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Elisa
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Titolo:
Elisa |
Autore:
Mgz |
Contatto:
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Racconto
n° 845 |
Altri
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Aveva appena riattaccato il telefono e già i brividi scorrevano sul suo corpo. Corse in bagno, sotto la doccia e insaponò il suo corpo con cura. Fece correre le mani piene di quel liquido dal profumo di ambra sulla pelle bagnata di gocce tiepide, lavò i suoi lunghi capelli castani e rimase sotto il getto caldo della doccia per un po'. Uscì dalla doccia nuda e ancora bagnata... si guardò allo specchio. Guardò quegli occhi verde acqua su quel viso ancora un po' abbronzato, guardò i suoi seni rotondi, leggermente inturgiditi dal freddo e dall'eccitazione per quello che sarebbe successo di lì a poco. Guardò ancora le gocce che le accarezzavano l'addome, scendendo lentamente sul suo sesso, per poi sparire. Tornò in camera e cercò freneticamente un abito che potesse dare ragione della sua bellezza, sapeva di essere bella, ma preferiva di solito nasconderla dietro un'aria ingenua e spesso imbranata, non voleva essere guardata da tutti, non voleva essere la ragazzina oggetto di fantasie erotiche da parte dei suoi compagni di scuola... voleva trovare una creatura che cogliesse tutta la sua essenza, fisica e mentale, non cercava l'amore della vita, il super ragazzo, non cercava una scusa vivente per poter raccontare alle amiche la sua prima volta. Si conosceva e, proprio partendo da questi presupposti, non si stupì assolutamente di aver trovato le qualità che cercava in Elisa, una ragazza dell'ultimo anno, solitaria e silenziosa. Per questa apparente timidezza Elisa veniva normalmente tenuta fuori dalla vita del liceo, fatta di false ansie, pettegolezzi e storielle stupide sulla sessualità. E' più giusto dire, però, che Elisa si teneva fuori da questo giro, senza giudicare nessuno, senza discutere, mantenendo la sua pacifica indifferenza nei confronti del mondo. Ed era stato quasi con indifferenza che Elisa un giorno si avvicinò a Lei, durante un intervallo a scuola. Lei, appoggiata alla finestra, guardava svogliata fuori, Elisa si avvicinò e si appoggiò vicino a lei, con il braccio che sfiorava il suo. Si guardarono e Lei accennò un sorriso, Elisa la ricambiò e, presa la sua mano, cominciò a fare dei disegni con un pennarello. Suonò la campanella, ma Elisa rimase impassibile e continuò a disegnare, Lei la lasciò fare. Da quel giorno, l'appuntamento alla finestra era diventato un piacevole obbligo. Cominciarono così questo rapporto stranissimo, fatto di silenzi interminabili, di sguardi e di uno strano calore che Lei provava ogni volta che stavano insieme. Un giorno uscirono da scuola ed Elisa la riaccompagnò a casa, a piedi, in silenzio, come sempre. Arrivarono; entrarono nell'atrio della casa. "Allora abiti qui?" "Sì. Vuoi mangiare con me?" "Non mangio quasi mai a pranzo." "Beh, se vuoi salire puoi stare un po' da me, i miei non ci sono mai per il pomeriggio" "No, devo fare una cosa, ma torno fra un'ora, se ti va." Non riuscì a finire di annuire, che si ritrovò la lingua di Elisa che forzava le sue labbra. Lei aprì la bocca e si lasciò accarezzare da quel corpo umido e vellutato. Elisa la guardò e le disse "Arrivo tra un'ora circa, aspettami". Lei salì le scale a due a due, entrò in casa e senza più pensare minimamente al pranzo, si fiondò in camera sua e si spogliò frettolosamente. Squillò il telefono, era sua madre. Lei, mascherando il fiatone, le raccontò in meno di un minuto la sua giornata scolastica e la salutò. Aveva appena riattaccato il telefono e già i brividi scorrevano sul suo corpo.
