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Titolo: Poker
Autore: Emma
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Racconto n° 805
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Non sono il tipo che si tira indietro. Se c'è da scherzare, scherzo. Se c'è da giocare, gioco. Se qualcuno propone di fare qualche follia, non sono certo io quella che dice che non se la sente. Se in una sera, tra amici, qualcuno tira fuori un mazzo di carte e propone uno strip poker, non sono certo io quella che fa la difficile e rovina la sera a tutti. Se poi c'è da giocarsi le mutande, me le gioco. E se le perdo, poco male, me le tolgo e faccio vedere a tutti la mia merce. Non è certo un dramma, anzi. Della mia merce vado fiera e, se la devo mostrare, la mostro con piacere.
Ma stasera è diverso. Il fatto è che non mi va di giocarmi la mutande già alla terza smazzata, quando tutti gli altri sono ancora completamente vestiti, scarpe comprese. Un po' è che è estate e ci si veste con poco. Un po' è che non avevo previsto che stasera avremmo concluso col pokerino e non mi ero attrezzata. E poi è stata soprattutto la sfiga.

Alla prima mano ho perso le scarpe. Poco male: c'è sempre qualcuno che perde alla prima mano. Alla seconda avevo un full di regine e fanti. Potevo mica non giocare!? Peccato che Isabella sia venuta a vedermi e aveva quattro re. Così ci ho rimesso il vestito. Vestitino intero, cioè praticamente tutto il mio abbigliamento, visto che sotto ho solo uno striminzito perizoma. E già questo mi ha fatto girare le palle.
Adesso me ne sto qui con solo il triangolino nero che non basta neppure a coprirmi tutti i peli e non mi va di lasciarci subito anche quello. No non sono una moralista. Sono dispostissima a perderlo, ma non adesso. Tra un po', quando la serata si sarà scaldata e anche Luca, Isabella ed Andrea saranno in mutande. Allora sì che mi andrebbe di fare la parte della bonazza che fa vedere per prima la gnocca. Ma adesso non è il caso.
Cosa faccio? Luca e Isabella hanno passato. Andrea ha cambiato tre carte e vuole giocare. Io ho quattro nove. Non è mica poco. Troppo per ritirarmi, ma anche troppo poco per rischiarci le mutande alla terza mano. E poi la lotta è impari. Se perde il mio ragazzo, al massimo ci lascia le scarpe. Se perdo io, resto biotta del tutto - alla terza mano credo sia un record - e mi prendo degli sfottò memorabili. Rischio e vado a vederlo o rinuncio e mi ritiro? Ma d'altra parte, se non gioco con un poker, quando gioco?

Lo sapevo io che dovevo starmene buona. Naturalmente non ho resistito alla tentazione di rischiare e naturalmente i miei quattro nove non sono serviti a niente. Aveva quattro re, il porco, e mi ha fottuta. Il perizoma me lo sono tolto senza neppure alzarmi in piedi, da sotto il tavolo, con l'aria più incazzata di questo mondo. Pretendevano anche che facessi loro lo spettacolino di alzarmi in piedi, sfilarmelo con grazia da consumata spogliarellista e fare la piroetta e l'inchino. E no! In questo frangente, non è proprio il caso. E non mi vengano a rompere le palle che non so perdere e che non so stare al gioco.

Adesso che una nuova partita è avviata, loro, i porci, si divertono un mondo, e io sono qui, tagliata fuori a stare a guardare come una pisquana le loro smazzate.

Andrea ha perso scarpe e polo e gli restano solo pantaloni e mutande, ma è in serata di grazia, brillante come non mai. Sono certa che ce l'ha già duro da fargli male e mi fa rabbia vedere come si diverte.
Isabella ha perso le scarpe e la gonna, ma era stata previdente: ha la camicetta di seta che la copre fino a metà coscia, come una minigonna, e sotto si era messa anche il reggiseno. Sono certa che lei sapeva che la serata sarebbe finita con qualche giochino di carte e di vestiti. Non per niente è stata lei ad insistere tanto perché andassimo tutti a casa loro dopo il cinema.
Luca è quello che ha perso meno: praticamente ci ha lasciato solo le scarpe.

Quello che mi fa rabbia è che sono tagliata fuori dal gioco, e per di più nuda. Non posso far altro che starmene qui, tutta composta e tranquilla in attesa che la partita finisca. E per giunta, non sono neanche un po' eccitata. Che sfiga! Potessi almeno fare qualcosa, mi movimenterei la vita e chissà mai che mi torni un po' di brio e qualche voglia scopereccia.

