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Come una favola
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Titolo:
Come una favola |
Autore:
Berenice |
Contatto:
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Racconto
n° 97 |
Altri
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Andavo a nuotare due volte alla settimana a volte tre, quando i miei impegni di lavoro me lo permettevano, e Luca, il Capovasca del circolo dove ero iscritta era sempre lì. Sebbene fosse di indubbio fascino, con il suo fisico atletico, lo sguardo penetrante, il sorriso aperto e sincero, ho sempre pensato che la corte discreta che mi dimostrava, facesse semplicemente parte del suo modo di essere. Non ho mai creduto per un solo istante di interessargli seriamente. I nostri brevi dialoghi si mantenevano vaghi, qualche parola, qualche piccolo accenno alle nostre vite, nulla di più. A volte ci concedevamo un tè caldo nel bar del circolo nelle sere d’inverno e a volte era una bevanda ghiacciata sorseggiata godendoci il fresco delle sere d’estate. Qualche risata, qualche discorso serio appena accennato, sempre discreto e mai invadente. Così quando quella sera a bruciapelo mi chiese se (visti i miei trascorsi di insegnate di nuoto per i bimbi) potevo sostituire a puro titolo di amicizia e di favore personale, l’insegnate di acqua-gym perché per una emergenza non poteva venire, mi sorprese non poco. “Non sarà difficile, ti divertirai. Non ho più modo di avvisare le signore di quel turno di non venire e con il fatto che staremo chiusi due settimane per il cambio dell’acqua e per togliere il “pallone” non mi va di far loro perdere anche questa lezione”. Titubai qualche istante ma accettai volentieri e lui mi ringraziò caldamente con una strana luce che brillava nei suoi occhi scuri. La lezione passò senza eccessivi problemi ed in effetti mi divertii molto con quelle signore. A lezione finita la piscina era ormai vuota e l’acqua immobile esercitò su di me un fascino quasi sinistro: assecondai il desiderio di fendere con il mio corpo quelle acque e mi tuffai per fare qualche vasca in assoluto silenzio e solitudine. Improvvisamente le luci si spensero ed in quella totale assenza di rumore e luce (fatto salvo il riverbero dei lampioni del viottolo che filtravano dalle vetrate appannate) cominciai a chiamare Luca a gran voce per manifestargli la mia presenza in vasca. Come in un vecchio film si accesero le luci sotto l’acqua e si creò un’atmosfera suggestiva e quasi irreale. Cominciai così a nuotare, bracciata dopo bracciata, verso la fine della vasca quando sentii il rumore di qualcuno che si tuffava. Luca emerse vicinissimo a me, io toccavo a malapena ma lui era ben saldo sulle gambe, mi guardava sempre con la strana espressione di prima sul viso bagnato. La fioca luce proveniente dal fondo della piscina faceva brillare le gocce d’acqua sulla nostra pelle. Ci guardavamo senza dire nulla poi dopo alcuni attimi lui ruppe quel silenzio che sapeva di sacro …… “Sono andati tutti via … “ “Va bene, ora vado anche io così puoi chiudere” Risposi senza troppa convinzione e senza molta voglia di andarmene. Si avvicinò ancora di più e mi tolse la cuffia. I nostri volti erano vicinissimi, gli occhi negli occhi e sentivo il suo alito caldo sulla mia pelle. Mi abbassò le spalline del costume liberando i miei seni di un candido pallore che galleggiavano sotto l’acqua liberi di muoversi, i capezzoli divenuti turgidi un po’ per il freddo e un po’ per l’eccitazione della situazione. Non toglievo gli occhi dai suoi e non dicevo nulla per non rischiare di infrangere quell’atmosfera magica e surreale. Come un sussurro lontano mi arrivarono le sue parole: “Ti ho desiderata fin dal primo momento che ti ho vista. Ti ho voluta con tutto il mio corpo e ora che ti posso toccare mi scoppia il cuore dall’emozione”. Poggiò le sue labbra sulle mie che dolcemente dischiuse insinuando la sua lingua calda e morbida nella mia bocca. Con questo semplice gesto mi sembrò di svegliarmi da un sogno, il desiderio esplose nel mio ventre e mi avvinghiai a lui in modo irruento, animalesco. Avvolsi le gambe attorno ai suoi fianchi agevolata dalla spinta dell’acqua. Il mio sesso si trovava a stretto contatto con il suo e spingeva prepotente attraverso il costume che gli sfilai mentre lui sfilava il mio. Nonostante la temperatura non fosse delle migliori i nostri corpi erano incandescenti e sentivo il liquido creato dal forte desiderio surriscaldare il mio sesso. Continuavamo a