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Luxor
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Titolo: Luxor
Autore: Catelyn
Contatto:
Racconto n° 792
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< Non dovete preoccuparvi, mio signore, tutto ciò che voi chiedete è per me desiderio e onore esaudire.. > sorrise nel caldo torrido del pomeriggio di Luxor, in ginocchio davanti a lui.
Il suo nuovo padrone sorrise di rimando: < siete ben cosciente dei doveri di un'ancella? >.. il suo ghigno sul viso non lasciava trasparire nulla di misterioso.
La ragazza sorrise di nuovo, alzando gli occhi chiari e limpidi: < Non temete, mio signore, non verso solo vino nelle coppe.. quando ero a Roma, prima di giungere qui, il console che mi aveva comprata.. ecco.. gradiva succhiare miele dai miei seni, mio signore.. e la matrona mi permetteva talvolta di svegliarla la mattina, leccando dolcemente tra le sue cosce.. non temete signore, so obbedire ai miei padroni in tutto, so compiacere.. >.
Aveva trovato la ragazza al porto alla foce del Nilo, scaricata da una galea romana. Gli uomini del vecchio console che l’aveva comprata anni prima l'avevano abbandonata dopo la morte del ricco in battaglia, sulla stessa nave, pochi giorni prima.
Doreah si chiamava, Doreah.
Lei gli si presentò seminuda, chiedendo dove potesse cercare lavoro come ancella.. e il corpulento egiziano aveva pensato di tenersela. Forse per i fianchi morbidi, forse per il suo viso delicato, o forse perchè l'idea della giovane ai suoi piedi lo stuzzicava..
L'egiziano, seduto sul grosso scranno nella sua splendida e luminosa dimora a Luxor, la degnò di un mezzo sorriso: < Non avevo mai avuto un'ancella, ma la cosa comincia a solleticarmi.. >, guardò la giovane schiavetta in ginocchio ai suoi piedi, i suoi riccioluti capelli dorati raccolti con fili di seta chiara..
< Si.. direi che comincia a piacermi.. >, sorrise.
< Ogni cosa che vi compiace è un ordine per me, mio signore >, sorrise ancora lei.
< Vieni qui.. > sussurrò alla fanciulla, aprendo la sua candida tunica e scoprendo il suo grosso sesso: < e dammi una ragione per prenderti con me >.
Fu rude ma a lei piaceva.. La fanciulla abbassò di nuovo gli occhi, poi strisciò sulle ginocchia qualche centimetro per avvicinarsi al padrone. Le sue labbra si schiusero piano attorno al grosso membro, qualche goccia di saliva tracimò dalla bocca, lei accostò le mani lungo le dure pareti del grosso bastone, trattenendolo, continuando a succhiare, senza mai alzare la testa.. Lambì il padrone come le avevano insegnato, dolcemente, con adorazione, come se quella fosse la fonte trovata dopo giorni di siccità..
Lui gradì.. Doreah lo capì perchè emise un lieve gemito, poi le prese violentemente con la mano i lunghi capelli, stringendo.. le fece sollevare il viso delicato, le sue labbra rosa colavano seme denso e biancastro.. i suoi occhi brillavano, lui vide che la ragazza era così felice di averlo compiaciuto..
Notò il nero perizoma di lino, regalo della matrona a Roma, legato con una cordicella d'argento attorno ai fianchi, era intriso del suo giovane umore.. i capezzoli si indurivano quando riceveva quel genere di ordini... e aumentava il suo pizzicore tra le cosce mentre li eseguiva..
< Non credo che la mia sposa sarà felice di averti in casa! ..ma è di buon cuore, e capirà, in fondo ti ho trovata abbandonata dalla nave, senza nè casa nè cibo > sogghignò lui, guardandola: lei rimase in ginocchio ai suoi piedi, attendendo il suo permesso di rialzarsi: < Non deluderò mai la vostra sposa, mio signore.. se vi compiace posso essere sua, se volete donarmi a lei.. sarò premurosa e silenziosa, e farò sempre ogni cosa la mia signora desidera >.
Gli occhi egizi del padrone la scrutarono, poi la sua bocca si piegò in una smorfia: < Zitta. Non parlare senza permesso. Farò quello che voglio! >, rispose asciutto, senza ammettere repliche.
Mise sotto il mento della ragazza l'impugnatura di un nodoso frustino, per farle alzare il viso.. i loro occhi si incrociarono: < Non ti ho detto di smettere, vuoi che inizi subito a punirti?.. ricomincia a succhiare, e non smettere finchè non mi avrai annoiato >..
Un pensiero dolce gli attraversò la mente.. si, avere un'ancella era un piacere che troppo tempo si era negato..
