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Gli alberi di via dei Miracoli
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Titolo:
Gli alberi di via dei Miracoli |
Autore:
Silverwings |
Contatto:
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Racconto
n° 923 |
Altri
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Andrea abitava in una casa molto grande, era ricco e lo stesso valeva per tutti gli abitanti della sua via. La strada su cui si affacciava la sua villa era affiancata da una serie d’alberi, tanto che nelle stagioni calde, quando qualcuno entrava in via dei Miracoli, si sentiva all’interno di un galleria verde. Si stava annoiando guardando dal balcone, gli operai dei traslochi Manicomi, che portavano all’interno nella casa di fianco un divano. Era l’abitazione meno signorile della via, aveva un piccolo cortile interno piastrellato in porfido e in prossimità del lato sinistro della casa cresceva un albero che sembrava vecchio quanto la città; sbuffò e rientrò in casa, fuori faceva troppo caldo e l’aria condizionata era quello che ci voleva. Dalla sua stanza, la notte, non riusciva ad ammirare le stelle, le luci artificiali erano troppo forti e poi la sua finestra era a lato della casa, quindi era nascosto in parte dall’abitazione vicina... ma quella notte era diverso, non sapeva cosa fosse successo, ma i lampioni della sua via erano spenti; si alzò per controllare l’ora sul suo orologio da polso e vide che erano le quattro passate, rimase ancor più sbalordito nel vedere che tutta la città sembrava nell’oscurità. Stava per sdraiarsi sul letto, quando vide una luce comparire dalla finestra aperta dei suoi nuovi vicini; era una luce strana, più calda di quelle a cui era abituato, doveva essere una candela. La tenda bianca, che nascondeva parte della stanza, si muoveva sinuosa insieme alla brezza notturna. Andrea intravide un letto e un paio di gambe nude. Gambe femminili non aveva dubbi, sembrava che ad ogni movimento la tenda scoprisse lentamente quel corpo... capì che la donna era distesa su un fianco, poi ci fu un colpo di vento e la tenda sembrò scomparire. La vide, nuda con la coscia che le copriva il sesso per la posizione. Andrea cercò di spostarsi da dove si trovava avvicinandosi al balcone, ma niente... non riusciva a vedere completamente il corpo della ragazza nascosto in parte dal muro; si morse il labbro dalla rabbia per quell’impedimento. Il seno e il suo volto gli rimasero nascosti. La tenda ritornò al suo posto naturale oscurando tutto, poi la luce della fiamma si spense e nonostante il vento continuasse a muovere la tenda non si vedeva nient’altro che buio. Peccato che la candela si spense, ma a cosa serve una candela quando c’è il sole? Alle sette di mattina Andrea era già sveglio e non solo, stava pericolosamente scavalcando la cancellata che separava la sua casa dal cortile interno della vicina; fece gli ultimi movimenti molto lentamente, infine scese dalla ringhiera, si guardò un attimo attorno con aria circospetta, si avvicinò a passi svelti al vecchio albero del cortile e si arrampicò cercando di fare il meno rumore possibile, anche se la cosa sembrava difficile. “E’ ancora nuda a letto” pensò “e questa volta voglio vederla tutta” Nemmeno un filo d’aria, la tenda immobile e per mezz’ora non accadde nulla; Andrea dovette scendere dall’albero, aveva tutti i muscoli indolenziti, discese con attenzione e spiccò un piccolo balzo finale, era un bel salto, tanto che dovette appoggiare anche le mani sul pavimento del cortile nell’atterraggio. Rimase così paralizzato a quattro zampe, non appena vide, oltre al pavimento in porfido, due ciabatte... Andrea allora alzò gli occhi e la vide. I capelli erano corti e neri, due occhi verdi lo guardavano con aria più divertita che stupefatta, si alzò lentamente e nel farlo si accorse che quegli occhi avevano anche delle pagliuzze d'ambra. “Salve” disse Andrea rosso come un