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L'acqua
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Titolo: L'acqua
Autore: Paul Erwin
Contatto:
Racconto n° 896
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Il sole stava tramontando e tingeva con la sua luce rossastra le rare nuvole che sostavano nel cielo limpido; il buio avanzava velocemente e Tizio accese prudentemente i fari della sua auto.
Percorreva lentamente la strada di montagna che lo avrebbe condotto a quel delizioso albergo che avevano scoperto l’inverno precedente.
Lei lo stava sicuramente aspettando.
Non sapeva cosa sarebbe successo, l’ultima volta che si erano visti, una decina di giorni orsono, avevano avuto un litigio furioso, causato da... da cosa?
Un motivo futile, sicuramente, ma il carattere di Tizio, forte ed orgoglioso, mal si conciliava con la determinazione che Ilaria nascondeva con la sua aria da ragazzina.
La musica dolce e struggente di James Horner lo accompagnava in quegli ultimi metri.
Ecco l’albergo. Era una piccola costruzione di legno a due piani e con una piccola torretta circolare su un lato; alberi possenti e forse centenari, lo circondavano dando l’impressione che fosse ancora più piccolo.
Sulla veranda, alcuni ospiti si rilassavano sui dondoli, sorseggiando il loro aperitivo, col la luce delle lampade che stava prendendo il sopravvento sul buio incalzante.
Tizio parcheggiò la macchina sul lato destro della costruzione sotto la tettoia che proteggeva le auto dalle intemperie; d’altro canto, era marzo ed i temporali erano rapidi e violenti, meglio evitare problemi.
Entrando nella hall, Tizio si sentì colpire il viso dall’aria riscaldata dal grande caminetto che si trovava nella sala e che era circondato da vecchie poltrone in pelle scura, di un colore indefinibile, ma accoglienti come le braccia di una vecchia nonna.
La nonna... Tizio ricordò sua nonna Elisa, le sue filastrocche in tedesco, il suo sguardo severo dietro il quale si vedeva chiaramente l’affetto per il nipote, ricordò tante cose, la rivide morente, gli ultimi giorni di un maggio che fu tristissimo.
Il velo di tristezza che aveva offuscato i suoi occhi scomparve velocemente come era arrivato e Tizio, dopo aver salutato cordialmente la signora Anna, si diresse verso le scale; arrivato al secondo piano, si diresse verso la stanza 14, l’ultima del corridoio, la più bella secondo lui.
Dal piccolo balcone era possibile osservare l’intera vallata e, voltandosi, sentirsi immediatamente un... nulla, al cospetto della montagna, maestosa, che lo dominava.
Trasse dalla tasca del giaccone la chiave che si era fatto consegnare poco prima e aprì lentamente la porta; la stanza era così come la ricordava. Vide il letto pronto, ma sul quale giacevano alcuni vestiti, i suoi vestiti; si avvicinò e li prese in mano, il suo profumo era molto delicato, ma lo avvolse completamente o, forse, era una sensazione che provava solo lui. Gli era mancata troppo in quei giorni. Si svestì rapidamente ed indossò una maglietta grigia ed un paio di bermuda di cotone leggero.
Sentiva l’acqua della doccia scorrere. Si avvicinò al bagno ed aprì la porta. La stanza era avvolta dal vapore e si intravedeva il corpo di Ilaria, al di là della tenda.
Era bella, troppo bella per potersela togliere dal cuore. Cercò di immaginare le mani che si accarezzavano il corpo, l’acqua scorrere tra le dita e formare migliaia di goccioline che avrebbero coperto, per un attimo, la sua pelle fresca e morbida. Non si era accorta della sua presenza, meglio così. Tanto era spontanea e passionale mentre facevano l’amore, tanto era riservata e pudica negli altri momenti della sua vita.
Sarebbe arrossita, imbarazzata, se avesse saputo che lui era lì, a spiarla.
Si ricordò della prima volta che avevano fatto l’amore, pochi mesi orsono. Non era stato un semplice incontro fisico, in quell’occasione si erano veramente fuse insieme le loro anime. Sembrava una frase dolce e stucchevole, ma rispecchiava appieno la realtà che stavano vivendo insieme.
Tizio stava subendo una prepotente erezione, gli bastava pensare a lei per precipitare in quella situazione, piacevole certo, ma anche imbarazzante, quando gli succedeva magari durante una riunione di lavoro.
Ilaria gli era entrata nel corpo, nella mente, non riusciva a stare senza di lei. Il piacere di accarezzarla, a letto, dopo aver fatto l’amore, baciare lievemente il suo viso, le sue palpebre che nascondevano gli occhi da gatta... tutti i momenti vissuti con lei erano degni di nota. Dormirle accanto, sentire il tepore del suo corpo che premeva vicino al suo, poter allungare la mano, accarezzarle il seno, dolcemente, senza svegliarla, sentire sotto le dita i capezzoli irrigidirsi, da soli, senza che lei si accorgesse, rubarle quegli attimi di piacere nascosto e sentirla mugolare nel sonno, convinta forse che si trattasse di un sogno.
Talvolta Tizio non riusciva a trattenersi e la baciava, lievemente ma con decisione, fino a svegliarla; sentiva improvvisamente le sue labbra aprirsi e la lingua che lo cercava, che rispondeva al bacio. Lo accoglieva in un caldo abbraccio e subito iniziavano a fare l’amore, senza parlare, in silenzio, i loro mugolii accompagnavano il piacere silenzioso che entrambi si donavano. Potevano andare avanti per parecchio tempo, il sudore velava i loro corpi, un brivido, Ilaria si irrigidiva e venivano, insieme, un grido di piacere usciva dalla sua bocca; lui giaceva dentro di lei, i loro fluidi si fondevano, così come le loro anime... si amavano.
La tenda si scostò e Ilaria uscì tremante dalla doccia, i capelli bagnati le davano quell’aria da ragazzina, tanto intrigante quanto pericolosa, gli occhi le brillavano... lo vide improvvisamente, davanti a lei.
Come previsto, arrossì violentemente, ma dopo pochi attimi lo attrasse a sé.
E si amarono lì, sul tappeto morbido ed umido davanti alla doccia.