Lunghi momenti trascorsero, lei lambì e succhiò prima col dolcezza, lentamente, poi, quando lui le strappò la tunica fino alla vita, si passò il grosso pene fra i suoi seni morbidi, mentre dalle sue grandi labbra colavano ormai lungo la coscia piccole gocce cristalline.
Gli occhi del suo signore lo notarono.. lei si eccitava facendo godere lui..
< Adesso voglio che vai a prendere il miele, proprio come facevi col tuo vecchio padrone >. Non riuscì a trattenere un lampo nei suoi occhi neri e famelici: la ragazza si staccò dal suo membro, si slegò i capelli con un unico rapido gesto, che sciolse ogni nodo.. poi si alzò sensualmente: la tunica era completamente strappata, la fece scivolare a terra.
Restò con il prezioso perizoma e i pesanti seni scoperti .. con un sorriso si mosse, scivolando come un serpente, verso la piccola panca vicino al forno, che ospitava molti vasi e vasetti pieni di oli e mieli diversi.. Scelse con attenzione, poi prese un piccolo vasetto lilla, colmo di miele liquido e profumato.
Tornò da lui, ma l'egiziano aveva lasciato lo scranno per concedersi ristoro sui colorati teli stesi a terra vicino alla piscina, e la osservava avanzare verso di sè.
Lei si inginocchiò vicino all'uomo, sdraiato sui gomiti, reggendo fra le piccole mani il vasetto di miele. Sorrise, poi chiese gentilmente se voleva assaporare il delicato miele dai suoi seni oppure..
Non le diede tempo di finire, senza che lei immaginasse, la girò violentemente di spalle: il vasetto si inclinò, versando qualche goccia di miele sul prezioso telo.
Lo schiaffo la colpì in pieno viso, ma Doreah, abituata alle ire della matrona, rispose con un sorriso malizioso: < Chiedo scusa mio signore.. io.. non sono riuscita a trattenerlo nella mano.. >.. Lo sguardo di lui si fece cupo, non tollerava che il miele fosse buttato a terra! < Pulisci il tappeto e fai in modo che non succeda mai più.. o ascolterai il fischio della mia frusta sul tuo bel sederino! >.
In ginocchio, Doreah leccò con la lingua le gocce di miele dal tappeto, mentre il padrone si compiaceva nel vedere il perizoma scivolare tra le piccole labbra arrossate, mezzo metro davanti a lui, ad ogni movimento.. Il suo membro si indurì di nuovo, ma non voleva penetrarla.. un'ancella fa godere il suo padrone, ma non riceve piacere finchè lui non lo decide.. non aveva ancora dato prova di valere..
L'uomo sorrise fra sè, poi la afferrò per i fianchi, con una mano sulla schiena la fece appoggiare sui gomiti in avanti, in modo che i capezzoli duri sfiorassero appena i ruvidi teli sul pavimento.. e il suo viso fosse sul terreno. Il suo carnoso sesso cominciò a stuzzicare il piccolo buco scuro fra le natiche sode della ragazza, che restava immobile a fatica.. non avrebbe potuto premere il suo bel sedere contro il bacino dell'uomo.. lui era il padrone e lei non poteva decidere nè desiderare cosa fare.. ma cominciava a non dominare le proprie sensazioni.
L'uomo prese il vasetto di miele, ci mise il dito dentro, poi fece colare un filo sottile di miele nel buco, cercando di riempire la fessura. Lei non trattenne un gemito, lui si fermò: il miele liquido colava fra le sue cosce .. cominciò a sudare, sperando.. ma lui non fece altro che appoggiare il membro all'apertura del buco, strofinandolo solo di sfioro.. Doreah si aggrappò con la mani al telo, voleva urlare ma non lo fece, l'avrebbe punita.. Lei doveva compiacere lui, e basta, questo era quello che lui voleva.
Poi il grido soffocato uscì dalle sue labbra rosa, sommesso, accompagnato da una lievissima pressione del sedere contro il bacino.. la voglia di essere penetrata l'aveva mandata fuori di testa.. fu una reazione lieve, di qualche secondo, ma lui se ne accorse.
Finse di infuriarsi con lei, e lei tremò.
Appena arrivata, l'aveva già deluso.. che stupida era..
Voleva girarsi e vedere i suoi occhi, per capire cosa l'aspettasse, ma lui aveva già provveduto e le tuonò di restare girata.
Caldo.
Sentì forte e impietoso il bruciore sulle natiche dopo il colpo secco della frusta.
Una lacrima uscì dagli occhi chiari, che fissavano dritto davanti a sè.
