|
|
|
Il suo seno
|
|
|
Titolo:
Il suo seno |
Autore:
René |
Contatto:
|
Racconto
n° 937 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
René aprì la porta dell’ascensore e fece entrare cavallerescamente la signora Serena, la dirimpettaia, amica della madre. Una signora di quarantaquattro anni, mora, robusta e sempre molto elegante. René aveva 18 anni, da poco era venuto ad abitare con i genitori in quell’appartamento a Savona. In breve la signora Serena era diventata una buona amica di mamma, che aveva più o meno la sua età, oltre che le stesse origini siciliane. La signora Serena invece abitava da sola. René non l’aveva trovata molto simpatica in principio, ma forse solo per il fatto che non si era trasferito in città molto volentieri. Adesso invece, nell’ascensore gli parve decisamente affascinante. Anzi addirittura eccitante. Sotto la giacca aveva un corpetto rosso molto elegante, che lasciava scoperta gran parte del seno. Non era eccessivamente grassa Serena, ma sicuramente aveva forme abbondanti. Ed il seno in particolare era grande, sporgente, sempre ben messo in evidenza dagli abiti scollati che amava indossare. René era molto timido, ed anche stavolta non riuscì a trovare nulla da dire nel breve lasso di tempo che ci volle per giungere a destinazione, al sesto piano. Tuttavia il suo sguardo non fu timidamente rivolto verso il basso, ma attratto quasi prepotentemente dalla generosa scollatura. Era così turbato ed eccitato dalle bianche rotondità di quei seni, che non si preoccupò neppure di essere indiscreto. Salutata la madre, andò in camera, si spogliò ed entrò in bagno per rinfrescarsi. Appena infilatosi sotto la doccia si lasciò piacevolmente accarezzare da un morbido getto d’acqua calda. Poi cominciò ad accarezzarsi con la spugna. Così, senza saponata. Era ancora l’immagine della signora Serena ad occupare i suoi pensieri. Anche quando cominciò ad accarezzarsi il membro con la spugna. In breve ebbe un’erezione. Pensò ad immaginare come potessero essere larghi e duri i capezzoli, e che sensazione potevano dargli al contatto delle labbra e della lingua. Cominciò a toccarsi il pene con la mano nuda. Abbassò il prepuzio e mise a masturbarsi. Bastò qualche secondo perché il suo membro spruzzasse un grosso fiotto di sperma.
La signora Serena sistemò i sacchetti della spesa nella cucina, bevve un succo d’arancia ed andò a riordinare il letto. Aveva in mente quello sguardo poco discreto, per non dire imbarazzante, di René. Chi l’avrebbe detto, quel ragazzino così timido e introverso, piantato con lo sguardo alle sue grosse tette. Non che a Serena dispiacesse essere ammirata per la propria bellezza, anzi. Ma gli occhi di quel ragazzino puntati sulla scollatura sembravano desiderarla, volerla spogliare. Erano quasi riusciti a turbarla. Ci ripensò la sera quando si mise a letto, completamente nuda sotto una trapunta, come spesso amava passare la notte. Pensò a cosa aveva potuto pensare René in quei frangenti. Se disapprovasse il suo abbigliamento troppo appariscente, o se fosse rimasto invece affascinato. Ma no, si disse, come potrebbe essere attratto da una signora della mia età?. Eppure si accorse quasi per caso che le dita stavano accarezzando il suo sesso, e che un brivido di piacere stava attraversando il suo corpo. Si toccò dolcemente i capezzoli fino a farli diventare turgidi, se li bagnò con la saliva e poi si introdusse decisa due dita nella fica, muovendole dentro fino a raggiungere l’orgasmo. Tre giorni dopo Serena venne a fare visita ad Emma, la mamma di René, e le domandò se per caso il figlio fosse capace di sintonizzare i programmi nel nuovo apparecchio televisivo che aveva acquistato. Emma, che era solita dire che per quelle cose il figlio era “l’esperto di casa”, non esitò a chiamare René e dirgli di aiutare Serena a sistemarle il televisore. Così René entrò per la prima volta a casa della signora Serena, un po’ imbarazzato per quanto era successo qualche giorno prima. Lei gli porse il libretto delle istruzioni e lo vide mettersi subito all’opera col telecomando. Anche Serena non aveva certo dimenticato la scena dell’altra volta, e tantomeno quel turbamento che le aveva provocato in lei. Adesso, guardandolo così timido e gentile, si diceva che probabilmente aveva frainteso le sue intenzioni. Certo però aveva un abbigliamento più castigato adesso. Una gonna che le copriva le ginocchia ed una camicetta completamente abbottonata. Appena René ebbe terminato il suo lavoro, Serena per ringraziarlo gli offrì una fetta di dolce. René non aveva più fissato lo sguardo di Serena da