I migliori Racconti di RossoScarlatto
Racconto del mese
Autore del mese
RossoScarlatto Community
Il balcone
Biblioteca
Titolo: Il balcone
Autore: Ciko67
Contatto:
Racconto n° 806
Altri racconti dello stesso Autore:
La mia dirimpettaia era una donna come tante, ma aveva un innato atteggiamento sexy che spesso diveniva provocazione involontaria, almeno nei primi anni.
Siamo andati ad abitare in un palazzo di nuova costruzione quando io avevo 15 anni e lei 19, sposina novella, lei non era della mia città e non avendo contatti in paese entrava spesso a casa mia per chiedere qualcosa a mia madre che la trattava quasi come una figlia.
In primavera quando diventava possibile rifrequentare i balconi, iniziava il "rito" stagionale del caffè, una volta da noi una volta da lei e io facevo in modo da trovarmi all'orario in balcone per ricevere l'invito.
Si trascorreva una mezz'oretta assieme e ci si dava appuntamento per il dopocena che trascorrevamo ognuno nel proprio balcone a chiacchierare.
I balconi erano vicinissimi, in pratica erano separati solo da una di quelle piccole finestre che danno luce alla scala; capitava spesso di tirar tardi, io, mia madre e lei, raramente c'era anche suo marito dato che il lavoro lo portava quasi giornalmente fuori sede e quindi andava a letto presto.
I primi anni la presenza costante di mia madre in questi momenti non era fastidiosa più di tanto, io non avevo la malizia per pensare di provarci e la dirimpettaia mi considerava quasi un bambino, ma fu meglio così perchè non si difendeva dai miei sguardi ne si preoccupava della mia presenza costante in balcone e, non era raro beccarla in atteggiamenti naturalissimi ma che in me producevano un turbamento non indifferente.
Lei abituata alla grande città, non si curava dell'abbigliamento spesso discinto, abitavamo a 6 piano, di fronte a noi non c'era nessuno e quindi anche se si affacciava con una mini sottoveste che al minimo alito di vento si sollevava scoprendo il suo splendido culetto chi poteva vederla se non una signora che aveva passato gli anni della malizia e un ragazzino che non c'era ancora arrivato?
Tutto naturale dunque, lei sempre spontaneamente provocante e io a spiarla con naturalezza e discrezione.
Ma gli anni passavano e cosi arrivammo entrambi a varcare i trenta; ormai i miei genitori erano divenuti anziani, mia madre non reggeva più il ritmo delle chiacchierate notturne e quindi spesso rimanevamo io e lei a parlare al balcone.
In una di queste notti, ebbi quasi una folgorazione... mi chiesi: "Avendo loro due bambini piccoli che stavano quasi sempre a casa, essendo il marito quasi per tutta la giornata fuori, gli unici momenti che potevano riservare alla loro intimità erano quelli che lei passava al balcone fino a tarda notte..." non rimaneva che passare all'attacco.
Da quella sera ogni mia parola, ogni mio gesto divenne scientificamente misurato, potrei dire di aver cominciato la pratica per l'attività forense proprio in quel balcone, ogni incontro era diventato una causa da vincere.
Avevo l'abitudine, sfruttando l'ombra pomeridiana, di leggere o studiare in balcone, cominciai a sistemare la sdraio in modo che fossi sempre rivolto verso di lei che spesso si affacciava ora per fumare poi per leggere la rivista, per stendere il bucato, e per tante altre cose che mi confermavano che anche lei cercasse la mia compagnia.
Intanto le chiacchierate notturne cominciavano a farsi più interessanti, non era raro che si trattassero argomenti "piccanti", le nostre considerazioni sulla relatività della fedeltà, io ero fidanzato, i suoi gusti sulla biancheria intima che io maliziosamente confermavo dato che mi stendeva sotto il naso perizoma e reggiseno di gran classe, decisi che era il momento di provocarla più esplicitamente.
Il pomeriggio dell'indomani fu decisivo, prendemmo il caffè assieme e io ripetei più volte che avrei avuto un gran da fare al balcone perchè era l'unico posto fresco; lei mi assecondò dicendo che aveva tanta roba da stirare e, dato il caldo si sarebbe messa in balcone. Due alibi perfetti per non insospettire nessuno e soprattutto un'occasione in cui saremmo stati di sicuro uno di fronte all'altra "costretti a guardarci"... era il momento per attuare il mio piano.
