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Il viaggio
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Titolo: Il viaggio
Autore: Paul Erwin
Contatto:
Racconto n° 894
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Era un caldo pomeriggio di luglio quando Ilaria rientrò a casa e vide che la madre aveva appoggiato sul suo letto una grossa busta arancione; la ragazza, incuriosita, guardò subito l’intestazione.

Virtual Life – per vivere l’impossibile -

Sempre più perplessa aprì la busta ed iniziò a leggere.

La Virtual Life, in occasione della sua inaugurazione, è lieta di offrirle il 1° viaggio virtuale.
Le permetteremo di vivere una situazione particolare creata appositamente solo per Lei, come richiesto dalla persona che Le offre questo meraviglioso approccio con la realtà virtuale.

Il viaggio Le viene regalato da: Tizio.

Per accordi, pregasi telefonare all’800-699669 attivo 24 ore su 24.

Ilaria era veramente stupita; Tizio era un suo amico virtuale che non aveva mai visto, ma con il quale corrispondeva ormai da parecchi mesi ed avevano raggiunto un’intimità impensabile.
La donna telefonò immediatamente al numero ed apprese che Il viaggio, così lo chiamava l’incaricata della Virtual Life, sarebbe partito da Milano, sede del centro virtuale; naturalmente una macchina con autista avrebbe prelevato Ilaria direttamente a casa sua e, dopo il viaggio, l’avrebbe riportata ad Parma.
La voglia di scoprire in che cosa consisteva il regalo di Tizio, fece decidere rapidamente Ilaria che prese gli accordi necessari per andare a Milano il giorno dopo, nel tardo pomeriggio, una volta uscita dall’ufficio.
Ilaria faticò a dormire, era troppo eccitata e la giornata lavorativa sembrava non finire mai. Ma alle 17.30 Ilaria uscì dall’antico portone in legno e subito vide una Bmw 735iA che l’attendeva; l’autista era un uomo alto e gentile, ma con un’espressione molto seria e riservata.
Ilaria salì sulla berlina grigia, con i vetri oscurati e, nel silenzio più totale, iniziò il trasferimento verso Milano; dopo alcuni minuti l’autista chiese se poteva mettere della musica ed Ilaria acconsentì.
La musica di Enya si diffuse nell’abitacolo, rilassando un po’ la ragazza. Senza neanche accorgersi del passare del tempo, Ilaria vide che stavano percorrendo un lungo viale alberato al termine del quale c’era una grande villa. Lentamente Ilaria salì la gradinata e trovò una graziosa ragazza ad aspettarla.
Dopo i primi convenevoli, la sua accompagnatrice la portò in una grande sala, senza finestre, dall’aria piuttosto asettica.
Le spiegò che avrebbe dovuto spogliarsi, completamente nuda ed andare nella stanza accanto, dove sarebbe stata assolutamente sola e senza che nessuno potesse osservarla; poi si sarebbe dovuta stendere sul lettino e seguire le istruzioni che sarebbero apparse su un maxi monitor posto davanti alla postazione.
Ilaria non era il tipo di ragazza che si spogliava a comando, tanto meno se le veniva richiesto da una persona sconosciuta, tuttavia aveva piena fiducia in Tizio e sapeva che non le avrebbe mai fatto correre dei pericoli.
Accettò quindi di fare quello che le veniva richiesto e, appena fu lasciata sola, iniziò a spogliarsi.
Ilaria era alta 170 cm. con i capelli castani, aveva due grandi occhi verdi, una bocca piccolina a forma di cuore, un naso piccolo a patata, orecchie piccole e morbide; un seno pieno e sodo, portava una terza, vita stretta e fianchi un po' larghi, era attraente e desiderabile.
La stanza era calda, ma il suo corpo fu percorso ugualmente da un brivido; era curiosa, eccitata e, perchè no, anche un po’ timorosa.
Lentamente si diresse verso il lettino disposto proprio al centro della stanza; come le era stato detto, davanti al lettino si trovava un monitor rettangolare, sottilissimo e che sembrava galleggiare nella stanza. Si sdraiò ed il contatto con il lettino, dalla forma anatomica, che seguiva e quasi si adattava alle sue forme, la tranquillizzò immediatamente; non sapeva cosa pensare, ma il materiale così caldo e morbido, le dava l’impressione di essere al sicuro da ogni pericolo.
Il monitor si accese ed apparve un messaggio di saluto.

Ciao, Ilaria. Tizio ti offre questo viaggio virtuale in modo da permetterti di vivere una situazione altrimenti impossibile da realizzare.
Adesso devi seguire le mie istruzioni e... rilassarti.
Per prima cosa devi attaccare gli elettrodi al tuo corpo seguendo lo schema che apparirà sullo schermo tra poco; ti prego di fare attenzione ai colori dei vari elettrodi che, come puoi notare, non hanno fili, in modo da non intralciarti nei movimenti.

