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Samantha e gli altri
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Titolo: Samantha e gli altri
Autore: Pat e Stefy
Contatto:
Racconto n° 820
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Come a volte accade, un fatto casuale porta alla mente una vicenda accadutaci in anni passati, così alcune immagini di un calendario, quello realizzato dall'attrice Adriana Volpe unitamente al ritrovamento in un'agenda del numero di telefono della nostra amica Cinzia ci portò alla mente quella vicenda verificatesi tra i boschi nell'estate del 2001.
Con Laura, mia moglie, avevamo deciso di accettare appunto un suo invito per un soggiorno in un casolare tra i monti dell'Appennino tosco emiliano, ma purtroppo proprio durante quella vacanza accadde una faccenda che provocò la rottura dell'amicizia con Cinzia.
In un soleggiato, caldo, bollente pomeriggio facemmo un incontro che tanto ci emozionò, prese, coinvolse, con una cacciatrice ed i suoi due compagni ma che ebbe poi conseguenze inattese.
Nel mese di Luglio, eravamo stati invitati da Cinzia a trascorrere in una vecchia casa di montagna, di proprietà dei suoi nonni da tempo trasferitisi in città, una decina di giorni insieme ad un gruppo di amici.
Il posto era molto bello, sui 900-1000 metri di altezza, la casa era stata costruita su di una collinetta circondata da boschi, castagneti, prati, lambita da un torrente, che scendendo verso valle formava una piccola cascata. Completamente isolata, si trovava a cinque o sei chilometri dalla frazione di Monte Oleandro, poche case, un ristorante, una chiesetta, un piccolo emporio, l'ultimo punto dove si poteva arrivare in auto o corriera, mentre quel casolare era raggiungibile solo a piedi attraverso alcuni sentieri.
Era una vacanza proprio a rigoroso contatto con la natura, niente luce elettrica, l'acqua l'andavamo a prendere da una vicina sorgente con dei secchi, si cucinava sul fuoco del camino e data la bella stagione quando non compivamo escursioni mangiavamo sull'aia davanti alla casa.
Eravamo una ventina, di varie età, alcuni più giovani sui 25 -30 anni altri come noi due sui 35- 38, ci sentivamo veramente liberi, alcuni stavano anche completamente nudi, le donne alcune in topless, altre in costume da bagno, chi invece preferiva indossava magliette, pantaloni corti o jeans.
Ci si divertiva, si camminava, si leggeva, si prendeva il sole sui prati tra i fiori, qualcuno si era portato dietro la chitarra, c'era chi praticava qualche sport altri lunghe passeggiate tra i boschi ed i sentieri. Insomma ognuno faceva quello che gli pareva, le uniche cose bandite erano la droga, l'eccesso negli alcolici solo sana birra e buon vino, vietati anche strumenti elettrici o comunque rumorosi e ovviamente massimo rispetto per la natura e la conservazione dell'ambiente, inteso anche come raccolta dei nostri rifiuti. Spesso naturalmente, coppie variamente formate o anche piccoli gruppetti si appartavano facendo all'amore in mezzo al bosco, tra i cespugli vicino al torrente, un corso d'acqua che in alcuni punti aveva in quell'estate un livello ridotto a pochi decimetri.
In quelle notti estive, belle, calde, stellate, si stava davanti alla casa attorno ad un fuoco, cantando, parlando, suonando, bevendo birra e vino, in un paio di casi invece muniti di torce elettriche, unica eccezione permessa, si era fatto un giretto giù, lungo il sentiero, raggiungendo la cascata.
In quel punto c'era anche una grotta naturale e li un sabato notte s'era anche organizzata una festicciola notturna, bella, divertente, molto particolare, piccante ed erotica, tutti nudi nel buio.
In genere comunque si andava a dormire piuttosto presto, per prepararsi ad un'altra giornata di montagna, di escursioni, di sole di natura, sistemandosi alcuni nelle stanze da letto, altri in locali usando i sacchi a pelo, altri ancora infilati in un paio di tende piantate davanti al casolare.
