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A teatro
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Titolo: A teatro
Autore: Shaara
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Racconto n° 888
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Il teatro mi ha sempre annoiata, soprattutto quelle sinfonie che piacciono tanto a mio padre… ormai da tempo ho capito perché la chiamano “musica da camera”. Lui ama i grandi musicisti tedeschi, austriaci... in fondo piacciono anche a me, ma due ore di musica sinfonica a teatro nel bel mezzo della sala…uffa!
In compenso mi sono sempre accorta che non sono la sola a dormire, mia madre, più in là mio fratello e la solita coppia di personaggi “interessanti” ed interessati che ci accompagnano…o li accompagniamo noi? Tutti, prima o poi, al terzo pezzo o a volte addirittura a tre quarti del secondo, hanno quello che in gergo si dice ”mancamento”; più praticamente, si addormentano di brutto in un istante, salvo poi riprendersi bruscamente non appena il bracciolo della poltroncina gli sfugge di sotto il gomito. Altri crollano addirittura all’indietro ma il loro “aplomb” fa si che si ridestino in men che non si dica e imperterriti si ritrovano ritti e di nuovo con le orecchie tese, almeno per i prossimi cinque minuti... salvi solamente se termina il primo tempo.
Un signore distinto che mio padre si accaniva a portarsi appresso, una volta, durante un assolo di violino in “SI maggiore”, seduto proprio dinnanzi a me e mio fratello, crollò tanto bruscamente e il relativo ritirarsi su istintivo a mo di molla gli fece cadere il riportino sulle mie gambe; lui non si accorse e mio fratello, la peste, prese lo scalpo e lo lanciò lontano ridacchiando…le espressioni di sventura e imbarazzo stampate sul viso degli accorti in fine serata fece sì che da quella volta, il tipo non venne più in platea ma decise un tranquillo e, lontano da occhi indiscreti, palchetto in seconda fila.

Questa sera abbiamo avuto i soliti biglietti omaggio per la prima serata, il concerto è di quelli tosti, l’ho già ascoltato in un teatro “branderburghese”, solamente che questi sono artisti di seconda e mi immagino che palle sarà….oltre la musica, in sottofondo si sentiranno le note di disappunto dei seppur pochi presenti intenditori.
Tant’è che siamo riusciti io e il mio fratellino minore a farci prenotare un palchetto defilato e lontano da occhi indiscreti, così almeno dormiremo tranquilli e ci siamo fatti accompagnare anche da Francesco, il figlio dell’ingegnere amico di nostro padre.

Qualche giorno prima sorpresi mio fratello in camera sua con Francesco, il suo amico migliore, stavano guardando riviste di cui intuivo facilmente il significato e la trama: sesso. I sedicenti …diciannovenni, in verità ancora in erba, guardavano le riviste e si complimentavano con la tettona di turno e, appena si accorsero della mia entrata, mi assalirono urlandomi contro e nascondendo le riviste.
Ormai ho ben ventuno anni e certe cose le conosco anche io, anche se “loro” non immaginano quanto.

