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La professoressa Susanna
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Titolo: La professoressa Susanna
Autore: Jhonny Tyler
Contatto:
Racconto n° 915
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Susanna è nella sua utilitaria in mezzo al traffico delle sette e trenta di un lunedì mattina. Indossa una gonna che le sta cinque centimetri sopra il ginocchio, un maglioncino bianco di cotone piuttosto aderente, e un paio di scarpe nere con un tacco di quasi dieci centimetri. Se ne frega che le sue colleghe siano gelose ed invidiose nei suoi confronti, che la sparlino sottovoce quando passa altezzosa per i corridoi del liceo dove insegna geometria perché considerata troppo appariscente.
Susanna ha quarantadue anni e si sente una donna nel pieno della sua bellezza.
Adesso tamburella il volante con le sue affusolate dita e canticchia una canzone che passa alla radio. Con la coda dell’occhio nota che un signore accanto alla sua macchina la fissa insistentemente. Si volta distrattamente per vedere com’è fatto. Poi sempre con non curanza torna a guardare davanti a sé e ricomincia canticchiare. In realtà dentro di lei sta sorridendo compiacendosi della sua bellezza.

Carlo ha dicisasette anni, una bella famiglia e un motorino. Anche lui è in mezzo al traffico, e sta dirigendosi a scuola. Sente freddo, ha un casco che gli provoca un tremendo prurito in testa, e odia stare accodato respirando i gas di scarico delle auto. Odia pure andare a scuola, che considera un inutile freno per la sua crescita intellettuale, odia i suoi vuoti compagni di classe, sempre a parlare di calcio, motori e passere, di cui tutti si dichiarano esperti ma che sicuramente nessuno di loro ha mai visto da vicino. L’unica cosa che lo rende felice è sapere che tra un po’ vedrà la sua professoressa di geometria, della quale lui è da sempre invaghito. Per la verità non solo lui: tutti amano la professoressa Susanna, e tutti hanno fatto, almeno una volta, qualche pensiero sconcio su di lei. Carlo è consapevole che è soltanto un sogno proibito e che non ci sarà mai niente tra lui e la professoressa; ma nessuno gli impedisce di fantasticare comunque. Mentre mette la catena al motore, nel parcheggio della scuola, prova a immaginare come verrà vestita.

Anche stamattina è arrivata perfettamente in orario; e anche stamattina, ogni volta che passa davanti a qualcuno, è un brusio di voci. Susanna sa con certezza che molte di queste sono maligne, ma se ne frega e passa avanti.
Altezzosa.
Fiera.
Superiore.
Ogni volta che percorre quei corridoi per arrivare alla sua classe è come se la scuola e tutte le attività si fermassero: tutti gli occhi sono puntati su di lei. E le fa piacere, non lo ha mai negato a sé stessa.
Entra in classe e siede sulla scomoda sedia della cattedra; poi tira su i suoi lunghi e lisci capelli raccogliendoli in uno chignon fermato da una baccheta in stile afro-etnico. Ha un bellissimo collo, di questo ne è consapevole, e le piace che i suoi studenti glielo guardino desiderandolo.
Prende il registro dal cassetto e lo comincia a sfogliare con calma. Non sa esattamente cosa sta cercando, ma è un gesto che fa tutte le mattine da molti anni. Poi si sofferma sull’elenco dei nomi di quella classe, e quando si imbatte sul nome di Carlo Relyt si sofferma a pensare a quel ragazzo, che lei ha sempre considerato un po’ strambo ed enigmatico, affascinante e in qualche modo magnetico.
Non gli era mai successo in tanti anni di insegnamento di soffermarsi a pensare tanto su uno studente: era oramai diversi mesi che lo faceva. Qualche volta le capitava di pensarlo consultando qualche documento scolastico. Ma altre volte le capitava in momenti estranei alla sfera scolastica, tipo quando faceva la spesa o preparava il caffè.
Una notte si era persino sfiorata leggermente attraverso le mutandine pensando a lui, e la cosa l’aveva sconvolta alquanto. Si era ripromessa che non sarebbe più successo, anche se si fosse sentita sola come quella notte. Le capitava spesso di sentirsi sola, da quando lei e suo marito avevano divorziato.