I giorni passarono, come sempre accade con quelli piacevoli molto velocemente, ma proprio verso la fine del periodo ci capitò quella storia che determinò purtroppo la rottura dei rapporti con Cinzia..
Nel tardo pomeriggio, udimmo prima alcune detonazioni in lontananza, poi circa un'ora dopo sentimmo dei rumori provenienti dal bosco sottostante la casa, cespugli e rami spostati, schiacciati, foglie pestate, chiaramente qualcuno si stava avvicinando risalendo il pendio boscoso della collina.
Infatti poco dopo tra gli ultimi castagni, prima della radura e della distesa di ghiaia che costeggiava il torrente apparvero alcune figure umane, erano in sette, vestiti e ben equipaggiati con pantaloni, stivali, giubbotti, cartucciere, coltelli, borracce ed armati con fucili, erano dei cacciatori.
Tutti noi eravamo profondamente contrari alla caccia, e l'accoglienza fu quindi immediatamente ostile, io e Laura però rimanemmo stranamente colpiti, interessati in particolare da tre di loro che ci trovammo proprio di fronte a pochi metri:
Una splendida donna, alta, slanciata con una chioma di capelli rossi tenuti da una fascia verde sulla fronte, indossava attillati jeans con stivali, una maglietta bianca completamente sbracciata, un giubbotto senza maniche verde - marron pieno di tasche.
Come aspetto, una certa rassomiglianza con l'attrice Adriana Volpe, che ci fece pensare per qualche momento che si trattasse proprio di lei fino a che non la sentimmo chiamare Samantha dagli altri suoi compagni, e in ogni caso non fu più vicino. Era bella, un'espressione.. selvaggia, portava una cartucciera che le passava tra le due tette evidenziandole notevolmente, borraccia, un binocolo, cintura di cuoio da cui sporgeva il manico di un coltello ed impugnava un bel fucile, luccicante con l'impugnatura ed il calcio in legno chiaro istoriato da arabeschi rossi.
Vicino a lei un uomo alto imponente sulla cinquantina, con lunghi capelli e barba folti e brizzolati, volto "cotto" dal sole, un aspetto rude, vestiva un gilè di pelle marron chiaro ricco di frange, su una camicia a larghi quadretti verdi, pantaloni kaki, cartucciera, stivali.
Aveva vari aggeggi legati alla cintura ed un coltello da caccia portato in un fodero fissato sulla coscia destra, impugnava anche lui naturalmente un fucile, sembrava uno di quegli uomini delle montagne descritti nei film o nei fumetti western.
Il terzo più giovane ed atletico del primo, capelli biondi cortissimi quasi rasati a zero, una fascia nera sulla fronte, maglietta dello stesso colore, aveva scelto una tenuta para militare, mimetica, cinturone con giberne per le cartucce e pesanti scarponi anfibi.
Era armato con un fucile a canne sovrapposte, una bell'arma, tutti e tre portavano occhiali scuri e guanti di pelle neri che lasciavano libere solo la punta delle dita.
Degli altri, tre uomini, uno piuttosto grasso, ed un'altra donna mora più bassa, robustina, che indossavano giubbotti senza maniche su magliette e tute sportive, abbiamo comunque un ricordo piuttosto sbiadito.
Noi eravamo intenti a prendere il sole vicino al torrente e rimanemmo a fissare i primi per qualche interminabile secondo poi, pur senza una vera ragione razionale, abbastanza imbarazzati ci coprimmo io mi infilai la maglietta, avevo solo i calzoncini.
Laura si coprì il seno prima con le mani poi si girò e si mise la maglietta a canottiera rossa che aveva appesa ai fianchi, portava un paio di jeans tagliati cortissimi che lasciavano completamente scoperte le cosce, biondina, leggermente abbronzata..
Restammo diversi secondi a fissarci infatti non ricordiamo come iniziò lo scambio di insulti, urla, ed anche il lancio di sassolini, manciate di fango, rami secchi, tra i due schieramenti, cioè in pratica chi cominciò per primo.. Da noi partirono offese e parole come assassini di uccellini, bastardi, cacciatori di merda, impotenti, ficcatevi i fucili in quel posto, non potete passare di qua, andatevene ed invece loro usarono termini come debosciati, perditempo, fannulloni, drogati, noi andiamo dove ci pare, ed insinuazioni sulle nostre inclinazioni sessuali, sia degli uomini che delle donne.
