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Il giocatore di Basket
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Titolo: Il giocatore di Basket
Autore: Doroty Patt
Contatto:
Racconto n° 858
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Ho sempre pensato che la legge della "L" fosse veritiera ma ho dovuto ricredermi quando ho incontrato Billy.
Billy è il diminutivo, lui è alto due metri e tre, atletico, standard e una bellezza quasi bambinesca.
Un mostro a basket, fa parte di una squadra importante e lo volevo dal momento esatto in cui i suoi occhi si posarono sui miei seni... che per l'occasione sfoggiavano un reggiseno dello stesso colore della sua divisa.
La partita a cui assistevo era quasi giunta al termine, il mio compagno era uscito prima per questioni urgenti ed io mi ritrovai sola ad aspettarlo all'esterno del palazzetto, quando all'improvviso ecco che ti sbuca su una Mercedes grigio argento... Billy... in tutta la sua scanzonata euforia, dolce come il miele mi invitò a salire con lui per un giro.
Non fu certo quel modo d'invitarmi che mi fece accettare la sua compagnia, ma quel suo fisico statuario.
Quando arrivammo ad un parco, lui si fermò e cominciò a parlarmi del più e del meno, mentre io sbavavo letteralmente per quel suo turgore nei jeans stretti e lui vedendo la mia distrazione, intuendo la mia voglia mi lasciò campo libero.
"E poi dicono che quelli alti ce l'hanno piccolo..." allora Billy usciva dai canoni, il suo membro gigantesco facevo a fatica a succhiarlo da tanto che era grosso e grande, ma la mia vagina era disposta a lasciarsi squartare e così accadde... in quella stretta automobile il mio profumo di rosa invase anima e cervello del giovane Billy fino farlo sprofondare nel delirio di un orgasmo torrenziale... neppure una goccia del suo seme uscì fuori dal mio "canestro" e lui fu così sorpreso che volle fare un replay, che non fu concesso perchè dovevo rientrare "avevo letteralmente la vagina ustionata".
Così nelle settimane successive, prima e dopo gli allenamenti io e Billy ci vedevamo al parco per nuove esaltanti, orgasmiche partite di sesso infuocato.
Il mio ruolo è tutt'oggi quello di sua personale Mascotte, a lui piace l'idea di spaccarmi prima di ogni sfida... ed io, continuando a vederci, ho imparato che i sui ventotto centimetri non sono così difficili da sostenere neppure per la mia bocca.
Si sa il tempo, l'allenamento, la costanza, danno insieme sempre dei buoni risultati.