A teatro oggi si respira aria autunnale, si indossano le prime collant della stagione e gli stivali sotto la gonnellina corta coperta da un paltò leggero di pelle, all’interno ci si sveste dopo poche battute, il caldo specialmente nei piani superiori si fa presto sentire.
Il più grande divertimento a cui possiamo aspirare da quassù è guardare le facce assonnate dei presenti, in fondo sempre gli stessi: il sindaco, sua moglie e la figlioccia seguiti a ruota dalla coppia più in voga dei soliti “noti” con il figlio che prima di addormentarsi fa le fusa alla figlia del primo cittadino, i due soliti medici “in prima linea”, le rispettive consorti seguite a ruota dalle solite “amiche delle amiche”, le sorelle bistrattate del solito politico e poi e poi…
Ogni tanto Luca e Francesco si divertono a lanciare palline da ping-pong, rubate nel garage di papà, tra la folla; per qualcuno è un risveglio, per altri una insolente bravata, ma ben presto le pallottole terminano e il sonno incomincia ad arrivare. Luca vede una sua amica dall’altra parte del teatro, un piano più sotto e va a raggiungerla, Francesco ed io ci prepariamo a passare un paio di ore in ”rilassamento”. Ma ad un tratto, guardando a destra in basso, mentre controllo cosa sta facendo Luca, su di un altro palchetto, noto una coppia talmente intrecciata che non riesco a capire chi siano, dò una gomitata a Franci.
Ci divertiamo a guardare per alcuni minuti poi, in un istante, mi ritrovo colle mani di Francesco in mezzo alle gambe… mi viene di urlare e sgridarlo ma con un dito sulle labbra mi fa cenno di star zitta e con un sorriso che ben conosco, utilizzato quando fa i dispetti più divertenti insieme a Luca, si infila sotto la gonna e scopre delle calze la mia sorcina.
Nudi ci siamo visti cento volte a casa nostra, sin da piccoli quando si giocava a “dottori”, anche se ormai da un bel po’ di anni abbiamo smesso di toccarci e scoprirci per confrontare le due nostre più evidenti diversità. Adesso è diverso, quelle differenze le conosciamo bene e la curiosità è sostituita dal pudore, si sa, non si fanno vedere certe cose ai maschietti, ce lo hanno insegnato durante la pubertà dopo che tutti indiscriminatamente ci hanno accarezzate e guardate e baciate con la scusa che sei una bella figlioletta.
Scosta le mutandine con un dito, delicatamente, la sua lingua mi esplora e mi fa sussultare, gli prendo i capelli, mi vergogno perché mi sembra di sentir scolare giù qualche cosa; guardo un secondo di sotto, quei due che si baciano, lo tiro su e mi appiccico alla sua bocca con la mia. Non è il mio primo bacio, ma ci rimango malissimo quando mi infila la sua lingua dentro la bocca e la rotea, mi scosto, lui mi insegue e mi riprende, di nuovo in quell’atto che mi sembra così…intimo quanto un poco inopportuno.
Mentre mi bacia sento che con la mano si sfila i pantaloni e appoggia il suo pisello, dritto e duro come una zucchina appena raccolta, addosso alla mia patata, lei è tutta umida come mai la avevo vista prima, ho un irrefrenabile istinto che è come se mi spingesse da dietro per poterlo prendere, ma la ragione latente e i timori lo ricacciano indietro appena la sua testolina inizia ad infilarsi.
Francesco ci rimane male e chiede il perché, ma non insiste e riprende a baciarmi, con foga, questa volta nei capezzoli che sono divenuti turgidi e dritti come due chiodini, mi gira, mi strizza i seni e di nuovo spinge il suo sesso contro di me ma questa volta in mezzo alle natiche... per un attimo lo lascio fare, la voglia che mi pervade di farmi penetrare con quel suo uccello è tanta ma…al primo colpo e conseguente dolore, mi ritraggo e mi esce un lamento.
Mi riassesto in tutta fretta, per la vergogna. Francesco continua a guardarmi come un avvoltoio su una carcassa che ancora si muove aspettando il momento buono, tiene ancora il pisello tra le mani.
Mi accerto che la porta sia ben chiusa e quanto tempo ancora durerà la sinfonia, ancora venti minuti… mi avvicino a lui, seduto sulla sediola, mi inginocchio, poi dopo averlo guardato negli occhi, appoggio la mia mano sulla sua.
Lentamente allargo le sue dita avvinghiate attorno a quel bellissimo gioco, mi accorgo di non aver ancora superata “l’invidia del pene”, tolgo la sua mano e la appoggio sulla mia testa, lo invito a spingermi verso il membro, non si fa invitare più volte e me lo infila completamente in bocca; questa volta sono io che uso la lingua e come la coda mozzata di una lucertola la dimeno sulla sua cappella e poi intorno a quel monolite, lo sento fremere, mi lascio andare ad una fellatio spregiudicata, pur senza molta esperienza.
Sento di star facendo un buon lavoro e il risultato non tarda ad arrivare, infatti dopo poco mi sento riempire completamente la bocca da un intenso fiotto caldo, lattiginoso, credo di voler vomitare ma guardo il viso estasiato di quel compagno di giochi e rimango lì ingoiando tutto completamente.
Si accendono le luci, quasi non mi ero neanche accorta che non c’èra più musica ma solo applausi… mi ritiro su immediatamente e ci riassestiamo le vesti. Appena in tempo riusciamo ad affacciarci e a salutare Luca giù in basso…anche l’altra coppia si è già dileguata.
All’uscita, ci mettiamo a lato per attendere mio fratello ed i miei genitori, non parliamo, loro stanno arrivando, ci guardiamo negli occhi e con un tenerissimo sorriso Francesco tira fuori il suo fazzoletto da taschino e mi pulisce la guancia facendomi l’occhiolino.

“Come è stato il concerto… dormito eh ragazzini??”