Dopo qualche attimo di esitazione anche noi ci unimmo a quello scambio di invettive, poi due di loro per avvicinarsi e tirarci addosso qualche cosa poggiarono contro un albero i fucili, Cinzia con buona prontezza di riflessi, colse al volo l'occasione.
Piccola, minuta, ma molto veloce scattò li prese ed aiutata da Tommaso il suo ragazzo rientrò come un fulmine tra le nostre file schivando abilmente il tentativo di afferrarla di alcuni di loro uno dei quali, quello grasso, scivolò malamente nell'acqua imprecando.
I cacciatori cercarono naturalmente di farsi avanti per recuperare le armi ma furono respinti dalla nostra reazione e soprattutto dal nostro numero decisamente preponderante.
Cinzia alzò in alto in segno di trionfo i fucili poi li immerse nell'acqua del torrente, suscitando le loro urla di protesta, sommerse dalle nostre grida di approvazione, applausi, risate, battute e gesti di scherno di ogni genere.
Si sfiorò la rissa ma ancora il fatto che eravamo troppi per loro, consigliò a quei sette di raccogliere i due fucili bagnati, inzuppati d'acqua e di ritirarsi prudentemente, offesi, umiliati, gli avevamo detto e tirato addosso di tutto.
Quella sera al casolare festeggiammo la cosa con particolare allegria, cantando, bevendo con gli altri, ma poi io e Laura facendo due passi, soli fuori sul prato, al buio, tenendoci per mano e guardando la luna e le stelle, finimmo con il pensare all'incontro del pomeriggio anzi più che altro a quei tre.
-"Che schianto quella la!"- osservai -"Mmmhh già"- confermò Laura guardandomi e sorridendomi con quella luce divertita e maliziosa che ben conoscevo nei suoi occhi verdi, poi aggiunse:-"E gli altri due, sembravano usciti da un film"-
-"Si tutti e tre coperti di cuoio, cinture, armi, noi praticamente nudi"- confermai passandole una mano tra i capelli, sulla schiena ed i fianchi ed ammettendo anche:-"Forse abbiamo esagerato, non era necessario rovinare quegli arnesi bastava dirgliene quattro"
Dopo qualche secondo lei si girò e disse:-"Si forse ma pensa, se li incontravamo da soli nel bosco, potevano farci prigionieri"-
-"Prigionieri?"- chiesi tenendole le mani sui fianchi e baciandola
Laura annuì e continuò -"Dai magari prima litigavamo forse danneggiavamo quelle armi, li facevamo incazzare e loro dopo ci prendevano, ci sequestravano, ci rapivano....."-
-"E ..e poi.cosa ci facevano?"- chiesi naturalmente sapendo benissimo dove portavano quei nostri giochetti mentali.
-"Ci spogliavano, ci legavano e... dai su lo sai cosa ci facevano."- rispose ridendo, continuammo a baciarci stendendoci tra l'erba vicino ad un albero
Io continuai nel giochino ed affermai:-"Potevamo difenderci o scappare?"-
-"Ma va erano in tre, forti, grandi, grossi, armati, no ci arrendevamo e ci lasciavamo prendere e fare tutto quello che volevano"- rispose subito lei
-"Ma forse non gli interessavamo, magari si limitavano a denunciarci"- ipotizzai divertendomi un po' a stuzzicarla su quel terreno.
-"Mmhh forse, ma non credo da come ci hanno guardato, per me ci prendevano e ci portavano da qualche parte noi gli avremmo chiesto per pietà di non farci del male e loro invece ..."- replicò lei
-"Sarà."- conclusi ridendo poi presi a spogliarla baciandola in tutto il corpo, facemmo all'amore in quella serata calda, dolcissima, sotto alle stelle cullati dal rumore del ruscello
Era l'ultima sera di quelle vacanze il giorno dopo il gruppo si sciolse, molti partirono subito verso le loro destinazioni, noi due, Cinzia, Tommaso ed un altro non ricordo chi fosse ci fermammo al ristorante del paesino per gustare un paio di specialità per cui quel locale era rinomato.