allora. Solo adesso lo fece, seduto sul divano accanto a lei. Superato l’imbarazzo iniziale tornò a poggiare lo sguardo sul petto di lei. Fu deluso dal fatto che non potesse ammirare la rotondità dei suoi seni, adesso coperti da una camicetta bianca e, tuttavia, sempre ben prominenti. Scendendo ancora con lo sguardo si soffermò sulle cosce ben tornite. Le gambe accavallate di lei sollevavano la sua gonna consentendo allo sguardo del ragazzo di penetrare fin quasi alla vista delle mutandine. Di nuovo, come in ascensore, René si rendeva conto di mantenere uno sguardo inopportuno e, tuttavia, era letteralmente preso da quella donna che non riusciva a contenersi. Che meraviglia quelle gambe così sode e lunghe, quei seni pesanti e materni, quelle labbra carnose e morbide nel gustare il cioccolato fondente della torta. Sentì il suo membro ingrossarsi e l’imbarazzo crescere perché l’eccitazione gli mandava delle vampate di calore al viso che sicuramente doveva essere completamente rosso. Serena osservava il ragazzo con simpatia e con curiosità. Si era accorta che a casa di Emma e poi durante tutto il lavoro non l’aveva mai guardata in faccia. Adesso, mentre mangiava la torta al cioccolato, finalmente le parlava guardandola negli occhi. Poi lo vide abbassare lo sguardo verso il suo seno e le sue gambe. Adesso non parlavano più. Anche stavolta si sentiva spogliata con gli occhi. Osservava René che leccava il cioccolato dalle sue labbra e teneva fisso lo sguardo tra le sue gambe. Tuttavia non le abbassò. Voleva vedere quanto sarebbe rimasto così e cosa avrebbe fatto dopo. Allora non si era sbagliata, si disse, riusciva a turbare il ragazzo con il proprio corpo. Sentì che si stava bagnando per l’eccitazione che questo pensiero le procurava. Ricordò allora quando si era toccata nel letto pensando a lui, e nel posare lo sguardo sul ragazzo si accorse della sua evidente erezione. Sentì che l’imbarazzo aveva ormai lasciato il posto all’eccitazione. La certezza di piacergli l’aveva resa più tranquilla e disinibita. Alzò ancora di qualche centimetro la gamba. Adesso anche le culottes bianche erano facilmente visibili. René posò leggermente una mano sui pantaloni, all’altezza del suo sesso, come a volere nascondere quell’imbarazzante sporgenza. Ma il contatto delle dita lo resero ancora più eccitato. Avrebbe voluto accarezzarsi, tirare fuori il suo cazzo e masturbarsi davanti a lei, sempre con gli occhi fissi sulle sue grosse cosce che adesso lasciavano in bella vista le mutandine. Serena non aveva il reggiseno. Fu un impulso quello di aprire due bottoni della camicetta ed offrire ancora al ragazzino la vista dei suoi seni opulenti, adesso ancora più eccitanti, liberi dall’impaccio del reggipetto. René era interdetto, capì che quel gesto era per lui, che poteva godere di quella vista. Il suo sesso pulsava freneticamente. Intravedeva il capezzolo scuro, turgido, del seno destro. Si toccò attraverso i pantaloni. Lei aprì altri due bottoni e gli offerse la vista delle sue mammelle. Enormi, leggermente cadenti perché pesanti, con due grosse areole scure e sporgenti la cui vista fece sobbalzare René che, incredulo, si avvicinò alla signora. Non era la sua volontà, ma un indicibile desiderio che lo trasportava su di lei. Con le labbra ancora sporche di cioccolata le baciò un capezzolo. Lo prese in bocca e cominciò a succhiarlo. Lei non disse nulla. Si abbandonò alle voglie del ragazzo e vi prese immenso piacere. Premeva la testa di René sulle sue mammelle mentre con la mano, lentamente, si toccava tra le gambe. La lingua di René carezzava ogni centimetro di quei grossi seni nei quali si perdeva. Li toccava a tratti, ma non riusciva a contenerli in una sola mano, quanto erano grossi. Quando ebbe esplorato con la lingua la morbidezza ed il calore di quelle enormi tette e ne fu infine appagato, la signora Serena avvicinò la mano alla cerniera dei suoi pantaloni, glieli aprì e li abbassò con dolcezza. Intuiva che il ragazzo era al culmine del piacere, e sentiva che anche lei stava per avere un orgasmo. Allora gli prese in mano il grosso membro e cominciò a muovere la mano in tutta la sua lunghezza. Dapprima lentamente, poi, quando il respiro di René si fece più affannoso, lo masturbò velocemente. Guardò i suoi occhi, con dolcezza, si avvicinò ancora a lui e quando sentì che la sua eccitazione aveva raggiunto il culmine, poggiò il pene tra le grosse mammelle; lì, beato, il ragazzo vi depose il proprio seme, caldo, abbondante. Serena non disse nulla. Si lasciò abbracciare dal ragazzo che, quel giorno, si sentiva felice.
|
|
|
|