Carlo è alto, abbastanza vistosamente sopra la media, e quando passa per i corridoi della sua scuola molte ragazze si voltano a guardarlo. Alcune di esse sono anche state possedute carnalmente da lui e vorrebbero ancora rientrare nelle sue grazie. Ma questo non accadrà, a meno che lui non lo voglia, naturalmente. Si, ha un certo successo con le ragazze, o per meglio dire con le ragazzine, ma più passa il tempo più perde interesse verso di loro. Un nuovo tarlo si è oramai insinuato nella sua testa: le donne più grandi di lui. Desidera avere un’amante di almeno trent’anni, colta e con la quale può parlare. Desidera un’amante come la professoressa Susanna. Niente di più, niente di meno.
Entra in classe e lei è già seduta alla cattedra, con le sue splendide gambe accavallate, con i suoi sinuosi capelli raccolti. Impazzisce quando vede il suo collo. Le passa davanti e la saluta con un leggero inchino del capo. Lei, da dietro i suoi sottili occhiali rettangolari con la montatura nera, gli fa un occhiolino e gli sorride. Non lo aveva mai salutato in modo così intimo e confidenziale.
Carlo si va a sedere e sente una morsa allo stomaco: si è emozionato per quel saluto.
La lezione di un’ora si svolge regolarmente, e quando arriva al termine, l’uscita di Susanna dall’aula lascia un gran vuoto dentro Carlo. Mentre la professoressa stava uscendo dall’aula,comunque, Carlo ha la sensazione che lei gli avesse fatto l’occhiolino.

Ma che diavolo gli aveva preso? Che gli era saltato in mente? Fare l’occhiolino seducente a uno studente, doveva essere impazzita. Ma non era riuscita a trattenersi, e questa era una cosa che la metteva davvero in allarme. Cos’era quest’attrazione così forte verso un ragazzino?
Mentre Susanna scende le scale per andare in sala professori, sente le gambe che le tremano.
Un po’ per vergogna.
Un po’ per eccitazione.
Si sente in imbarazzo anche per come è vestita, e vorrebbe non avere addoso abiti succinti e provocanti, ma un bel maglioncione a collo alto e un paio di casti pantaloni. E vorrebbe anche che il bidello smettesse di fissarla ogni qual volta passa davanti alla sua guardiola.
Entra in sala professori e vede che non c’è nessuno. Allora si abbandona su una comoda poltrona ad occhi chiusi e con la testa reclinata totalmente all’indietro. A un tratto sente l’irresistibile voglia di fare apri e chiudi con le gambe, e comincia farlo dapprima in maniera lenta e lasciva; poi sempre più in fretta. Il perizoma le si è infilato tra le grandi labbra, e questo solletico le piace a tal punto da raggiungere un orgasmo in pochi istanti.
Susanna riapre gli occhi e vede che Carlo Relyt è proprio davanti a lei.

“Che cosa ci fai qui?” si affretta a dire Susanna ricomponendosi.
Carlo è impassibile davanti a lei. “C’è il cambio dell’ora e sono passato per chiederle un chiarimento sulla lezione di oggi.”
Questa è la scusa più banale che potesse trovare.
Susanna è ancora seduta e tiene istintivamente le gambe serrate a tal punto che le ginocchia le fanno male. Visto dal basso Carlo sembra un gigante. “Non ti hanno insegnato a bussare?”
“Non lo dirò a nessuno.”
Susanna ha il sangue alla testa ed è sicura di essere rossa come un peperone. “Cosa non dirai a nessuno?”
Le sembra che la voce che abbia parlato non sia la sua.
Carlo non ha mai cambiato espressione in volto. “Non c’è neanche bisogno di parlarne.”
Un silenzio irreale avvolge la sala professori.
Susanna prende coraggio e dice: “Senti, Relyt, non so cosa tu creda di aver visto, ma in ogni caso non è quello.”.
“Non si giustifichi, non è necessario. Una donna bella come lei non dovrebbe giustificarsi mai.”
Susanna si passa una mano prima sulla fronte e poi tra i capelli. Si accorge di essere accaldata e sudata. “Senti, Relyt, sei molto gentile. Ma adesso ti prego di lasciarmi sola. Ti prego.”
“Mi dia il suo cellulare.”
“Cosa?”
“Il suo cellulare. Se me lo dà per dieci secondi, poi sparisco.”
Susanna è così confusa che neanche ricorda cosa sia un cellulare. Tentenna circa dieci secondi, poi si alza di scatto dalla poltrona e si dirige verso la sua borsa poggiata sul grande tavolo della sala.
Afferra il cellulare all’interno della borsa e lo porge a Carlo, che con fare esperto digita qualcosa sulla tastiera e lo ridà alla sua professoressa.
“Ci vediamo presto.” Carlo si allontana e sparisce oltre la porta.
Susanna rimane in piedi a fissare il suo cellulare per qualche secondo. Il nome Carlo Relyt si è aggiunto alla lista della sua rubrica.

La stava corteggiando, bisognava essere degli stupidi per non capirlo, e Susanna certo non lo era.
La cosa che più la stupiva, però, era il fatto che dentro di lei sentiva che tutto questo le faceva un immenso piacere. Il fatto che un ragazzo così giovane la desiderasse, la fa sentire donna più che mai. Da quando è tornata a casa non ha fatto altro che bere vino. Adesso è distesa sul divano del suo soggiorno con un bicchiere in una mano, e il cellulare nell’altra. Continua a guardare il numero di telefono di Carlo Relyt.
All’improvviso sta succedendo tutto troppo in fretta, e Susanna si sente scombussolata e confusa. Prima era stata trovata a darsi all’autoerotismo in sala professori, poi Relyt le aveva dato il suo numero facendole chiaramente intuire le sue intenzioni. Certo non le sarebbe dispiaciuto andare a letto con lui, non se lo negava. Ma poi che avrebbe fatto? Avrebbe fatto finta di niente, e a scuola lo avrebbe interrogato e trattato come un normale studente? Impensabile.
Ma adesso è ubriaca, e al futuro ci pensa poco.