Dopo pranzo io e Laura ci avvicinammo alla fermata della corriera posta sul piazzale davanti al ristorante per dare un'occhiata agli orari, per quella vacanza non avevamo voluto usare l'auto, era presto, facemmo scorrere lo sguardo ancora sulla distesa di boschi, prati, fiori, seguendo il percorso del torrente.
Ad un tratto notammo più in basso tra i primi alberi del bosco proprio quei tre cacciatori, la donna ed i due uomini che tanto avevano attirato la nostra attenzione il giorno precedente
Laura propose subito -"Dai avviciniamoci, scendiamo il sentiero, tanto è ancora presto dopo torniamo"- Aveva un sorriso invitante, gli occhi le brillavano, mi prese per mano non me la sentii di rifiutare e poi anche a me era venuta voglia ....di fare quel giretto.
Rimettemmo gli zaini sulle spalle ed usando i bastoni da montagna di cui eravamo forniti incominciammo a scendere lungo il sentiero, poco dopo arrivammo in un punto in cui questo si allargava leggermente, da li era ancora ben visibile tra i rami degli alberi la piazzola parcheggio del ristorante, in realtà molto vicina in linea d'aria.
Sentimmo alle nostre spalle una voce di donna:-"Ehi ragazzi guardate un po' chi c'è qua"-
Saltarono fuori da dietro l'intrigo di rami, alberi, cespugli, quello più anziano, grosso, sembrava un orso disse:-"Ma certo Samantha sono proprio due di loro"- ce li trovammo di fronte arretrammo ma alle nostre spalle sentimmo due braccia forti e robuste bloccarci e sospingerci con il fucile, ci voltammo era quell'altro che squadrandoci da dietro gli occhiali scurì confermò:-"Ma sicuro Nando me li ricordo bene anch'io"-
Vanessa:-"Infatti Max e sono qui soli soletti proprio nelle nostre mani"-
Nando -"Su gettate i bastoni belli"- Ubbidimmo subito, alzando in alto le braccia, ci circondarono, in particolare i due uomini ci sovrastavano in altezza almeno di una quindicina di centimetri
Laura chiese -"Cosa ci volete fare?, volevamo chiedervi perdono, siamo scesi giù anche per questo, siamo contrari alla caccia, ma tirare sassi, rovinare cose non nostre.. scusateci"-
Cominciarono a toccarci, palparci, la donna si era messa alle spalle di Laura e prese a passarle le mani sulle tette baciandola sul collo, quel Nando mi afferrò da dietro, mi perquisì toccandomi anche il pene e facendomi sentire qualche cosa di duro nel culo, Laura aveva intuito bene le cose
Udimmo la voce squillante di Cinzia provenire dal parcheggio, stava salutando chiassosamente l'altro amico che partiva con la sua moto e domandava a Tommaso dove diavolo eravamo finiti noi due, lui rispondeva, che non ne aveva la minima idea, allargando le braccia e guardandosi in giro.
"L'orso" propose:-"Chiamo subito gli altri così diamo una lezione a quei due stronzetti, hanno rovinato due Regminthon, un modello bifilare automatico, dei veri gioielli, brutti deficienti"-.