Decido che non posso continuare tutta la sera a starmene col culo incollato alla sedia. Per giunta fa così caldo che le chiappe nude mi si appiccicano al sedile di alluminio. Potevamo almeno giocare in salotto, invece che attorno al tavolo della cucina!

Meglio che mi alzi e mi dia una mossa. Anche se mi scoccia un po' fare la parte della depravata che se ne va in giro nuda quando tutti gli altri sono ancora vestitissimi. Ma chissenefrega!

Aggiro il tavolo e vado a piazzarmi dietro ad Andrea, a massaggiargli le spalle e a sbirciargli le carte. Devo portargli bene, perché azzecca subito una buona mano e, con una scaletta, riesce a fottersi la camicia di Luca.
Non mi va di portargli fortuna. Voglio che perda. Almeno saremo in due a romperci le palle fuori dal gioco.
Meglio che mi sposti dietro Luca. E' lui che ha più roba addosso. Voglio che vinca sempre e che riduca gli altri sul lastrico. Soprattutto voglio che faccia saltare subito pantaloni e mutande ad Andrea. Lo voglio nudo, il porco. Almeno saremo nudi in coppia.

Sistemata dietro la sedia di Luca, massaggio anche a lui le spalle. Non è il mio ragazzo, ma non me ne frega niente. Mica me lo sto scopando: gli sto solo massaggiando le spalle. Ma sì, sono nuda, ma mica è colpa mia se stasera le carte hanno voluto così. Apprezza il massaggino e si esibisce in plateali mugugni di piacere. Bene. Andrea deve morire di gelosia. E anche Isabella deve soffrire. Peccato che la sedia abbia lo schienale alto e non possa strusciarmi contro la sua schiena: lo farei senza ritegno. Ho deciso: devo fare la matta e rompere le uova nel paniere a tutti. Del resto, nuda come sono, mica pretenderanno che faccia la santarellina.

Isabella si ritira. Andrea accetta di giocare. Luca aveva un tris di re, ha tenuto un asse e ha cambiato una carta. "Portami fortuna: qui mi serve" mi dice prima di guardare di nuovo le carte. "Aspetta" gli dico. Gli do una gran pastrugnata propiziatoria alle spalle e, perché la fortuna sia massima, prendo una sua mano, la faccio girare dietro allo schienale e me la appoggio sul sedere.
"Con una palpata di culo così, sono certo di vincere" dice soddisfatto e decide di giocare prima ancora di vedere che carta gli è entrata. Andrea ha un full di nove e donne. Luca gira sul tavolo le prime quattro carte e poi chiede a me di scoprirgli l'ultima. La suspance è notevole. Lascio passare qualche istante per aumentare l'attesa, poi decido che, già che sono in ballo, tanto vale che faccia la troia del tutto: aggiro la sedia, mi siedo sulle ginocchia di Luca, scopro la quarta carta e ne viene fuori un agognato secondo asse. Mi abbraccia stretta e mi bacia sui capelli dalla gioia. " Sei grande, Emma", mi dice: "bisognerebbe farti un monumento".

Tiè. Caro Andrea, ho contribuito a fotterti i pantaloni e in più sono qui, seduta sulle ginocchia del tuo miglior amico, e per giunta senza nulla addosso.

Andrea, da buon esibizionista, si alza in piedi per togliersi i pantaloni. Ha l'uccello tutto di traverso nelle mutande, duro che più non si potrebbe. Questa è un'occasione da non perdere per sfotterlo.
"Sbaglio o ti tira?"
"Come fa a non tirarmi! E' da mezz'ora che giri nuda con la figa al vento!"
"Non è che ti eccita il fatto che sono seduta nuda sulle ginocchia di un altro?"
"Certo, anche questo contribuisce".

Adesso comincio o stare meglio. Comincio a scaldarmi e a riprendere vita. Sento che anche sotto sto andando verso la giusta temperatura. Certo che non devo tirare troppo la corda. Sulle ginocchia di Luca ci sono stata quanto basta. Ora è meglio che mi alzi un po'. Certo che qui si stava che era una meraviglia.