peperone. “Sei il mio vicino vero? Ti ho visto ieri, quando sono arrivata” “Si, abito qui a fianco, stavo giusto guardando qui sull’albero, cioè... voglio dire che stavo cercando nell’albero…” “Ti andrebbe una tazza di caffé?” disse lei. “Veramente non bevo caffé” “Voglio che tu entri in casa per fare due chiacchiere, d’accordo?” “Va bene volentieri” Entrarono nella casa signorile, l’ingresso era pavimentato in marmo bianco e sembrava arredata in stile antico. “Io mi chiamo Anna” disse lei senza nemmeno voltarsi e continuando a salire i gradini della scala. “Io Andrea” Arrivati in cima entrarono in una stanza che Andrea riconobbe subito, a parte per il letto, capì che era la stanza dove la notte prima era stata accesa la candela. Anna si sedette su una sedia, l’unica della camera, tanto che Andrea rimase in piedi un po’ a disagio. “Siediti pure sul letto” disse lei. Lui obbedì come se stesse rispondendo ai comandi di un superiore, non sapeva perché ma quella donna lo metteva in soggezione. “Allora, si può sapere cosa ci facevi sopra il mio albero?” Andrea diventò rosso e cercò di sbiascicare qualche parola. “Io stavo cercando…” “Cosa stavi facendo?” Anna scoppiò in una falsa risata. “Stavi forse cercando il tuo gatto? Aspetta ancora meglio, forse cercavi una gattina vero?” Mentre si scherniva di lui, cominciò ad accarezzarsi con il piede nudo la parte inferiore della gamba. “Te lo dico io cosa facevi su quell’albero, stavi cercando di spiarmi” Andrea sembrò risentito da quell’accusa, anche se vera. “Non è vero io…” “Zitto, non parlare se non te lo dico!” Lo ammonì lei. “Sono sicura che una di queste notti ti sveglierai tutto sudato pensando a me, magari toccandoti proprio lì” disse indicando con lo sguardo il suo inguine. “Lo so che sono bella, sai quanti uomini mi fanno la corte? Ma io sono una bambina cattiva e li tratto tutti male come sto facendo con te adesso.” Rimase un attimo in silenzio prima di portarsi un dito sulle labbra accarezzandole. “Sarò anche una bambina cattiva ma ho un buon sapore sai? Ti piacerebbe assaggiarmi?” Si alzò in piedi e si avvicinò ad Andrea che era seduto con un’espressione sbigottita da quando lei aveva iniziato a parlare. Gli si avvicinò tanto da portare il ventre vicino al suo viso. “Vorresti sentire il mio odore? Qui sul collo?” D’un tratto spinse Andrea all’indietro con la schiena costringendolo a buttarsi. “Per ora puoi avere solo questo” e mostrò a lui il suo piede destro. “Adesso dagli un bacio” Andrea guardò il piede, era piccolo e ben modellato. Non l’avrebbe solo baciato, ma divorato, da quella posizione Anna aveva stirato la gamba e la gonna bianca di lino che portava si sollevò scoprendo quasi tutta la coscia. Quando Andrea scansò il suo piede con un colpo, per poco Anna non perse l’equilibrio... rimase allibita, non era abituata ad essere trattata male dagli uomini, lui si alzò di scatto. “Ma per chi mi hai preso, per il tuo schiavetto?!”disse Andrea. “Senti porco che non sei altro, sei tu che sei entrato in casa mia per spiarmi, lo sai che potrei anche chiamare la polizia? Lo sai?” “Ma chiama chi vuoi e adesso spostati” Andrea spinse Anna da parte e uscì in fretta dalla casa, questa volta dalla porta principale. Anna l’avrebbe ucciso, davvero, come si era permesso quel bastardo a rifiutarla, un bastardo affascinate però... chissà quanti anni aveva. Tutte le notti lo vedeva, mentre la spiava o meglio cercava di guardarla, perché lei tirava sempre la tenda, a volte aveva la tentazione o meglio il desiderio di farsi vedere nuda da lui dal suo balcone. Era strano quel pensiero, a volte la eccitava più del sesso che aveva fatto con tanti uomini... assurdo. Un pomeriggio mentre leggeva “Il giovane Holden” dal suo portico vicino al vecchio albero, lo intravide. Andrea era all’interno di una delle stanze al piano terra della sua casa e stava armeggiando con qualche strumento che aveva in mano, la stanza aveva la finestra