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Il negozio di scarpe
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Titolo:
Il negozio di scarpe |
Autore:
Saporedite |
Contatto:
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Racconto
n° 911 |
Altri
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Una passeggiata per le vie del centro. Un'occhiata distratta alle vetrine mentre si godeva quel tepore di primavera avanzata, nel suo vestito finalmente leggero, libera dai pesanti cappotti e maglioni dei grigi giorni invernali. Silvia si fermò a guardare un negozio di scarpe. Adorava le scarpe. Specie quelle estive. Le davano un senso di libertà ai piedi e poi, sotto sotto, le trovava seducenti. Come trovava seducenti tutti i vestiti che decideva di compare per sé. Adorava mostrare il proprio corpo, le proprie forme armoniose; adorava quando la sua pelle era scoperta e, quando poteva, ne metteva in mostra il più possibile, senza mai esagerare o scadere nel volgare. Sempre con una certa eleganza. E quei sandaletti che avvolgevano il piede proprio per il minimo indispensabile a proteggerlo, sembravano fatti apposta per lei. Entrò nell’ampio salone del negozio, era già quasi mezzogiorno e gli ultimi clienti, appena serviti, stavano uscendo. Alla cassa c’era un uomo dall’aspetto giovanile, forse il proprietario, che con un sorriso un po’ forzato – forse a causa dell’ora tarda - l’accolse. Chiamò poi ad alta voce una ragazza che stava riordinando delle scatole sugli scaffali. Le comandò di servire la cliente appena giunta, le sussurrò poi qualcosa e le porse delle chiavi – forse quelle del negozio -; infine si congedò, sparendo dietro la tenda che portava al retro del negozio, con un passo che evidentemente avrebbe voluto essere più veloce. – Magari avrà un appuntamento galante e aveva paura di fare tardi – Pensò Silvia, e il pensiero arrivò alla bocca sotto forma di un sorriso ironico e malizioso. Guardò poi la commessa, notando in lei lo stesso sorriso. Probabilmente avevano insinuato lo stesso dubbio. - Posso esserle utile? – chiese la ragazza. I suoi grandi occhi neri la osservavano in attesa di risposta, ma non era uno sguardo invadente, la metteva a suo agio. Doveva avere intorno ai 25 anni e nemmeno il tailleur blu che indossava - probabilmente imposto dallo stile chic del negozio – ne minava la freschezza. Silvia indicò i sandali in vetrina, la ragazza la invitò ad accomodarsi su una poltroncina e, dopo averle chiesto il numero giusto, andò a prenderne un paio da farle provare. Si accomodò sulla soffice poltrona, e dopo la passeggiata del mattino non le dispiacque affatto. La commessa tornò in un attimo, appoggiando in terra la scatola, e porgendole un sandalo da osservare da vicino, per essere sicura che il modello fosse quello desiderato. - Si, è questo.– rispose con un sorriso, iniziando a togliersi le scarpe. La ragazza la fermò, offrendosi di aiutarla a provare la calzatura, e si inginocchiò davanti a lei. Le sfilò delicatamente le scarpe, scoprendo quei piedini così perfetti... ne prese in mano uno e lo massaggiò delicatamente, prima di provarle i sandali. Il tocco di quelle mani era delicato, molto sensuale. Silvia sentì un brivido correrle lungo la schiena: un brivido nuovo, improvviso, che un po’ la spaventò. La ragazza si accorse di quel piccolo scatto e si scusò, chiedendo se per caso le avesse dato fastidio. - Non è nulla, anzi, è molto rilassante, ti ringrazio... - la tranquillizzò Silvia con un filo di voce. Provò i sandali, erano proprio come immaginava: il piede quasi completamente nudo, molto sensuale, degna cornice all’estremità di quelle gambe così belle. Rimase alcuni minuti ad ammirarsi davanti allo specchio, pavoneggiandosi scherzosamente, incrociando talvolta tramite il riflesso i grandi occhi della commessa che, in piedi dietro di lei, la osservava con un sorriso. E quanto la osservava... Silvia continuò a mettersi in mostra per la sua spettatrice, godendo di quel sottile piacere che ogni volta la pervadeva quando si sentiva osservata... anche se stavolta c’era qualcosa di più... quella carezza ai piedi l’aveva colpita, e continuando a provare i sandali prolungava l’attesa per il momento in cui quelle mani glie li avrebbero sfilati, magari massaggiandola ancora... Questo pensiero le provocò un altro piccolo brivido, che aveva il sapore del proibito... si volse verso la ragazza e cinguettò “Li compro!”, tornando poi a sedersi sulla