"Vieni a portare fortuna un po' anche a me". Mi dice Andrea, scostando un po' la sedia e facendomi posto sulle sue ginocchia.
Il porco. E' geloso. Non mi vuole sulle ginocchia di altri. Ci vado. In fin dei conti è lui il mio ragazzo. Ma non ho voglia di cominciare ora a fare la brava bambina: devo dire che nei panni della troia mi trovo decisamente più a mio agio.
Mi siedo sulle sue gambe nel modo più provocante che mi riesce. Intanto che Isabella dà le carte, ne approfitto per dargli un bacio con tanto di lingua in bocca e soprattutto, sotto il tavolo, ne approfitto per fare scivolare una mano dentro alle sue mutande.
"How, ti tira proprio!!" Esclamo a piena voce, tanto perché anche agli altri non passi inosservato quello che sto facendo. C'è il tavolo a togliere visibilità, ma, con un po' di fantasia possono ben capire dove ho le mani.

Decisamente porto fortuna. Andrea vince e, in una mano sola, riesce a fottersi la maglietta di Luca e la camicetta di Isabella. Bello il completino di Isabella! Azzurrino, da brava bambina, ma, addosso a lei e, in una situazione del genere, decisamente eccitante.

"Anch'io ho bisogno che mi porti fortuna." Mi dice Isabella. Vado un po' anche da lei. Prima mi accontento di stare in piedi dietro la sua sedia e di massaggiarle le spalle, giochicchiando con le spalline del suo reggiseno. Poi mi faccio fare spazio sulle sue ginocchia. I maschi spiattellano oscenità a tutto andare, ci chiedono se non siamo mica per caso diventate lesbiche e ci dicono di stare buone con le mani. Noi facciamo apposta a strusciarci e abbracciarci e finisco anche per darle un gran bacio con lo schiocco sulla guancia. Non è mica male questo pelle a pelle con Isabella!

Porto fortuna davvero, perché si ritrova con un pokerino di dieci senza neanche bisogno di cambiare carte. Ne fanno le spese i pantaloni di Luca. Adesso sì, coi due uomini in mutande, che la partita si fa suggestiva!

E' Luca adesso che chiede il mio aiuto. Certo che adesso è in mutande e con un tarello che gliele gonfia. Vado lo stesso a sedermi sulle sue ginocchia? E perché no, in fin dei conti. Visto che ho deciso di fare le troia, quale occasione migliore per fare ingolosire Andrea.
Vado da lui. Mi sistemo ben bene, con tutti i dovuti strusci. Lo abbraccio, gli massaggio un capezzolo, mi sistemo guancia contro guancia e anche a lui do un bacino benaugurale.

Adesso ci vanno piano tutti a e tre ad accettare sfide avventate. Passano diverse mani senza che non accada nulla. Poi a Luca capita un full. Isabella vuole giocare. Lui è nella crisi più nera. Sarebbe tentato di accettare la sfida, ma, se gli va male, resta col bigolo all'aria. Chiede consiglio a me. Non so che dirgli. Per me dovrebbe tentare. Mi andrebbe di portargli fortuna e vederlo vincere, ma in fin dei conti, non mi dispiacerebbe neppure vederlo nudo.
Esita. Vuole ritirarsi. Gli altri fanno di tutto per convincerlo a rischiare. Mi provo anch'io a convincerlo. Non c'è verso e così tento l'ultima carta: "Se perdi, le mutande te le tolgo io. Pensa che onore!"
Chiedo a Isabella e ad Andrea se me lo lasciano fare. Sì, sarebbero pronti a superare i problemi di gelosia, pur che lo convinca a giocare. Isabella, anzi, alza ancora di più la posta: "Te le toglie e ti fa anche un massaggino".
Un massaggino?! E perché no!? Se lei non è gelosa del suo uomo, perché dovrei crearmi dei problemi io?

E alla fine Luca si fa convincere.

Isabella ha una scala di colore: cinque denari tutti in serie. Che troia! Sapeva che avrebbe vinto e ha fatto apposta a farmi promettere anche il massaggino. Ma adesso le faccio vedere io. Altro che massaggino!

I debiti di gioco vanno pagati, non c'è scusa che tenga. Ci alziamo. Non voglio rovinarmi la scena: meglio procedere per gradi. Lo abbraccio e gli appioppo anche un bel bacio, solo a fior di labbra, ma sulla bocca. Lui è in crisi e se ne resta impalato. Lo aggiro da dietro, mi struscio contro la sua schiena, lo abbraccio nell'altro verso e scendo con le mani sensuosissimamente dal petto verso le sue mutande. Gli do una bella palpata all'uccello, attraverso la stoffa, e mi concedo il lusso di guardare fissa Andrea e Isabella, che sgranano tanto di occhi e non osano dire neppure bah. Se Isabella si azzarda a dire qualcosa, la fulmino. E' stata lei a tirare in ballo la storia del massaggino. La sto solo prendendo in parola: questo è un massaggino, o, almeno, ne è l'inizio.
Poi un'altra palpata, ma con la mano dentro le mutande. E' la prima volta che mi capita di palpare un uccello di un estraneo e per giunta con qualcuno (moroso compreso) che mi guarda. Sensazione sublime, da farsi venire un infarto. Specie in considerazione del fatto che Luca è il ragazzo della mia migliore amica, che lei è lì che guarda e a tre metri c'è anche Andrea, il mio ragazzo, che mi guarda a bocca aperta. E anche Luca rischia l'infarto. Appoggiata con le tette contro la sua schiena, sento che gli è venuto il fiatone.

