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Titolo: Inconscio
Autore: Alex
Contatto:
Racconto n° 87
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Ero entrata nella sala dove da lì a poco sarebbe incominciato un concerto di un noto jazzista. Mi pregustavo il suono rude e infinitamente sensuale delle note del free-jazz: assoli sempre imprevedibili, note urlate, quasi furiose, come un amplesso animalesco.
Ero sola.
Al mio fianco, a luci già spente, si sedette un uomo.
Ogni tanto tra un applauso e l'altro i nostri gomiti, resi vicini per ovvie ragioni di spazio, si sfioravano.
Di colpo pensai che, incredibilmente, quello era il primo contatto con un rappresentante dell'altro sesso ch'io avessi mai avuto da un sacco di tempo. La cosa mi fece sorridere...
Alla fine del concerto mi alzai lentamente dalla mia poltroncina per darmi il tempo di osservare il mio vicino: non particolarmente bello, di età indefinita tra i 30 e i 40, con un look volutamente trasandato ma non dozzinale.
Mi girai per avviarmi all'uscita e sentii la sua voce apostrofarmi da dietro le spalle: applaudiva spesso, le deve essere piaciuto parecchio! Possiamo parlarne mentre beviamo qualcosa nei dintorni?
Oddio, pensai, esistono ancora certi metodi per portarsi a letto una sconosciuta? Mi voltai pronta a rifiutare con qualche frase ad effetto ma riuscii soltanto a rispondere: no grazie.
Ritornai al garage, ripresi la mia vettura e me ne tornai verso casa pensando che, anche questa volta, avevo lasciato uno dei soliti galletti metropolitani a mani vuote.
Quando infilai la chiave nella serratura del portone sentii due forti colpi di clacson e mi girai di scatto, automaticamente. Era lo sconosciuto del concerto che mi guardava dal finestrino della sua automobile. Mi aveva seguito. Mi aveva seguito e la cosa sarebbe potuta essere pericolosa ma, stranamente, mi sentii più arrabbiata che spaventata. Come si permetteva, lui, un perfetto estraneo di seguirmi, di introdursi nel mio percorso scoprendo così l'indirizzo di casa mia?!
Credo lei stia esagerando, la prego di andarsene!
Non avevo paura, ma anche se ne avessi avuta avrei fatto di tutto per non farglielo capire...che diamine!
Per tutta risposta, scese dalla macchina e si appoggiò alla portiera, mi guardava serio. Non mi dare del lei, queste formalità si usano con gli estranei....
Risalì in auto, mise in moto e mi salutò con la mano senza guardarmi in faccia.
Decisi di non pensarci più, ma non riuscivo a prender sonno. Che significato poteva avere quella sua frase? Cosa voleva quell'uomo da me? Avrei dovuto chiamare qualcuno? E se fosse stato realmente un poco di buono?
Mi addormentai che era già quasi mattina, la luce dell'alba filtrava dalle persiane quando finalmente chiusi gli occhi.
Anche nella dimensione onirica ricomparve lui: vestito come la sera del nostro incontro, chiamiamolo così, stava dritto di fronte a me che, invece, ero nuda con le spalle appoggiate ad un muro in un luogo imprecisato, in una stanza bianca, pulita, di una casa di campagna...forse.
Mi toccava i capezzoli con le dita, mi baciava con irruenza tenendomi ferma la testa trattenendomi dai capelli. Non credo di aver dormito molto, mi svegliai turbata dal sogno e indagando tra le mutandine scoprii di essermi eccitata.
Com'era possibile provare una tale sensazione per una persona mai vista in vita mia?
Non ero adatta alle storie consumate velocemente, ai rapporti di una notte usa e getta, quindi mi convinsi a dimenticare tutto l'accaduto e iniziare la mia giornata. In fondo cosa era successo? Un playboy da strapazzo mi aveva seguito e mi era apparso ancora in sogno...non valeva nemmeno la pena di raccontarlo alle amiche.
Mi vestii e uscii da casa.
Nel girarmi per chiudere la serratura notai un cd appeso allo stipite con del nastro adesivo. Era l'ultimo disco suonato dal jazzista che avevo ascoltato la sera prima.
Non c'erano dubbi: quel cd era stato appeso alla mia porta dallo sconosciuto. A quel punto mi sentii violata. Mi aveva trovato, sapeva esattamente dove abitavo mentre io non sapevo nemmeno il suo nome. E non mi interessava nemmeno saperlo...questo era il punto!
Affrontai la giornata cercando di non preoccuparmi più di tanto della singolare esperienza che stavo vivendo. Non ero una ragazzina, pensavo, avrei saputo come affrontare la cosa.
Nonostante il mio millantato coraggio, quando rincasai mi accorsi di salire guardinga le scale...ma non ero certa se avessi voluto trovare un'altra sorpresa oppure se avessi preferito non trovarne affatto.
Non ero però io che sceglievo..lo stava facendo lui anche per me.
Infatti trovai una busta sotto la porta di casa, conteneva un biglietto scritto a penna: fatti trovare ore 22. Ascolterò il cd mischiato al suono dei tuoi gemiti.
Che irrefrenabile rabbia, che dannata situazione si stava creando? Stavo immobile a pensare, ma i miei pensieri mi spingevano verso una direzione che sapevo essere sbagliata, folle, pazzesca e senza un barlume di senso.
Una donna normale avrebbe immediatamente chiamato la forza pubblica, ma io ero incuriosita più che spaventata. Sapevo che l'avrei aspettato.... mi sarei fatta trovare alle 22 - ora stabilita.
