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La maschera di Gianna
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Titolo:
La maschera di Gianna |
Autore:
Helena |
Contatto:
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Racconto
n° 889 |
Altri
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E’ pomeriggio, un caldo pomeriggio autunnale un po' anomalo per la stagione e Gianna è in casa, seduta sul divano che mangiucchia biscotti e beve succo d’arancia mentre guarda distrattamente la tv. Non ha voglia di andare in palestra oggi, ha voglia solo di oziare, rilassarsi. Gianna è bella, lunghi capelli biondi, occhi azzurri, non alta ed esile ma con un corpo molto sensuale, femminile, valorizzato anche con una semplice tuta da ginnastica. E’ molto curata fisicamente Gianna, lei ha fatto del suo corpo il punto di forza. Si perché Gianna è un’accompagnatrice, una prostituta, una donna che ha scelto di usare il suo corpo per il piacere altrui, per trarne denaro, molto denaro. E’ una prostituta di alto bordo, i suoi clienti sono facoltosi e spudoratamente ricchi e tanto pagano, tanto vogliono. Non sa nemmeno lei perché ha scelto quella vita. Scelto, non ha scelto, è più corretto dire che ci si è trovata e non ha più rinunciato al lusso che solo tanto denaro da. Una sera per caso ha conosciuto un uomo, rivelatosi poi molto ricco, due chiacchiere, da bere, una camera d’albergo e sesso, sembrava una serata normale, l’avventura di una sera, solo che lui inaspettatamente le ha lasciato soldi sul comodino prima di andarsene, è iniziata così. L’ha cercata ancora e ancora, ha passato la voce ed ecco la nuova vita di Gianna, tanto denaro, sesso ma tanta tristezza nel cuore, anche se lei non ha padroni, non ha protettori, decide lei come, decide lei quando. Vede allo specchio la sua immagine riflessa, un bellissimo corpo, un corpo che gli uomini amano profanare, penetrare, sbattere senza il minimo riguardo, un corpo per il piacere, solo per il sesso…non è prevista tenerezza no, non si da ad una prostituta, fosse anche la più bella in assoluto. La dolcezza viene lasciata alle compagne, alle mogli, alle fidanzate, lei è solo un corpo da prendere e usare in ogni modo. Si volta e si osserva il sedere, la maggiore attrattiva della sua clientela, è alto, tondo ma soprattutto è accessibile. Quante volte l’hanno posseduta quasi con violenza, l’hanno sbattuta, quanti orgasmi finti, simulati per compiacere, quante parole forti, quante offese ha ricevuto, quanto sperma sulla bocca, sul volto, sul corpo, quante volte si è trovata con un fallo finto tra le cosce ed il sesso di un cliente tra le natiche per accontentare le fantasie di taluni la cui realtà non arrivava a tanto. Il denaro è il potere per lei che lo prende e per loro che la comprano, la comprano e diventa cosa loro, disponibile a tutto e di più. Lei non sente più nulla coi clienti, ha come il corpo anestetizzato, esegue e basta come se recitasse una parte, come una brava attrice. Eppure non è stato sempre così, c’è stato un periodo della sua vita in cui è stata felice, in cui amava, in cui adorava far l’amore, fare sesso. Un brivido le percorre la schiena al ricordo di Mauro, il suo più grande amore, colui che le ha fatto scoprire la sensualità, il piacere, i giochi, ma soprattutto il sesso anale, con grande sorpresa di lei titubante a questa pratica. Il ricordo si fa strada e lo sguardo di Gianna nostalgico... era una sera d’inverno, molto tempo addietro a casa di lui, avevano cenato insieme, bevuto e come sempre lui l’aveva cercata per fare l’amore senza alcuna resistenza da parte sua. Di corsa in camera subito nudi, i corpi vicini, baci, sguardi e sospiri, mani impazienti e febbrili percorrevano l’une il corpo