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Avvocati e ingegneri
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Titolo:
Avvocati e ingegneri |
Autore:
Paola C. |
Contatto:
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Racconto
n° 8 |
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Era buio, erano in un parcheggio sotterraneo. Martina era appoggiata contro il cofano di una macchina e lui era dietro di lei, dentro di lei e si muoveva ondeggiando, facendola gemere piano, estasiata. "Sì, ancora, sì..." Dio, era meraviglioso. Ed era da tanto tempo che non provava qualcosa di simile. Il piacere le cresceva dentro sempre più immenso e insostenibile. Non smettere ti prego, no... E mentre stava per venire si svegliò. Spalancò gli occhioni nel buio e non c'era proprio niente da fare: era in camera sua, nel suo letto, non c'erano né parcheggio né misterioso amante al buio. Come aveva potuto lasciarla a metà così? Lei ne voleva ancora... Si infilò delicatamente una mano tra le gambe, dentro gli slip. Era completamente bagnata. Allungò l'indice sul clitoride, che era già gonfio e palpitante. Lo accarezzò delicatamente col polpastrello e sentì già il respiro venirle meno. Spinse e sfregò piano, spostando il bacino lentamente avanti e indietro, verso quella fonte di piacere, scivolandoci contro e cominciando a mugolare sommessamente, senza riuscire a trattenersi. Continuò ad accarezzarsi ritmicamente, fino a che non sentì l'estasi scoppiarle dentro, allora accelerò i movimenti, sia della mano che del bacino, fino a che i muscoli di tutto il suo corpo si contrassero autonomamente nell'orgasmo pieno che si era provocata. Anche allora Martina non smise di accarezzarsi, ma continuò a godersi quel piacere e mentre stava per calmarsi si inserì direttamente il dito dentro le pareti scivolose della vagina, a percepire le ultime contrazioni muscolari, a rafforzare l'orgasmo che non ne voleva sapere di spegnersi. Quando finalmente la tempesta si fu esaurita Martina se ne rimase immobile, senza ancora spostare la mano, a fissare nel buio. Solo lei sapeva quanto ne aveva avuto bisogno. Da quando usciva con Paolo, l'avvocato, non aveva più avuto un vero orgasmo. Lui era così metodico, serio e organizzato! Per carità, era carino con lei. Le regalava fiori, la portava a cena in ristoranti romantici e di classe, aveva una bella macchina e una bella casa ordinata. Guadagnava bene. Aveva trentadue anni. Martina sapeva che se si fosse "comportata bene", da brava bambina giudiziosa, dopo che si fosse laureata avrebbe potuto sperare in un "buon matrimonio". Del resto uscivano insieme solo da due mesi, ma lui sembrava animato dalle migliori intenzioni. Era un bel ragazzo, si vestiva bene, non aveva difetti insopportabili. Non aveva alle sue spalle ex fidanzate gelose che avrebbero potuto infilargli il coniglio nella pentola, aveva avuto una lunga storia chiusa ormai da un paio d'anni, era insomma il classico buon partito. Ma, a prescindere dal fatto che a ventitré anni Martina non era ancora alla ricerca del classico buon partito, cominciava a chiedersi quanto a lungo sarebbe riuscita a sopportare una relazione anorgasmica. Una come lei! Adesso, non che Martina fosse la ninfomane dell'università. Però le piaceva farlo. E le piaceva farlo bene. Aveva avuto degli amanti validi in passato e non si adattava facilmente ad un amante mediocre. Anche se quest'ultimo aveva un sacco di altre qualità. Del resto non poteva mica arrangiarsi da sola tutte le volte! Si girò a guardare l'ora, la sveglia luminosa segnava le tre del mattino. Martina si girò su un fianco e si addormentò placidamente, finalmente placata nei desideri più urgenti.
