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Have a dream
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Titolo:
Have a dream |
Autore:
Nadine |
Contatto:
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Racconto
n° 85 |
Altri
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Ho soppesato il tuo membro, padrona delle tue fantasie. Ho atteso il delicato sapore amaro dell'orgasmo sul mio palato, ti ho guardato, non eri tu, era la maschera deforme di un animale sotto sforzo, un intrigante cumulo di nervi e muscoli e sudore in questo caldo infernale. La tua densità mi ha invaso la gola, ma non hai placato la mia sete, anzi, vederti così inerme e forte, sentire il tuo ultimo rantolo mi ha soffocato la prudenza. Sei stupenda, mi hai detto, sei fantastica, ed io muta ad ascoltarti, ormai senza coscienza, senza l'avarizia del giocare, senza un minimo di pudore. Ti ho ordinato di chinarti e tu l'hai fatto, poi hai iniziato a leccarmi le dita dei piedi. Hai slacciato le minuscole corde che mi stringevano le caviglie, hai fatto scivolare le mie scarpe lungo il collo del piede e poi i tonfi delle calzature sul tappeto. Il caldo umido della tua lingua, i tuoi baci, ma non ti ho chiesto niente. Sei il primo. Ho dovuto sempre implorare questo gioco, ma tu, tu no. Sei stato come una doccia bollente, una lumaca, un essere spaventosamente lento. La mia pelle ti ha ricevuto senza contestare, prima un piede poi l'altro, io distesa e spalancata. Voglio che tu raggiunga la notte, mi hai ordinato, ed io non ho potuto fare altro che ubbidire, scostare le mani dal mio sesso grondante e lasciarle dove tu volevi, sopra la mia testa, a sognare un buio assoluto, a lasciarmi svuotare da ogni pensiero, dolcemente rapita dalle tue guance contro i miei polpacci. Mi hai bendata con una fascia di seta umida e fresca. Hai paura? No, ti ho detto spavalda, non mi fa paura nulla. Hai riso. Non ricordo dove avevi le mani, ma il morbido tepore delle cosce ti avvertivano. La sdraio era al fresco, oasi d'ombra in quell'attico, ma intorno a me i tetti e le costruzioni sembravano molli, ondeggianti a seguire il ritmo del mio respiro. Non mi sono neanche accorta di un ragazzo che ci spiava dal condominio di fronte. O forse mi hai detto qualcosa, ma ti giuro che non mi importava assolutamente niente. Aspettami. Ho chiuso gli occhi, non volevo che la tua assenza rompesse il fiato alla magia, ho portato una mano ad accarezzarmi lentamente il seno ma, spinta da una frenesia improvvisa, sono scesa lungo il ventre fino a sfiorare le grandi labbra, mi sono morsa un labbro, no, non devi, poi ti ho sentito arrivare e ho riportato la mia mano umida nella posizione in cui stava quando te ne sei andato. Mi hai succhiato le dita, te ne sei accorto. Devi stare ferma. Scusa. Il ghiaccio sul collo mi ha squassata, brividi violenti hanno percorso ogni mio nervo. Ridevi. Di nuovo la tua lingua tra i miei piedi, poi il freddo del ghiaccio a risalire lentamente una gamba, sotto il ginocchio, all'interno della coscia. Poi silenzio. Il ghiaccio sui capezzoli, lento a scendere sul cuore, poi di nuovo sul seno, la tua lingua sulla clitoride a picchiettare e poi a scendere a bere il mio succo. Ho inarcato il bacino per riceverti, ma ti sei staccato. Ansimavo, i capezzoli irti, il sesso gonfio. Scopami, ho sussurrato, scopami tutta. Hai ghignato, bastardo, mi hai lasciata nel più totale silenzio e te ne sei andato. Maledetto, ho urlato, maledetto, e per farti rabbia ho iniziato a masturbarmi furiosamente, urlando di piacere tutta la mia rabbia. Mi hai preso le mani e le hai legate alla sdraio. Sembravo una cagna, dal ritmo del respiro. Me lo hai detto, cagna schifosa, cagna in calore. Che vuoi da me, ho urlato ed ho iniziato a piangere, sconvolta e spaventata dall'assurda voglia di fare l'amore con te. Hai girato la sdraio con un movimento secco, mi hai sbendata. Ecco, sei contenta? Davanti a me un bellissimo ragazzo nero, completamente nudo. L'ho guardato con voluttà, d'istinto ho chiuso le gambe, le ho accavallate con