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Marta e Marco
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Titolo:
Marta e Marco |
Autore:
Mgz |
Contatto:
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Racconto
n° 908 |
Altri
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Il primo sole della mattina era riuscito a sgusciare in mezzo alle persiane, proiettando un caldo preavviso della giornata afosa che si sarebbe annunciata di lì a poche ore. Tuttavia Marta rimase ancora accoccolata fra le lenzuola, la testa sul guanciale, il suo nasino all’insù teso a ricevere quell'aria che sarebbe rimasta fresca ancora per poco. Lo guardò. Guardò la sua schiena messa di profilo, la sua pelle abbronzata, le sue spalle mediamente sviluppate, il suo respiro, simile a quello di un bambino che dorme placidamente. Voleva accarezzarlo, avrebbe voluto trasmettergli ancora un po’ di quelle emozioni della sera prima. Delle emozioni, vere, non i soliti sorrisi di circostanza o gemiti artificiali giustificati da un lauto compenso, no, delle sincere e pure emozioni, improvvise, rapide e lancinanti, anche per una professionista come lei. Marco era un impiegato, lavorava come programmatore in una delle migliaia di ditte di informatica della città, un mestiere comunissimo, una pecora nel gregge, si potrebbe dire, un omino in giacca e cravatta come tanti altri. Un omino con una storia un po’ diversa dal solito, non un fissato con le belle ragazze in cerca di una notte mercenaria con una donna altrimenti impossibile da conquistare. Marco era fidanzato con Luisa, un’altra pecorella nel gregge, una pecorella semplice ed onesta con pochi grilli per la testa, una futura sposa in un giorno ancora non ben precisato di giugno. Luisa muore, in una giornata di febbraio, quando le strade sono ancora troppo ghiacciate per avere il controllo totale del mezzo che si guida. Luisa muore, una gran parte di Marco anche. Due mesi di aspettativa dal lavoro. Rovesciamento dei propri ideali e aspettative. Solitudine. Nessun tentativo di ricominciare una vita sentimentale. Marco ritorna al lavoro in aprile, quando le strade ormai sono piacevolmente percorribili a piedi, quando la primavera mostra i suoi frutti, facendo fiorire anche gli alberi soffocati nel cemento. Marco non rifiorisce, rimane però soffocato nel cemento. Il tragitto casa lavoro, lavoro casa, una piccola pausa dal girarrosto sotto casa. Un piatto caldo, sempre diverso da un giorno all’altro rimaneva uno dei suoi unici diversivi, mentre tornava a casa trotterellava buffamente verso il negozio da cui uscivano sapori casalinghi e pensava “Allora Marcolino, cosa ci mangiamo oggi?” E poi come sempre, i suoi occhi lacrimavano. Luisa lo chiamava Marcolino, a lui non piaceva, ma non diceva niente, a lei piaceva dargli quel nomignolo, vivevano molto come due bambini tra loro, tra piccoli gesti teneri e pupazzi di peluche. Di colpo più niente. solo Marcolino, piccolo bimbo senza più la sua migliore amica. Marco tornava poi a casa, mangiava il suo piatto del giorno, tornava sul computer, navigava svogliatamente per il freddo mondo virtuale. Poi si addormentava a braccia conserte sulla scrivania. Una sera, tra le varie peregrinazioni, scopre quel mondo di sesso a pagamento, lo scopre senza stupore, guardando per lo più le foto delle belle ragazze solo per distinti. Un giorno, in un giorno imprecisato di giugno, alzò la cornetta del telefono per chiamare Marta, splendida e statuaria escort italiana, bionda, alta, sexy. Marco la chiamò e ci parlò, il tono tranquillo di lei non mise a proprio agio Marco, che timidamente continuò ad informarsi su come si sarebbe organizzata un’intera notte in un albergo sulle rive del lago. La cifra alta non scompose Marco più di tanto, che con tono ingenuo si fece spiegare i dettagli per i pagamenti. L’appuntamento