"Certo che se hai problemi di insoddisfazione sessuale già dopo due mesi la cosa è grave", le stava dicendo il suo vicino di casa Michele. Avevano tutti e due dato un esame da poco e si stavano godendo la meritata settimana di riposo. Il che, nella fattispecie, consisteva nel bersi il caffelatte alle undici del mattino, ancora avvolti nel pigiama a quadretti. Michele era per Martina il telefono amico della situazione. Gli riversava addosso senza pietà tutti i crucci di ogni genere, dalla smagliatura nelle calze ("Erano nuove! Quindicimila lire al paio!") alle ansie frustranti del "cosafaròdagrande", ovvero dopo la laurea. E lui ascoltava pazientemente e a volte dispensava consigli, che venivano puntualmente ignorati da quella testaccia dura avvolta nei riccioli rossi. Uno dei pochi uomini al mondo che non provava attrazione fisica per lei. La considerava una simpatica bambola di plastica, ma non una donna vera, di carne, con la quale avere rapporti fisici. Certo che le voleva bene. Era una delle sue migliori amiche. Forse era per quello. Lui non andava a letto con le sue amiche. Soprattutto quelle di pizzo nero. Martina gli era grata di questo: se fosse andata a letto con lui, poi a chi l'avrebbe raccontato? "Tu allora dici che devo lasciarlo?" La solita drastica. E il fatto era che la risposta esatta sarebbe stata: "Conoscendoti, sì." Ma Michele non se la sentiva di essere così avventato. "Be', no, perché non provi a proporgli qualcosa di alternativo, nel tuo stile? Che ne so, prova a fartelo in ascensore!" "Lascia stare. Avrebbe paura che lo spettino."
Perché Martina non era una che tradiva. Quindi l'ipotesi di continuare con l'avvocato e di tanto in tanto farsi uno "stallone" non si prendeva neanche in considerazione. Oltretutto era assolutamente sicura che dopo aver fatto sesso con un sopraccitato stallone, l'avvocato non l'avrebbe più voluto nemmeno sentire al telefono. E lui era uno che la chiamava tre volte al giorno! Appunto. "Ciao. Va bene, vediamoci a pranzo. Sì, vengo io dalle parti del tribunale. Ma certo, una e mezza, ciao, ciao. Sì, anch'io." E poi rivolta a Michele: "Lo vedo a pranzo, cosa mi metto?" "Sei la solita."
Mentre era fuori a pranzo con l'avvocato la chiamò la sua amica Silvia. Era per proporle un aperitivo con alcuni amici. Naturalmente l'avvocato non ce l'avrebbe fatta a raggiungerli: lui a quell'ora lavorava ancora come un matto, ma Martina ci sarebbe andata volentieri da sola. Anche perché, da quando era fidanzata con l'avvocato, non faceva più niente con gli amici. Oh, sì, moriva dalla voglia di uscire con Silvia. Così si preparò con gran cura, scegliendo un abitino corto, nero, con un'ampia scollatura sul seno e per sicurezza si portò via anche un golfino grigio chiaro, perché era maggio e si stava bene la sera, ma magari rimanevano fuori fino a tardi e avrebbe avuto bisogno di coprirsi. Si mise le scarpe col tacco più alto: era quasi più entusiasta di quando andava al primo appuntamento con un uomo! C'è quindi da capire la sua delusione quando arrivò sul luogo d'incontro e si rese conto che non era una vera uscita tra amici, con lei, Silvia e alcuni compagni d'università. Era piuttosto un'uscita a quattro, nella quale l'avvocato assente era stato sostituito da un amico del fidanzato di Silvia! Ora, Martina lo sapeva che mentre lei frequentava l'avvocato Silvia non se ne era stata con le mani in mano. Si era trovata un fidanzato del Politecnico, un promettente futuro ingegnere, del quale le aveva parlato per telefono e in rari incontri nei corridoi dell'università. Ma invece di presentarglielo così a tradimento, poteva almeno avvisarla! Anche perché lei si era prospettata una seratina di pettegolezzi, civetterie con gli abbordatori del locale, risate e insomma, cose da donna. Invece adesso si ritrovava lì, presa in trappola da un'uscita a quattro con annesso appuntamento al buio non programmato (altrimenti sta' pur sicura che non si sarebbe infighettata a quel modo), in compagnia della sua amica e di ben due futuri promettenti ingegneri informatici, che, come tutti sanno, sono la specie peggiore, perché per loro il lavoro è praticamente un divertimento, quindi ne parlano in continuazione anche nel tempo libero. Non bastasse, Silvia e il suo fidanzato Francesco erano proprio