Ma cosa ci saremmo detti? Cosa avrebbe voluto farne di me?
Inserii il cd nell'impianto stereo: era musica grande! Un dato era certo: quel tipo misterioso se ne intendeva. Ecco tutto quello che sapevo di lui.
Ascoltando la musica mi feci una doccia e mi preparai con minuziosa cura...per cosa? Per chi?
L'attendevo come una mogliettina adorante, dovevo essere impazzita.
All'ora stabilita suonò il campanello. Cercai di non affrettarmi ad aprire e iniziai a sentire le mie gambe cedere, avrei aperto bocca? Avrei almeno provato a chiedere spiegazioni?
Aprii la porta.
Me lo ricordavo più alto ma molto meno attraente o forse erano i miei occhi ad essere ormai completamente appannati da tutta una vicenda che sembrava uscita da un brutto romanzo?!
Gli chiesi: come hai saputo qual era il mio cognome? Come hai fatto ad entrare per lasciarmi il cd? Cosa vuoi insomma da me? Sei il classico tipo che non accetta un no come risposta vero? Pensi che tutte le donne debbano stenderti il classico tappeto rosso?
Mi pose in mano un altro cd, mi sorrise e rispose: forse non tutte le donne, ma tu l'hai fatto. Ti ho chiesto di farti trovare e tu sei qui....dal profumo che emani capisco anche che ti sei preparata per me. Ascolta questo disco ora e pensami, come vuoi. ....
Se ne andò. La sua visita non durò più di 4 minuti.
Ma in quel minimo lasso di tempo capii che mi aveva in pugno, perchè avrei voluto che fosse capitato quello che avevo sognato.
Come un automa, presa da un'eccitazione irrefrenabile, mi distesi sul letto ascoltando il nuovo disco che mi aveva regalato. Non era un disco di jazz, ma una specie di musica indiana suonata con il sytar e con una base ritmica ossessiva, crescente. Impossibile non pensare a cose di sesso con una musica così!
Mi spogliai, accaldata, e incominciai a pensare a lui - come da suo ordine - .
La mia mano pian piano scese tra le cosce, ero umida, ero eccitata, iniziai a masturbarmi seguendo il ritmo della musica. Le mie dita premevano, strusciavano, si inserivano dentro di me e non ci misi molto a lasciarmi andare in un orgasmo liberatorio che, però, non mi sarebbe bastato. Pensavo a lui e lo desideravo, dentro di me, lo volevo lì e ora..con me..su di me.
Mi sentivo una gatta in gabbia, ma non capivo se volevo uscirne o se volevo esserci chiusa a doppia mandata!
Avrei dovuto calmarmi, provando forse a bere qualcosa di fresco...volevo sentire il suo respiro sul mio collo, volevo toccarlo ovunque e farmi toccare da lui..volevo...volevo...
Mi addormentai.
Nel pieno della notte suonò il campanello. Poteva essere soltanto lui!
Saltai giù dal letto, mi coprii con la prima t-shirt che trovai e aprii la porta - questa volta mi affrettai eccome - e poi non dissi nulla...sentivo il desiderio già salirmi dal ventre e mi girava la testa. Lui entrò, trovò la camera e si sedette sul letto.
Hai ascoltato la musica? Mi hai pensato? Io risposi di si con un cenno del capo, non riuscivo a guardarlo negli occhi e non riuscivo a parlare.
Fammi sentire se sei pronta, togliti la maglietta e stenditi sul letto a pancia in giù.
Perchè non riuscivo a dirgli di no? Avrei voluto dirgli di no?
Feci come mi chiese, mi stesi a pancia in giù mostrandogli le natiche alla luce dei lampioni che entrava dalla finestra. Avevo il viso infossato nel lenzuolo, ero bloccata, non osavo ruotarlo per guardarlo in faccia ma, dai rumori che sentivo, capivo che si stava togliendo i vestiti. Mi si sdraiò al fianco e mi aprì leggermente le gambe. Inserì la sua mano nel mio sesso ormai totalmente bagnato.
Sei pronta, pronta a ricevermi....
Mi tirò a sè facendo scivolare le mie ginocchia sul pavimento, mi divaricò le gambe e si posizionò nel mezzo. Aprì piano piano le mie labbra segrete con le mani e iniziò a sfiorarle con la punta del suo membro. L'attesa mi sembrava insopportabile, ma non osavo chiedere di essere penetrata...Mi stava masturbando con il suo sesso duro, e mi torturava..
Stringevo le lenzuola con le mani chiuse a pugno e cercavo di soffocare i gemiti nel cuscino, ma non riuscivo più a contenermi...e lui lo sapeva...
Mettimelo dentro! Ti prego spingilo fino in fondo!
Finalmente accolse le mie richieste, e tenendomi i glutei con la mani, mi allargò bene e mi penetrò con un colpo secco. Urlai dal piacere, e urlai e urlai...
Affondava i colpi sempre di più, avevo le ginocchia che mi facevano male per il continuo sbattere sul pavimento, mi teneva i fianchi con le mani per evitare di farmi avanzare... e urlai e urlai e urlai...
Quando venne sentìì il suo seme inondarmi tutta ed ero esausta, ma lo era anche lui.
Si staccò da me e potei così voltarmi e risalire sul letto. Non dissi una parola e lo accarezzai sul petto, lui mi sfiorò le labbra con un dito e mi abbracciò teneramente. Non capivo, ma mi sentivo semplicemente bene!
Ora vado, mi disse, non ti servo più...
Dimmi almeno il tuo nome! Aspetta...
Vuoi sapere chi sono? Sono il tuo inconscio...