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Un sogno, due punti di vista
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Titolo: Un sogno, due punti di vista
Autore: Mgz
Contatto:
Racconto n° 926
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Un’idea
Un racconto scritto a quattro mani da due persone a km di distanza che non si sono mai viste
Che per caso si sono incontrate tra le righe di un racconto
Che concretizzano un sogno scrivendo parole, sentimenti e sensazioni a mente libera
Un sogno vissuto da due entità, separato solo da una linea, che separa due diversi punti di vista
Diversi, ma in realtà uno il prolungamento dell’altro.
Grazie per essere in questo mondo

Entrò nella stanza buia.
Una romantica tachicardia dentro di lui.
Gli occhi che cercavano di abituarsi all’oscurità
Cercava disperatamente un volto.
“Sei qui?”
“Sì, sono qui”
“Ho una strana paura”
“Vuoi accendere la luce?”
“Ti prego non farlo”
“Ok”
I suoi occhi comiciarono a intravedere una sagoma seduta sul bordo del letto.
Seduta, le mani appoggiate indietro, la testa a guardare qualcosa che non c’era, lì nella parte alta del buio…
“Stai bene?”
“Mai stata meglio…”
“Bene, allora…”
“Forse adesso non è più il momento di parlare, credo… credo che tutto quello che ci siamo detti e scritti per il momento sia sufficiente, vorrei che ti sedessi vicino a me, adesso…”
Lo fece.
Si sedette piano, due corpi bui a pochi centimetri di distanza.
Il silenzio era rotto solo dai due respiri, che annusavano il profumo dell’altro.
Le loro mani si toccarono, quelle di lei mobide e calde, le sue ancora fredde dal viaggio.
Si accarezzarono le dita, le mani e le braccia, lui arrivò ai suoi capelli, prese delicatamente una sua ciocca e aspirò profondamente.
L’odore di lei era inebriante, era la prima volta che l’aria che inspirava diventava elettricità nel suo corpo…
“Abbracciami e tienimi stretta, per favore”
A lui piaceva quella cortesia che spiccava in quell’ardore che incendiava la stanza.
Lei si mise su un fianco, lui le si avvicinò delicatamente, facendo aderire il suo corpo alla schiena di lei, circondandole il petto proprio sotto i seni.
Una mano di lei, invece tirata indietro per accarezzare il collo di lui.
Rimasero un bel pezzo così, coccolandosi come due persone legate da anni.
In quel lasso di tempo uscirono tutte le loro energie positive che si incrociavano nell’aria in un romantico ed elettrico connubio.
Lei si girò verso di lui ed entrambi accarezzarono i loro visi.
Lei sbottonò un po’ la sua camicia, voleva esplorare ancora di più la sua pelle, lui la lasciò fare, rapito in quell’estasi…
L’estasi sarebbe finita prima o poi, purtroppo più prima che poi, ma la tenerezza che provavano l’uno per l’altra era troppa per essere nascosta in qualche lato del cuore.
Entrambi erano complicati, sempre insoddisfatti e spesso insicuri, in cerca di certezze continue.
In quel momento no, non ricercavano niente che non fosse già lì, nessuno pensava al dopo, al proprio ritorno, a cosa sarebbe successo il minuto dopo, a cosa sarebbe successo dopo il saluto forzato che li aspettava di lì a poche ore…
Non chiedersi niente.
Facevano l’amore?
Mettevano il loro amore a disposizione dell’altro.
Facevano l’amore con gli occhi nel buio.
Facevano l’amore con le mani che scorrevano sulle loro pelli calde.
Facevano l’amore con i loro respiri, che si accoppiavano in quella splendida atmosfera.
Sognarono, sorrisero, sospirarono.
Chiusero gli occhi.
Passano le ore.
Gli spiriti di entrambi guardavano i due corpi nudi dall’alto del buio.
I due spiriti si guardarono con tristezza, quando venne il momento di rientrare nei corpi, per riportarli indietro, nella realtà che li aspettava con le braccia conserte.