era fissato per il Sabato sera seguente, nell’hotel precedentemente stabilito. Marco arrivò in ritardo, nella hall dell’albergo, con un trolley da viaggio nero, la giacca sul braccio, una polo verde e un paio di jeans. Marta non lo riconobbe, non ce ne fu bisogno, fu Lui a venirle incontro, stringendole la mano come se fosse il direttore del suo ufficio. Marta rimase un po’ stupita, anche se negli anni aveva avuto a che fare con uomini di tutti tipi, questo ragazzo che aveva lì davanti si presentava molto distante dal suo solito target. Per un attimo provò quasi pena per quell’essere modesto che in chissà quanto tempo era riuscito a mettere via quella cifra per poi poter raccontare agli amici sfigati le sue gesta con quel tocco di donna. Poi non ci fece più caso, assunse il suo solito tono sexy ed entrò nella sua parte. L’ora di cena era vicina, Marco le diede appuntamento nel ristorante dell’albergo, una splendida terrazza sul lago, affacciata sulle luci tremolanti che cominciavano a riflettersi sull’acqua, quando il cielo rosso stava per lasciare il posto alla sera. La cena. I due andarono verso il tavolo, a vederli facevano quasi ridere; lui vestito in maniera appena consona all’ambiente circostante, lei indubbiamente più attraente, di dieci cm almeno più alta di lui, molto in sintonia con l’ambiente circostante. Mangiarono con calma, parlando del più e del meno per un’ora buona, poi Marco, aiutato dal vino forte e corposo, cominciò a parlare di Luisa. Parlò di lei, facendo scorrere le parole con una naturalezza incredibile, Marta riuscì a malapena a mantenere la sua aria professionale. Marco le propose una passeggiata sul lago. Si fermarono sul belvedere, deserto e un po’ freddo, lei accese una sigaretta. Lui parlò delle nozze, di come avevano progettato la festa, la chiesa, i fiori, i regali, lei lo ascoltava con uno strano peso sullo stomaco. “Fa freddo, Marta, un freddo maledetto, tutto dentro di me… andiamo nella mia camera, per favore.” Lei annuì, stava capendo perché lui aveva preferito le camere separate. La stanza, calda accogliente, aveva il profumo dei vestiti di Marco. Marta si sentì a suo agio, da subito. Gli propose un altro po’ di vino, lui annuì, versando il liquido purpureo nei due calici sulla scrivania della camera. Lui non toccò il bicchiere. Lei sì, tutto d’un fiato, sperando che in qualche modo servisse ad alleggerire quel peso che diventava sempre più forte. Era spiazzata, faceva quel mestiere da anni e mai, con nessun cliente aveva perso la sua professionalità, riusciva sempre a immedesimarsi nella persona che il cliente richiedeva, questa volta no, non sapeva da che parte cominciare. Marco, al contrario, nella sua assenza nei confronti di quello che gli succedeva intorno, sembrava molto più sicuro, la guardò bere, le sorrise e le si avvicinò. Sbottonò la sua camicetta e le scoprì i seni sodi e prosperosi. Li guardò teneramente, sorrise e li baciò, con un bacio tenero e lungo. Si abbracciarono e in quella stretta Marta cominciò a capire cosa poteva alleggerirla. Lo abbracciò, lo strinse e lo baciò, sulla fronte sulle guance e sulla bocca. Lui ricambiò sempre mantenendo quella spiazzante dolcezza. Lei lo fece sdraiare a pancia in su sul letto, gli sbottonò la camicia, i pantaloni, tolse le sue scarpe con un cura, in breve lui rimase nudo, con gli occhi aperti, per guardare le sue movenze. Anche Marta si spogliò in silenzio, evitò di guardare quegli occhi profondi, non voleva sapere se questi esprimevano dolcezza, rabbia, sesso, non si chiese niente e avvicinò la bocca al suo sesso. Lui la fermò e stavolta i loro occhi si dovettero incrociare. Lei provò un brivido intenso, che partiva dal suo viso e percorreva il suo corpo interamente. “Sai Marta, sei la prima donna dopo Luisa con cui arrivo a questo. Ho passato mesi nella solitudine più totale, vivendo la notte nel buio di qualche sito internet, non parlando con nessuno al di fuori di me stesso, ripensando a quell’acuta nostalgia di quando sei sicuro di che non proverai mai più una determinata sensazione… Un giorno ho visto le tue foto, la tua aria sicura e smaliziata, ho visto una persona che mai mi potrà appartenere, una vita lontana anni luce dalla mia e allora sai che cosa ho pensato Marta?