Quando il cellulare squilla, Carlo guarda il display e vede che il numero non è memorizzato.
Dentro di lui spera che sia una sola persona.
“Pronto?”
Nessuna risposta. “Pronto?” ripete Carlo.
Poi la persona dall’altra parte riattacca.

Dopo aver sentito la voce di Carlo al telefono, Susanna si sente paralizzata e chiude immediatamente la chiamata. Stava varcando il limite da cui non si poteva più tornare indietro.
Se avesse parlato con Carlo al telefono gli avrebbe sicuramente detto di correre da lei, e questo nella sua posizione non poteva permetterselo.
Passano una ventina di secondi, poi il suo cellulare comincia a squillare. Susanna vede che il numero è quello di Carlo Relyt. Non sa che fare, tentenna un poco, poi blocca. Passano cinque secondi e il telefono comincia a risquillare. Stavolta Susanna prende coraggio e decide di rispondere: “Che vuoi Relyt?!”.
“Volevo soltanto parlarle.”
“Che ti sei messo in testa, ragazzino?! Il fatto che oggi tu mi abbia visto mentre… mentre…”
“Si masturbava.”
“Zitto, Relyt!” scoppia Susanna. Poi riprende: “Non mi stavo masturbando” e nel pronunciare questa parola la voce di Susanna diventa quasi inudibile “stavo soltanto riposandomi, e quello è un esercizio che faccio spesso con le gambe.”
“Se lo dice lei… Preferisco pensare che lei si stesse masturbando, comunque.”
“Che vuoi fare, Relyt? Vorresti sedurmi? Vorresti scoparmi? Io sono la tua insegnate! Lo capisci?!” la sua voce è diventata, nel dire queste parole, improvvisamente suadente.
Carlo si stranizza di quel tono, e riprende coraggio dopo avere quasi perso le speranze.
“Lei dove abita, professoressa?”
Susanna chiuse gli occhi e con la voce più calma del mondo gli dice: “Non lo saprai mai.”
“Non importa, lo so già. A dire il vero qualche volta l'ho già seguita.”
A queste parole Susanna si sente stranamente eccitata. Con un gesto automatico si porta una mano sul seno destro, lo fa uscire dalla morsa del reggiseno e comincia a stuzzicarsi il capezzolo.
E’ proprio ubriaca.
Carlo intanto, sente degli strani gemiti provenire dall’altra parte del telefono. Ha un’erezione che lo sta facendo diventare matto. “Professoressa?” chiede.
Susanna intanto si era lasciata cadare sul letto, aveva aperto le gambe e cominciato a infilarsi il medio della mano destra sempre più a fondo tra le grandi labbra. La testa le girava fortissimo, ma sapeva che Carlo la stava ascoltando ed era sicuramente eccitato.

Susanna si addormenta profondamente dopo avere raggiunto un fortissimo orgasmo, uno di quelli che non aveva da tempo, e comincia a sognare. Era nel suo letto, quando ad un certo punto Carlo Relyt si presentava davanti a lei. Cominciava a baciarla in ogni angolo del suo corpo, le afferrava le tette prima con forza poi con dolcezza, poi le sfilava il perizoma e cominciava a leccarle vogliosamente la vulva. La parte più bella era però stata quella in cui Carlo la faceva girare a pancia sotto, le sollevava la gonna, e cominciava a prenderla da dietro. Era il sogno più bello che ricordasse di avere mai fatto, le sembrava quasi di sentirlo per davvero quel contatto con lui, quel su giù indiavolato che era cominciato da un certo punto in poi, e quel caldo sperma che l’aveva inondata sentiva di averlo appiccicato alle cosce. In effetti, al mattino si risveglia per davvero a pancia sotto e senza mutande, ma Carlo non è lì con lei.

Alle otto meno dieci Carlo è già sul suo motorino che sta dirigendosi a scuola. Non vede l’ora di rivedere Susanna dopo tutto quello che è successo. Si sente proprio un dio e il suo cuore scoppia di felicità. Solo il ginocchio gli fa male. Quella maledetta finestra al piano terra non era poi stata tanto facile da scavalcare, e quando, dopo che Susanna si era addormentata, se ne era andato uscendo nuovamente da lì, ovvero da dove era entrato, era inciampato e caduto in malo modo sul marciapiede. Ma per una notte come quella, gli sembra il prezzo più piccolo da pagare