Vanessa e quel Max si girarono annuendo, avevano un'espressione decisa ed aggressiva il secondo ci ordinò -"Voi state buoni qui, in fondo non avete fatto niente, solo gridato"-
La donna aggiunse -"Si buoni e tranquilli e non vi facciamo niente, ma a quelli.."-
Io non so davvero come e perchè mi sfuggirono quelle parole, dissi subito:-"no loro lasciateli stare" Laura li guardò in maniera intensa, lo conoscevo bene quello sguardo, sfiorò con le dita un grazioso oggetto di avorio che pendeva attaccato ad una collanina al collo di quella Vanessa fino quasi ad infilarsi tra i seni e propose:-"Sentite perché non prendete noi, ci avete già catturato se volete ci potete portare via, prigionieri, ..punirci."-
-"Veniamo con voi, facciamo quello che volete"- promisi
-"Se cercate di fare qualche cosa a quei due, sono casini, rogne, mentre noi, ecco noi ci arrendiamo, non opponiamo resistenza"- Precisò Laura alzando le braccia completamente nude, l'imitai
Non so cosa ci sia preso, avremmo potuto gridare, scappare, fuggire, richiamare l'attenzione di gente ma in quel momento non ne avemmo assolutamente l'intenzione fummo assaliti, presi dalla voglia di cadere nelle mani di quei tre, di essere in loro potere, prigionieri.
Non era la prima volta che facevamo una cosa del genere alcuni anni prima ci eravamo lasciati prendere da alcuni pastori in Calabria e l'anno precedente da quattro miliziani, c'erano anche due donne, armati fino ai denti durante una vacanza in Turchia
In entrambi i casi rimanemmo loro prigionieri, praticamente come schiavi per qualche giorno e notte, ci fecero un po' di tutto, poi molto contenti ci riaccompagnarono in albergo ricordo che dissero che avevamo tenuto botta bene o roba del genere.
Quel Max disse fissandoci e continuando a toccarci:-"Guardate che vi faremo certe cosette"-
Alzammo le spalle tenendo in alto le braccia e rispondendo con uno sguardo mite e sottomesso
-"Quello che volete"- sussurrò Laura passandosi la lingua sulle labbra.
Nando aveva ancora in mano il cellulare, lei però chiarì -"Ci arrendiamo ma solo a voi, con voi e basta"- si scambiarono alcuni sguardi poi annuirono, la donna sorridendo disse
-"Ma si non c'è davvero bisogno di chiamare anche quelli là"-
-"Già questa volta ci divertiamo solo noi Giovanni e gli altri pistola se ne vanno a casa"- confermò l'uomo riponendo in tasca l'apparecchio.
Li seguimmo docilmente fino al loro fuoristrada su cui ci fecero salire, il sole era vicino al tramonto e si stavano ormai allungando le ombre della sera da quel momento, sapevamo bene di essere davvero nelle loro mani.
Fummo naturalmente assaliti da paure e timori per esserci consegnati a degli estranei ma furono sensazioni che scacciammo subito, ormai ci eravamo gettati in quell'avventura, per cui ci abbandonammo sui sedili lasciandoci condurre dove volevano senza fare domande, limitandoci a guardare il panorama del tramonto dai finestrini ed ad ubbidire alle loro richieste.
Ci fecero togliere le scarpe per renderci difficile una fuga e ci legarono le mani dietro alla schiena.
ripetemmo un paio di volte che erano precauzioni inutili perché non avevamo l'intenzione di scappare, ci stavamo, ma inutilmente poi desistemmo perché, perché insomma la cosa stava diventando eccitante, piacevole.
Ci perquisirono, quasi spogliandoci, gli consegnammo gli zaini assicurandoli che le uniche armi che avevamo erano le posate, ed un coltellino i bastoni ce li avevano già tolti, per il resto eravamo completamente inermi, non come loro che...
Dopo una mezz'ora raggiungemmo un casolare isolato dove ci fecero entrare, si trattava di una caratteristica casa di campagna, con spaziosa cucina dotata di focolare con camino, una vecchia sedia a dondolo posta vicino ad esso, anche in quel caso doveva trattarsi della proprietà di un qualche parente.
Un cassone per la legna da ardere, vecchi mobili, un tavolo, una panca, una cucina a legna, sulla sinistra tre gradini portavano ad un altro locale dove si notava la scala che conduceva al piano di sopra e forse a delle camere.
Chiusero la porta e si sedettero, Max su una sedia vicino al camino, Samantha su quella a dondolo, noi rimanemmo in piedi in mezzo alla stanza, Nando si sistemò sulla panca e ci ordinò
-"Spogliatevi"- ubbidimmo rimanendo diversi secondi nudi, con le braccia in alto e le gambe divaricate, Max il più vicino ci fece scivolare addosso la canna del suo fucile, lisciandoci tormentandoci i punti più intimi, il sedere, tra le gambe, i capezzoli poi Laura si mosse, si avvicinò al fuoco e l'accese mettendoci sopra un recipiente con dell'acqua.