Misi i pantaloncini del pigiama, cortissimi, tolsi gli slip e mi piazzai in balcone seduto di fronte a lei, accavallando opportunamente le gambe non fu difficile far uscire dai pantaloncini una porzione del mio pene che bastasse ad attirare la sua attenzione senza darle l'impressione che fosse una "trappola". Faticai non poco a tenere il "soldatino" sul riposo ma la soddisfazione mi ripagò di tutti gli sforzi, lei guardava eccome e dopo un leggero rossore di stupore cominciò una danza di movimenti per trovare l'angolazione che le consentisse la visuale migliore.
Non so quante sigarette fumammo in quel pomeriggio, ma alla fine dovetti correre sotto la doccia per placare il mio membro che mi malediva per non avergli ancora fornito la preda prediletta.
Ero felice, raggiante, era chiaro che tra me e la mia dirimpettaia si era stabilito un contatto; quella sera al balcone emtrambi facemmo finta di nulla, si parlò del più e del meno, ma nessuno voleva dire il fatidico buonanotte... ormai l'attrazione si era stabilita, ma come fare la mossa successiva?
L'occasione tanto cercata arrivò quasi alla fine dell'estate. Ho sempre odiato il caldo ma quella sera lo benedissi. A settembre come per il canto del cigno, l'estate ci servì una serata di caldo insopportabile; eravamo in balcone io, lei, suo figlio e suo nipote momentaneamente ospite da loro a boccheggiare e con la certezza di non riuscire a dormire. A quel punto lei fu geniale, disse: "Perchè non entri qui da noi e facciamo una partita a carte"?
Accettai al volo e ci dividemmo in coppie secondo il criterio più logico: i grandi contro i piccoli, suo figlio e suo nipote avevano 16 anni.
Secondo le regole del gioco ci trovammo seduti di fronte, lei indossava uno dei suoi mini abiti; dopo qualche mano lei propose di bere qualcosa: whiskies e coca per noi, i ragazzi si accontentarono di coca e odore di whiskies.
I bicchieri consumati stavano superando le mani della partita, ma la voglia di togliere i freni era enorme e quando mi si presentò l'occasione non la lasciai sfuggire; i ragazzi stavano mettendoci in difficoltà e dovevo scegliere che carta buttare per crearci il minor danno possibile: la fissai negli occhi ormai lucidi per un interminabile secondo e le dissi allusivamente: "Scusami ma devo provarci" , la mia mano rilasciò una carta a caso ma il mio piede si avventò tra le sue gambe, un suo sorriso accennato mi confermò che potevo osare e mi spinsi a cercare il contatto con quelle mutandine che, quando le vedevo stese ad asciugare, avevo la sensazione che emanassero l'odore dei suoi umori.
Perdevamo di brutto ma chi se ne fregava, sentivo che le sue mutandine avevano la necessità di essere stese ad asciugare... era meraviglioso.
Verso le due della notte il whiskies, tracannato con tanta generosità volle ricambiarci; lei disse che doveva andare in bagno, si alzò e appena uscita i ragazzi mi chiesero di offrir loro una sigaretta che avrebbero fumato in balcone approfittando della sua assenza.
Capii che i ragazzi sarebbero così rimasti in disparte senza uscire dalla stanza e decisi di giocarmi la carta del folle dicendo: "ok mentre voi fumate approfitto anch'io per andare in bagno" .
Uscii dalla stanza e vidi, al buio del corridoio, la luce che filtrava dal buco della serratura del doppio servizio; lei era li, si sentiva dalla stanza da letto il marito che ronfava.
Ora o mai più... azzardi sulla serratura, evidentemente a casa non avevano l'abitudine di chiudersi a chiave, entrai e la trovai mentre con il pube bene in vista si stava tirando su il perizoma; scossi la testa come per dire no, lei timidamente e in silenzio mi intimò di uscire, ma non ne era convinta... in un attimo l'abbracciai, schioccò un bacio da asfissia, le presi una coscia e le appoggiai il piede sul bordo della vasca, una breve toccata alla sua intimità e appena sentii i suoi umori abbondanti la penetrai in piedi.
Fu un ondeggiare frenetico, condito dai morsi che presi sulla mano che le misi in bocca per strozzarle i gemiti. Pochissimi minuti di passione che esplosero in un effluvio di sperma bollente che le lasciai dentro; sudatissimo tornai in cucina e trovai i ragazzi che ridevano in balcone.
Il marito continua a ronfare, i ragazzi ora sono grandi e stanno fuori per frequentare l'università, la nostra storia va avanti in un crescendo di scopate pazzesche.