non farlo, sono molti gli sguardi che attiri su di te. Indossi un paio di jeans attillati e una t-shirt bianca a manica lunga che addosso a te non passano certo inosservati. Il cuore mi balza in gola, il ricordo di quel pomeriggio ritorna vivo in me, insieme alla promessa fatta a me stessa di stare ben lontana da te. Un'amica nota il mio turbamento, le spiego tutto e le indico dove sei: sei stata con lui? mi chiede incredula. A dire il vero non ci credo nemmeno io. Vorrei uscire dal locale, mi manca il respiro. Poi penso che magari non mi hai vista in mezzo a quel casino. Non è così. Vieni verso il mio tavolo, sorridendo mi saluti e mi chiedi che fine ho fatto e come sto. E come vuoi che stia? La mia risposta è banale, poco sincera e piena di imbarazzo. Lasci che ti presenti le mie amiche, poi ti allontani con una scusa. Quella che prima mi ha chiesto di te non ti toglie gli occhi di dosso, poi mi dice: se te lo fai scappare non ti parlo più. Se dessi retta al mio istinto scapperei da quel locale troppo pieno e troppo caldo e ti seguirei ovunque. Ma invece vorrei capire se sei solo lì dentro o se c'è la tua donna, e poi non voglio affrontare le conseguenze di un altro rapporto con te. Non è così facile, le dico. Stare con te per un'ora, lasciarti dopo e sapere che non ci può essere più nulla. Vado a ballare, pur sapendo che non è la cosa giusta. Sicuramente sulla pista do nell'occhio, e per te è facile trovarmi. E poi so che anche tu sarai lì. La musica mi stordisce. Chiudo gli occhi e mi lascio possedere dal ritmo e dai riflessi delle luci stroboscopiche. Non so quanto tempo passa: qualcuno mi mette le mani sui fianchi, e so per istinto che sei tu. Mi prendi per mano e mi accompagni fuori dalla pista. Mi chiedi che cosa sia successo, non so come dirti che per me sei troppo. Il tuo sguardo mi ipnotizza e mi spiazza. Vorrei sparire. Ti dico che quel pomeriggio è stato un errore, che non c'è altro; faccio per allontanarmi, ma mi afferri un braccio, mi sbatti con violenza contro il muro della discoteca e mi baci. Ti rispondo senza opporre resistenza, poi ti seguo verso il lato più buio ed appartato del locale. L'adrenalina in me ha già raggiunto livelli spaventosi solamente a starti vicino. So di suscitare l'invidia di molte donne presenti nel locale che mi guardano mentre mi apparto con te. Mi baci di nuovo e mi sento morire di desiderio. Ti tocco e sento che non sei meno eccitato di me: mi chiedi di sbottonarti almeno il primo bottone dei pantaloni perché stai scoppiando. Lo faccio, vorrei farmi prendere da te fino allo sfinimento lì sul divanetto. Le tue mani sono dappertutto sul mio corpo, le insinui in ogni apertura del mio vestito con fare febbrile: se questo delirio di sensi non è chimica, non saprei come altro definirla. Siamo uno sopra l'altra, ti muovi su di me come se mi stessi scopando e io ti assecondo. Se qualcuno della sicurezza passasse di lì, sicuramente ci sbatterebbe fuori. Il tuo respiro è affannoso mentre aumenti la velocità con cui ti muovi. Non possiamo continuare qui, ti dico, andiamo fuori in macchina, ma fingi di non sentire e non accenni a smettere. Sono bagnata. Ti desidero come non mai, sentire il calore del tuo corpo, stringerti contro di me mi procura un vero e proprio orgasmo. Te lo dico, e la cosa ti eccita ancora di più... mi chiedi di farti qualcosa perché non ce la fai più. Ci alziamo per andarcene: mi gira la testa, e vedo che anche tu esiti un attimo a reggerti in piedi: ti appoggi al muro e mi dici vieni vicino, fingi di nulla ma toccami ora perché sto venendo. Ti stringo contro di me mentre sei scosso dagli spasmi dell'orgasmo. È sicuramente una sensazione molto forte, perché impallidisci improvvisamente e cominci a sudare. Spaventata, ti aiuto a sederti sul divanetto dove eravamo prima; dopo qualche minuto ti riprendi e mi dici di non preoccuparmi, che a volte ti capita quando ti trattieni troppo o hai difficoltà a venire. Cerchiamo di ricomporci e usciamo. Per fortuna il parcheggio è vicino, perché piove ancora più di prima. L'acqua fredda e il tuo recente orgasmo non calmano la tempesta che si è scatenata tra noi. Appena arriviamo alla macchina mi sdrai sul cofano e mi sollevi la gonna: mi strappi letteralmente il perizoma e mi penetri, come se prima non fosse successo nulla. La pioggia è violenta e ci inzuppa i vestiti. Il buio è fitto, l'unica luce proviene da un lontano lampione e come per magia arriva ai tuoi occhi, facendoli brillare di una luce strana. Sei fuori di te, si vede dal modo in cui ti muovi. È come l'altra volta, se non addirittura meglio. Sento il tuo membro ingrossarsi dentro di me mentre mi dai colpi sempre più forti, facendomi anche male, non conto gli orgasmi: i capelli fradici e la maglia diventata quasi trasparente per la pioggia che la inzuppa ti rendono una volta più sexy, non smetto di guardarti, di