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La via
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Titolo: La via
Autore: Mgz
Contatto:
Racconto n° 844
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A volte, nei suoi momenti liberi, adorava passeggiare per quella via, una comunissima via della sua città, abitata da gente comune dalle abitudini comuni.
Lui sosteneva che a seconda dei diversi posti in cui sei, si respira un'atmosfera diversa, probabilmente legata ai ricordi, ai profumi o al tuo stato d'animo.
E si trovava spesso a passeggiare per quella via.
Forse perché era vicino alla casa dov'era nato.
E forse perché in una metropoli caotica e trafficata, senti l'esigenza di crearti un tuo microambiente, fatto di posti familiari che ti danno sicurezza e ti fanno sentire a tuo agio.
Il suo microambiente ruotava intorno a quella via.
In quella via, ma solo in un certo orario, si respirava anche un po' di poesia... e lui un passo dopo l'altro, si immergeva in un mondo suo, dove spesso si perdeva in profonde riflessioni sulla vita, sul suo passato e sul suo futuro, spesso ricordava i suoi amori passati, immaginando un presente con loro.
A volte, invece, si ritrovava protagonista di situazioni particolari.. guardava le case d'epoca, quelle con i finestroni alti e si immaginava un padre di famiglia, con un bel lavoro, una moglie incinta, un cane, una comoda macchina da famiglia.
Guardava i negozi e si vedeva commerciante vissuto, appoggiato mani in tasca fuori dalla porta a chiacchierare con le persone degli ultimi lavori in corso nel quartiere.
Guardava i negozi e si immaginava realizzato e ormai adulto.
Guardava un negozio in particolare e si sentiva un nodo allo stomaco.
In quel particolare negozio lavorava una ragazza, una di quelle che appartengono alla categoria che lui definiva delle irraggiungibili. Questa categoria non era composta esclusivamente da pseudo-barbie talmente belle da sembrare finte, perlopiù questa categoria era fatta di belle donne, intelligenti e raffinate, che almeno nella sua testa non avrebbero mai potuto neanche lontanamente considerarlo in nessun modo.
Questo era uno dei suoi peggiori tarli.
Nonostante non fosse né brutto, né stupido o volgare, non poteva pensare che un certo tipo di donna potesse apprezzarlo per come era davvero.
E passeggiava per la via.
Una volta entrò nel negozio, perché a volte ci andava e si ritrovò a parlarle per un bel po', dalle chiacchiere banali arrivarono i discorsi più seri e poi, finalmente una sorta di sicurezza, che per una volta nascondeva la sua umiltà verso il genere femminile.
Le sue parole scorrevano, lasciandola colpita e sorridente, facendola arrivare all'ora di chiusura senza quasi accorgersene.
Si guardarono per un istante senza fiatare poi lei, abbassando un po' lo sguardo pregò lui di aspettare solo il tempo di tirare giù le saracinesche.. sarebbero poi usciti dal retro.
Mentre la fioca luce di un tramonto metropolitano veniva oscurata dal metallo che stridendo chiudeva la porta del negozio, lui pensava, la guardava e pensava a cosa avrebbe voluto fare.
In quel momento risalì l'angoscia di essere di troppo e mentre ormai quasi rassegnato si apprestava a prendere le sue cose e affrettare la sua uscita, lei gli si avvicinò.
Tornarono a guardarsi intensamente e quando, ormai a pochi centimetri da lui, lei sfoderò il suo splendido sorriso, lui la baciò.
Baciò quella bocca leggermente aperta, baciò quel sottile strato di rossetto chiaro, baciò quel profumo inebriante, baciò quella creatura che gli stava donando una delle sensazioni più belle al mondo.
A questo punto, nonostante lui fosse chiaramente eccitato, cercò di intuire la sua volontà, chissà cosa sarebbe successo di lì a poco.. sarebbero andati a cena, in chiesa a sposarsi, sarebbe finita lì... e mentre pensava a questo, la sua mano accarezzava le sue gambe, ricoperte da una sottile gonna di lino bianco.
La avvicinò a lui e, aspirando il profumo di quei capelli così curati, sollevò la sua gonna e accarezzò quella pelle morbida. La sua mano andò sicura verso il suo sesso e cominciò a toccarla con delicatezza e decisione.
La considerava così irraggiungibile, che per un attimo si stupì che anche lei potesse eccitarsi come le altre donne, poi prese la decisione più intelligente, lasciò perdere queste stupide paranoie e si dedicò esclusivamente a quel momento, fosse durato una manciata di minuti o un'eternità.
Si sdraiarono, lei a pancia in su con la gonna alzata. Lui, accarezzandola, contemplò l'armonia di quel pizzo nero sulla pelle ancora un po' abbronzata.
Baciò il suo sesso, bevette il succo di quell'attimo di passione, lo fece suo, una sorta di comunione carnale con quella dea. Lei, tra sospiri intensi, lo teneva per i capelli, guidandolo verso le sensazioni più forti.
Di lì a poco, si trovarono nudi, sul freddo pavimento bianco, uniti uno sull'altro, le loro lingue si univano freneticamente per poi ritrarsi, le mani strette sulle schiene, le unghie di lei lo graffiavano, mentre lui mordeva il suo collo. Lei venne, un fiume di passione la inondò, gemeva e lo chiamava, lui, senza fermarsi continuò a muoversi su di lei.
Continuarono ancora, qualcuno stava chiamando sul telefono di lei... continuarono a fare l'amore.
Lui nonostante la fortissima eccitazione, riusciva a controllarsi perfettamente, magari sarebbe andato avanti per ore, chissà.
Fatto sta che ad un certo punto, lei lo fece uscire, prese il suo sesso fra le labbra e lo fece venire dentro la sua bocca, bevendo tutto il suo fluido mandorlato e di calda intensità.
Lui, dilaniato nel cuore e nel fisico da quell'incredibile orgasmo, non smise di guardarla un attimo.
Lei si pulì un lato della bocca e poi strinse il suo viso tra il collo e la spalla di lui.

Un clacson lo fece trasalire, guardò un attimo le macchine che fremevano per tornare a casa, diede uno sguardo a quel sole pallido che si andava a coricare sulle montagne, rimise le mani in tasca e si avviò con calma verso la sera.