Poco dopo ci avvicinammo a loro, ci inginocchiammo e gli sfilammo stivali, scarponi, calzettoni gli massaggiammo delicatamente i piedi provvedendo a lavarglieli con l'acqua calda, furono naturalmente visibilmente soddisfatti, si scambiarono risatine e battute sconce..
Laura domandò:-"Va bene come ci stiamo facendo perdonare, come atto di sottomissione?"-
Samantha rispose, alzandosi -:"Si non male ma non penserete che basti vero?"-
Lo temevamo, lo sapevamo forse lo speravamo, al centro della stanza c'era una colonna con due travetti che descrivendo angoli a 45 gradi contribuivano a sorreggere il tetto, una ristrutturazione fatta in tempi più recenti, ci legarono a questa
Mentre noi ci guardavamo attorno domandandoci cosa ci volevano fare, loro esaminarono il contenuto del cassone della legna scegliendo un arbusto, lo ripulirono accuratamente con il coltello, ottenendo un sottile, liscio, flessuoso ramo lungo circa un metro e con questo ci frustarono.
Vanessa prese la pentola dell'acqua ormai quasi bollente e con un vecchio mestolo di legno si divertì a farcene scivolare qualche goccia sulla pelle, sulla schiena, il sedere, le braccia, ne posò un paio anche sulle tette di Laura, soffocandole l'urlo baciandola sulla bocca.
La zona era molto isolata quindi nessuno udì i nostri strilli e nemmeno le loro battute le frasi oscene, euforiche, le nostre urla nemmeno dopo quando i due ci sodomizzarono, urlammo in tutte le lingue di Babele, una curiosa espressione che, ricordavamo, usò uno di quei turchi.
Prima Samantha ci fece slegare dicendoci:-"Adesso formiamo un bel gruppetto"- si spogliò completamente nuda, era bellissima, splendida, selvaggia, una vera pantera, ci ordinò di baciarla e leccarla dappertutto, sulle tette nelle intimità più profonde davanti e dietro.
Ubbidimmo subito, mi permise anche di prenderla mentre Laura le leccava la schiena ed il sedere, subito dopo i due uomini ci afferrarono ci sbatterono sul tavolo e ci violentarono, sfondandoci mentre la loro amica si divertiva a guardare seduta vicino al camino.
Anche in quel senso dimostrarono di essere "armati" bene ci fecero urlare, pregare, mentre ci penetravano non potemmo dimenticare che li avevamo offesi urlandogli dell'impotente.
Nella capanna c'erano delle provviste dopo avergli servito da mangiare e bere passammo il resto della notte con loro vicino al fuoco dormendo su delle coperte.
Al mattino dopo Nando che sembrava avere un certo ruolo di leggera autorità tra di loro ci interrogò mentre ci lasciavano rivestire:-"Ehi per caso non avrete idea di inventarvi una denuncia vero? violenza sessuale o roba del genere, guardate che... -" Lo tranquillizzammo subito io scuotendo la testa e con un:-"No no state tranquilli non ci pensiamo nemmeno"- mentre mi rinfilavo i calzoncini. Laura confermò alzando le braccia -:"Denunciarvi? no no ci siamo stati, avevamo voglia di essere presi prigionieri, si insomma di farci fare quelle cose, certo siete stati un po' rudi, violenti ma sapevamo quello che facevamo, quello che ci aspettava finendo nelle vostre mani"-
Poi guardando Samantha con quel suo sguardo da cerbiatta aggiunse:-" Sentite perché non ci portate a casa nostra, potreste trattenervi un paio di giorni, tenerci come schiavi, farvi servire, scoparci, sfogarvi per bene su di noi, frustarci ancora se ne avete voglia, tutto quello che potrà passare per la testa?"-
Guardarono me io alzai le spalle ed annui sorridendo -"Certo se vi va potreste tenerci prigionieri ancora un paio di giorni"-
Lanciando verso quella donna uno sguardo eloquente Laura aggiunse -"Ti andrebbe di avermi ancora per un po' come schiava, eh? -"
Accettarono con evidente entusiasmo e così ci portarono da noi, in città e qui accidenti si verificò quel più fatto casino con Cinzia che era quella che poi coordinava il nostro gruppo, organizzava feste, incontri.
