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Titolo: 24 ore
Autore: Pietrabianca
Contatto:
Racconto n° 819
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"Ti prenderò dappertutto: sei pronta?"
Lei lo stava aspettando da settimane. Giorni.
Ora contava le ore: 24!

Marica ripose il cellulare nella borsa nera di pelle nera, si alzò dalla sedia e con aria indifferente e senza alcuna smorfia sul viso, lasciò la sala riunioni.
Riprese il telefono e camminando su e giù per il corridoio di linoleum azzurro pigiava i tastini:
"Non voglio altro che questo. Per il tutto il tempo che vuoi. In tutti i modi che vuoi". La risposta di Lei.
Marica sentì la sua conchiglia gonfia e umida sotto i pantaloni larghi e morbidi. Di seta color cielo. E i capezzoli diventarono nocciole prepotenti sotto la camicia bianca. Di seta anch'essa.
Lo attendeva... e già questa attesa era parte del suo incontro.
Immaginava. Gustava. Assaporava.
Rientrò nella stanza: un grande tavolo di legno scuro. Largo quasi quanto è lungo un tavolo da ping pong. Certo di partite se ne giocavano tante in quella stanza, ed a volte era meglio mantenere le distanze di sicurezza!!
Marica chiuse la porta dietro di sé e riprese il suo posto, in mezzo a quegli uomini che discutevano animatamente di cose che sembravano essere più della loro vita, la loro stessa anima.
Quindici uomini con almeno dieci anni più di lei, il più giovane. Uno con gli occhi piccoli e la bocca stretta come una cerniera, l'altro con il volto spento dalle centinaia di sigarette che accendeva nervosamente una dietro l'altra. L'altro accanto a lei, con le mani raggrinzite e le unghie di un bianco da fare impallidire un fantasma.
A Marica parvero tutti, per la prima volta, degli sconosciuti. Li vedeva quasi tutti i giorni.
Le parvero tutti uomini privi di vita. Svuotati da una quotidianità grigia.
"Sicuramente l'aspetto più interessante dell'investimento sono i contatti che potremo crearci in quell'area geografica. I ritorni economici non sono certo allettanti" commentò Marica con tono secco e pacato.
Pacata fuori. Un vulcano dentro. Così lei si sentiva.
Un brivido sulla coscia: un nuovo messaggio in arrivo. Lui. Ancora.
Il cuore le balzò in gola.
Era maestra nel simulare calma.
Continuò il suo discorso:
"..La situazione degli appaltatori locali presenta numerose incertezze." proseguì leggendo alcuni fogli bianchi scarabocchiati di nero e rosso.
Lui l'avrebbe trovata terribilmente sexy con quegli occhiali piccoli blu rettangolari e stretti e le labbra semplicemente rese lucide da un gloss rosa chiaro brillante.
Marica parlava. E sentiva le mani di lui che le sfioravano le sue rotondità posteriori fasciate da quel pantalone che aderiva proprio lì, dove le curve si ripiegavano come un morbido cuore.

"..Inoltre ci sono incertezze sul cambio della valuta estera con cui verremo pagati." proseguiva Marica guardando diritto negli occhi ora di un interlocutore ora di un altro, a seconda di colui che, secondo lei, era la persona giusta in quel momento.
Ma quale momento? Il ghiaccio che mostrava fuori o la lava incandescente che le colava dentro?
Moriva dalla voglia di leggere quel messaggio che le vibrava tra le gambe.
Domani, in una stanza, lui le avrebbe alzato la gonna. Le sue mani prepotenti e decise l'avrebbero frugata lì, nel pozzo profondo dei suoi desideri più intimi. E il suo Potere, duro e desideroso di lei, non avrebbe aspettato troppo a possederla. Prima lì davanti e poi presto anche dietro. Mentre lei piegata sul letto, o su un tavolo o dovunque fosse stato possibile, si sarebbe donata a lui in quel modo. Quello che a lui piaceva più di tutti.

Domande, domande e ancora domande. Quegli uomini non volevano mai smettere quella mattina, e proseguirono ancora, nel primo pomeriggio.
Le sembrarono interminabili e insopportabili tutte le domande che seguirono al suo intervento.
E il cellulare vibrava ancora di tanto in tanto nella tasca di lei. Richiamandola a desideri proibiti, desideri da eseguire.
Domani.
Per l'indomani.

Lei lo avrebbe atteso apparire davanti alla porta di un albergo, una casa, una villa.
Non sapeva dove.
Non gli avrebbe detto nulla.
Lo avrebbe solo accolto nella sua bocca.
Intensamente.
Assaporandolo tutto. Con passione.
Come una ciliegia rossa succosa e piena di sapore.
Una sorpresa per lui: lo avrebbe sorpreso così.

Meno di venti ore.
"Ti voglio vestita di rosso. E niente altro sotto."
"Riposa bene... perché sarai mia tutta la notte... domani".
"ho comprato qualcosa per te... anzi per noi.".

Marica li lesse tutti, finalmente.
E la voglia di lui crebbe, ancora. E sempre di più.
Non sopportava più neanche lo sfiorare della camicia sui suoi capezzoli: erano le mani di lui che la carezzavano.
Non sopportava più il pantalone tra le sue intimità: era la lingua calda e dritta di lui che la leccava.
Non sopportava il perizoma: era la verga dura di lui che la violava.

Quindici ore.
Lui sarebbe sceso dal suo aereo.
Lei avrebbe saputo dove attenderlo.
Lei avrebbe indossato il suo vestito rosso e nient'altro.

Marica entrò in profumeria: un solo acquisto. Il suo profumo preferito. L'unico che lui vuole sentire sulla pelle di Lei.

Dodici ore.
A casa la sera.
Marica cena davanti al televisore.
Il cellulare continua a vibrare i suoi messaggi. E il desiderio di lei a impazzire... sempre di più.
Lui sa che l'attesa è già il piacere di lei.
E' già il loro incontro.
Lui sa che sola, nel suo grande letto, avvolta nelle preziose lenzuola di seta avorio, lei godrà già di lui. Vivendo l'indomani. Attendendolo come una Donna il suo Uomo.

Tre ore.
I raggi del primo sole del mattino tra le fessure della finestra.
Un messaggio:
"Altre 24 ore, Amore. Attendimi ancora altre 24 ore.. saprò farmi perdonare. Promesso!"

Guardò il dispaly e il desiderio le sembrò insopportabile.
Insostenibile.
Lui mantiene sempre le promesse!
Ancora 24 ore...