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Io Me stesso e Marta
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Titolo: Io Me stesso e Marta
Autore: Sijey
Contatto:
Racconto n° 826
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Già volgeva il mio disio e'l velle
Sì come rota chigualmente è mossa
L'amor che move il sole e l'altre stelle
Dante Alighieri Paradiso Canto XXXIII

Che strano modo d'iniziare una giornata, tra Dante l'immortale che mulina nel mio cervello e dinanzi agli occhi questo splendido sole che placidamente dirada la leggera foschia che avvolge il mondo... questo mio splendido mondo... perso incastonato quasi confuso nella penisola Salentina.
Ed è bastata veramente questa poca foschia a farci perdere di vista... ah perdonate, dimenticavo i protagonisti: Silvio e Marta, o molto meglio, per amor di verità, Io Me medesimo e Marta.

"E' libero questo posto" cazzo si vede, c'è un'intera fila vuota "Si, prego", è cominciato tutto così... era una bella serata tardo primaverile, che qui da noi vuol dire inizio estate, una lettura pubblica di alcuni canti della Divina Commedia, scelti secondo il gusto del lettore. Se ben ricordo quella fu l'ultima lectio dantis di Carmelo. Carmelo Bene per essere chiari, era in un paese vicino al mio... be' non andarci mi sembrava troppo idiota!!!
Seduto a rimuginare parole versi suoni che ti entrano nell'anima a scàndere secoli d'apatica immobilità... non so se avete mai fatto caso, ma la stragrande maggioranza del nostro ascolto è dedicata a ciò che ci si aspetta di udire così come di vedere, il resto lo escludiamo... abbassiamo la ricettività dei nostri sensi.
Come io qui adesso, sto qui a divagare da una cazzata all'altra mentre questa qui accanto a me si danna la mente, posto che mai le donne ne avranno una, pur di trovare il modo di parlarmi. Siamo in Italia, sud Italia. Ok, tocca a me, faccia come il culo e vai.
"Mi scusi, gentilmente mi passa il pieghevole - nascondo per intanto il mio - quello lì sulla sedia accanto - me lo porge - grazie gentilissima!" ora dovrebbe toccare a lei, infatti "Lei viene spesso a queste serate?"
"Lei ?"
"Si, lei" mi guardo intorno "Ma veramente pensavo di essere venuto solo" sorride "Non lei lei - occhio che si perde - lei tu" indica .
"Oh, finalmente!!! mi dia del tu, è così bello!"
"Anche tu però"
"Ok, io sono Silvio" mano tesa aperta, viso solare, "io mi chiamo Marta" ma non mi dire, mano mano "Oh poverina, e lo fai spesso?"
"Cosa?"
"Il chiamarti da sola"
"No, mai"
"Ma come, me l'hai appena detto! E ti lascian fuori tranquilla!?!"
"Scusami ma non ho capito"
Riprendo con calma "be' vai in giro a chiamarti da sola! non è che se ne vedono tante in giro come te"
Adesso ride "ora ho capito!!!"
Abbozzo anch'io "Ma si dai, era solo un modo per rompere il ghiaccio. Queste serate sono pizzo-pallose. Guardati un po' intorno. la metà di questa gente non sa nemmeno chi sia Carmelo Bene, il resto dei presenti l'avrà visto in qualche show televisivo e son venuti a vedere il matto. Sai che ti dico? "
"Cosa?"
"Tanto tu lo conosci sicuramente, io pure - la prendo per una mano, mi alzo e la tiro via - andiamo via"
"Ma sei matto!?"
"Dai, Carmelo lo vedremo un'altra volta - sbagliavo- dai vieni".
Questa volta mi segue, poco lontano da lì, meno di 200 metri "qui fanno un gelato che è la fine del mondo "
"Ma nemmeno ti conosco!"
"Non ci si conosce mai fino in fondo se non davanti ad un magico bigusto." Veramente era in fondo ad un bicchiere, comunque... siam qui uno di fronte all'altro, seduti fuori dal bar a veder la gente che si reca alla lettura. Inutili testimoni, vuoti pure di loro stessi.
