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I sensi sfumati
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Titolo:
I sensi sfumati |
Autore:
Patricia Sugar |
Contatto:
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Racconto
n° 950 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Sul cartello è scritto: non cogliere questi fiori. Ma per il vento è inutile, perché il vento non sa leggere "Il vento non sa leggere" - Richard Mason
Le chiavi di casa? Sì, le ho prese. Chiudo la porta e scendo le scale. Il tempo è grigio, l'aria fredda e sottile mi punge il viso appena uscito fuori, per fortuna c'è un bel sole, peccato tramonti fra poco.
Ormai è quasi Natale. Il libro che ti ho regalato il Natale passato. Ricordi la frase? "Sul cartello è scritto: non cogliere questi fiori. Ma per il vento è inutile, perché il vento non sa leggere". E tu sei passata nella mia vita come il vento. Ogni tanto penso alla nostra storia. Finita. Finita con la stessa forza con cui è iniziata. Ripeto che forse è meglio così, la donna di cui mi sono innamorato appartiene solo a sé stessa. Che non ti saresti fermata in questa piccola città di provincia. Cammino per strada e qualcuno mi guarda, accenna un segno di saluto. Figure che spariscono inghiottite dalle loro vite fatte di giorni uguali. Piccole esistenze le chiamavi tu. Chissà se sanno del tuo passaggio dentro di me. Liquida hai girato nelle vene e nei vasi sanguigni, l'aria che è entrata e uscita dai polmoni, ti sei trasformata in materia cerebrale obbligandomi a pensarti in ogni istante della giornata. Il tuo possedere tutto di me, l'uomo e l'anima, col cervello e il sesso ed ogni pelo. Se ci hanno visti durante le nostre passeggiate sul lungolago a parlare animatamente, gesticolare e ridere del mondo. O durante le nostre cene. Quando ti chiesi che vino preferissi e tu mi raccontasti della tua terra, dei vini, dei sapori. Una volta mi dicesti che il vino ti assomigliava: rosso, morbido e fruttato, caldo, avvolgente. Forse hanno notato te, bella e radiosa. Io sono stato un interlocutore muto. In ascolto di te, e della tua vita.
Entro nel bar e chiedo un caffè. Mi siedo ad un tavolino e continuo a pensare, a pensarti. Perché non mi sono sposato non lo so. La malattia di mia madre che mi ha tenuto vicino fino al momento della morte, o il mio lavoro. Forse la scarsa indole alla socialità affettiva condivisa nel quotidiano, tradotta nella mancanza di quel progetto tra due persone che la gente chiama comunemente famiglia. Ricordo che da ragazzo sognavo di studiare archeologia e viaggiare nel mondo alla ricerca di qualcosa da scoprire. Chi non ha fantasticato sul proprio futuro?. Il padre farmacista indusse però l'unico figlio a scegliere di proseguire lo stesso lavoro ben avviato. E infatti l'unico figlio chiuse nelle pagine dei libri le avventure che avrebbe desiderato vivere e ubbidiente accettò. La farmacia "onorata attività da più di 50 anni" diventò la grande piramide e i geroglifici più complicati le grafie dei medici che prescrivono medicinali.
Ma tu. Oh sì tu sei stata la mia scoperta nel mondo.
- Buongiorno, mi dia un integratore di sali minerali - - Si, un attimo - - In questo posto c'è un caldo che farebbe sciogliere un iceberg, neanche fossimo nel profondo sud - - Ha ragione, è un clima strano per il mese di settembre - - Non vedo l'ora di partire -
Il nostro primo contatto fu rapido e spigoloso. Ma in una piccola città non è difficile incontrarsi. Così è stato anche per noi. Un saluto dal fioraio, il buongiorno al bar, fino a quando è diventata una piacevole consuetudine incontrarci e scambiare quattro chiacchiere. La tua diffidenza iniziale da animale che si muove in un territorio che non gli appartiene, si ammorbidiva piano, trasformandosi in sorrisi e brevi racconti di scoperte che ti facevano iniziare a conoscere questi luoghi.