Lei lo aspettava da… aveva perso il conto delle ore. Sapeva solo che era stato il tempo sufficiente per pensare, e pensare e ripensare ancora se prendere ed andarsene oppure restare li a piedi nudi in quella stanza che sapeva di legno. Si era affacciata più e più volte alla finestra di quel luogo, sotto di lei si stendeva il lago. Paesaggio, rumori, freddo, ma né il luogo né il tempo potevano distrarla dal pensare a lui.
Dal pensare che il destino talvolta unisce due menti nel momento sbagliato e poi si mette in disparte a vedere e forse sorridere di come gli uomini si dannano l’animo solo e sempre per evitare di vivere credendo con la logica di poter decidere delle proprie emozioni.
Tante volte si era chiesta come era arrivata li. Chi e che cosa l’avevano trascinata in quel posto sconosciuto, in una camera d’albergo ad aspettare una persona della quale non conosceva nemmeno il volto.
Eppure tra loro due, non vi era mai stata logica né razionalità. Era stata arte.
Un racconto letto da qualche parte, e la voglia di sapere chi c’era dietro quelle parole che l’avevano emozionata, che l’avevano spogliata dalle finzioni e dagli artifici che la città del traffico e dei Mc Donald’s le imponeva.
Lui la faceva sentire cosi: nuda davanti a se stessa con la voglia di possederlo e di essere posseduta.
Con la voglia primordiale di essere toccata, accarezzata, desiderata. E dopo averlo sognato, aver sognato i suoi occhi e le sue mani addosso ora era li. Aveva raccolto tutta la sua dose di coraggio e di romantica trasgressione e l’aveva portata li, li nel posto dove qualcuno aveva ambientato il suo capolavoro d’amore tormentato con un solo sogno: diventare per una notte una musa nelle mani del suo poeta.
E poi lo sentì entrare… il cuore sembrò smettere di battere… una vertigine.
“Sei qui?”
“Sì, sono qui.”
“Ho una strana paura.”
“Vuoi accendere la luce?”
“Ti prego non farlo.”
“Ok.”
Voleva alzare gli occhi e cercare di intravederlo seppur nella penombra, ma aveva il terrore di farlo, di vedere personificato quello scrittore che tante volte aveva giocato con il suo cuore.
“Stai bene?”
“Mai stata meglio.”
“Bene, allora…”
“Forse adesso non è più il momento di parlare, credo… credo che tutto quello che ci siamo detti e scritti per il momento sia sufficiente, vorrei che ti sedessi vicino a me, adesso…”
Le aveva come sempre letto nei pensieri, lei non voleva più parlare adesso perché pensare era troppo, voleva solo che lui la toccasse.
E lui lo fece, le prese le mani e per un attimo lei pensò di morire.
“Abbracciami e tienimi stretta, per favore…”
In quell’attimo fu solo felice di essere al buio perché arrossì e si vergognò di aver pronunciato quelle parole che la facevano sentire fragile e vulnerabile.
Si stavano coccolando come se fossero stati uniti per un’infinità e lei sentì l’esigenza di toccare la sua pelle, di prendere dal suo corpo ogni vibrazione perché si era imposta di vivere quel momento senza pensare che da lì a breve tutto si sarebbe trasformato da presente a ricordo.
Lei voleva solo viverlo. Vivere lui. Prendere dal suo corpo e dare se stessa. E cosi si spogliò lentamente, si lasciò immaginare, si fece toccare e percorrere dalle sue mani calde, si fece sussurrare la sua poesia.
Fece l’amore con il suo poeta in quel posto di incanto
Fece l’amore con la parte infinita di se stessa
Fece l’amore godendo solo delle sensazioni che la mancanza di luce rendeva straordinariamente percettibili.
Sognarono, sorrisero, sospirarono.
Chiusero gli occhi.
Passano le ore.
Gli spiriti di entrambi guardavano i due corpi nudi dall’alto del buio.
I due spiriti si guardarono con tristezza, quando venne il momento di rientrare nei corpi, per riportarli indietro, nella realtà che li aspettava con le braccia conserte.