aperta, ma non si sentiva nessun rumore, chissà cosa stava combinando. “Sarei molto curiosa di sapere cosa stai combinando” disse a voce alta Anna. Andrea si girò con un sorriso e si avvicinò alla finestra. “Sto tagliando a pezzi una delle mie vittime per nasconderne meglio il cadavere” disse sorridendo. “Era una ragazza che aveva scoperto il tuo piccolo segreto?” disse lei “Quale segreto?” chiese Andrea. “Che sei impotente” disse ridendo Anna. “Devo ancora capire il motivo per cui sei così cattiva con me” “Con te mi viene naturale” “E’ un vero peccato” Andrea sorrise. “Lo sai tutte le notti cerco di guardarti dalla mia finestra, ma non per spiarti, ti guardo perché mi sono innamorato di te” Anna arricciò il naso in un’espressione confusa. “A che pensi?” chiese Andrea. “Che non sei solo un porco, ma anche malato! Innamorato... ma figuriamoci, non esiste l’amore... svegliati ragazzo. Vuoi stare un po’ fermo, si può sapere che cavolo stai armeggiando con quella mano?” Andrea mostrò lo strumento che stava usando ad Anna. Era un pennello. “Cos’è, stai imbiancando casa?” chiese lei “No, si dà il caso che dipinga” “Oh ma davvero? Allora mi mostri qualcuna delle sue opere maestro” “Nemmeno per idea” “Per forza, saranno dei cessi” Andrea le diede le spalle e continuò a dipingere la sua tela. “Cos’è, ti sei arrabbiato?” Ma lui non rispose. “Ma fottiti” disse piano Anna e rientrò in casa.
Non riusciva a togliersi dalla mente quei quadri, ma perché poi le interessavano tanto non riusciva a capirlo, i quadri fatti da quel deficiente. Ma non resistette... un giorno lo vide uscire da casa con dei suoi amici e l’interno sembrava deserto; decise che dato che lui aveva invaso la sua proprietà, anche se lei avesse fatto un salto nella sua non sarebbe accaduto nulla di grave. Così decise in un momento di andare, saltò la ringhiera che divideva le due abitazioni in modo più agile di come aveva fatto Andrea e si diresse verso la casa, la finestra dove ieri l’aveva visto dipingere era spalancata. “Ma certo” pensò ”figurati se non lascia le finestre aperte quando va via di casa, quell’imbecille” Così entrò facilmente nella stanza, era piena di quadri, e doveva ammetterlo, erano piuttosto belli; lei amava molto la pittura, a casa aveva anche parecchi libri sugli autori più famosi; la stanza aveva l’odore acre dei colori ad olio e Anna si fermò sul quadro che probabilmente stava dipingendo Andrea ieri. Fu colta da un sentimento di tenerezza nel guardare il mare in tempesta che sferzava uno scoglio, non sapeva perché, poi volse lo sguardo sulla sua destra e rimase senza fiato. Un’intera parete di almeno quattro metri era dipinta con colori caldi di sfondo, mentre in primo piano c’era una ragazza che sorrideva, con una mano si portava una ciocca di capelli dietro l’orecchio e una brezza sembrava averle un po’ scomposto i capelli... le lacrime cominciarono a lambire il viso di Anna, quando si accorse che la ragazza della parete era lei. La somiglianza era impressionante e l’espressione era talmente felice che non credeva nemmeno lei di esserlo mai stata nella vita. “Ma come ha fatto…” D’un tratto sentì la porta d’ingresso aprirsi e mentre il cuore le balzava in gola scappò dalla finestra e si diresse di corsa nel suo giardino accanto al suo albero, stava ancora piangendo. Quella sera guardò con aria ansiosa la finestra di Andrea; l’interno era buio, ma sapeva che lui era lì che la stava osservando, lo sentiva... trasse un respiro profondo e spalancò la tenda bianca, il solo fatto di essere in mutandine e reggiseno davanti a lui le fece venire la pelle d’oca, mentre sentiva il cuore rimbalzarle nel petto. La candela che aveva acceso sembrava prendere vita, mentre la fiammella veniva fatta oscillare dal vento. Si guardò un attimo le gambe prima di portarsi le mani sulle cosce e accarezzarsele, portò la mano destra in alto avvicinandola all’elastico delle mutandine e per un attimo lo