Sullo schermo venne visualizzato quello che doveva fare Ilaria, che si attenne alle istruzioni.

Molto bene, Ilaria, adesso ti prego di indossare il casco che trovi alla tua destra.
Poi devi prendere lo stimolatore alla tua sinistra e devi appoggiarlo sulla vagina; quando ti sentirai pronta a partire per il viaggio, dovrai abbassare la visiera del casco e... buon divertimento.

Ilaria capì. Un’esperienza di sesso virtuale, ma che cavolo. Tizio era suonato. Va bene tutto, si è vero, lo desiderava talvolta, ma dai, sesso virtuale? Puttanate da lunapark, lei era una donna vera, calda, passionale; non le serviva un elettrodo, voleva ben altro.
Comunque ormai era qui, respirò a fondo ed abbassò la visiera.
Dopo pochi istanti vide la stanza riempirsi di una nebbia impalpabile che la avvolse interamente e si sentì cadere nel vuoto, ma non era un’esperienza paurosa, anzi, era bellissima.
Improvvisamente sentì la presenza di un’altra persona, ma le avevano garantito che sarebbe stata sola e lo vide, un uomo alto avanzava verso di lei ed era nudo ed addirittura già pronto, aveva un’erezione invitante. Ilaria non sapeva che fare. Il cervello le diceva di alzarsi ed andarsene, il corpo le urlava di stare ferma, ma chi comandava chi? Il cervello? Il corpo? Restò immobile sino a quando non vide le mani dell’uomo sfiorarle i capezzoli che si irrigidirono subito, sentì i brividi che le percorrevano il corpo; aveva voglia di essere posseduta, lì su quel lettino, in quella situazione assurda, ma la mani dell’uomo continuarono ad accarezzarla.
Con dolcezza, piano, piano, le accarezzò i capelli, a lungo, le sue dita scorrevano, le scioglievano delicatamente i nodi fra i capelli, le toccò la nuca, andando su e giù, poi arrivò alle spalle, tornò sui suoi seni, pieni, sodi e scese verso i fianchi, le cosce, lei aprì le gambe.
Non riusciva a trattenersi, la mano dell’uomo sfiorò appena il pube, lei desiderava un contatto più forte e deciso, ma lui sembrava giocare con lei, le gambe, le caviglie, i piedi, piccoli ma belli; la accarezzò tutta e dopo pochi istanti sentì le labbra che si appoggiavano alle sue. Gli afferrò la testa e lo tirò verso di sé, non riusciva ad essere passiva, lo voleva tutto; le lingue si cercarono, si intrecciarono, lentamente dapprima per poi fondersi in un bacio profondo e passionale, interminabile, l’uomo si ritrasse, lei ansimò, voleva chiamarlo, ma con che nome?
Lui la baciò ancora un attimo poi le sue labbra iniziarono a succhiarle il capezzolo sinistro prima e poi il destro.
Ancora il sinistro, erano sempre più turgidi; li mordicchiò appena, senza farle male. Le baciò l’ombelico e scese, scese ancora... sentì le labbra sfiorarle la fessurina e passare oltre, maledetto, prendimi!!
Le sue mani lo cercavano, ma sembrava che annaspassero nell’aria, poi sentì il viso affondare tra le sue cosce, la lingua aprire delicatamente la fessura rosa, bagnata, il piacere era immenso, ancora una volta gli tenne la testa tra le mani, non voleva che smettesse. Lui continuò, la lingua era morbida, delicata e decisa nello stesso tempo; si muoveva come se leggesse nel pensiero.
Ilaria desiderava che la lingua andasse su e giù, seguendo la fessurina? Lui lo faceva. La voleva sentire a fondo, sentire lui che ansimava, che gli mancava il respiro, tanto affondava il viso tra le sue gambe? Che sensazione incredibile.
Ilaria ebbe un orgasmo... uno... due? Non lo sapeva, stava perdendo il conto del tempo, degli orgasmi, di tutto.
Lo vide salire sopra di lei, allungò la mano e gli prese il membro, duro, grosso, senza esagerare, ma grosso e caldo; lui si divincolò e le appoggiò la cappella sulla fessura. Lei era bagnata in modo inverosimile. Senza fatica la penetrò, lo sentì entrare, tutto, completamente; il piacere era totale, immenso, ancora, lo voleva ancora.
Ti prego, dammelo tutto, infilamelo ancora, dai Tizio, dai...
Tizio? Lo aveva chiamato Tizio?
Ed allora capì. Stava facendo l’amore con il suo amico sconosciuto, aveva dato un nome, un corpo alle sue fantasie più segrete, a fantasie che non sapeva di avere o che forse non voleva ammettere, ma era contenta così. Avrebbero fatto l’amore una sola volta, ma in modo da ricordarlo tutta la vita.
L’uomo non rispose alle sue invocazioni, lo sentì gemere, ansimare, urlare di piacere, ma non parlò mai.
Il membro entrava ed usciva, si muoveva dentro di lei, lei lo strinse a sé, stava venendo, ma lui continuava imperterrito; spinte veloci alternate a lente, si fermava addirittura, tutto restava come sospeso poi sembrava uscisse. NO! non farlo, resta da me! Ed infatti lui la penetrava nuovamente, provocandole ancora quel piacere, sentì che i muscoli dell’uomo si stavano irrigidendo. Era il momento.
Lui si inarcò, una spinta ancora, decisa, quasi violenta ed Ilaria sentì il fiotto caldo dello sperma che la invadeva; sentì l’uomo urlare. Urlava il suo nome: Ilariaa... Ilariaaa. Lei venne ancora e l’uomo diede ancora delle spinte poi si abbandonò tra le sua braccia ed Ilaria lo tenne stretto a sè. Finalmente l’uomo che tanto aveva immaginato era lì con lei, non lo avrebbe più lasciato, non voleva tornare ad essere sola in mezzo alla gente, voleva lui!
La nebbia si alzò nuovamente ed Ilaria scoprì di abbracciare il niente, la nebbia.
Com’era possibile? Non era stato sesso virtuale, il suo corpo era caldo; allungò la mano verso l’inguine, era bagnato, sentiva un fluido appiccicoso tra le dita... sperma? Il suo sperma, non poteva essere altro; vide nella nebbia una luce azzurra... era il monitor. Iniziò a distinguerlo meglio...

