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Il treno della follia
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Titolo: Il treno della follia
Autore: Space
Contatto:
Racconto n° 949
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Di nuovo in viaggio per Pisa. Di solito mi piace viaggiare in treno ma questa volta, chissà perché, le ore mi pesano, sembrano non passare mai. Seduto nel mio scompartimento in compagnia di un ragazzo con addosso una camicia inguardabile e una ragazza che, saliti prima di me, scambiano qualche battuta per far passare il tempo (il ragazzo sembra interessato anche a qualcosa di più), penso che la prossima volta prenderò l’aereo. I primi accenni di un mal di testa, la mancanza di un buon libro e un rumore fastidiosissimo e continuo che viene da sotto i nostri piedi (chiang – chiang, si starà mica staccando una ruota?) non fanno che peggiorare le cose, andando a fomentare la mia cattiva predisposizione. Appoggio la testa sullo schienale sperando di addormentarmi ma consapevole che difficilmente succederà, mi sento lontano anni-luce dal sonno.
Un pensiero si è intrufolato nella mia testa e proprio non riesco ad eliminarlo; anzi, come succede sempre in questi casi, più ci provo più la mia mente ci torna: non accade nulla! Forse è banale, forse normale, ma mi colpisce l’assoluta immobilità che mi circonda, il treno corre spedito ma a me sembra che tutto sia fermo, cristallizzato in un mortorio come non lo vedevo dai tempi delle feste di compleanno alle scuole medie, quando si rimaneva tutti seduti lungo il perimetro della stanza non sapendo cosa cavolo fare o dire. I due ragazzi continuano ogni tanto a scambiarsi qualche parola stanca ma anche tra loro, ora, la conversazione langue, la ragazza addirittura sembra averci rinunciato e ha aperto sulle gambe una rivista che ora sfoglia svogliatamente. Lui ogni tanto prova a riaprire il dialogo ma sembra consapevole che la situazione non offre più sbocchi e, alla fine, rinuncia. Ora viaggiamo in silenzio (rumore di ruota che si stacca a parte, chiang – chiang) e non so se sia meglio così. Sarei pronto a pregare in aramaico perché succeda qualcosa ma non nutro molte speranze (anche perché non conosco l’aramaico).
“Ehm, signorina, scusi...”
Rieccolo che ci prova, ma allora sei di coccio? Vediamo quale altra banalità tira fuori.
“Si?”
“Mi farebbe un pompino?”
Sbarro gli occhi, penso che ho capito male e sorrido della cosa.
“Ma certamente!”
Sorrido ancora di più al sentire questa risposta. Chissà cosa le ha chiesto davvero. Il sorriso però si trasforma in sbigottimento: lei si inginocchia davanti a lui, gli slaccia i pantaloni e comincia a suicchiarglielo con passione! La sua bocca va su e giù, sembra aver preso il tempo al chiang – chiang (prima o poi deraglieremo, lo so). È irreale, in un attimo mille pensieri mi attraversano la mente, è una candid camera, sono finito in un treno – manicomio, gli studi alla fine hanno avuto la meglio e sto avendo delle allucinazioni...
Con un corpo che non mi sembra mio mi alzo e vado alla porta per uscire dallo scompartimento; devo superare alzando le gambe la ragazza inginocchiata. La sfioro con un piede;
“Scusi...”
“Mmm... mmm... Le pare... mmm...”
Dal corridoio continuo a guardarli attraverso il vetro, non è possibile che stia succedendo davvero! Mi volto, voglio vedere qualcosa che possa restituirmi il perduto senso della realtà: il controllore, coi pantaloni al ginocchio, sta penetrando una ragazza voltata di schiena proprio in mezzo al corridoio.
“Ah! Si! Hai dimenticato di obliterare il biglietto, vero? Ah! Ti devo fare la multa! Si! Ah!”
“Si, bel controllore, dammi la multa, dammela!”
Lui continua a penetrarla, spinge così forte che perde il berretto. Le sue mani sono sul sedere di lei, le apre le natiche mentre lei si dimena come una forsennata. Lui si gira verso di me e senza smettere di scoparla mi sorride, mi fa l’occhiolino e le infila un dito nel buchino.
Mi sento inebetito, estraniato. Cosa sta succedendo? Mi volto dalla parte opposta al controllore e inizio a camminare.