carini, tutti picci picci, bacini sul naso e carezzine, si chiamavano rispettivamente Fragolina e Orsetto e a Martina stava per venire un attacco di bile e/o di vomito. Per il nervoso era pronta a divorarsi tutto l'ampio buffet a disposizione. Per fortuna il "quarto uomo" era carino e gradevole. Si chiamava Mauro, aveva un bel paio di occhi chiari, i capelli corti e un fisico proporzionato. Era vestito bene, come un promettente ingegnere alla moda, non troppo appariscente e aveva un bel sorriso da denti perfetti. Le aveva pagato da bere, atto peraltro superfluo e si era gentilmente adattato a parlare di banalità mentre gli altri due si isolavano come due cuoricini di zucchero sul divanetto. E così, mentre conversavano amabilmente del nulla, Martina si rese conto che l'ingegnere aveva una bocca interessante, lei l'avrebbe quasi definita appetitosa e mentre sorseggiava il suo secondo Screwdriver si rendeva conto che non le sarebbe dispiaciuto un assaggio. Ma lei era già fidanzata, anche se infelicemente. Per non dire del fatto che probabilmente Mauro era stato "tirato in mezzo" più o meno come lei e quindi non era interessato ad approfondire la conoscenza. In fondo anche l'avvocato era sembrato interessante al primo incontro e solo in seguito si era rivelato un noioso scaldaletto. Forse alla fine sono tutti solo dei noiosi scaldaletto, constatò pessimisticamente Martina fissando il ghiaccio nel bicchiere. Erano ormai quasi le nove e gli argomenti inutili si stavano esaurendo, mentre Fragolina e Orsetto continuavano a guardarsi teneramente negli occhi, dimentichi del mondo attorno a loro. Vorrei proprio sapere perché hanno fatto venire anche noi due, se poi non ci considerano nemmeno, pensò Martina e c'era da scommettere che anche Mauro la pensava più o meno allo stesso modo. "Sentite, io a questo punto me ne andrei" suggerì, cercando di non dare l'impressione di quella che vuole tagliare la corda al più presto. "Be', ma che ore sono?" s'informò Silvia. "Perché non venite a mangiare qualcosa da me? Vi tiro fuori due spaghetti, un risotto, non so..." Martina non era per niente per la quale. Se ne voleva andare a casa il più in fretta possibile e porre fine a quello strazio in men che non si dica. Invece alla fine la tirarono in mezzo, non capiva mai come facevano a convincerla tutte le volte a trascinarla in quelle situazioni pacco clamorose, nelle quali si annoiava a morte e si malediceva per essere stata così cretina. Oltretutto, mentre erano già in macchina, la chiamò l'avvocato, che stava per uscire dallo studio. "No, senti, sto andando a casa di Silvia, non posso, ci vediamo un'altra volta. Sì, magari domani, ciao. Sì, anch'io, ciao." Non bastando, Silvia era famosa per essere totalmente incapace anche solo di avvicinarsi ai fornelli. I suoi spaghetti crudi in sugo acquoso e la sua colla di riso erano rinomati in tutta l'università. Martina si sentiva già male. Questa è la punizione per tutte le volte che sono stata cattiva, la sto pagando anche per le mie sette vite precedenti, pensò, camminando dietro ai due zuccherosi innamorati verso la casa di Silvia, mentre Mauro cercava parcheggio nella zona. Invece fu fortunata. Mentre Fragolina e Orsetto continuavano a guardarsi teneramente negli occhi fingendo pietosamente di apparecchiare la tavola, Mauro si impadronì dell'angolo cottura e con i residui non scaduti di ciò che riuscì a rinvenire nel frigorifero improvvisò un delizioso sugo alle verdure per gli spaghetti, la cui cottura fu attentamente monitorata da Martina stessa. Mentre Mauro si dava da fare tra le pentole, Martina poté inoltre osservargli comodamente la rotondità perfetta del sedere, cosa che le provocò un languore profondo allo stomaco che non aveva proprio niente a che fare con la fame. O sì? Fortunatamente quando riuscirono a sedersi a tavola la conversazione prese una piega interessante e i due riuscirono a parlarsi normalmente e piacevolmente, mentre, come il lettore avrà già intuito, Fragolina e Orsetto continuavano a guardarsi teneramente negli occhi. Martina si era accorta che Mauro le aveva sbirciato la scollatura. Si era accorta anche che le aveva sbirciato le gambe. Naturalmente non si era potuta accorgere che le aveva sbirciato anche il sedere, ma si accontentava. E mentre il vino bianco