Non era la frustata che le dava fastidio, era averlo deluso.. abbassò la testa, aspettandone altre.
E arrivarono ancora due secche frustate sul suo sedere. Ebbe un sussulto, poi restò immobile. La pelle le bruciava, sperò che lui non continuasse, aveva capito la lezione.. il nuovo padrone si era spiegato.. sarebbe rimasta immobile, e non osava parlare.
Lui riprese il vasetto da terra con la mano, con il dito ne prese ancora, per versarso di nuovo sul buchetto < Vediamo se stai ferma ora, schiavetta! oppure ti piacciono le frustate? > grugnì.
Lei rispose in un sussurro che ogni cosa compiaceva il suo signore era per lei la cosa più piacevole del mondo.
L’uomo riempì di nuovo la fessura, poi tornò ad accostarsi al buco con la punta del suo nodoso sesso.. nonostante le cosce tremassero per le scudisciate, si impose di stare ferma. Lui entrò appena, poi riuscì, poi rientrò, sempre restando sulla punta, lasciando il suo buchetto sussultare.
La saliva colava sul collo della fanciulla, che ormai grondava anche dall'interno delle cosce...
Il suo padrone si allontanò di qualche centimetro, poi la girò lentamente, tenendola per il mento: < Succhia il tuo padrone ora > indicando il grosso sesso.. < puliscilo da tutto il miele.. > sorrise.. la cosa cominciava a divertirlo..
La marchiò con il suo seme mentre lo stava ripulendo dal miele con la piccola lingua.. uno schizzo arrivò sul viso chiaro, poi scoppiò in una risata fragorosa.. Doreah si interruppe, sorrise, felice di averlo compiaciuto.
Poi fu un tuono, la porta si aprì con violenza, si senti un saluto argentino di donna da lontano.
La domina entrò sorridente, mentre la ragazza si stava ripulendo con una pezza di lino: lei saltò in braccio al suo uomo, baciandogli il viso con passione. Doreah girò il viso per osservare la donna, fu li che lei la vide: < Mio tesoro, e questa chi è? >.
Il padrone sorrise, la splendida domina tra le sue braccia. Le sussurrò, con voce calma: < Irri, amore mio, è la nostra nuova ancella.. spero ti sia gradita.. l’ho trovata al porto, e ho pensato che tu avessi bisogno di divertirti un pò, e tu sei così bella che ti meriti certamente di essere lavata, curata, adorata.. lei è tua ora, mia signora, è nostra.. >
La domina si girò verso Doreah, guardandola con interesse crescente, famelica: < Inginocchiati al mio cospetto, o vuoi subito essere punita? Non ti conviene, ti avviso > le tuonò con tono durissimo, scoppiò poi a ridere con il suo sposo.
Irri, ancora seduta sulle ginocchia del signore, non la degnò più di uno sguardo, mentre spostava di lato la tunica verde smeraldo, permettendo al padrone di penetrarla sullo scranno, mentre lei lo cavalcava, sensualissima, con i capelli lunghi che si muovevano con il ritmo dell'animale sotto di lei.
Doreah restò ferma, sentendo solo gli ansimi della signora.. ormai non conteneva l’eccitazione.. come avrebbe voluto essere penetrata, sentire anche lei l’animale caldo e violento muoversi nel suo piccolo fiore.. cercava di darsi sollievo muovendosi impercettibilmente, sfregando le cosce appena..
Un grido del padrone le fece sapere che avevano finito: Doreah era sudata, eccitata, in ginocchio.. non aveva osato alzare gli occhi sui due, ma ormai aveva perso la ragione... si impose di stare ferma.
La signora si alzò, riempì di baci suo marito: poi lui uscì di casa, arrossato, coprendosi bene con una tunica scura. Forse era un comandante della guardia, la tunica sembrava quella.. pensò Doreah.
Irri, la domina, si avvicinò, poi di colpo, le passò un dito sul perizoma. < Sei bagnata, troietta? > Doreah non si mosse, nè rispose: la signora se ne andò nella camera da letto, le ordinò di seguirla.
Si alzò lentamente, la seguì quindi nella meravigliosa camera da letto.. entrò leggera in quel luogo in penombra, illuminato dalle torce alle pareti, con tappeti colorati stesi per terra, una piccola vasca di rame, colma di acqua piovana.
La signora prese qualcosa da una panca di legno, poi venne verso di lei: < Questo è il tuo collare.. sei la mia cagnetta, ora! >. Rise forte, allacciandole sul collo un alto collarino di rame, con pietre incastonate, ed un piccolo anello per legare una catenella.
