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48 meravigliose ore...
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Titolo: 48 meravigliose ore...
Autore: Jun
Contatto:
Racconto n° 841
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Venerdì sera..
E' l'una di notte, ho riaccompagnato Alessandra e ora sono ferma con la macchina, da sola.
Da sola, in silenzio, la radio è spenta e io mi appoggio sul volante guardando l'albero che è sopra di me scuotere la testa furiosamente sotto gli schiaffi del vento che sibila, unica musica nella strada e nella mia mente.
Il cellulare squilla.. una volta.. sarà qualcuno che mi saluta.. due volte.. No, qualcuno mi sta chiamando! Il display mi spiazza, non è nessuno che io mi aspettassi, è Stefano! Lascio squillare un po' prima di farmi coraggio e rispondere.
Anche lui è fermo con la macchina, torna dalle prove con il gruppo con cui canta canzoni dei Cure, hanno bevuto un po' e ora sta trovando la lucidità per mettere in moto e guidare fino a casa. Mi dice che vuole rivedermi e mi chiede quando mi troverò di nuovo a Roma. Io gli dico che a metà Ottobre sarò lì, lui non mi lascia finire la frase.
- Così tardi? Io pensavo alla fine della settimana..
- Sabato prossimo? Sì, posso vedere di fare un salto..
- No, no fammi finire.. La fine di QUESTA settimana.. cioè domani..
- ..
- Non ce la fai?
- Ssssì, cioè, no.. voglio dire.. non lo so.. così su due piedi..
- E quanti piedi ci vogliono per raggiungere Roma? - Fa lui con voce suadente.
- Ti.. Ti. ti.. (balbetto) ti faccio sapere ok?
- Ok. Buonanotte
- Ciao. Guida piano.
Resto ancora qualche minuto a rendermi conto di ciò che devo fare.. Nel tragitto verso casa la mia mente sta già studiando una scusa da inventare a casa, ci vado, non ci vado, che autobus ci sono, adesso chiamo Laura, chiamo Emanuela, chiamo Alessandra, oddio, aiuto.. Mando sms circolari alle mie donzelle preferite e tutte e tre, Laura per prima, l'unica sveglia, mi incitano "Silvia, VAI!"
Appena rientrata a casa accendo il pc per vedere gli orari dei pulman.
La mattina mi alzo e preparo lo zaino, metto mia sorella al corrente delle mie intenzioni, lei disapprova come previsto ma non mi importa, mi serve solo che mi copra. All'una Laura mi porta in autostazione, mi presta un preservativo, mi da le raccomandazioni di rito e mi mette sull'autobus.
Viaggio e sorrido. Ascolto il cd pieno di mp3 e sorrido.

Man mano che mi avvicino alla Capitale comincio a sentire l'agitazione.. Guardo dal finestrino e insieme al paesaggio scorrono nella mia testa immagini e ipotesi, dell'incontro, delle parole, dell'eventuale bacio, dell'eventuale sesso. Richiamo i suoi occhi alla mente e mi accorgo che ho gli occhi chiusi, li riapro e controllo che nessuno abbia notato la mia espressione.

Finalmente arrivo. Scendo alla Tiburtina e raggiungo la biglietteria della stazione, sono ancora assonnata, sono le quattro del pomeriggio. Lui mi viene incontro e mi abbraccia. E' vestito nel suo solito stile freak, con maglione di tela etnica, jeans e scarpe da ginnastica, in testa l'immancabile bandana nero. Altrettanto immancabili i suoi stranissimi occhi da Tuareg. Mi fissa, lo fisso. Ci scuotiamo dall'incanto e ci avviamo verso la metro per raggiungere il centro. Passeggiamo per i fori, il Colosseo, il Campidoglio, e parliamo all'infinito, lui mi racconta mille cose e io ne racconto a lui.. finiamo a sederci sotto il colonnato di Piazza S. Pietro.. Parliamo ancora davanti al cielo che si oscura, e la luna che spunta, i grappoli di lampioni arancioni che si accendono uno ad uno e qualche pellegrino ancora in giro. Gli faccio leggere il mio racconto, il solito, I Senza Nome, mentre lui legge io osservo i suoi occhi che scorrono sulle righe. Finisce di leggere e dice:
- Bello. Molto bello. Mi piace tanto.
E mi fissa negli occhi con quello sguardo egiziano.. Io rido e gli dico di smettere di fissarmi e là scatta la sfida di chi prima distoglie lo sguardo. Perde lui, perché si avvicina e mi bacia.
Il bacio è lunghissimo e profondo, passano i minuti e noi siamo ancora lì senza aprire gli occhi, bocca a bocca, senza respirare, passano così tanto che quando apriamo gli occhi il cielo si è fatto già più scuro.
Passa un sorvegliante a svegliarci dall'incanto e a ricordarci dove siamo. Ci stacchiamo ridendo e fingiamo di fare i bravi, restiamo seduti e io mi stendo tra le sue braccia, mi bacia i capelli e giochiamo con le mani. Le sue sono poco più grandi delle mie e questo mi da un senso di parità strano che non ho provato mai con altri. Siamo uguali, siamo insieme. La mia schiena aderisce al suo petto e la sua bocca alla mia, nessuno è più grande dell'altro, nessuno domina, combaciamo. In tutti e due sono evidenti il lato maschile e quello femminile, e ci incastriamo alla perfezione. Il mio mistero maschile, la sua sensibilità femminile.