- Dottore, buonasera - - Salve a lei - - Non desidero disturbare mentre beve il caffè, ma si ricorda il mal di schiena di mio marito la scorsa settimana? Col balsamo che mi ha dato gli è passato. Dopo due giorni era pimpante dottore mio, rinato e pure energico come un ragazzino - - Ne sono felice, veramente. Mi creda - - Buon Natale - - Grazie -
Poi la sera che mi hai chiesto di andare a cena insieme. Perché non l'ho proposto io? Mi sono comportato da sciocco. Ti ho portata al ristorante di Luigi. Con gentilezza ti ho costretta a sedere nell'angolo, vicino alla vetrata affacciata sul lago. Di notte se l'aria è tersa si vedono le luci dei paesi sull'altra riva. Nell'oscurità ci si potrebbe immaginare qualunque cosa guardando fuori. Qualunque, davvero. E' una consuetudine scegliere sempre lo stesso tavolo. Mi piace quel punto della sala dove la luce è un pò smorzata, così si ha l'impressione di rimanere sospesi in un'atmosfera impalpabile. Il mio tavolo. Il nostro tavolo. Ricordo che mentre assaporavi il tuo caffè, hai alzato lo sguardo e passandoti una mano tra i capelli mi hai chiesto - Passiamo da casa tua dopo? - - Da me? - - Sì, mi mostri che so, la tua collezione di aspirine, o le supposte colorate, scatole di preservativi rari, o.. - - Certo scusami, non ci ho pensato prima io, passiamo da me dopo, se vuoi - Ridesti ad alta voce - Te l'ho chiesto ora. Lo voglio -
Una donna a casa. Quanto tempo era passato dall'ultima volta. Quella casa dove nell'oscurità talvolta il silenzio suona le note di una musica jazz. I libri accatastati con i quotidiani a fare da scenografia negli ambienti dove le pareti mi supplicano da anni di essere imbiancate. La cucina che ha subito una metamorfosi kafkiana trasformandosi in succursale dello studio. Forse lei avrebbe apprezzato le stampe francesi con la spedizione di Napoleone in Egitto. Mentre sto guidando verso casa mi rimprovero, perché non ho mai imbiancato quelle maledette pareti. Mi convinco che non avrebbe badato troppo all'ambiente. Mi convinco che la serata si sarebbe conclusa con il lascivo abbandono di entrambi. Già, sesso insieme. Il cuore mi batte forte. L'emozione di un liceale al primo appuntamento. Ma è lei diversa dalle altre. Chissà cosa s'aspetta da me. Lei così disinvolta. Così bella. La fortuna mi assistette, non notasti o facesti finta di non vedere il caos meticolosamente ordinato della casa. Appena entrata mi chiedesti - Mi scappa la pipì dov'è il bagno? Me la sono tenuta fin dal ristorante, non uso i cessi sporchi e puzzolenti dei locali pubblici, ora però non ce la faccio più - Controllato che ci fossero gli asciugamani puliti ti ho lasciata e mi sono acceso una sigaretta. Ingannare il tempo per cinque minuti, mentre un senso di eccitazione inizia a scuotermi dentro e nella testa il bombardamento di pensieri. Cosa le dico? La porto subito in camera da letto? Le offro un liquore, ma tu ancora mi hai tolto d'impaccio. Sei uscita e mi hai guardato. Le tue mani hanno cercato le mie. - Questa casa da single incallito quanti cadaveri di donne nasconde? - Ti sorrido, mi stai mettendo a mio agio. - Allora Barbablù di provincia, scioglierai anche me e farai il sapone? Quando poi ti laverai, il mio corpo si spanderà cremoso sulle tue mani, sul tuo viso e tra i peli delle gambe, sulle braccia. Io sarò sulla tua pelle -
Ti bacio, sì ti bacio adesso, è il momento sono sicuro, e anche tu lo vuoi. Morbido, caffè e tabacco, caldo. Il ricordo del nostro bacio è questo. Ti sei spogliata davanti a me. Non hai avuto nessun senso di pudore, come fosse l'azione ripetuta per i miei occhi da sempre. Come quando alla tv si vedono quelle donne in mutande e reggiseno che si muovono leggere negli spot reclamizzanti creme depilatorie o deodoranti. E le tue calze sottili, la delicatezza con la quale le hai sfilate e lasciate cadere per terra. Ti guardo nell'intera nudità. La figura morbida mi ricorda qualche affresco del quattrocento. Dio come ti voglio toccare. Ci ritroviamo a letto e ti copro di baci. Pelle bianca, pallida e odori nuovi. Le nostre bocche si appartengono, le mani ci esplorano. Voglio entrarti dentro, voglio sentirti da dentro. Il tuo corpo e la tua anima, e il tuo piacere. I tuoi pensieri, tutto di te mi deve appartenere stanotte. Ti accarezzo l'inguine, hai una folta peluria che protegge e difende la