tese, lasciando nuda la parte destra del suo fianco. Poi portò le mani dietro la schiena e slacciò il reggipetto che serrava i suoi seni sodi, li liberò lentamente e non appena lasciò cadere il reggiseno a terra sentì i suoi capezzoli irrigidirsi. Stava per togliersi le mutandine quando vide la luce nella stanza di Andrea accendersi, lui era in piedi davanti alla finestra che la guardava. Anna ebbe un sussulto, mentre deglutiva a fatica. Non ce la fece a proseguire, il suo sguardo la bloccava, ma fremeva di desiderio... e lui? Ad un tratto Andrea corse via, fuori dalla sua stanza, mentre un lampo illuminò per un attimo via dei Miracoli. Ma dov’era andato? Andrea corse fuori di casa e scavalcò la cancellata che lo separava dalla casa di lei, saltò dal muretto e si arrampicò sul vecchio albero fino ad arrivare in cima; Anna era ancora lì che lo guardava, sembrava respirasse a fatica e anche lui fece un salto e si aggrappò alla ringhiera del suo balcone, mentre Anna vedendolo entrare nella sua stanza indietreggiò di un passo. Andrea rimase un attimo fermo e in quell’istante un altro lampo accese la città. “Viene qua” disse poi Afferrò Anna per un braccio e la schiacciò forte contro di lui, lei poteva sentire quanto era eccitato e d’un tratto cercò con la mano il suo sesso duro, ma lui le bloccò entrambi i polsi. “Adesso sei mia, hai capito?” “Guardami, sto tremando come una ragazzina” disse lei “Anch’io sto tremando” disse lui “Da dove vuoi cominciare cosa vuoi farmi?” chiese Anna. Andrea le afferrò un seno e se lo portò in bocca, poi lo lasciò e la baciò sulle labbra; nonostante la foga del momento, il bacio fu gentile e dato con amore, le afferrò l’elastico delle mutandine e lo strappò sollevando Anna un po’ da terra. “Vieni qua, girati” le disse spingendola nel letto. Anna stava a pancia sotto, mentre girando lo sguardo indietro vide che lui stava cercando di estrarre il suo sesso dai pantaloni, riportò lo sguardo in avanti attendendo di essere penetrata e quell’attesa le provocò un’eccitazione incontenibile, sentiva perfino la testa girare. Non aveva mai desiderato tanto prenderlo in bocca, ma lui le serrava le mani e non fece in tempo a girarsi che si sentì penetrare. Andrea sentì la vagina morbida avvolgergli il pene, diede un colpo secco e Anna si contorse per il piacere, poi continuò così, ad ogni colpo vedeva il sedere di lei sobbalzare, gli diede un piccolo schiaffo prima di afferrarlo con una mano. “Aspetta, non venirmi dentro” “Sei così morbida non resisto” “Ti do io qualcosa di più morbido” disse lei e riuscendo a divincolarsi dalla sua presa si girò velocemente. Lo vide, era pulsante e duro, se lo fece scivolare in bocca prima ancora di afferrarlo con la mano. Andrea iniziò ad ansimare, non aveva mai sentito la lingua sul suo pene, era talmente morbida che si lasciò andare. Anna dai suoi lamenti si accorse che stava per venire, allora lo fece uscire dalla bocca e lo portò sui suoi seni facendolo strofinare lì. Le venne addosso e mentre accadeva Anna si portò le mani sul suo sesso strofinando anch’esso mentre sentiva un piacere immenso e questa volta davvero per un attimo la vista le si offuscò e le sembrò di perdere i sensi. Anna aprì gli occhi, mentre Andrea la stava già guardando da tempo, spettinata e bellissima, semi addormentata vicino a lui. “Ho visto la parete” disse Anna. Non si era mai sentita tanto felice. “Davvero mi ami?” chiese lei Andrea la strinse tra le braccia. “Tutte le notti quando il giorno si addormenterà e tu accenderai la nostra candela verrò da te” le disse “E faremo l’amore?” “Verrò anche solo per guardare un istante i tuoi occhi” disse lui. Anna sorrise e posò la testa sul petto di Andrea per ascoltarne il cuore. Prima di riaddormentarsi guardò fuori dalla finestra e vide le foglie cadere in via dei Miracoli, erano gialle e così illuminate dal sole sembravano gocce di miele.
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