Ci alziamo da lì che è già notte, usciamo dal cerchio di cielo disegnato dal colonnato, cerchiamo un posto per mangiare. Mangiamo cinese, quasi in silenzio, sorridendo. Andiamo via da lì ed è notte, camminiamo mano nella mano per le strade di Roma e iniziamo a cercare gli autobus che ci servono per raggiungere il lontanissimo campeggio che lui ha prenotato e che frequenta da sempre. E' in riva al Tevere il camping, e inizia ad essere tardi per trovare autobus che ormai sono poco frequenti, e notturni. Comunque ce la facciamo, facendo anche un lungo tratto a piedi. Ci facciamo dare le chiavi del bungalow (nome ambizioso attribuito ad una scatoletta più simile ad un container, con due letti e uno scaffale, e pareti di carta velina).

Entriamo, appoggiamo gli zaini, lui ha già chiuso la porta e mi bacia.. ci stendiamo sul primo dei due letti e le intenzioni sono già chiare. Mi spoglia piano, lo spoglio piano.. Gli tolgo la bandana ed è quasi un rito sacro, scoprendo la sua bella testa rasata, la accarezzo cosciente del privilegio riservato a pochi. I suoi baci scorrono dalla bocca al collo, dal collo alle spalle, lenti, e dalle spalle al seno già nudo. Inizia il mio canto, non si parla più ma le voci si esprimono a suoni. Ho la luce in faccia e gli chiedo di spegnere, lui lo fa riluttante, non vorrebbe rinunciare a vedermi mentre mi spoglio, ma la penombra filtra comunque dalle finestre e mani e labbra si sostituiscono agli occhi. Come gli avevo già detto riguardo alle mie mani, le uso per vedere, come se fossi cieca, passo le dita su tutto ad occhi chiusi, sulla testa, sugli occhi e le sopracciglia, nella bocca e sulle labbra, percorro la sua schiena e lascio che rabbrividisca, lui chiude gli occhi anche se vorrei vederli aperti, ma anche da chiusi conservano quel taglio inquietante da gatto accarezzato, misterioso e sensuale.
Fa caldo, la piccola stufa fa il suo dovere e i vestiti cadono l'uno dopo l'altro senza traumi, i brividi sono tutti di piacere e il freddo non ci tocca. Sono rimasta solo in perizoma, la sua mano si avvicina per tirarlo via e gli mostro in silenzio che può sciogliere i nastri di raso nero sui fianchi, lui sorride ed esegue, lasciandomi con null'altro addosso che lui. Le sue dita arrivano ad un traguardo già pronto, mi inarco come il gatto che sono e intanto la mia mano ripete i suoi gesti come uno specchio, su di lui..
Dal seno la sua bocca morbida scende fino alle mie gambe e sussulto al contatto bollente della sua lingua. Riconosco una sapienza nei suoi movimenti, mentre beve da me stende le braccia ad afferrarmi il seno, io cerco di soffocare i singhiozzi nel cuscino ma i vicini avranno già capito di essere di troppo, al di là di quella parete sottilissima. Socchiudo gli occhi e osservo la scena della sua testa tra le mie gambe, lunghe, sottili e divaricate, e delle sue mani avide.
Un brivido più forte di tutti mi scuote e non riesco e non voglio soffocare il singhiozzo che gli dice che ora può fermarsi..
Torna accanto a me, lo bacio e sento il mio sapore nella sua bocca.
Pigra e voluttuosa, ancora fremente, le mie mani tornano ad occuparsi di lui: scendo dal petto alle gambe, fingo di ignorare quello che è il mio obiettivo e lo accarezzo piano intorno all'ombelico, sull'inguine, tra le gambe.. Finalmente arrivo a lui che mi aspetta e riconosce la mia mano lasciandosi andare al sangue che lo riempie. Lo guardo con le dita e pregusto la sensazione di sentirlo entrare, aspetto che raggiunga il massimo dell'impazienza e inizio a cercare un preservativo.. Lui lo trova prima di me e lo mette, mi chiede di farlo per lui ma devo rifiutare, non sono in grado, imparerò.
Adesso è sopra di me, mi guarda con un sorriso promettente, mi prende una caviglia mettendola sulla sua spalla ed entra deciso ed atteso. Stringo i denti e mi sfugge un singhiozzo, sorrido anch'io di un sorriso quasi malefico e non riesco a tenere più gli occhi aperti, il piacere mi riempie la mente di onde rosse e calore dietro le palpebre. Lui continua a muoversi e io non riesco a star ferma, seguo i suoi movimenti rispondendo con i miei, amplificando l'impatto, mentre le mie unghie graffiano la sua schiena, e i miei denti mordono il suo labbro inferiore. Cantiamo all'unisono senza suono, il sibilo dei respiri soffocati si unisce al vento forte che fuori sbatte gli alberi come lui sta facendo con me. Ho le gambe stanche ma resisto, la voglia di intrappolargli la schiena è più forte. Lui si districa e si siede con la schiena contro il muro, mi solleva per i fianchi e mi fa sedere su di lui, gli sono di fronte e mentre mi muovo lui osserva attento le mie espressioni, il mio seno di fronte ai suoi occhi, e mi stringe forte i fianchi con le dita salde.
Finalmente lui sussulta inequivocabile, io lo stringo forte baciandogli il collo, e siamo di nuovo giù sulle lenzuola, abbracciati.. Due corpi sconosciuti fino a sabato scorso, adesso fusi in un dolce sfinimento. Ci stendiamo sull'altro letto e ci addormentiamo stretti.