spaccatura da mani nemiche, ma le mie mani ti desiderano con la stessa innocenza di un bambino che le infila nella marmellata. Entro con un dito nella fica. E' calda, umida come il muschio nel bosco d'autunno. Ho un senso di stordimento, non pensavo fossi così eccitata. Ti scopo piano col dito mentre ti offri completamente aperta. Hai il viso perso chissà dove, gli occhi chiusi cosa stanno guardando. Cosa pensi? Che immagine, che azione si sta compiendo nella tua testa. Dillo che io ci sono nelle tue fantasie, io con te. Un attimo e non é un inizio né una fine. T'infilo in bocca il dito bagnato dai tuoi umori e lo succhi in silenzio. Mi ecciti, come fossi la prima donna, come se il frutto proibito mi fosse stato recapitato a casa in un pacchetto con scritto: apri e scarta velocemente, strappa la carta e mordilo. Affonda i denti e assapora il gusto succoso. Ti monto sopra e ti penetro. La fica è polposa ma stretta e mi devo fare strada. Prima lo spingo a fondo, poi mi muovo a piccoli colpi. Colpi d'amore. Entro ed esco e a te piace. Sento che ti piace. Le mie mani non riescono a stare ferme, giocano con le tue mammelle. Vorrei farti godere. Essere io il regista che crea il momento del dell'abbandono ai tuoi sensi. Inizio a muovermi ritmicamente. Veloce, sempre di più. E' una corsa, e sto correndo dentro di te e verso di te. La mia vita fugge da questa città, dalle giornate uguali, dalla farmacia e dalla gente che mi vive intorno. Sono libero. Dopo troppo tempo, stanotte, sento me stesso libero e felice. Sto facendo godere questa donna così diversa da me, lontana dalla mia vita, ma reale, carnale. Alzi le gambe e le appoggi sulle mie spalle, ti spingo ancora più in profondità, quasi da aver paura di farti male, ma i gemiti soffocati mi fanno capire che la tua estasi è raggiunta, hai dei sussulti, cerchi la mia bocca e la baci avidamente. Stai tremando. Il tuo viso è luminoso, e le guance rosse. Mi sorridi. Sei bella, sei lucente e d'oro come una santa. Poi ti giri su un fianco, una posizione fetale. Con le cosce bagnate proteggi la tua intimità. Vista così mi sembri una bambina. Mi distendo vicino e mentre mi guardi inizi ad accarezzarmi i capelli - Grazie - Mi avvicino al tuo viso e ti chiedo - Per cosa? - - Per esserti donato senza riserve, era molto tempo che un uomo non si concentrava su di me com'è successo stasera - - Ma che dici? Sono io che mi sono sentito finalmente vivo - Se tu sapessi, se solo immaginassi. Restammo un pò così l'uno davanti all'altra. Se oggi penso a quell'immagine potrei distinguere i nostri corpi come due gherigli che stanno vicini nel guscio della noce. E poi tu e ancora tu. Tu che mi spingi le gambe sopra la testa. Tu che succhi energicamente la cappella subito indurita. La tua testa scivola su e giù. Inviti anche i miei genitali a questo banchetto di lingua. Inizi a massaggiarmi. Non riesco a vedere, dove hai le mani? Non ci credo. Mi stai massaggiando l'ano. Lo fai delicatamente e cavolo mi piace. Mi sento ridicolo in questa posizione ma non m'importa. Altro non importa che il piacere, l'erotismo di quest'attimo e la tensione che mi batte nelle tempie. Il sesso fuori dagli schemi che sto vivendo per la prima volta. La lingua non si ferma e le tue mani sono indaffarate col mio culo. Mi chiedi se devi continuare. - Cazzo, sì! - Continui il leggero massaggio in quella parte di me che per la prima volta scopro invitante e provocatoria. Quando poi mi spingi il dito dentro è il culmine, la testa sembra impazzire. E' una forte emozione e piacere assoluto. Ti vengo in bocca. Schizzi lunghi, caldi.
- Ti amo -
Guardo nella tazzina. Del caffè sono rimasti solo i fondi. Fuori il sole è calato.
Ormai è quasi Natale.
Nel bar tutti i tavolini sono occupati dagli avventori con le loro bevande fumanti. E' domenica pomeriggio, ma i negozi sono aperti. Dovrei decidermi ed iniziare a comprare qualche regalo. Pago ed esco. Fuori è freddo che potrebbe ghiacciare un vulcano eruttante. Alzo il bavero del cappotto ed inizio a passeggiare sul marciapiede, il capo abbassato. Evito lo sguardo dei passanti. Vado verso casa, ai regali ci penserò.
Mi giro e getto lo sguardo, lo perdo sulle acque scure del lago. Al vento non puoi impedire di cogliere i fiori, il vento non sa leggere. Passa e se ne và.
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