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Soli in treno
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Titolo: Soli in treno
Autore: Space
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Racconto n° 891
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Era la situazione che sognava da tanto, un pensiero che la faceva svegliare nel cuore della notte, bagnata, ansimante come se avesse appena avuto un orgasmo: da sola con lui in uno scompartimento di un treno.
Quel giorno era anche meglio di così, non c’era nessuno nell’intera carrozza, che per lo più era posta all’estremità del convoglio. La intrigava che ci fosse un pizzico di rischio ma se ce n’era troppo non riusciva a sentirsi a suo agio. Il controllore era appena passato e la stazione successiva era ad almeno un’ora da li. Avevano tutto il tempo.
Chiuse le tendine del compartimento e si girò verso di lui, rimasto seduto. Questa volta non voleva nessun giochetto, nessun indugio: voleva possederlo ed essere posseduta, subito, immediatamente. Lo baciò con furia incollandoglisi addosso, mentre una mano scendeva a toccare quel rigonfiamento che aveva nei pantaloni… Lui non rimase fermo: una mano si infilò rapida tra le gambe, sollevando la gonna e arrivando senza esitazioni al suo sesso caldo, spostando decisa la mutandina… Quando un dito entrò dentro di lei mugolò di piacere senza smettere di intrecciare la lingua a quella di lui. Perse ogni controllo; con un gesto brusco strappò i bottoni del jeans e prese nella sua mano quel membro gonfio, turgido, che pulsava il desiderio di lei, di perdersi in lei, di esplorarla ovunque…
Si chinò di scatto, prendendoglielo in bocca, fino alla base, coprendolo di saliva; cominciò a masturbarlo seguendo con le labbra i movimenti della mano; scendeva rapida, poi risaliva lentamente succhiando… Voleva farlo impazzire. Lui emetteva soffocati versi di piacere, gli occhi chiusi, le labbra contratte nell’estasi di ciò che stavano facendo… Le mise le mani sulla testa, tra i capelli, dandole il ritmo che voleva lui, ma solo per qualche secondo: all’improvviso la sollevò e la sbattè su un sedile; i loro sessi si reclamavano, gridavano il loro selvaggio richiamo, attratti come due magneti di infinita potenza.
Lui le sollevò la gonna con un unico gesto, poi afferrò le mutandine e diede un colpo brusco; sentì vagamente il cotone leggero cedere e strapparsi; sembrava a entrambi che ci fosse un’eternità in quei pochi indumenti che ostacolavano la loro unione. Lui le prese i fianchi e, tirandola a sé, la penetrò completamente, in un unico gesto vorace, stillante amore e desiderio.
Rimasero qualche secondo così, come parti complementari di un unico corpo che in un incastro perfetto si fossero finalmente riunite. Non c’era bisogno nemmeno di dire “ti amo”: la sensazione di essersi ricongiunti a quella metà di sé stessi smarrita in chissà quale olimpo divino, parlava per loro, tra loro, di loro. Poi cominciarono a muoversi insieme, lui dava spinte profonde tanto da schiacciarla contro lo schienale, lei lo tirava a sé allargando le gambe, risucchiandolo in sé col suo sesso e la sua anima. Il suo impeto le faceva sfuggire piccole grida che non riusciva a controllare nonostante il rischio di essere scoperti. Lui le mise una mano sulla bocca e cominciò ad andare ancora più veloce, ad entrare e uscire da lei con sempre più forza. La mano di lui sulla bocca le impediva di gridare e la eccitava allo stesso tempo; poi lui portò l’altra mano sul clitoride e, continuando ad entrare dentro di lei, cominciò a toccarla. I suoi ansiti si fecero via via più serrati; non sentiva più i singoli colpi di lui ma un’unica, interminabile penetrazione, come se lui si fosse fuso in lei, riempiendola, completandola; l’orgasmo l’assalì, annebbiandole la vista, facendola volare in uno spazio dove c’erano solo loro due, uno dentro l’altro. Lui rimase fermo in lei, mentre il suo corpo veniva scosso da fremiti; poi riprese a penetrarla, pianissimo, baciandole il collo e gli occhi chiusi, riportandola sulla terra sull’onda di una eccitazione ancor più grande di prima.
Aprì gli occhi e lo guardò, il viso infiammato, le labbra semiaperte, la voglia di lei in ogni lineamento.
Quel desiderio la riaccese più di ogni altra cosa; sentì un’ondata di calore scendere verso il basso ventre. Voleva essere penetrata ovunque.
Si alzò a baciarlo, con una mano dietro la nuca. Poi si girò e gli disse ciò che voleva. Ma lui, prima, si abbassò e cominciò a leccarla, con un’alternanza di modi che le fecero venire i brividi: con la punta della lingua entrava dentro di lei, poi risaliva al clitoride e lì si soffermava, succhiando, leccando, muovendosi veloce, poi lento, poi ancora veloce… Le girava la testa, si sentiva come in una crisi d’astinenza in cui l’unica droga era lui.
“Ti prego, prendimi…”
Lui si alzò e cominciò a penetrarla piano. All’inizio sentì dolore, ma poi questo si trasformò in piacere, in un voluttuoso desiderio di amore, languida certezza di ciò che li univa. Cominciò ad incitarlo e pian piano le sue spinte divennero più veloci, più decise. Mentre la penetrava così, lui portò una mano sul sesso di lei, toccandola, mettendo un dito in lei, poi due, sempre senza fermarsi dall’altra parte. Stava velocemente viaggiando verso un nuovo orgasmo e questa volta sentiva che anche lui era sul punto di raggiungerlo. Inarcò la schiena, offrendosi a penetrazioni ancora più profonde, sempre più veloci. Erano angeli e animali, dei e uomini. Alzò la testa mentre lui si abbassava verso di lei. Abbracciandola da dietro, ansimando entrambi, lui portò le labbra all’orecchio di lei e insieme dissero “ti amo” mentre lui esplodeva in lei, lei in lui, uniti come due rocce sommerse e amalgamate da lava incandescente.
Si stesero uno affianco all’altra, immobili, abbracciati, a sentire i loro cuori battere in ogni angolo del corpo.