Alle sette veniamo svegliati dal mio cellulare che ho dimenticato di disattivare.. Lo spengo scavalcando il mio egiziano che finge di dormire, mi stendo a faccia in giù e sento che lui si alza, si inginocchia accanto al letto e inizia a guardarmi seguendo con gli occhi le sue dita, e con le dita la sua bocca. Lo sento scorrere sul mio collo, le spalle, non lo vedo ma sento i suoi occhi fissi su di me, ora è giorno e lui può finalmente vedermi. Mi godo la consapevolezza del suo sguardo e immobile lascio che la mia pelle si esibisca per lui, mentre tremo al contatto. Scende lungo la schiena, mi afferra i fianchi, percorre le gambe.. Lento.. Sono il centro del mondo. Lui è il mio satellite. Gioca con le mie reazioni, si allontana, ritorna, tra una carezza e l'altra passa le dita tra le mie gambe rapido e violento poi di nuovo fugge.. Faccio fatica a fingere di dormire ancora, diventa evidente che sono sveglissima.. mi giro, gli prendo le mani e lo faccio tornare sul letto.
Lo stendo sotto di me e lo bacio, decido che è mio e che deve esserlo di più, e allora muovo la mia crociata per la conquista di tutti i suoi pensieri, per poche ore della sua vita, esisto solo io. Scendo veloce lungo il suo petto e senza esitazioni trovo ciò che cerco e lo avvolgo tra labbra e capelli e mani, lui resta sorpreso e in estasi a sentire i miei movimenti, vuole muoversi e non può, e presto non vuole più. Immobile resta a sentire la mia bocca che lo circonda e imbavaglia le sue reazioni. Continuo a lungo e lui mi stringe i capelli, li sposto dal viso perché voglio che lui mi veda.
Quando capisco di averlo sconvolto abbastanza decido di prendermi ciò a cui mi sono dedicata, trovo un altro preservativo, dopodichè gli do le spalle e lo stringo a me sulla mia schiena. Ci ritroviamo di nuovo incastrati, tra sonno e veglia, tra sogno e realtà la mia mano cerca dietro la sua nuca e spingo la sua testa accanto alla mia, ci muoviamo nel puro istinto, la ragione ancora addormentata non ci disturba, le dita si intrecciano, le nostre teste ruotano ostinate per cercarci la bocca anche se il collo fa male.
Ci addormentiamo di nuovo, sempre più stretti.
Quando ci svegliamo affamati cerchiamo nei nostri zaini qualsiasi cosa possa sfamarci e lo dividiamo. E' giorno inoltrato ed è ora di andare. Ci forziamo ad andare a fare la doccia, quando rientriamo ci spogliamo di nuovo, e siamo ancora insieme.. stavolta ci tocchiamo soltanto, l'uno con l'altra, guardandoci in faccia tra le palpebre socchiuse, contemporanei e musicali, la mia mano intorno a lui, le sue dita dentro di me, divisi tra l'istinto di ricevere e quello di dare, in un circolo virtuoso di contatti elettrici.. L'ultima scossa ci percorre e ci stringiamo sfiniti..
Con la pace negli occhi ci rivestiamo e lasciamo il bungalow, in silenzio camminiamo e quando ci voltiamo a guardarci ci baciamo..
Il resto del pomeriggio scorre sereno verso l'ora in cui il mio autobus e il suo treno separeranno le nostre strade, forse per sempre, e non importa. Facciamo i biglietti, sorridiamo, ci baciamo ancora nelle periferie di Roma, raggiungendo la stazione. Dividiamo una sigaretta, parliamo. Mi accompagna al mio autobus. Mi bacia. Mi stringe forte. I suoi occhi di faraone e la sua bocca mi ringraziano per i bellissimi giorni. I miei occhi di gatto e la mia bocca ringraziano lui.
E va via mentre io senza una punta di tristezza sorrido guardandolo e cerco l'ultima sigaretta prima di salire sul pulman.