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La panna
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Titolo:
La panna |
Autore:
Doroty Patt |
Contatto:
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Racconto
n° 96 |
Altri
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Un pomeriggio di Maggio, distesa su quella dolce amaca di corda ruvida, con un desiderio praticamente limpido come lo specchio d'acqua della piscina, più nuda che vestita... guardo con avidità il caro Pierre, il mio giardiniere, un giovane di ventitre anni (l'età che ho sempre ritenuto migliore per la quantità di testosterone nel sangue).
Lì intento a ripulire la superficie dell'acqua con un retino tipo quelli per prendere le farfalle. Lo guardo e mi bagno le labbra con un filo di saliva raccolto sulla punta della lingua... poi mordo le labbra, quel torso nudo e abbronzato, le braccia muscolose e coperte da una leggera peluria castana, pantaloncini corti di jeans sfilacciati che mettono in risalto due glutei sodi come quelli della maggior parte degli atleti 8 ma i suoi erano così di natura). Guardo scivolare su tutta la sua superficie del suo corpo a partire dai capelli neri e di taglio medio, bagnati dal sudore che si deposita a goccioline sulla fronte una goccia, che scivola deviando sulle arcate sopracciliari nere e ben disegnate, evitando gli occhi di un verde brillante tendente al giallo, percorrendo la muscolatura del viso attento e teso e la barba incolta, sfiora appena le labbra e scende lungo il collo muscoloso e giù fino al torace per dissolversi dopo una lenta deviazione ombelicale sul tessuto dei jeans... appena slacciati sul davanti, mettendo in risalto un dono che sarebbe stato mio da li a poco, avevo una voglia che dovevo assolutamente colmare.
Richiamai Pierre, la sua attenzione fu rapida, venne verso di me abbandonando il retino al bordo della piscina... io ancora mi dondolavo su quell'amaca coperta da un inspiegabile tremolio che percorreva tutto il mio corpo placidamente rilassato... si avvicinò a me guardandomi desideroso di sapere, poi passò una mano sulla fronte per asciugarsi il sudore... mi apprestai a fermarlo prima che fosse troppo tardi e rapida e felina lo presi per le turgide e scultoree maniglie dell'amore, con sapienza lo cominciai a leccare sentendolo fremere ad ogni passaggio della mia lingua avidamente sorpresa dal sapore dolciastro del suo sudore, muta come un pesce... lui fremeva sempre di più, poi lo feci distendere sotto l'amaca che ancora dondolava, lenta e vuota. Appena disteso poggiandosi sui gomiti, mi sorrise (credo immaginasse già come andasse a finire,è un abitudine dell'uomo aspettarsi sempre il meglio da una donna)... ricambiai quel sorriso e gemette, quando le mie mani esperte slacciavano dall'asola dei mini jeans gli ultimi bottoni fino a scoprire il grosso pene già turgido e dritto dall'eccitazione che stavo regalandogli... di quel dono, tutto per me, d'amore e di sesso, umido e sudato, saporito e odoroso ne feci man bassa, succhiandolo con lenta avidità. Lui con le sue mani nerborute e ruvide, spingeva la mia testa al ritmo, sempre più voglioso... ora, era energica pressione ma poi mi bloccai... rimase di stucco, spalancando i suoi bellissimi occhi come a chiedere "perchè?"... impassibile e stupito una volta preso per la mano, lo trascinai ardente e stordito, con il fallo in erezione all'interno della casa, in cucina... lo spinsi su una sedia e aprii il frigo; ero eccitatissima, come una bambina che stà per sperimentare qualcosa di nuovo... un gioco che sembrava gli piacesse proprio e dal frigo presi il tubo della panna montata in metallo (proprio quelle che si trovano nei supermercati), l'agitai con energia compiendo un movimento che lui senza dubbio conosceva benissimo e feci pressione sul tasto del tappo... facendo scivolare una schiumosa nuvola di panna che uscì dall'erogatore e spalmai il glande fino a coprirlo tutto... il freddo di quel soffice e goloso bianco, lo fece tremare e in un solo boccone ne ingoiai un pò, spingendomi il fallo fino alla gola e succhiandolo come una vitellina... quel latte polposo da lì a poco si confuse con il suo sperma creando un crema dolce e salata allo stesso tempo e continuai a leccarlo come un gelato senza che lui fermasse mai l'eruzione del suo seme... ma io non ero mai sazia di quel corpo e continuammo fino allo sfinimento il gioco che lui definì delirante, piacevole ed insolito... dalle sue precedenti esperienze. Altre volte accadde, sempre in giornate afose e sempre durante le sue mansioni di giardiniere personale intento nel suo lavoro, dove potevi vedere tutto il suo corpo in azione... perchè quella era semplicemente l'occasione più adatta per stimolare la mia fantasia erotica. Da quel giorno un tubo di panna nel mio frigo non manca mai... ed io sono ingrassata di qualche chilo, ma il nostro personale gioco lo facemmo anche con: crema pasticcera, cioccolato, burro d'arachidi... sempre e comunque cose fluide o schiumose commestibili che si potessero spalmare. Mi sono detta da subito che non bisogna esagerare con il piacere, altrimenti il colesterolo sale, sale, sale, proprio come per Pierre la pressione delle sue vene, rischiando alla fine qualcosa che potrebbe compromettere la salute.
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