gelato le entrava in circolo, considerava che in fondo la fedeltà non è poi una virtù fondamentale alle soglie del nuovo millennio e che ci sono altri valori e storie del genere e quando si offrì di lavare i piatti era già pronta ad una nuova esperienza. Dopo aver lavato i piatti, Mauro le propose di accompagnarla a casa. Del resto non aveva senso stare lì, di fronte a Fragolina e Orsetto che continuavano a guardarsi teneramente negli occhi: li faceva sentire semplicemente di troppo. Oltretutto erano sicuri che anche loro non ne potevano più di guardarsi semplicemente negli occhi e volevano passare a qualcosa di più concreto. "Ciao Fragolina, ci sentiamo domani", salutò Martina uscendo e ringraziando il Cielo perché finalmente la serata era conclusa. Ma non appena le porte dell'ascensore si furono richiuse dietro di lei, Mauro la prese tra le braccia e la baciò. Fu un bacio tenero e possessivo insieme: un morbido intreccio di lingue dentro un abbraccio serrato. Quando arrivarono al pian terreno fu normale premere nuovamente il pulsante di salita, verso il settimo piano. Si fermarono a baciarsi per un po' dentro l'ascensore, poi Mauro trascinò Martina verso le scale, dove con buona probabilità potevano starsene da soli. La fece appoggiare contro il muro e cominciò ad accarezzarle un seno, mentre la baciava sul collo. Martina rimase per un attimo senza fiato, quasi stupita dalla piacevolezza di quel tocco, alla cui maestria non era più abituata. Il vino la faceva sentire leggera e incorporea, per contro amplificava le sensazioni sulla pelle e gliele rimbombava dentro, come se le scorressero nel sangue. Si lasciò toccare per un attimo senza reagire, poi cominciò ad accarezzare la schiena di Mauro, infilandogli le mani sotto il maglione e premendolo contro di sé. Un attimo dopo gli stava tirando la camicia fuori dai pantaloni, in modo da passargli direttamente le mani sulla pelle. Come per un segnale, anche Mauro le infilò le mani nella scollatura, per toccarle il seno nudo con i capezzoli eretti e duri. Il vestito era talmente scollato che Mauro riuscì a farne uscire un seno e prese a leccarlo e succhiarlo con impeto, mentre Martina gli premeva contro la testa e respirava affannosamente. Continuando a succhiarle un capezzolo, Mauro le infilò una mano sotto il vestito, le accarezzò il sedere sodo e libero per via delle ridotte dimensioni dello slip. Martina si sentiva sempre più persa e bagnata, mentre la sconvolgevano emozioni quasi dimenticate. Anche lei gli infilò una mano nei pantaloni, ad accarezzargli il sedere avvolto nei boxer, ma subito la ritrasse, per cominciare ad armeggiare con la cintura e la cerniera. Lo liberò quel tanto che bastava da potergli prendere in mano il membro eretto, duro come marmo, liscio e caldo. Lo accarezzò dapprima delicatamente, poi lo prese saldamente in mano e cominciò a scivolare su e giù a ritmo costante. Allo stesso tempo Mauro le aveva infilato un dito tra le cosce bagnate e scivolose, poi due, dentro di lei, a ricercare le profondità recondite del suo piacere. Martina piegò le ginocchia appena appena, per permettere alle dita di Mauro di entrare ancor meglio dentro di lei, tutto questo senza smettere di tenergli il membro tra le mani. Al contempo Mauro continuava a succhiare un capezzolo di Martina, che per contro stringeva il ragazzo verso di sé con la mano libera. I movimenti si rincorsero tra di loro sempre più veloci e affannosi, come i loro respiri, che ormai non riuscivano più a controllare e che si erano trasformati in gemiti sommessi. Entrambi sapevano di non poter fare troppo rumore, per non destare i sospetti dei vicini di Silvia-Fragolina, ma facevano fatica a trattenersi. Così si baciarono convulsamente mentre l'orgasmo esplodeva tra le reciproche mani, lasciando entrambi senza fiato. Oh mio Dio, pensò Martina ritraendo delicatamente la mano impiastricciata. Immagino che questo equivalga ad un tradimento. Povero Paolo... L'ingegnere la stava baciando sul collo con aria soddisfatta e lei lo lasciò fare per un po', poi accennò a prendere un fazzolettino dalla borsetta per pulirsi la mano. "Andiamo?" propose lui con un sorriso e Martina non poté far altro che annuire, piena di riconoscenza. Così si incamminarono per strada abbracciati, ridendo di Fragolina e Orsetto.