Bentornata Ilaria, speriamo che il viaggio ti sia piaciuto....
Adesso le nebbia si dissolverà lentamente e tu potrai staccare gli elettrodi ed alzarti dal letto.
Alla tua destra troverai una porta. Potrai fare una doccia, un bagno, i tuoi vestiti sono già nella stanza; quando sarai pronta per tornare a casa, dovrai premere il bottone blu vicino alla porta.
Il nostro autista ti porterà a casa.
Grazie della visita e Buon viaggio.

Ilaria era stranita. Non capiva niente. Stava bene e male nello stesso tempo. Decise che la cosa migliore da fare era gustarsi l’insieme di sensazioni che aveva provato in... guardò l’orologio: due ore, solo due ore? Chissenefrega. Andò nella stanza a destra, fece una doccia lunga e corroborante e si vestì.
Schiacciò il pulsante blu ed apparve la stessa ragazza che l’aveva accompagnata prima.
Si sorrisero, Ilaria era imbarazzata, chissà se lei sapeva; percorsero a ritroso la strada ed una volta arrivata sugli scalini, la ragazza le strinse la mano e le disse: Ilaria, ci sono passata anch’io, non chiederti cosa è successo e perché; sii solo felice che sia successo.

Ilaria ritrovò la stessa auto e lo stesso autista; intrapresero il viaggio di ritorno.
Ad un certo punto lei alzò gli occhi di colpo e vide che l’autista la guardava nello specchietto.
Era uno sguardo strano... a metà tra il divertito ed il compiaciuto. Lo sapeva anche lui?
Sapevano tutti cosa aveva vissuto?
Il buio che stava calando sull’autostrada coprì il lieve rossore che le colorava le guance.
Arrivati a destinazione, sotto casa, l’autista le consegnò una busta e ripartì nell’oscurità.
Lei la aprì e spalancò quei bellissimi occhi verdi.

E’ stato un piacere viaggiare con te... e farti da autista.
Ti voglio bene
Tizio

Appena arrivata in casa, Ilaria accese il computer e controllò la posta elettronica.
Vide subito la mail: Tizio02@libero.it.
La lesse freneticamente e pianse.
Sul monitor aveva letto:

Ciao trottolino,
so che hai apprezzato il mio dono, te l’ho letto negli occhi, prima.
Ma so anche che nulla sarà come prima, fra noi; certo, l’esperienza è stata virtuale, infatti io l’ho vissuta nella stanza accanto, però mi è piaciuta troppo, così come mi sei piaciuta troppo anche tu. Sapevo di correre un grosso rischio, ma non mi sarei mai immaginato di innamorarmi di te.
E’ successo prima, prima di fare l’amore, seppur virtuale.
Ma è successo. Prima o poi avrei dovuto troncare la nostra amicizia, perché dal mio punto di vista non è più un’amicizia. Non solo. Spero che tu possa serbare un buon ricordo di me, di noi, di questi mesi davanti al computer e, perché no, anche di oggi.
Sarai sempre nei miei pensieri.
Tizio

Ilaria pianse, ma conosceva bene Tizio; sapeva che era stata una decisione sofferta, ma giusta.
Sapeva anche che non lo avrebbe mai dimenticato.