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Penserò da me
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Titolo:
Penserò da me |
Autore:
Shirley |
Contatto:
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Racconto
n° 918 |
Altri
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Le amiche servono ad impedirti di fare disastri. Poi te ne penti, perché di fare disastri ne avresti bisogno. D. durante il tragitto in macchina che mi porta all’appuntamento mi fa mille raccomandazioni e stabilisce alcune regole di comportamento, fra amiche si fa anche così, è la conservazione della specie che te lo fa fare, D le crea, le dice e me le fa ripetere di volta in volta. La prima è semplice: non bere. La verità, ma non glielo dico, è che io durante la cena ho già bevuto e sono in uno stato di ebbrezza, leggera ma sempre ebbrezza è. Mi sento già il sangue che scorre più veloce ed il mio cuore che batte, anche dall’emozione. Promesso e ripetuto ciò, passiamo alla seconda regola, niente sesso. Sono d’accordo e lo ripeto a voce alta, non vorrei rovinare tutto, lui non lo conosco ancora abbastanza da dire che se facciamo sesso poi si non dissolve nel nulla ed io ci soffro. Che poi non è vero che soffro, ne rimango delusa. Va bene. La terza regola è la più difficile. Niente petting. Petting? Che parola è questa, erano almeno dieci anni che non la sentivo più. Intende petting spinto? D mi guarda mentre siamo ferme al semaforo, gira gli occhi e mi fa capire che è “niente petting”, non toccarglielo nemmeno. Ci rimurgino su, costretta a ripetere, e ripeto, con le dita incrociate dietro la schiena. Lui è li che aspetta in macchina. Scendo di corsa che sta piovendo, non vorrei bagnare la mia giacca di pelliccia. Salgo, sorrido. Lui mi da un bacio sulla bocca. Non ci pensa neanche a bere e a me questo va bene, dopotutto la prima regola è stata facilissima da rispettare. Ci fermiamo in un parcheggio in riva al mare. Tutto è molto romantico, direi. Piove, tira vento, c’è su un cd carino, il profumo di lui, dolcissimo, mi inebria e sono rilassata. Lo guardo, è sexy, bello. Ci diciamo due parole e poi lui mi abbraccia. Mi bacia, dolcemente. Mi bacia benissimo e va avanti. Il ritmo si fa più incalzante. Sento già i brividi lungo la schiena quando lui succhia il mio labbro inferiore e comincia a mordicchiarlo. Rispondo con la lingua e lecco le sue labbra. E’ un gioco che mi piace parecchio. Lui fa altrettanto. Comincio ad avere caldo, anche se le mani non le ha mosse per niente. Sto aspettando. Sento che sono in una fila, alla fine ricevi un premio quando è il tuo turno ed il tempo non passa più. Si stacca e mi guarda. Sotto la camicia aperta ho un bustino, due lembi legati da una cordicella di raso bianco che lasciano intravedere la fessura tra i miei seni. Sta fissando la fessura e come un bambino si stupisce, sgrana gli occhi e ci passa in mezzo il dito alzando leggermente la cordicella. Ride. Abbassa gli occhi e apre il fiocchetto che tiene legata la cordicella. Ride ancora, abbassa la testa. Annusa. Schiude le labbra e nella fessura ci passa la lingua piano. Ho sempre più caldo, anzi, sto scoppiando. Scosta con una mano una coppa del reggiseno e passa la lingua sul mio capezzolo che oramai è diventato duro ed è proteso verso di lui, solo per lui… Inarco la schiena, guardo il soffitto della macchina, gli prendo una mano e la guido dove so io, voglio che mi tocchi, che mi accarezzi. La sua mano si muove, sto per esplodere. Piove. Ad un tratto ricordo velocemente dove sono, cosa devo e non devo fare, sto combattendo contro me stessa e contro di lui. Gli alzo la testa e lo bacio ancora, afferro la sua mano e blocco la mia estasi. Sono una sadomasochista, voglio soffrire. Lui sapientemente abbassa un po’ il sedile e mi si mette sopra, quasi mi schiaccia. Sento la sua eccitazione che cresce e preme sulla mia gonna. Ho gli slip bagnati, tantissimo. Respiro a fatica, anche perché così mi schiaccia. Glielo dico e lui si scosta. Abbassa il suo sedile e si distende: eccolo, è la come un gatto che aspetta le coccole, pancia all’aria, forse sembriamo due adolescenti, forse l’adolescente sono io. Mi sento una ragazzina alle prime armi, eccitata, curiosa e vergognosa di scoprire se è vero che il piacere è così forte da stordirti, da farti dimenticare dove e chi sei. Ma questo lo so fin troppo bene. Alzo la sua maglietta e sento il calore del suo ventre sulle mie labbra. Decido di assaggiarlo. Faccio strane serpentine con la lingua, la mia mano va verso la lampo dei suoi jeans, so bene cosa c’è sotto e quanto mi piace… no, non posso, non devo, fermati. Mi fermo, la mia mano ora è appoggiata sotto il finestrino, sulla tasca. La mia lingua gioca ancora e scende, arriva all’ombelico. Fermatemi voi. Lui mi dice che non ce la fa più, che è eccitato, che mi vuole. Io voglio lui, voglio sentirlo dentro di me, voglio gridare, far appannare i vetri, sentirmi sua. Prende la mia mano e la bacia, poi la rimette a posto. Accarezza subito dopo le mie labbra con l’altra ed io prendo le sue dita, alzo la testa, le lecco e le introduco nella mia bocca. Lui sospira, io vorrei dirgli che sto impazzendo e che sto fingendo che quelle non siano le sue mani e le sue dita…. Devo reagire. Reagisco, mi alzo, accendo una sigaretta. Mi sento male. Malissimo. Ce l’ho con me, per me e per lui. Lo voglio. Ma non posso. Se mai mi chiederà ancora d’uscire, all’appuntamento ci vado sexy ed a piedi.
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