poltroncina. La ragazza si inginocchiò nuovamente, sfilò i sandali e nuovamente le accarezzò i piedi, spiegando che in pochi giorni le calzature non le avrebbero più lasciato segni... Con un’aria così professionale ed ingenua, quegli occhi che continuavano ad osservarla in ogni parte del suo corpo, quelle mani che la facevano rabbrividire ad ogni tocco, la stava conquistando... Silvia le sorrise e si abbandonò nelle sue mani, sprofondando nella poltroncina e appoggiandosi con la testa... fu come un segnale di via libera... la ragazza si fece più audace, trasformando il massaggio in vere e proprie carezze, salendo fino a metà polpaccio, e tornando indietro proprio quando aveva l’impressione che le sarebbe stato chiesto di spingersi oltre... le sollevò poi un piedino, ne baciò il collo... Silvia trasalì... sentì la pelle d’oca su tutto il corpo e tornò a fissare quella ragazza così sorprendente... i loro sguardi si incrociarono, e si dissero tutto... la bocca salì fino alla caviglia, poi ridiscese verso le dita, cominciando un vero e proprio atto orale con ognuno di esse... lungo, intenso, perverso... la bocca e la lingua si muovevano senza esitazione e senza sosta, mentre i pur leggeri vestiti di Silvia cominciavano a velarsi di sudore... Lei, sempre più abbandonata ai suoi sensi che derivavano in maniera sempre più violenta, cominciò ad accarezzarsi il seno... i capezzoli turgidi che sembravano bucare la canottiera che indossava non lasciavano dubbi sul piacere che stava provando... si accarezzò prima attraverso la stoffa poi, abbassate le spalline, lasciò trabordare il generoso seno di cui la natura l’aveva dotata, nel quale le sue mani affondavano, sempre più desiderose... Sentì la lingua salire lungo una gamba...fino al ginocchio... spingersi oltre... Silvià cominciò a gemere, allargò le gambe e sollevò la gonna per lasciare strada alla sua intraprendente amante... che non si fece pregare... La bocca assaporò l’interno delle cosce, la lingua seguì i bordi dello slip, oramai evidentemente bagnato, per poi appoggiarsi fugacemente sulla stoffa... e ancora... tre o quattro volte le sfiorò il sesso con le labbra, facendola impazzire... poi, lentamente, le sfilò gli slip, e affondò con il volto fra le cosce... Fu quasi un orgasmo... si trattenne a stento, Silvia: non voleva che finisse tutto... voleva che continuasse, in quel momento avrebbe voluto che continuasse per sempre... si sentì esplorata, stuzzicata, eccitata come mai le era capitato in precedenza, e mai avrebbe pensato di raggiungere simili sensazioni con un’altra donna... Le attenzioni verso il sesso di Silvia furono lunghe e intense, un ultimo, bollente bacio sul clitoride ne furono l’apoteosi: lasciò andare i suoi sensi, i suoi muscoli, tutta la tensione che aveva accumulato esplose e confluì in un orgasmo incontenibile... i suoi gemiti di piacere erano rotti dall’affanno del respiro, mentre sentiva quella lingua raccogliere il suo umore... ogni goccia del suo piacere... Le due si fissarono negli occhi nuovamente: ancora sorpresa, sconvolta e soddisfatta Silvia, ancora evidentemente ispirata la ragazza... che ancora le accarezzava la gambe... Silvia ebbe l’idea per ricambiare quelle attenzioni così intense: con il piedino... proprio quello che aveva ispirato e scatenato tutte queste sensazioni, Silvia le accarezzò le gambe della ragazza, per poi insinuarsi sotto la sua gonna, e trovare degli slip altrettanto madidi... l’alluce cominciò ad insistere sul sesso, sempre più intensamente... osservava il piacere comandare le espressioni della ragazza, e provava piacere nel renderle quelle sensazioni così proibite e profonde... Il piacere arrivò, lacerante, anche per la commessa... Silvia sentì l’umore impregnare gli slip, poi colarle sull’alluce, infine lungo tutto il piede... la sua dolce amante stava lì, appoggiata al suo grembo, a godere gli ultimi spasmi, prima di tentare di ricomporsi... ma prima prese ancora il piedino e lo leccò, pulendolo del proprio dolce piacere... le rimise lentamente le scarpe, entrambe si rialzarono... si baciarono, si accarezzarono ancora i corpi per alcuni, interminabili secondi... poi Silvia si ricompose, pagò i sandali ed uscì, ancora frastornata... sulla porta gettò ancora un’occhiata all’interno del negozio, dove la ragazza ancora la fissava, con quei grandi occhi neri che l’avevano stregata come mai avrebbe potuto immaginare...
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