baciarci e accarezzarci mentre mi portava dolcemente verso la fine della vasca. Quando la mia schiena si trovò poggiata sul bordo aprii le braccia per poggiarle su di esso e avere maggiore stabilità. Sentivo il suo pene duro premere contro il mio clitoride. Mi alzò leggermente per succhiare i capezzoli e questo mi strappò un gemito di piacere. Mi riabbassò penetrandomi facilmente. Chiusi gli occhi dal piacere intenso che mi fece provare, mentre ci muovevamo all’unisono. “Dimmi qualcosa, dimmi cosa stai provando” mi sussurrò all’orecchio mentre succhiava il mio lobo. “E’ bellissimo – riuscii a dire – è sublime la sensazione di sentirmi piena di te, di sentire il tuo pene tutto dentro di me”. Il primo orgasmo mi travolse mentre pronunciavo quelle parole. Un orgasmo intenso, coinvolgente che fece vibrare tutte le cellule del mio corpo. Lui non era sazio di me ed io di lui. Mi fece girare e sempre poggiata con i miei avambracci sul bordo della piscina mi prese da dietro. Il silenzio di quell’ambiente era rotto solo dai nostri sospiri e dal suono che il movimento dei nostri corpi producevano al contatto con l’acqua. Luca cercava la mia bocca e la forza con cui spingeva la sua lingua in essa era simile alla forza con la quale mi sbatteva. Incapace di dominare le mie sensazioni ero consapevole solo degli orgasmi che provavo e che squassavano il mio corpo. Mi chiese di uscire ma pur non capendo cosa volesse fare lo assecondai. Luca uscii prima di me e vedere il suo corpo perfetto e muscoloso con il membro duro e dritto fra le gambe mi eccitò – se possibile – ancor di più. Stavo vivendo alcune delle mie più sfrenate fantasie sessuali. Mi sembrava di vivere le scene di una fiction, troppo estreme per essere reali. Mi sollevò senza fatica apparente e guidò il suo pene dentro di me. Questo mi dava un vago senso di onnipotenza e di completezza; vidi che ci muovevamo, portandomi fino alle docce degli spogliatoi. Aprii io per lui l’acqua calda e solo allora mi lasciò. Con Luca appoggiato alla fredda parete mi inginocchiai davanti e presi il suo membro che tanto mi aveva fatto godere nella mia bocca cominciando a succhiarglielo. I suoi gemiti di piacere mi incitavano a continuare, leccandogli i testicoli, indugiando con la lingua sul prepuzio rosso e gonfio, volevo sentire il suo sapore, volevo che mi riempisse la bocca ma Luca mi fece alzare mormorandomi “Non voglio venire così, voglio farti godere ancora una volta, voglio urlare mentre urli tu, voglio che il godimento sia contemporaneo”. Appoggiai istintivamente le mani alla parete mentre l’acqua bollente scottava la nostra pelle. Aprii le gambe per accoglierlo nuovamente dentro di me ma lui non scelse la vagina. Mi ritrovai il suo membro che violava facilmente il mio sedere, le sue mani aprivano dolcemente le mie natiche per fare in modo che entrasse tutto dentro di me. Un primo grido me lo strappò l’inaspettata ed improvvisa sensazione di pienezza: l’eccitazione non solo mi sconvolgeva ma mi aveva reso completamente succube ed inerme. I suoi testicoli sbattevano contro il clitoride duro e voglioso, i miei fianchi si muovevano ritmicamente con lui e questo lo fece impazzire di piacere. Sì, gridammo entrambi e quasi contemporaneamente i nostri orgasmi. Riuscii a dire che era bellissimo sentire il suo sperma caldo riempirmi tutta. Mi voltai e mi abbracciò per restare, per un tempo che definirei interminabile, immobili, l’uno aggrappato all’altro, sotto l’acqua della doccia che continuava a scendere, con il petto che si sollevava sempre più lentamente mentre tornavamo padroni dei nostri corpi e del nostro respiro, mentre godevamo semplicemente del calore che la vicinanza ci dava. *** *** Gli incontri proseguirono con regolarità e la nostra non si rivelò solo una splendida intesa sessuale, ma anche un’affinità, complicità e sintonia emotiva rari da trovare. Era tutto troppo bello per essere vero, ma mi imposi di vivere quella splendida storia senza angustiarmi per il suo corso o per la sua fine. Ora viviamo insieme, abbiamo aperto un piccolo circolo tutto nostro, la vita ci ha sorriso e continua a sorriderci e noi non riusciamo, a distanza di quasi tre anni, a capacitarci della fortuna che abbiamo avuto nell’incontrarci. Quando dobbiamo cambiare l’acqua alla vasca, la sera ci tratteniamo e ci concediamo un tuffo nel nostro passato recente per rivivere con tenerezza e passione l’intensità e la spregiudicatezza del nostro primo amplesso.
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