Alla fine optò per una semplice maglietta un po' abbondante che copriva un perizoma bianco, assolutamente normale, ma davvero molto sexy, su quel corpo allenato da anni di ginnastica artistica. Elisa arrivò puntuale, Lei l'accolse a piedi nudi e la baciò sulla guancia, un bacio profondo e affettuoso accompagnato da un intenso abbraccio. Anche Elisa si era cambiata. I seri pantaloni neri e la maglia scollata a V erano stati sostituiti da un gonna nera, camicetta bianca semitrasparente che celava un reggiseno nero, collant, forse autoreggenti, scarpe eleganti con un tacco non esasperato ma molto sexy, su quelle caviglie affusolate. "Vado a prendere un succo di frutta, se vuoi" Elisa annuì. Lei corse in cucina, prese un bicchiere che riempì di un dolce mix tropicale. Quando tornò in camera, trovò Elisa seminuda, le gambe lunghe avvolte nelle autoreggenti, i seni scoperti, il suo sesso quasi completamente depilato. Lei rimase sulla porta, colpita dal suo fisico che normalmente era camuffato tanto bene da togliere qualsiasi piacere nello sguardo. Rimase a guardare i capelli nero corvino che si appoggiavano ai capezzoli. Dimostrava molti più anni. "Vieni, sdraiati sul letto." Lei obbedì, togliendosi la maglietta e rimanendo con le mutandine, già visibilmente inumidite dall'emozione. Elisa si sdraiò vicino a Lei e le accarezzò i capelli. "Non aver paura, devi fidarti di me, è la prima volta con una donna, vero?" Annuì, senza specificare che era la prima volta in generale. Elisa le allargò le gambe, e sfiorò le sue cosce con le labbra e la lingua. Lei trasalì un attimo, poi chiuse gli occhi si lasciò andare. Elisa leccò il suo sesso con cura, leccò le sue labbra, arrivò al clitoride gonfio di passione e lo succhiò. Lei cercò di dare un significato a quelle scariche elettriche che percorrevano il suo corpo, poi si abbandonò, accarezzando i capelli di Elisa. Elisa si girò, mettendo la sua fica sul viso di Lei. Lei cominciò a baciarla timidamente, ma in breve tempo, presa da quei colpi umidi sul suo sesso, cominciò a leccare freneticamente, quel gusto nuovo, indescrivibile, ma tremendamente invitante. Rimasero in quella posizione per un tempo indefinito, Lei gemeva e leccava, Elisa era concentrata su di lei e a tratti sospirava con discrezione. Elisa si alzò. Si avvicinò alla borsa che aveva portato con sé. Lei aveva gli occhi semichiusi, persa in quell'ebbrezza dei sensi che la costringeva a rimanere coricata. Guardava Elisa e si chiedeva cosa sarebbe successo. Elisa tirò fuori una specie di cinghia con attaccato qualcosa che non riusciva a distinguere molto bene. Era un doppio fallo, appeso a una sottile cintura di pelle.
"Piccola, ora faremo l'amore, ti piacerà vedrai.." Lei non aveva paura, seguiva i gesti sicuri di Elisa, che indossava quello strano oggetto. Non aveva paura dell'imminente deflorazione, non si fece domande se fosse giusto perdere la verginità con un attrezzo di plastica, piuttosto che con un pene vero. Rimase a d aspettare, allargando le gambe, quando Elisa le si avvicinò. Sentì la plastica che si faceva strada nella sua carne, sentì dolore, ma si morse le labbra... uscì un po' di sangue. Elisa se ne accorse, la guardò con stupore e tenerezza, Lei sorrise, mise le mani nei suoi capelli e le disse "Non ti fermare, ti prego, amami, fammi tua, io ti amo Elisa, ti amo da quando ti sei avvicinata per la prima volta, amo i tuoi occhi, le tue mani, il tuo corpo, oh, mai avrei pensato che tu potessi essere così bella, una bellezza che vedo solo io, la stessa bellezza che tu hai saputo vedere in me... regalami il tuo amore, regalami queste sensazioni per sempre.." Elisa arrossì, mascherò il suo stupore e tutte quelle parole bellissime in un bacio appassionato. Cominciò a prenderla con ardore, spingendo dentro di Lei, scopandola con una tenera decisione, premurosa nel non farle male ma decisa nei movimenti. Elisa godeva, Lei godeva, si baciavano e si mordevano mentre forti abbracci consolidavano quell'unione carnale. Elisa la vide inarcarsi sulla schiena, la vide venire tra calde urla strozzate dai baci, venne anche lei, tra gli sguardi di amore allo stato puro che le penetravano la mente. Rimasero una sull'altra, respirando i rispettivi corpi e accarezzandosi teneramente. Lei non parlò, era rapita da questa estasi nuova, che continuava ad avvolgerla in un caldo velo. Si sentiva completa, completa e protetta, si sentiva a suo agio, si strinse a quel corpo ancora più forte. Elisa era sconcertata, stanca, soddisfatta, spiazzata. Era andata da Lei per giocare con lei, sicura di poterla stupire, dominare e comandare, ma alla fine l'innocenza di Lei, la sua tranquillità nell'affrontare questa nuova situazione, quella luce che Lei aveva negli occhi, avevano fatto barcollare tutte le sue sicurezze. Se non si fosse decisa in fretta ad alzarsi ed andarsene, avrebbe rischiato di innamorarsi davvero di quella ragazzina... la guardò ancora, accennò qualche parola, si morse le labbra e la riabbracciò..
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