Il pomeriggio del giorno seguente eravamo in camera legati, nudi sul letto, i due uomini ci stavano prendendo ancora, sodomizzandoci, dopo averci battuti con una cintura, Samantha completamente nuda stava uscendo dalla stanza per andare in cucina a prendere da bere ad un tratto la sentimmo esclamare con voce alta ed allegra:-"Guardate chi è saltato fuori!"-
Voltammo la testa e ci trovammo di fronte sulla soglia della porta Cinzia, chiudemmo gli occhi pieni di vergogna come per sperare che sparisse, ricordammo in quel momento che tre mesi fa le avevamo dato una copia delle chiavi di casa, era in rotta con i genitori ed alcune volte era venuta a dormire da noi, usando una stanza dove avevamo sistemato un divano letto. Probabilmente non l'avevamo sentita ne suonare, ne entrare, rumori coperti dalle nostre grida, dalle frasi, allegre di trionfo di euforia in particolare di quei due che si stavano divertendo molto su di noi.
Nando e Max si guardarono bene dal fermarsi e noi non glielo chiedemmo nemmeno
Sapevano trattenersi bene prima di venire per riprendere riuscendo quindi a penetrarci, sfondarci per bene per tempi che ci sembravano lunghissimi, Cinzia intanto era scappata in sala seguita dalla rossa che inutilmente cercava di parlarle
Appena ebbero finito e ci slegarono, ci coprimmo avvolgendoci un lenzuolo sotto alle ascelle e raggiungemmo la nostra amica
-"Cosa gli state facendo? "- gridava, quella Samantha con voce calma e tranquilla stava chiarendo la questione -"Guarda cara che non li stiamo obbligando... mi sembra evidente che ci stanno!-
Laura si avvicinò a Cinzia le toccò un braccio chiedendole -"Cosa fai qui potevi telefonare.."-
Cinzia:-"Ho provato non rispondevate"-
-"E' vero! lo avevamo staccato ed i cellulari erano spenti, scusa siamo stati stupidi potevamo dirti qualche cosa"- ammisi
Lei continuò -"L'altro ieri siete scomparsi, non sapevamo più dove cercarvi ero preoccupata, sono venuta a vedere, si può sapere cosa succede? cosa vi stanno facendo?"-
Laura spiegò senza metterci troppi particolari ma comunque precisando -"Ti assicuro non ci hanno rapito, sequestrato e nemmeno violentato, siamo loro schiavi va bene, ma ci stiamo volontariamente sono cose che ci piacciono anche se non approvi cerca di capire"-
Lei interruppe -"Ma proprio con gente del genere che sparano dei...."-
Io rimasi in silenzio Laura invece insistette a spiegare -"Dai Cinzia cosa dici non abbiamo cambiato idee, non andiamo mica a cacciare, ci siamo stati a letto, il sesso è un'altra cosa, ci piaceva, volevamo, non crediamo di aver fatto niente di male e.. e poi insomma il culo è nostro, ed avevamo voglia di farcelo..... insomma di farcelo rompere .."
Non riuscì a finire la frase, Cinzia gettò a terra le chiavi e scappò via, non l'abbiamo più sentita, non ci vuole più vedere e naturalmente non ci ha più avvertito di altre iniziative del gruppo così non ci hanno più invitato. Ci lasciammo riportare in camera, denudare e.. ricominciammo, verso sera Samantha ed i suoi amici ci lasciarono e se ne andarono.
Ogni tanto continuiamo a vederli, circa due mesi dopo, ci lasciammo portare nuovamente in quel casolare dove ci tennero come schiavi due giorni, seguirono anche altre occasioni, ma questa è un'altra storia