Poi le mutande gliele tolgo, gliele faccio volare via, lascio agli altri due il tempo di osservargli l'uccello e, sempre da dietro, procedo con il massaggino conclusivo. Ma mica un massaggino da niente: l'inizio di una vera e propria sega in piena regola.

"E adesso dimmi che perdere le mutande ti è dispiaciuto?!"

No che non gli è dispiaciuto. Con la mia mano che glielo mena e gli occhi degli altri fissati proprio lì, se ne starebbe fino a domani a farsi smenazzare.

Sono io che decido di interrompere lo spettacolo, ma lo interrompo spettacolarmente: gli do un altro bacio sulla bocca, lo riconduco a sedersi e, senza mai togliergli la mano dall'uccello, mi rimetto a sedermi sulle sue ginocchia.

La partita riprende tra Isabella e Andrea, ma non hanno il coraggio di iniziare lo scontro decisivo: quando uno ha delle buone carte, l'altra ha poco e rinuncia ad andarlo a vedere. Almeno cinque o sei mani vanno a vuoto.
Io e Luca intanto continuiamo a spassarcela. Il massaggino era nei patti e la mano dal suo uccello non me la fa togliere neanche il padreterno. "Ragazzi, se non vi decidete ad andare avanti, guardate che noi, oltre al massaggino, ne approfittiamo per farci anche una sveltina." E, per rendere meglio il concetto, prendo una mano di Luca e me la appoggio su una tetta e l'altra me la appoggio tra le cosce, direttamente sulla gnocca.

Lui esita, non vuole esagerare, ma poco alla volta mi massaggia con più impegno e allargo anche un po' di più le cosce per fare spazio alla sua mano.

"Forza, ragazzi, vedete un po' di concludere con 'ste carte del cazzo."

Si decidono a giocare una mano. Isabella ci lascia il reggiseno. Ormai, alla prossima mano, o sono le mutande dell'uno o quelle dell'altra.

L'eccitazione ci impedisce di stare seduti. Ci alziamo Luca e io, senza che io smetta di menarglielo e senza che lui smetta di massaggiarmi tette e gnocca. Poi si alzano anche Isabella e Andrea, tolgono le sedie e trafficano con le carte stando in piedi. Ma non si decidono a rischiare.

"Guardate che, se non vi sbrigate, vi spuntano le corna sul serio". Bacio ancora Luca, ma stavolta le lingue si intrecciano in una vera limonata.

Alla fine si decidono: "La prossima mano giochiamo qualunque siano le carte che abbiamo in mano Il momento è solenne. Adesso è il caso di scioglierci e di andare a tifare per i due contendenti. Io vado a sistemarmi alle spalle di Andrea, lo abbraccio da dietro, gli entro con una mano dentro le mutande e comincio a smenazzare lui. Fa un certo effetto impugnare un uccello appena dopo averne impugnato un altro. Anche Luca riprende il suo ruolo da affettuoso ragazzo come si deve. Fa come me: si struscia con l'uccello contro la schiena di Isabella, la abbraccia da dietro, le infila una mano nelle mutande e inizia a sua volta a menargliela.

Vince Isabella. Le mutande le tolgo io anche a Andrea, esattamente come avevo fatto con Luca, con tanto di sega, o di 'massaggino', se lo si vuole chiamare così. Ma anche Luca si dà da fare con la mano dentro le mutande di Isabella: un ditalino in piena regola, con tanto di succhiotto sul collo e pastrugnamento di tette.
Infine anche la mutande di Isabella, ormai del tutto superflue, finiscono nel mucchio dei vestiti. Ci concediamo ancora una lunga romantica limonata in piedi e il poker per stavolta è finito. Luca e Isabella hanno anche una provvidenziale camera per gli ospiti. Ci auguriamo la buona notte e ci ritiriamo. I vestiti per ora non c'è bisogno di raccoglierli: domani mattina si vedrà.