"Scendiamo al mare, ci sarà poca gente, facciamo due passi, conoscerci meglio. Guarda per non metterti paura lascio qui la mia macchina, vengo con te sulla tua"
"Ok, facciamo così" ci dirigiamo al parcheggio, salgo sulla sua e... mischia... mi sa che Benz ha appena registrato il suo primo brevetto!!! Perché le donne hanno così poca cura della loro auto?Apro il finestrino, almeno ci provo... il pulsantino non risponde subito, cerco un posto decente dove mettere i piedi, tra cartine e cartacce. Toh guarda, ma quello lì forse un tempo era un libro!!!
"Scusami per il disordine, ma io praticamente in quest'auto ci vivo" e ci vivi male, tiro su il tono di voce
"Mi piace... vissuta"
Continua a spiegarmi "faccio 100 km al giorno, poi in estate... immaginerai!"
Guarda che nemmeno m'interessa farlo "come mai 100 km al giorno?"
"Lavoro, o meglio collaboro con una compagnia di telefonia mobile, mi pagano a percentuale sui contratti aziendali che faccio" ecco guarda siamo arrivati "Ma si, la lascio qui, tanto siamo praticamente gli unici", scendiamo.
Una lunga fila di lampioni illuminano la spiaggia, metà della spiaggia poiché è un alternarsi di sabbia e scogli, il mare è di una piattezza mostruosa. Io sto fermo come un cretino a guardare in fondo all'orizzonte tra i riflessi della luna nell'acqua e le piccole imbarcazioni ferme in quest'inchiostro.
"Com'è che ti sei bloccato?"
"Nulla, guardavo.. il mare ha sempre questo potere su di me".
Lei si avvicina, è qui accanto a me, sento il suo profumo salirle dalle gambe... inizia il suo periodo fertile credo... e l'han sentito pure i miei ormoni. Inizia a svilupparsi una strana attività nel mio sangue. Le prendo il polso, l'avvicino a me. La guardo negli occhi, lei è a metà tra il terrore e la cinquina nella mia faccia ma... appunto, ma... la guardo negli occhi per un istante sufficientemente lungo poi la lascio e vado saltellando tra gli scogli. Lei rimane un attimo incerta, diciamo che ci sperava, poi mi segue.

Ci fermiamo vicino ad una micro insenatura scavata nella roccia, l'acqua si perde e ricompare da diverse aperture lavorate in lunghi anni di attività. Molto più frenetica è invece l'attività interna di lei, è in subbuglio, combattuta. Il suo sangue ormai è sveglio, scorre fluido inondandola mischiandosi a questa brezza marina carica di profumi, sento le sue vibrazioni tutt'intorno a me.
Io molto più semplicemente sono quasi in estasi dinanzi a questi giochi d'acqua, un po' come fossi un ragazzino al mare la prima volta. Lei chiaramente si è rotta di star qui a guardare il mare... mi spinge un po' quasi a farmi perdere l'equilibrio. Si ho capito, bisogna finire il lavoro iniziato. Ovviamente devo arpionarmi al suo braccio... la trascino a me in questo nuovo equilibrio a due, questa volta non sto fermo... il cazzo... meglio sfacciato che coglione!!!
Sfioro le sue guance con le mie, lascio che il suo profumo riempia i miei sensi pian piano... così lei di me. Le carezzo il naso con il mio, un bel po' più grande del suo. Le mie labbra agli angoli delle sue. Labbro inferiore... superiore... la punta della mia lingua incespica sulla sua... si adagia, la cerca... l'avvolge in un bacio che riempie il tutto, che sa di me e di lei, di mille cose non dette, di tutte quelle da dire e che forse non ci diremo mai.
La sua pelle sa di dolce, a metà tra muschio e fiori. Percorro il suo collo con piccoli baci, il desiderio e la passione crescono lentamente, hanno bisogno del loro tempo ed io li coltivo con i miei baci e le mie carezze.
Una chiara bellezza mediterranea mi si pone dinanzi, pelle che tende al bruono, la scopro bacio a bacio, man mano che scende giù la camicia... Un bottone per volta e scopro i suoi seni... ben proporzionati, non grandi né piccoli, con una splendida areola bruna. Un capezzolo che chiede soltanto di essere stuzzicato per ergersi in tutta la sua bellezza. Sembra fatto apposta per le mie labbra.
