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La Tedesca
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Titolo:
La Tedesca |
Autore:
Babele |
Contatto:
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Racconto
n° 967 |
Altri
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Occhi cerulei come la divisa che indossa, quarantatre anni, caposala del reparto urologia dell'ospedale civile. Impeccabile come una dama di corte a ciò educata, nessuno ricorda di aver mai visto un sorriso, una smorfia, un abbandono sul suo volto pallido e sempre uguale a se stesso: una maschera di cera. Comanda il perfetto funzionamento del reparto con tre parole e sei occhiate significative al giorno, il personale a lei subalterno sa benissimo che deve lavorare e rendere al massimo, sempre a bacchetta. Non è amata. E' temuta. E' "sparlata" alle spalle però e sottovoce, molto sottovoce sennò potrebbero essere guai seri. La chiamano "La Tedesca".
Trentacinque anni, occhi e baffi neri come il carattere che lo contraddistingue, sono tredici anni ormai che lavora nel reparto urologia come infermiere, tredici anni di magoni e di rospi mandati giù perchè spintigli in gola dalla ferrea, glaciale caposala. Si chiama Silvano.
Pazienti tranquilli, notte di pace e di relax, la eternamente vigile tedesca che da qualche parte deve pur stare e che sarà certamente impegnata in qualcosa di utile - pensa Silvano - coprirà il resto del turno fino al mattino alle otto e "ormai posso respirare e riposare, rilassarmi" si dice a voce alta. Si avvia verso lo spogliatoio con docce, servizi e letto d'emergenza defilato dalla camerata e abbastanza tranquillo per dormirci su fino alle sette almeno. E' così assonnato che fatica persino ad abbassare la maniglia della porta, porta che s'apre talmente piano da non farsi nemmen sentire dal corpo femmineo e nudo lungo il quale le mani sono impegnate a passare una salvietta per asciugare le ultime gocce lasciate qua e là dalla doccia appena fatta. L'ignaro, femminil corpo nudo è di spalle alla porta. Silvano impazzisce. Tre secondi e una maschia mano destra chiude ermeticamente labbra su denti ferocemente intenzionati a mordere, la sinistra pigia con forza su "quattro labbra, due piccole e due grandi", una stanga d'acciaio si immerge laddove... non ci sono labbra e denti. Ogni punto "d'entrata o d'uscita" della lattea "tedesca" è sigillato. Cinque minuti scarsi per soffocare rabbia, reazioni violente, istinti assassini, cinque minuti buoni per liberare il piacere, un'ora e passa per conoscere ed apprezzare il gusto vero, per onorarlo con i singulti più squassanti. Nel corpo nudo di una "tedesca".
Il giorno dopo la più inspiegabile e meravigliata sorpresa sconvolge tutti i dipendenti e il militaresco tran-tran del reparto urologia dell'ospedale civile. Dalla cuffia azzurrina della teutonica, fredda caposala è spuntato un ricciolo. La caposala è bionda. Nei suoi occhi cerulei s'è accesa la luce. Sulla sua bocca carnosa è sorto il sorriso. Nel reparto uro dell'ospedale civile si grida al miracolo. Cose che capitano.
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