La padrona, si stese sul letto, morbidamente accomodata sui cuscini: < Sei mia, quindi devi imparare subito cosa voglio da te: apri le orecchie, non te lo dirò mai più. Se sbaglierai sarai punita. Ora ascolta: Non parlare se non te lo permetto, inginocchiati in mia presenza, sempre. Sono la tua padrona, la tua regina, non scordarlo mai.. Non uscirai molto di casa, anche se non sarai tu a pulirla, ci sono altri schiavi, uomini, per questo. Voglio però i miei vestiti sempre perfettamente puliti e in ordine, e la mia vasca sempre colma di acqua fresca. Mi devi vestire, lavare, pettinare, curare. E devi soddisfarmi in tutto. Hai capito? >
< Si, mia signora >, abbassando la testa compiaciuta.
Doreah nella grande Roma era una ancella da letto, come si chiamavano.. ed era quello che certamente preferiva fare... Sorrise, annuendo. Ogni desiderio della signora sarebbe stato un ordine da eseguire subito e meglio possibile.
< Sono sudata, puliscimi! >, ordinò la domina qualche minuto dopo, glaciale.
Doreah prese una pezza di lino, la inzuppò nella vasca, mise qualche goccia di olio profumato e deterse lentamente la pelle ambrata della padrona, indugiando senza volerlo sui piccoli capezzoli, che subito si inturgidirono, scuri, sotto la tunica bianca. La signora, forse eccitata, allargò di poco le lunghe gambe, offrendo alla giovane lo spettacolo del suo fiore scuro e umido, come una foresta inesplorata..
La ragazza si chinò con il viso.. le labbra si schiusero, lambendo lentamente le grandi labbra della padrona, prima esitando.. poi, affondando il viso tra i peli scuri, leccando, smaniosamente, per soddisfarla.
Prese coi denti, delicatamente, le piccole labbra, succhiò avidamente il clitoride gonfio, facendolo pulsare. Prese con un morso tutto il fiore della padrona, poi passò anche lì la pezza di lino, tenendola con le due mani, facendo appena entrare il lino fra le labbra per farla godere. La sua bocca non si fermava, tutta la sua voglia sfociò nel leccare, mordicchiare, succhiare il fiore scuro della padrona. La signora si mosse, sussultò, gemette.. inarcò la schiena per qualche istante. Poi esplose, così, inaspettatamente.
L’umore giunse caldo alla lingua della schiavetta, che continuò, ripulendo il fiore con la lingua.
La padrona si lasciò mollemente andare sui cuscini per qualche istante. Poi le agganciò la catena d’argento al collo, e la attirò sul letto, al guinzaglio. < Sei mia > le disse con il fuoco negli occhi.. < E del mio signore... stasera sarai di tutti e due > tirando il guinzaglio vicino a sè.
La guardia arrivò verso sera, accompagnato da un suo soldato, presumibilmente.. avevano la stessa divisa, ma il padrone era più vecchio.
Doreah pettinava la chioma scura di Hirri, vestita di rosso scuro.
I padroni e l’ospite pranzarono vicino alla piscina, serviti dagli uomini servi della casa, mentre Doreah passava fra di loro, con vassoi colmi di dolci al miele, brocche di vino dolce e caldo. Il soldato del quale non conosceva il nome la fermò per il braccio, Doreah gli sorrise e si sedette sulle scure ginocchia. Lui scolò un pò di vino dalla brocca tra i suoi seni, poi si chinò per leccare i suoi capezzoli, con gentilezza.. lei sorrise, offrendo al signore i suoi seni pesanti. Lui morse piano i piccoli capezzoli, mentre succhiava il vino.. poi prese a tormentarli con le mani, stringendo fra il pollice e l’indice, mentre chiacchierava con l’amico. Versò di nuovo del vino, questa volta sul proprio petto, ridendo, e bevendone dalla brocca: Doreah capì l’invito, si inginocchiò fra le sue gambe e prese a leccare in silenzio il petto abbronzato e muscoloso del soldato. Lui la prese per i capelli, portando lentamente il viso di lei vicino al membro enorme, sotto la tunica. Lei obbedì. Lambì il grosso bastone, reggendolo fra le mani.
La voce della signora la fece risollevare di colpo < Doreah! Qui!>. Si alzò di scatto, lui fece per tenerla per le anche, ma lei corse dalla padrona. Irrih fece schioccare la frusta del marito a terra, restando seduta e continuando a conversare con l’ospite. Poi fece scattare la catenella al collo della schiavetta, e la fece inginocchiare ai suoi piedi, comodamente, sul lato. < Ricordati che sei mia >, le fece capire con lo sguardo.