malizia mentre lui si stava già masturbando. Mi sorrideva, un viso simpatico, denti bianchissimi che si aprivano in un sorriso splendido. Il suo corpo era statuario ma senza lo schifo dei muscoli gonfiati. Slegami, ho urlato. Lui continuava a sorridere e tu eri seduto a fumarti una sigaretta, a gambe incrociate, come uno che si guarda una partita in televisione. Mi hai fatto schifo. Il ragazzo se n'è accorto perché al sorriso ha sostituito una smorfia di intesa, e si è avvicinato. Mi ha bendata di nuovo, accarezzandomi la testa, mentre sentivo l'odore acre del suo sesso a pochi centimetri dal viso. Ho avvicinato la mia bocca, e l'ho percorso più volte da cima a fondo, mentre lui finalmente mi lasciava le mani libere. Mi sono sbendata, ho lasciato quel cazzo enorme e sono venuta da te, in piedi, di nuovo sulle mie scarpe ben allacciate. Leccami, ho ordinato. Il ragazzo si godeva la scena masturbandosi sulla sdraio. Hai iniziato con le scarpe, poi sei passato nella fessura sottile tra la pelle e la suola. Sei un bel ragazzo, ti ho detto, stai bene in questa posizione. La tua lingua scorreva fradicia sulla mia pelle, ormai già alle cosce. Ho fatto segno col dito al nero di avvicinarsi. Gliel'ho preso in mano. Ti piacerebbe leccarlo? ti ho chiesto E la tua lingua da efebo ha iniziato a percorrere anche i piedi del maschio. Non mi hai neanche risposto, io e lui ci scambiavamo baci infuocati e tu lì, a gattoni, abbronzato e bagnato di sudore. Inculalo, ho sussurrato in bocca al ragazzo, spaccagli il culo, se lo merita, è un bastardo. Mentre ancora ci stavi leccando tra le gambe mi sono bagnata due dita e te le ho passate dentro, fino in fondo cercando di farti male. Ma conoscevo le tue abitudini, sono stata anche violenta. Mi sono messa dietro di te ad ammirare la scena di un maschio che succhia il cazzo all'altro ed ho spinto dentro le mie dita affusolate, con forza. Prendilo, ho gridato, e il ragazzo ha messo le sue mani enormi sui tuoi fianchi stretti, l'ha puntato contro il tuo pertugio, si è aiutato con la saliva e finalmente ti ho visto provare dolore. Seduta sulla sdraio comandavo il gioco. Più forte, mettiglielo dentro tutto, ancora più forte. Ti ho sentito urlare, ma ho capito ben presto che era piacere, ed anche l'altro ci stava provando gusto, lo leggevo nelle contrazioni del viso che era vicino all'orgasmo, a bagnarti come una sgualdrina. No, lo volevo io. Basta adesso, ho detto spingendo via il ragazzo. Ho preso la tua testa per i capelli e l'ho portata tra le cosce. Con le mani titillavo i capezzoli mentre la tua lingua si divertiva ad avvicinarmi all'orgasmo per poi staccarsi. Adesso mi diverto io, hai detto, e ti sei messo in piedi. Il ragazzo ancora ansimante cercava di cacciare indietro l'orgasmo e guardava da un'altra parte. Non voleva vedere una donna a gambe aperte con dietro la piovra delle tue mani che la percorrevano dappertutto. Mi hai sbattuta sulla sdraio. Sei stato violento, forte. I miei orgasmi credo li abbiano sentiti anche i vicini da quanto ho urlato. Mi hai presa come nessuno, posseduta in ogni posizione ed io in ogni posizione ha punteggiato i tuoi colpi con le mie grida di piacere. Sei contenta adesso? Ho annuito, stremata. Non ce la fai più? No. Spaccale il culo. Ho inspirato forte ed un'onda di lussuria mi ha pervasa, facendomi schizzare l'adrenalina a mille. E' stato come farsi possedere da un gigante. Un dolore enorme che presto ha lasciato il posto ad un piacere altrettanto grande. Vienimi in bocca, urlavo, mentre...
- Nadine!!!! Oohhh, Nadiiiiiine!!! - Eh? - Svegliati, piccola, che stai facendo? Le lenzuola ridotte ad un ammasso informe, io nuda e sudata, un tuffo al cuore. Corinne è sopra di me, i suoi capelli lunghi e il suo profumo lanciano grida ai miei sensi. - Ehm, stavo sognando. Mi guarda le dita piene di umori. - Bel sogno, vedo! Si sdraia di fianco a me, mi accarezza la testa. Io guardo il soffitto, poi non so se sto sognando ancora o cosa, ma la sua bocca è già tra le mie gambe.
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