chiedermi perché hai scelto proprio me e di eccitarmi sempre di più. La posizione non è comoda, mi devi tenere per non farmi scivolare dal cofano. Entriamo in macchina, ti dico. Dici che vuoi prima venire dentro di me, altrimenti impazzisci. Ti invito a metterti al mio posto sul cofano e te lo prendo in bocca. Voglio farti urlare di piacere: ti tocco i testicoli mentre la mia bocca va su e giù e la mia lingua gioca con la punta della cappella. Il gioco non dura molto: gridi che vieni e mi riempi la bocca del tuo sperma. Entriamo in macchina. Mi ricordo solo ora delle mie amiche nel locale, ma so anche che sicuramente immaginano dove sono e con chi. Siamo bagnati fino all'osso. Piccole gocce di pioggia si sono fermate sulle tue lunghe ciglia e brillano alla luce riflessa del lampione: sei davvero molto bello, e te lo dico, anche se so che lo sai. Come risposta mi baci di nuovo e mi metti una mano in mezzo alle gambe. Ma cosa mi fai? Mi chiedi. La mia risposta non può essere che una: ti voglio, ti voglio, e lo grido forte tanto non c'è nessuno. Ti voglio perché mi togli il fiato, perché mi fa impazzire di desiderio anche solo guardarti, perché sei un amante eccezionale. Non ho il tempo di accorgermene e mi ritrovo con te addosso sul sedile passeggero tirato giù. Se possibile, il tuo membro è ancora più duro. Ma non conosci periodi refrattari? Ti chiedo. Non con te, mi dici mentre ricominci a scoparmi. Ho caldo, la pioggia sulla pelle si trasforma in sudore. I vetri della macchina sono appannati. Ti tolgo la maglietta fradicia, voglio il contatto della pelle con la pelle. Presto anche il tuo corpo è percorso da rivoletti di sudore: la pelle lucida esalta ancora di più la bellezza dei muscoli perfettamente scolpiti. Mi chiedi di asciugarti il viso perché ti bruciano gli occhi: il sudore che ormai scorre copioso per il ritmo indiavolato con cui ti stai muovendo in me cade sul mio viso e sul mio petto. Vedendoti in quello stato ti chiedo di fermarti, ma tu non vuoi: dici che mi devo ricordare di quella notte per tutta la vita. Scherzi guardando il mio petto bagnato e mi chiedi se piove anche in macchina... poi ti senti quasi imbarazzato per questo e mi chiedi scusa, ma ti dico che non c'è problema, che anzi la cosa mi eccita una volta di più. Continuiamo allo stesso ritmo forsennato, io non so più dove sono. Ti stringo contro di me, ti voglio sentire dentro, grido di piacere come non ho mai fatto in vita mia. Decido di darti tutto: anche io voglio che ti ricordi di me e di questa notte. Prendimi dietro, ti dico. Subito non afferri quello che ho detto, mi chiedi poi se ne sono sicura. Non aspetti la mia risposta. Con non poca fatica riesco a girarmi sul sedile posteriore. Le tue mani sui fianchi sono come fuoco sulla mia pelle, il dolore della penetrazione si confonde nell'orda insensata di desiderio che scateni dentro di me. Fa male anche a te, sicuramente, ma la cosa non ti ferma. Voglio guardarti in faccia mentre mi prendi, te lo dico e cambio posizione: mi giro verso di te, e così posso anche toccarmi mentre tu mi scopi da dietro. L'espressione del tuo viso è unica, è incredibile come il sesso trasformi le persone... non so più se il male che sento è dovuto alla penetrazione anale o all'eccitazione che non riesce a trovare appagamento nonostante i ripetuti orgasmi di un'intensità mai provata... posso solo gridare, e a giudicare dal modo in cui ti muovi penso che la cosa non ti dispiaccia affatto. Vieni dopo un tempo lunghissimo e ti abbandoni sfinito sopra di me. Questa volta non posso scappare come avevo fatto l'altra volta. Stiamo senza parlare sul sedile posteriore della mia macchina: il tuo respiro è ancora affannoso, ma hai gli occhi chiusi e sembra che dormi. Siamo entrambi coperti di sudore: mi asciugo alla meglio con uno straccio che trovo nel cruscotto, poi faccio lo stesso con te. Perché lo fai? Mi chiedi. È un gesto che non rientra nel programma solo sesso. Ti sorrido ma non trovo le parole per risponderti. Hai ragione, penso fra me. Il rischio è forte. Sono distrutta fisicamente e moralmente: so che non avrei dovuto cedere, ma con te vicino non è stato possibile. Non so come potrò tornare a casa e fingere di nulla. Sei entrato nella mia vita come un tifone violentissimo e hai distrutto tutte le mie certezze: e ora sono qui con te nella mia macchina, e so che nulla potrà cancellare da questo piccolo abitacolo quello che è appena stato fra noi. La pioggia batte violenta sui vetri appannati e sul tetto. È tardi, devo andare: non sai cosa mi costa dirti queste quattro parole. Recuperi la tua t-shirt, ancora fradicia di pioggia: senza indossarla scendi dall'auto. Copriti... vorrei dirtelo, ma non rientra nel programma solo sesso.. Così mi limito a salutarti con la mano come se nulla fosse, e mi avvio verso casa.
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