…che magari mi faceva bene vedere uno sprazzo di tutto questo, che magari tutto questo mi chiariva le idee, che magari il giorno dopo avrei pensato che cambiare la mia idea di vita, mi poteva togliere quella nebbia che mi accompagna da un po’ Marta… e tu sei bella, davvero e sei gentile e il tuo profumo mi fa sentire diverso, un uomo abituato alla bella vita, un uomo freddo e conquistatore, l’uomo che non sarò mai…” La sicurezza di quelle parole fece impallidire Marta che ora stava sdraiata di fianco a lui, ascoltando quelle parole che uscivano da quella bocca e che le ferivano, come piccoli spilli, tutto il suo corpo. Lui si girò verso di lei e l’abbracciò. Si baciarono di nuovo, le due lingue che si accarezzavano teneramente, le mani che disegnavano carezze sulle schiene… Fecero l’amore, lui intontito da lei spingeva con uno strano ardore, un misto di piacere velato dalla tristezza perenne, lei ferita, commossa, confusa, riceveva il suo sesso e baciava il suo viso, sperando di poter assorbire un po’ di quella carica negativa di quell’ometto fragile. Non capiva più se in quel momento era il suo solito personaggio a soddisfare il suo cliente di turno o se, per la prima volta nella sua carriera, aveva commesso il fatale errore di abbandonarsi ai sentimenti. Fecero l’amore per un’ora, forse due, poi appena finito, lui si alzò, andò verso il bagno e ci rimase per una buona ventina di minuti. Marta, incuriosita e spaventata si avvicinò alla porta e in mezzo allo scroscio del lavandino, potè distintamente udire un lamento ovattato, simile ad un ululato continuo e struggente, di una bestia ferita. Scivolò sul pavimento, con le lacrime agli occhi, tentando di trattenere quel pianto, che l’avrebbe liberata, ma che sarebbe stato tremendamente inopportuno in quel momento… Tornò sul letto e si mise sotto le lenzuola, facendo finta di dormire. Marco uscì di lì a poco, con il viso rilassato, gli occhi vagamente rossi, il viso ancora umido per l’acqua fredda che aveva probabilmente cancellato il suo pianto. Le sorrise, saltò sul letto, come un bambino e l’abbracciò. Lei si sforzò di sorridere. “Dormiamo Marta??… il vino era proprio forte…” Di nuovo quella voce ingenua, quel tono infantile, ma stavolta era finita, bastò un suo gesto perché Marco la baciasse sulla fronte e chiuse gli occhi, addormentandosi quasi istantaneamente. Lei si girò dall’altra parte… stanca, esausta, non solo per la situazione, non era sicura se quel rapporto le avesse lasciato qualcosa a livello di sensazioni, non riuscì a capire se quello che aveva provato era stato un orgasmo, non se lo chiese per troppo tempo, si addormentò. La mattina arrivò in fretta, i due corpi nel letto, separati da una luce nascente, gli occhi di Marta ben aperti verso la schiena di Marco, il suo respiro, il suo sonno di bambino… Marta scivolò da sotto le lenzuola, si rivestì, socchiuse la porta, tornò nella sua camera. Si rivestì in fretta prese tutte le sue cose e scese di corsa nella hall. Pagò la sua camera, si infilò nella sua auto e imboccò la strada di casa. Marco si svegliò a fatica, si guardò intorno e vide sula tavolo l’assegno di Marta. Non cambiò espressione e diresse il suo sguardo alla finestra semiaperta. Marta tornò a casa lentamente, riguardando il belvedere di giorno, mentre la musica la faceva lentamente tornare al suo personaggio…
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