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Cenere di carta
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Titolo:
Cenere di carta |
Autore:
Danny Boodmann |
Contatto:
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Racconto
n° 82 |
Altri
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Meglio se non conto i piccoli bicchieri da liquore disseminati sul bancone, schiera disordinata di vetrosi soldati in fuga. E' strano; il famoso bicchiere della staffa, il velenoso velluto dell'oblio alcolico, stasera non mi offre il suo aiuto. Oltre una certa soglia, la cortina di nebbia alzata dall'abbraccio avvilente di una bottiglia, apre di slancio i battenti; il torpore t'abbandona e ti ritrovi più lucido di prima. Ubriacamente lucido: anche i più ingenui scudi razionali di carta cedono sotto la pressione della mancanza d'inibizioni della mente, donata dal nettare tracannato. "Razionalizzare" il dolore; una bella parola. Io non ci sono mai riuscito. Tanto meno da ubriaco. Il mio capo corre a briglia sciolta nel vortice suicida dei ricordi. Bruciano, i ricordi; sono appiglio e arma mortale insieme. Non ne posso fare a meno. Fra le dita stringo ancora un foglio di carta stropicciato; "Grazie di tutto. E' stato stupendo ma, cerca di capirmi se puoi, non sono pronta a sentirmi così legata a te. Ti amo. Ma forse non è abbastanza...Addio." Cosa dovrei cercare di capire? Riesco solamente a percepire la realtà; ora sono fottutamente solo. Il barista non sa se compiangermi o denunciarmi come presunto piromane, mentre improvviso un falò nel posacenere. La carta si spegne crepitando; ma il muto crepitio della tristezza non si riduce in cenere. Esco dal locale barcollando. A fatica centro il foro della serratura con la chiave; con un sorriso idiota penso che anche quella è una sorta di metallica penetrazione. C'è ancora il tuo maledetto profumo nelle lenzuola; o forse è impresso nelle mie narici. Come ogni notte, la tua pelle mi tortura. Forse non ti sei mai accorta che sembra seta; ma sotto le dita era così morbida e levigata... Ti ricordi ancora di ieri? Oppure l'hai già richiuso dentro la soffitta polverosa del dimenticatoio... Ma i miei occhi purtroppo, sono ancora imbevuti di te.
La luce della candela tremola sui tuoi vestiti; sotto la sottile stoffa della camicetta si indovinano i tuoi piccoli seni appuntiti, che tendono le trame di cotone e chiedono d'essere accarezzati. Mi baci mordendomi le labbra e mi liberi dell'unico indumento che indosso. La camicetta sfila in un sussurro e le mie mani sfiorano i capezzoli già induriti; il tuo seno sodo è racchiuso nella mia mano mentre scendo a baciarti il collo. La tua pelle è così candida; l'istinto di profanare la perfezione mi fa mordere la tua carne, per lasciare un segno che ti renda più mia e meno irreale. Libero da ogni velo, il tuo corpo steso è un frutto maturo ed invitante, una tenera pianta da accudire. E l'unica cosa che intimamente voglio, è renderti felice; vivo per te e di te, anche se sembra tu l'abbia scordato. Prendo fra le labbra i tuoi capezzoli e li spingo con la lingua, piano, li bacio e li ribacio socchiudendo la bocca, mordendoli piano, succhiandoli in lontani echi materni. Il tuo respiro è più rapido ora, mentre discendo baciando il dolce declivio del tuo ventre vellutato; mi fermo ad assaggiare l'urna ninima dell'ombelico, accarezzando lievemente la morbida lanugine chiara del tuo sesso rigoglioso. Allarghi appena le gambe e mi invogli ad assaporare il tuo fiore appena umido di rugiada; sento schiudersi i tuoi petali fra le mie dita e accarezzo le tue labbra più nascoste mentre con la bocca scendo a sfamarmi di te. Sboccio piano il tuo fiore con le labbra; un breve sussulto quando il mio pollice ti penetra appena; bacio con le labbra socchiuse le tue tiepide labbra più nascoste, bevo il profumo pungente della tua rosa e il dolce fluido che bagna le tue tenere sponde. Cerco con la lingua il piccolo germoglio fra le labbra disgiunte dalle mie dita e lo sento gonfiarsi fra i miei baci; succhio piano e lo sento crescere ancora fra il circolare, ritmico moto lento della mia lingua. Il tuo respiro è più affannoso; il tuo ventre si inarca mentre le tue mani mi stringono le spalle, più forte di prima. Il liquido denso del tuo sesso ha un sapore così dolce; ti mangerei per ore...mi attiri con le mani sopra di te e mi baci con la bocca ancora umida dei tuoi petali; la mia pelle scivola sulla tua e sento l'urgenza del tuo corpo nel turgore del mio sesso teso. Schiudo l'uscio già socchiuso con il mio pene; lentamente, entrando appena nel fiore del tuo corpo e ondeggio sui fianchi in una lenta danza che assecondi con il tuo ventre, mentre mi guidi con le mani sulla mia schiena. I nostri sospiri si confondono, s'affannano mentre aderisco pelle contro pelle e scendo un po' di più nel tuo sesso. Ondeggiamo sempre, come una marea che sale, carne nella carne, con ritmo crescente e spinte più profonde. Sento le tue mani che mi graffiano, ancora, il tuo corpo sussulta e i tuoi respiri sono rotti da piccoli, dolci gemiti che entrano nel mio animo; ci lanciamo ad occhi chiusi nella vertigine finale uno dentro l'altra, sempre di più, la mia voce e la tua, i nostri corpi che diventano uno solo. Con un'ultima spinta sento il tuo sesso che pulsa e la tua schiena s'inarca dolcemente di slancio, mentre m'annebbio al piacere prima di sussultare violentemente con te, dentro di te, anima nell'anima e sgorgare a fiotti il mio seme, stringendoti forte, senza più respiro...
Riemergo annaspando dal sonno agitato di un ubriaco. Sono bagnato come un adolescente al suo primo sogno caldo. Piango come un bambino perchè d'ora in poi, resterà un sogno già passato. Fare l'amore con te era stupendo; tu eri stupenda ed eri la mia vita. Lo sei ancora, tuttavia. Ma forse non era abbastanza per te. Tutto ciò che mi resta è cenere di carta. E ricordi in cenere.
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