Dopo aver cenato, la signora si alzò.
Dolcemente, con un lievissimo strappo al guinzaglio, fece in modo che Doreah, la seguisse, a quattro zampe. Il piccolo perizoma scorreva tra le labbra eccitate, un filo sottile che tagliava la carne mentre camminava a quattro zampe.
La domina la condusse nella camera in penombra, legò la catenella alla gamba del letto.
Poi il soldato arrivò, ridendo ubriaco.. dietro di lui seguiva il padrone, ridendo anche lui, con la frusta in mano. Capì in un attimo, ora era il loro giocattolino, loro e di chiunque loro avessero voluto invitare.
La cosa la eccitò talmente che forse un filo di saliva le tracimò dalle labbra.
Sentì il rumore dello scudiscio del padrone, sentì la mano della padrona che la tirava per il collare. Vide il soldato con la brocca in mano, che la chiamava per farsi leccare di nuovo il vino prelibato dal suo bastone.
Doreah sorrise, un brivido assoluto fra le cosce, aveva trovato il posto dove avrebbe imparato tutto quello che voleva sapere.. avrebbe goduto più di quanto avesse potuto immaginare...
La fecero mettere carponi sul letto, le legarono i polsi con piccole corde ai piedi del letto, in modo che non potesse muoversi minimamente.. poi le diedero vino dei sogni da bere, permettendole di succhiarlo dal dito della domina.. poi, docilmente, si sottomise alla penetrazione del furioso padrone, con il grosso membro che la riempiva completamente.. Doreah sussultò sotto i suoi colpi violenti, lui la montò di nuovo, marchiandola poi sulla schiena e fra le natiche arrossate con con il suo seme biancastro, prima di darla in pasto alla donna sua moglie e all’amico, che attendevano, con gli occhi eccitati.
La donna dovette avvicinarsi alla sue natiche, costretta dal marito a lambire il seme dall’indegno sedere della schiava, poi, eccitata e completamente succube nella mani del marito, venne a sua volta penetrata.
Il soldato si masturbava, seduto sul piccolo divano, vedendo la schiava legata, leccata e trattenuta dalla unghie dalla signora, che nel frattempo gemeva anche essa sotto i colpi del marito.
Doreah, di spalle, guardava maliziosa il soldato, mentre veniva ripulita.. non poteva muoversi, e il soldato nemmeno.. non avrebbe mai mancato di rispetto al suo comandante.. Il soldato prese a muovere il suo sesso con foga, con la sola visione dei seni della schiava a pochi centimetri da lui, madidi di sudore, che ondeggiavano per le spinte.
La marcò anche lui, sul viso, con un getto pieno e feroce.
Seme colava ora dal suo sedere, e dal suo viso..
Poi il padrone emise un gemito, e scostò di lato la bella moglie, baciandola appassionatamente e sorridendole. Lei rispose con un sorriso perfetto.
Si fermarono qualche istante.. ma Doreah era legata stretta, e non poteva vedere altro che il soldato seduto davanti a lei. Il padrone le aprì le natiche arrossate, poi colpì il suo fiore col frustino lungo, senza farle troppo male. Voleva eccitarla, per poi donarla all amico. Doreah emise un sommesso gemito.. il soldato sorrise.. poi si avvicinò.. le sussurrò all'orecchio < Ti piace la frusta, troietta? >, lei annuì, mentre un pò di seme colava lungo il collo... lui le girò dietro.. ora era sua..
Irri consegnò al soldato il frustino.. poi si sedette al suo posto sul divano.
Il padrone si avvicinò alla moglie, la sollevò e se la mise sulle ginocchia, stuzzicandole il clitoride con la mano, mentre con gli occhi ammirava la bellezza dell'ancella, le sue smorfie di piacere mentre il soldato la stuzzicava infilando il manico del frustino nel sedere, mentre lo scudiscio guidato dalla altra mano le solcava le carni delle cosce.
Poi lui la prese per i fianchi, e affondò il membro nelle sue viscere come burro fuso.. lo sfintere arrossato, percosso, torturato, accolse il membro schiudendosi.. Doreah esplose con un gemito.. il soldato continuò a montarla finchè non fu esausto, finchè un getto chiaro non corse sulla bella schiena dell'ancella.
Le slegarono le mani, la signora le infilò la tunica della ancelle, poi le ordinarono di portare vino dei sogni, soddisfatta.
La domina baciò il marito, sorridendo, < E’ un regalo prezioso >..
Doreah tornò, esausta, felice, portando fra le mani il vino dei sogni per i padroni.. la notte sarebbe stata ancora molto lunga.. sorrise fra sè.