La prendo in braccio "Che fai?" la zittisco con un bacio, ci spostiamo un poco, accanto tra le rocce c'è un incavo che sembra fatto apposta per l'amore con uno strato sottile di erbetta morbida. L'adagio delicatamente, le bacio le guance, gli occhi, il collo. Le mie mani percorrono lo spazio che delinea il suo ventre quasi del tutto piatto, una pelle che è un velluto... morbida da toccare, profumata.
Allento i suoi jeans e lascio che la mia mano vada sempre più giù... m'invade un odore dolciastro, troppo dolce, la sua fertilità dev'essere al massimo ed infatti il suo corpo è uno splendido frutto maturo che chiede soltanto di essere colto e mangiato e chiaramente io non intendo fare altro.
Neanche lei però, morde il mio collo, mi succhia i lobi delle orecchie mentre cerca in ogni modo di tirarmi via la camicia, sento le sue mani sulla schiena. Ahia!!! unghie troppo lunghe nella mia schiena. Bacia il mio petto, mi morde i capezzoli o meglio... io non so cosa faccia sul mio petto, è una sensazione indescrivibile. Le tiro i capelli, la stacco da me altrimenti finisco male, ci baciamo a lungo appassionatamente, più che altro per distoglierla da quell'obiettivo e darle un nuovo target.
Sempre con la sua testa nelle mie mani, ferma... tiro un altro po' i suoi capelli, il tanto che basta per lasciarle schiudere un altro po' la bocca e lascio che sia sia il mio sesso a possederla... fino in fondo alla gola.
Mi carezza le natiche. Magari!!! me le graffia, letteralmente. Mi carezza le palle, percorre l'asta in tutta la sua lunghezza con la bocca, con la lingua. La sento insinuarsi in ogni piega della base, lungo i testicoli... li succhia, li bacia, li lecca.
"Dammi la tua fica, voglio il tuo miele".
Si posiziona su di me con il suo splendido nido sul mio viso, stillante di dolcezza. M'invade il naso, mi cola giù per la bocca. Quelle grandi labbra morbide fanno posto compiaciute alla mia lingua che l'esplora, le bacia, le succhia fino in fondo, come mai avrei creduto di fare. S'immobilizza... diavolo... viene... quintalate di un liquido denso colano sulla mia faccia. Sono in apnea... rivolto la situazione a mio favore, almeno respiro!!!
Ora è lei sotto di me. Le sue gambe mi cingono mentre il mio sesso duro come non mai penetra fino in fondo al suo piacere. Uno... due... i colpi si alternano irregolari, ora forte ora piano... più lenti... più veloci .
"Si ti sento... dammi tutto il tuo piacere bellissima femmina. Vieni... fammi sentire quanto sei mia!!!"
Non smette di contorcersi scossa da brividi, i muscoli della sua fica mi sembran fauci che addentano stritolano comprimono il mio cazzo prima di rilassarsi abbandonata al nuovo piacere.
Onestamente non ricordo quante volte i suoi morsi famelici addentarono il mio sesso... non mi ricordo né m'interessa farlo!!!
Stavo bene... stavamo bene entrambi distesi lì, ebbri del nostro piacere, di gioia. Le nostre anime finalmente più leggere volavano via libere a rincorrersi in questa tiepida notte, con una splendida luna che ci osservava.
Mi volto a guardare la mia lei che contrariamente a me già mi osservava da gran tempo, vorrei dirle tante cose della mia gioia, della sua bellezza, di...
Ma tutto varrebbe meno di zero una volta pronunciato, così preferisco rimanere in silenzio guardandola negli occhi e sentire il suo respiro molto più regolare ora.
Le sfioro il viso con il mio carezzandola delicatamente, lei sorride, chiude gli occhi. La bacio e la tengo stretta a me. Un abbraccio durato... non so quanto in verità... poi all'unisono quasi fossimo ancora un sol corpo ci rialzammo.