dell’altro come a volersi toccare ovunque in un unico istante, ingorde di pelle, di carne e di umori… mentre le lingue s’intrecciavano impazienti - ti voglio dentro di me - disse - ho voglia di sentirlo dentro - Lo fece sdraiare e si adagiò su di lui piano, accogliendolo dolcemente per sentire ogni centimetro della carne di lui, cominciando a muovere il bacino ondeggiando lentamente togliendosi di tanto in tanto per abbassare la pelle, variando ritmo ed intensità. Non tardò molto a venire Gianna, un orgasmo intenso che le fece assaporare l’estasi. Ma non era soddisfatta, voleva eccitarlo, voleva dargli ciò che lui aveva sempre cercato con insistenza, si sentiva pronta. Si alzò e si girò accomodandosi ancora sopra di lui, dandogli la schiena e muovendosi piano, molto piano oscillando il bacino seguendo la lieve curvatura del suo sesso durissimo. Mauro vedeva il sedere di lei ondeggiare davanti a lui, un’immagine potente ed eccitante, Gianna si muoveva in modo che il buchino si dilatasse un po' quando si sporgeva a lui, tenendosi con le braccia prima alle sue caviglie, poi al letto, Mauro era come in trance, aveva lo sguardo febbrile dall’eccitazione. Era diventata a brava letto e quella sua audacia lo fece osare. Lei si senti penetrare dapprima con un dito, era tesa e lui se ne accorse, iniziò a pronunciarle parole d’amore, con una dolcezza ormai dimenticata, lei iniziò a rilassarsi ed il buchino divenne morbido e cedevole… prima un dito poi due, era lei a dettare il ritmo muovendo il ventre, era lei che decideva quanto affondare. Era eccitatissima e lui di più, al punto che la fece alzare e mettere a quattro zampe. Dapprima la baciò bene tra le natiche riempiendola di saliva, dopo inumidì il suo sesso che appoggiò a quella misteriosa entrata. Gianna lo voleva ma era un po' contratta appena lui spinse ebbe un sussulto ed un lamento fuoriuscì dalle sue labbra. -Stai tranquilla ti piacerà- le ripeteva lui -rilassati amore e spingi indietro, sei bellissima-. Lentamente riuscì a penetrarla, piano, ogni spinta un po' di più, usciva quasi completamente per poi riaffondare con lentezza, per assaporare quell’eccitante tunnel e per far adattare lei al suo membro, finché non entrò completamente vedendo scomparire il suo sesso tra quelle natiche chiare, sode ed iniziò movimenti naturali, seguendo l’istinto e la passione che esplose in un potente orgasmo. Dopo la riempì baci e di carezze per tutta la notte facendola sentire unica, come ogni volta che si amavano carnalmente. Una lacrima scende sul volto di Gianna, quel ricordo è sempre così vivo in lei. Nessuno più l’ha trattata così. Ma dov’è finita quella Gianna li, coi suoi sogni, la sua voglia d’amore e di dolcezza… e lui? Non sapeva rispondere, sapeva solo che Mauro era sparito e che questo l’aveva fatta impazzire dal dolore, sapeva solo che adesso era un’altra Gianna, la prostituta, la puttana da usare e umiliare e da pagare, era rimasta una donna internamente fredda e calcolatrice, brava a fingere coi suoi clienti. Clienti esigenti che le mettevano dita ovunque, senza chiedere e con forza, quasi fosse una bambola con due vagine, che la penetravano brutalmente esigendo massima accondiscendenza, mettendoglielo tra le natiche solo ed esclusivamente per il loro piacere. Del resto si cerca questo da una prostituta. Ma è inutile che lo neghi a se stessa, l’altra Gianna c’era ancora dentro lei ed in quel pomeriggio era uscita prepotentemente lasciandole dolore ed amarezza. Uno sguardo all’orologio, era tardi, non c’era più tempo per la nostalgia e per i ricordi, doveva prepararsi e indossare l’abituale maschera della donna oggetto, del resto il cliente non deve attendere.
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