Chiang – chiang, quel maledetto rumore continua, allora non era solo nello scompartimento! Si staranno staccando tutte le ruote in blocco?
Guardo sempre più sconvolto negli scompartimenti, in ognuno c’è gente che fa sesso, selvaggiamente, senza ritegno, mentre altri passeggeri continuano tranquillamente a leggere, dormire, o semplicemente stare fermi. Coppie, terzetti, piccole orge, c’è di tutto!
Il treno risuona di gemiti, grida, ansiti, mentre dal finestrino vedo che fuori il mondo sembra andare avanti come sempre, aumentando così la mia confusione. Traballante mi fermo davanti a uno scompartimento dove due ragazzi e tre ragazze stanno intrecciando i loro corpi nudi: due ragazze si stanno baciando sensualmente sul fondo mentre con le mani si masturbano a vicenda; la terza ragazza è in mezzo ai due ragazzi, ne cavalca uno mentre l’altro la penetra da dietro. Il suo viso è rivolto verso di me; si passa la lingua sulle labbra e m’invita ad entrare. Come in trance faccio due passi e mi trovo col bacino all’altezza del suo viso. In un attimo lei mi abbassa i jeans e lo prende in bocca, lo lecca, lo succhia mentre i due ragazzi continuano a pompare con tutte le forze; chiudo gli occhi, sento il mondo girare, un calore bagnato intorno al pene, le vertigini, mi sento scoppiare... Riapro gli occhi di scatto, mi ritraggo sconvolto da lei che mi guarda con aria interrogativa, rapita dal piacere, mentre i due ragazzi vengono contemporaneamente, inondandola con un fiotto di sperma; si accasciano sui sedili mentre le ragazze che si baciavano si piegano a pulire i loro membri con la lingua...
Mi volto e inizio a correre per il corridoio; spezzoni di frasi giungono al mio orecchio in un mix irreale di quotidianità e di sesso:
“... Si, sfondami...”
“... E lei da dove viene?...”
“... Si, vengo, vengo!...”
“... Mi compri il gelato, mamma?...”
“... Dai, leccalo...”
“... Secondo me Berlusconi dovrebbe andare a fare in...”
“... Culo! Si, mettimelo nel culo!...”
Sono costretto a fermarmi, il passaggio è bloccato: una ragazza semi – seduta sul corrimano coi piedi poggiati sulla parete opposta dello stretto corridoio si dimena mentre un uomo tra le sue gambe spinge il suo membro dentro di lei. Accanto a loro, poggiato per terra, un secchio azzurro con dentro biscotti, buste, lattine. L’uomo, ad ogni spinta, grida una parola diversa:
“Paniniiii... Birraaaa... Cocaaaa...”
“Ah, si, si...”
“Aranciataaa... Paniniii, birraaa...”
“Dai...”
Chiudo gli occhi, mi sento sprofondare in una semi – incoscienza in cui tutto si confonde, tutto perde consistenza... Panini... Birra... I suoni giungono al mio orecchio ovattati, indistinti... Coca... Biscotti... Pisa... Quella voce, sempre più distinta, sempre più presente... Panini, birra... Pisa... Scusa... Acqua, biscotti... Insistente, fastidiosa, vuole farmi aprire gli occhi, strapparmi a quel limbo sereno... Ma io non voglio... Dio, ora c’è anche qualcuno che mi tocca il braccio... Lasciatemi... Scusa... Scendere...
“Ehi, scusa, guarda che siamo arrivati a Pisa”
Apro gli occhi di scatto, sbattendo inebetito le palpebre e guardandomi intorno: sono seduto al mio posto, il ragazzo con la camicia strana ha ancora la mano sul mio braccio mentre la ragazza mi guarda con un sorriso divertito e un signore tarchiato si allontana dal nostro scompartimento ripetendo stancamente il suo ritornello, panini – birra – coca...
“Scusa se t’ho svegliato ma hai detto che devi scendere a Pisa... Ci siamo... E guarda che tra poco riparte...”
“Si... Si... Grazie...”
Mi alzo e ancora confuso prendo lo zaino ed esco dal treno giusto un attimo prima che le porte si richiudano. Mentre mi soffermo a guardarlo allontanarsi sento un rumore crescere insieme alla velocità, chiang – chiang...