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Vasja
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Titolo: Vasja
Autore: Gerard
Contatto:
Racconto n° 799
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Vasja! affacciata al piccolo balcone che dava sul giardino, seminascosta dall'edera, lunghi capelli di foglie che scendevano sulle pareti di pietra e facevano quel luogo malinconico e misterioso, chissà cosa stavi fissando, a cosa pensavi in quel momento; io, in quello stesso istante, pensavo a te.. non riuscivo a fare altro che pensare a te, eri tu l'oggetto dei miei pensieri, del mio desiderio.
Vasja, Vasja, Vasja, riempirmi la bocca del tuo nome immaginando di riempirmi di te; quante sere, prima di addormentarmi, avevo sussurrato quel nome e quante altre notti ti avevo sognato.. avevo sognato di accarezzarti e di baciarti e di .. averti, se nel sonno chiudevo gli occhi mi sembrava di volare in alto, di volare in un cielo.. a portata di mano.
Ora ti guardavo in silenzio, nell'ombra, guardavo quel tuo grembiulino estivo così leggero che ti aderiva al corpo mostrando in rilievo il reggiseno minuto e le mutandine di cotone; le tue mutandine di cotone.. quante volte di nascosto le avevo accarezzate, annusate, baciate, quando stese ad asciugare, nessuno poteva vedermi: erano azzurre, bianche, col bordo ricamato giallo, quali portavi quel giorno?
Guardavo il profilo del tuo corpo che seguiva il contorno della schiena e diventava rotondità e poi gambe affusolate - lisce e abbronzate - finivano al centro in un piccolo turgido invito dove entrava a far capolino la luce del sole, lo sapevo per quante volte ti avevo spiato mentre ti spogliavi.
Le gambe ora mi tremavano e il viso mi andava a fuoco, l'intestino sembrava un gomitolo di spago strettamente annodato e sentivo il bisogno urgente di.. di un bagno!
- Ti voglio parlare, ti devo parlare.. devi sapere che quando ti passo vicino e ti sfioro mi viene da svenire e non capisco più niente. -

"Vasja?" ti eri girata di colpo, quasi venendomi addosso, e avevo sentito il tuoi seni caldi aderire a me, avevo di riflesso preso le tue braccia fra le mie mani stringendole ferme.. ma senza farti male.
"Oddio mi hai spaventato!" e i tuoi occhi guardavano dentro i miei riempiendomi di te, facendomi lasciare la stretta e le tue braccia.
"Mi dispiace" Sulle tue labbra c'era l'accenno di un sorriso comprensivo, cosa ti dico adesso?
"Va bene ti dispiace!" anche i tuoi occhi sorridevano ed era un sorriso strano, provocante ed ingenuo al tempo stesso, che non ti conoscevo, che non avevo mai visto prima, eri ancora più.. bella, splendente.
"Cosa stai facendo?" poteva essere un inizio non proprio brillante, comunque passabile, e poi era l'unico che mi era venuto in mente in quel momento!
"Niente, sto guardando!" ma l'avevi detto con il tono dolce e un poco triste di chi vuol parlare e farsi coccolare.
"e cosa guardi?" perché sei triste Vasja? .. ci sono io con te e voglio vederti sorridere.
"Mah non lo so, niente!.. laggiù, in fondo.. e tu.. cosa ci fai qui?" già cosa ci faccio qui! come faccio a dirti che sono qua per te, che vorrei avvicinarmi e toccarti, che ora ho freddo e prima avevo caldo e che il cuore batte come un pazzo e che non mi esce la voce e che sto quasi balbettando dall'emozione di starti così vicino.
"Ehm.. passavo e.. ho pensato che forse tu avevi voglia di parlare un pò!" non ero stato molto convincente, però.
"tu.. hai voglia di parlare.. un pò?" ma senza darmi il tempo di rispondere ti eri avvicinata a me, ora, distanti solo un palmo, mi arrivava il tuo respiro.. sentivo già il tuo odore, un odore che sapeva di spezie, ma era molto, molto più intenso; quante volte, passandoti vicino mi aveva stordito e fatto sognare.. e avevi continuato languida...
"parlare con me?.. hai i capelli ribelli, lo sai?" con la mano mi stavi accarezzando un ciuffo di capelli.
"Si, certo parlare, certo che voglio parlare con te" anche se non so cosa ti dirò.
"E parlare di cosa?"
"Di me e.." Non sarò mai capace di confessartelo.
"di te e...?" il tuo tono, come non avessi capito e i tuoi occhi che invece sembravano dire di aver capito tutto; perché era tutto così complicato?
"e di te!" non so come, ma alla fine il fiato era uscito.
"di me.. perché di me?" ancora la tua finta ingenuità e quello sguardo che sembrava provocarmi.
"si, anche di te! io, sai.. io ti ho sognato"
"davvero, mi hai sognato?" e le linee della bocca mostravano civetteria e curiosità.
"si! tante volte Vasja, ho sognato di te e di me.. insomma di noi due"
"e perché fai quella faccia, ora?" non dovevo davvero essere in forma splendida in quel momento.
"è che ho un gran mal di pancia!" era la verità, il dolore ora era lancinante.
"dove ti fa male?"
"qui!" ti avevo indicato il punto basso della pancia dove sentivo più forti gli spasmi.
"qui?" avevi appoggiato leggera la mano, prima ferma - già sentivo il suo calore - e poi, pian piano girandola dolcemente, come un massaggio, facendomi appoggiare al muro del balconcino e avvicinandoti ancora più a me che ora sfioravo i tuoi capelli e avevo il tuo collo quasi accanto alle mia labbra.