Mauro aveva lasciato la macchina in un parcheggio custodito sotterraneo. Era quasi mezzanotte e il parcheggio era terribilmente buio. Martina stava per dirigersi verso la portiera dell'auto, ma Mauro la bloccò trattenendola per un polso e ricominciò a baciarla, spingendola verso il cofano. Martina vi si adagiò agevolmente, lasciandosi trascinare da Mauro e dal turbine di emozioni che si ridestavano in lei. Le mani di Mauro le scorrevano lungo tutto il corpo, dal seno ai fianchi, alle gambe, mentre lui continuava a baciarla, sulle labbra e sul collo, senza che lei potesse in qualche modo reagire. Lui si era infilato tra le sue gambe divaricate e Martina sentiva già premere contro di sé il membro indurito dentro la stoffa dei pantaloni. Voleva chinarsi a prenderglielo in bocca fino a riempirsi, ma era immobilizzata contro il cofano. Arrivava a malapena a toccargli il sedere con i polpastrelli. "Sei bellissima", le sussurrò lui tra un sospiro e l'altro, provocando l'effetto di schiacciarla abbandonata ancora di più contro il cofano bombato. Poi le infilò una mano dentro gli slip, accarezzando delicatamente. A Martina sfuggì un gemito sommesso di piacere. In questo modo aveva più spazio, riuscì allora ad avvicinarsi alla cintura di Mauro per slacciargliela, anche se con una mano sola. Anche lui aveva il fiato corto adesso e i baci erano sempre più brevi. "Ti prego", sussurrò lei quasi senza sapere come, "voglio prendertelo in bocca..." Mauro la lasciò andare e Martina si chinò davanti a lui, in ginocchio, a slacciargli la cintura. Gli abbassò i pantaloni e i boxer e gli si avvicinò con le labbra dischiuse. Cominciò dapprima a posargli dei baci leggeri sulla punta e a passargli appena la lingua intorno, come una piuma. Mauro era incerto, stordito dal piacere e dal desiderio non riusciva nemmeno a muoversi. La lingua di Martina si faceva sempre più decisa e presente, finché infine non aprì del tutto la bocca e vi fece sparire il membro intero, quasi volesse inghiottirlo. Mauro si sentì quasi mancare per la sensazione di morbidezza e calore intenso. Martina rimase immobile per alcuni interminabili secondi, poi cominciò a muovere le labbra lentamente con ritmo sicuro. "Ti prego, fermati...", implorò Mauro dopo che alcune potenti ondate di piacere lo avevano invaso. Martina non accennava a smettere, le piaceva sentire i ragazzi che la pregavano. Allora lui le prese il viso tra le mani per fermarla e la attirò a sé: "Ti prego, voglio venirti dentro..." E la baciò con forza, intrecciando la propria lingua alla sua. Mentre la baciava riuscì ad appoggiarle le mani sui fianchi, sotto il vestito e a sfilarle le mutandine leggere. Giocherellò con il clitoride bagnato con dita di piuma e a Martina mancava il respiro sotto quelle carezze e quel bacio ossessivo, le veniva da mordere, ansimare, le pareva di impazzire. Quando Mauro capì che era pronta chiuse il bacio e le sollevò il vestito. Con le mani salde sui suoi fianchi la appoggiò a sedere sul cofano ed entrò dentro di lei. Sconvolta da tanta pienezza Martina intrecciò le gambe intorno ai fianchi di Mauro per permettergli di entrare completamente dentro di lei. Oddio... era tutto così piacevolmente perfetto... una completezza di cui aveva perso il ricordo... ma non l'istinto. "Scopami", incitò, mentre Mauro le affondava dentro ritmicamente, appoggiandosi contro di lei. E Mauro se la scopò, fino a portarla sull'orlo dell'orgasmo, fino a farle perdere coscienza del mondo, di tutto, tranne che di loro due impazziti, e mentre la sentiva gemere le sussurrò all'orecchio: "Vuoi venire? Vuoi che ti faccia venire?" "Dio, sì, ti prego, fammi venire, fammi quello che vuoi..." Allora lui uscì da lei lentamente, provocandole un immenso doloroso senso di perdita, ma fu solo un attimo. La prese e la voltò, facendola appoggiare con le mani sul cofano ed entrò in lei da dietro. Sulle prime questo ingresso violento e inaspettato le tolse il respiro dal dolore, ma Mauro rimase immobile dentro di lei per non farle troppo male, mentre con le mani la toccava davanti, sfiorandole il clitoride e penetrandola con le dita, fino a che il piacere si sostituì al dolore. Cominciarono a muoversi insieme, l'uno contro l'altra: Mauro spingeva sempre più forte e Martina gli andava incontro contraendosi di piacere, fino a venire in un orgasmo esplosivo, sconvolgente e totale che la fece gridare. Anche Mauro venne allora, dentro di lei, tenendosela stretta per non perdere nessun movimento, nessuna deliziosa contrazione dei muscoli. Ci volle tempo prima che entrambi riaffiorassero alla coscienza di ciò che li circondava e riprendessero a respirare normalmente. E solo allora Martina spalancò gli occhi nel rendersene conto. Mio Dio, il sogno! Era il suo sogno della notte precedente, che si era avverato nel modo più meraviglioso e inaspettato possibile. Fin troppo bello per essere vero. Mai più avvocati, pensò Martina voltandosi per baciare Mauro piena di riconoscenza. Era ora di aprirsi alle nuove opportunità offerte dall'ingegneria informatica.
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