"ora va meglio?" non potevo distogliere il mio sguardo dalla tua bocca.
"si va meglio!" ora il dolore era ancora più basso e i testicoli sembravano come schiacciati da una pressa, mi sentivo piegare dal dolore e inebriare del tuo odore, forte dentro di me.
"allora hai sognato di me e di te?" i tuoi occhi sempre fissi nei miei.
"si!" Continuavi a toccarmi, per fortuna, attenuando in qualche modo dolore e tensione.
"e cosa hai sognato?"
"ehm.. io"
"tu?"
"io facevo.." come faccio a dirti come e dove ti accarezzavo e baciavo.
"cosa facevi?" il tuo tono rassicurante cercava di spingermi avanti nel discorso.
"io con una mano ti accarezzavo" il mio sguardo andava alla tua bocca, ai tuoi seni, scendeva giù;
"la bocca e il tuo seno.. e lì!"
"come?" La tua.. la tua ingenuità, vera o finta, mi stava togliendo ogni forza e mi impediva di continuare.
"come.." Balbettai. Continuasti tu per me, ormai incapace di andare avanti.
"così?" prendesti la mia mano guidandola su di te, forzando un po' i bottoni del grembiule per aprirli, proprio sopra il tuo seno che saliva e scendeva piano - era caldo il tuo seno - ma io tremavo e al contatto anche la tua pelle vibrava piano. Guidasti la mano a prendere la tua tetta ad avvolgerla per intero - unica barriera il morbido reggiseno di cotone - poi scansasti anche quello e potei sentire il tuo capezzolo rigido, il seno turgido e tremante. Mi volevi anche tu, mi volevi anche tu! cosa era più forte in quel momento il dolore, la felicità o la sorpresa? non avrei saputo rispondere.
". anche io ho sognato di me e di te!" quasi sussurrasti e avvicinasti le tue labbra alle mie - erano morbide e soffici - piano ma con decisione stringesti il mio labbro fra i tuoi denti tirandolo un poco verso di te; con la stessa decisione la tua lingua si fece spazio fino a trovare la mia - era buono il tuo sapore, di spezie -
Costretto fra il muro e il tuo corpo - ormai adagiato sul mio - ti vidi appena slacciare gli ultimi bottoni e poi accompagnasti la mia mano fra le tue gambe, facendola poi salire piano - mentre mi guardavi fisso negli occhi e il tuo sguardo, un po' perso, sembrava sognare.
Sentii avvicinarmi al tuo centro umido e caldo, sfiorando le tue gambe coperte come da un velo di sudore. Quando la tua mano guidò la mia a scostare le mutandine le sentii bagnate, poi sentii solo una coppa di miele tiepido, mentre le mie dita ormai libere ti stavano esplorando e tu ti muovevi, inarcando il bacino, per sentirle meglio, più in fondo.
Con perizia e dolcezza liberasti il mio sesso, ormai gonfio, portandolo dentro di te a seguire le dita; i miei sogni passati, di te e di me, non erano mai stati così inebrianti, come la realtà di quel momento.
Il tuo ritmo era lento e circolare e sempre più profondo, come il tuo respiro, ti fermasti quando le mie pulsazioni diventarono pericolosamente ravvicinate, ti scostasti allora da me e l'aria fresca della sera spezzò quel vibrare che sembrava irreversibile.
Mi guardasti sussurrando il mio nome che mai mi era sembrato così musicale, poi lasciasti ancora scivolare la tua lingua a trovare le mia e dopo avermi accarezzato il viso, con la mano ti appoggiasti sul mio sesso stringendolo delicatamente e accarezzandolo con la punta delle dita; appoggiasti le tue labbra sulle mie ed i tuoi occhi diventarono un lago azzurro dove fare nuotare i miei, poi, piano, ti piegasti e le tue labbra presero il posto delle dita e la tua bocca avvolse il mio sesso, accarezzandolo con le labbra, rendendolo caldo ed umido della tua saliva.. io mi stavo di nuovo pericolosamente avvicinando alla soglia del non ritorno, ma non volevo finire, non ancora.
Strinsi il tuo viso fra le mie mani, staccandolo da me e facendoti alzare, riportando i tuoi occhi a guardare i miei, e questa volta presi io il tuo posto, giù in basso a cercare il tuo tesoro. Era un frutto gonfio e maturo il tuo sesso, ci girai intorno con la lingua prima di farla scorrere lungo il solco andando sempre più in profondità, di passaggio in passaggio.
Come un frutto maturo si aprì, senza riserve, dispensando il suo succo, così dolce, speziato; era lago, era miele che avvolgeva il tuo morbido centro. Sentivo il tuo respiro intenso, pieno, appagato.. poi mi trovai nuovamente dentro di te, compreso in te, le tue labbra mi avvolgevano, il tuo sesso era un tiepido mare di risacche impetuose che davano e riprendevano, i tuoi fianchi ora spingevano ora si ritraevano avvicinandomi e allontanandomi dalla meta, il tuo centro era un cuore pulsante che serrava e allentava la presa, fino all'ultimo spasmo.. quando ormai eravamo una sola cosa, un solo respiro, un solo grido, fino alla fine.

Vasja, da quel giorno, altri amori, altri umori, altri amplessi, ma i tuoi occhi e il tuo lago speziato, di miele, sono dentro il mio cuore e i miei sensi, conservati al sicuro nello scrigno dei ricordi, un gioiello prezioso.