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Lorella - Una giornata da non dimenticare
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Titolo: Lorella - Una giornata da non dimenticare
Autore: DRoberto2
Contatto:
Racconto n° 977
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Ore 9.00
Giornata di lavoro standard. Ufficio, telefonate, tanti caffè bevuti male, con il solo scopo di prendere un po’ di tempo

Ore 18.40
L’ufficio si svuota, resti solo con la tua giovane collega. 24 anni, mora non alta, ma in piccolo una modella... ma che fra un mese si sposa.

Lei, Lorella, è molto legata a me. L’ho presa sotto la mia ala e l’ho fatta crescere. Da quattro anni la seguo professionalmente e non solo! Ma mai una parola fuori posto, od un mio sporco ricatto.
Mi sono sempre accontentato di guardarla, ed in silenzio soffrire.

Ore 19.03
- Roberto – mi dice, il report che mi hai chiesto sarà pronto fra 15 minuti!
- Bene, ma è il caso che tu vada a casa. Ci vediamo domani

No, lei insiste a farmi vedere una bozza di risultati! Appoggia i fogli davanti a me, e si porge leggermente, ponendosi al mio fianco, sulla scrivania.
Lei parla, parla, mi mostra i dati e con una matita mi evidenzia le informazioni di maggior rilievo! Ma io non penso ai numeri. Io spio, sperando di non farmi troppo vedere, il suo splendido corpo: un viso d’angelo con occhi neri che sembrano brillare come gemme. Un seno che si rigonfia sotto quella camicetta di cotone leggero e che in quella posizione è anche in trasparenza, complice un po’ la leggerezza del tessuto, ma anche quella lampada che i colleghi hanno lasciato accesa nel corridoio.
Un seno tondo, perfetto, che si agita al muoversi di lei. Un bottone si slaccia più del necessario e sotto la camicia, il seno senza nessun contenimento… solo a 24 anni, con una 2^ di taglia puoi permetterti di non portare il reggiseno.
Io la prenderei li! Ma non posso, sono una persona seria e lei si fida di me!
Con una mano si sistema i capelli, li porta dietro un orecchio e a volte mi fissa per avere il mio consenso, e sorride!

Ore 19.20
Squilla il suo cellulare. È il futuro marito:
- Scusami Roberto, ma mi sta chiamando Marco.
Si allontana… ed io guardandola in silenzio sospiro.

Non posso fare a meno di ascoltare la sua conversazione, anche se non comprendo bene il tutto. Ma il sunto è il seguente: lui non ha fatto qualche cosa (forse avevano un appuntamento saltato per il giorno dopo) e lei è molto irritata. Poi lui (forse) vuole conciare, ma lei è furente, ma non gli da la soddisfazione di farsi vedere arrabbiata. La conosco, fa sempre così quando qualche cosa o qualcuno non si comporta come lei crede: si stropiccia il naso, chiude gli occhi, si concentra e cambia discorso. Stava per andare a casa, ma ora aggiunge: scusami Marco, ma sono qui in riunione e ne avrò per tutta la sera. Ci sentiamo domani!”
Ma come, penso io… per tutta la sera? Io volevo andare a casa. Sono a pezzi, ed i miei 41 anni non sono uno scherzo.
Lei chiude la conversazione, ma spegne anche il PC sulla sua scrivania. Si ferma davanti le finestre ormai buie e si specchia. Si sistema il sua chioma acconciata in un perfetto caschetto nero, la camicia… vede il quarto bottone slacciato, lo fa per abbottonare, ma poi ci ripensa, e lo accosta solo! Pudore, ma non capisco, o forse mi sembra di capire troppo, vaneggio... il solito pervertito.
Poi si ritorna nel mio ufficio, la osservo. Quella gonna al ginocchio, troppo seriosa per la sua età, ma di una eleganza che fa di lei una dolce immagine. Le calze velate, ovviamente nere, ma con un fine ricamo che parte discreto come una linea di matita dal tallone per poi arrampicarsi sulle gambe, allargandosi (sempre finemente) e dando maggiore flessuosità a quelle due sculture.
Si ferma davanti a me, e si siede! Riprende a spiegarmi i suoi diagrammi. Ma è troppo lontana. Allora, come una bambina, si scompone, si sfila la scarpa e l’appoggia sotto il sedere per fari più alta.
Continua a parlare…. Ma è ancora scomoda. Io, involontariamente ve lo giuro, sposto il grafico vicini a me! Lei si inginocchia sulla sedia, appoggia i gomiti sulla scrivania e quasi si sdraia, e io quasi ho un attacco apoplettico! La camicia si è quasi aperta sotto il peso dei suoi seni nudi, trattenuti solamente dal top bianco posto sotto la camicia. Ma in quella posizione io ammiro il paradiso. Due perfette sfere, o così a me sembrano, con i capezzoli che ogni tanto, dalla scollatura fanno capolino. Piccoli, turgidi… DURI… ma accidenti che succede? Non sono un grande frequentatore di donne, ma così lo sono quando si eccitano… sono il solito maniaco… pensiamo al lavoro, ma poi ci penso! Sono 6 mesi che non vedo più Francesca e sono 6 mesi che non frequento una donna… la fame fa brutti scherzi.

Ore 20.05
Lei continua a parlare del suo “cz…” di grafico. Capisce che è scollata, e in modo disinvolto si copre! Per lei è importante il lavoro… e si fida di me! Il discorso si complica… ma perché si complica. Lei vuole chiarimenti e vuole mostrami quanto siano valide le sue tesi. Deve quindi rompere le distanze.
- Scusa Roberto, ora che siamo soli posso prendermi delle libertà?
- Certo! Dimmi pure!
- No, per dire già mi prendo tutte le libertà che voglio, ma dopo una giornata di lavoro non riesco a lavorare bene se non mi tolgo le scarpe.
Io mi sposto con il busto e guardo come è seduta: una scarpa già tolta, sotto il sedere, con il ginocchio ripiegato. La gonna un po’ sollevata per fare spazio.
- Ma mi sembra che tu non abbia aspettato la mia autorizzazione, ma se gradisci togliti anche la seconda
- Grazie!-
Mi sorride e con veloce gesto si toglie anche la seconda. Si massaggia dolcemente le gambe e poi si alza, riprende i fogli e cammina sulle punte, per non sentire il freddo del pavimento, aggira la mia scrivania. Appoggia i glutei sul bordo del tavolo e sempre con i fogli in mano mi descrive i suoi grafici… ma io la sola cosa che capisco è SESSO.
Io mi ripeto: Roberto sei una persona seria…
Lei parla, appoggia la gamba destra su un piccolo mobile alla mia destra… siamo a due pochi centimetri di distanza… penso sentire i suoi profumi e i suoi odori…
Quelle gambe perfette, la gonna sollevata più del necessario, che fa intravedere che le calze velate sono auto reggenti, e poi la coscia nuda che si perde nel buio…. IO MUOIO, o le salto addosso, o me ne vado.
Il mio sesso a questo punto si gonfia nei pantaloni… io sono in imbarazzo, lei è praticamente sopra di me e mi guarda con quegli occhi da far sprofondare un pianeta in quel buio di dolcezza.
Me ne vado!
Mi alzo. Sono una persona seria non me ne voglio approfittare, odio la prevaricazione!
- OK Lorella, ci aggiorniamo a domani

Ore 20.28
Lei mi guarda. È arrabbiata. Si stropiccia il naso e chiude gli occhi. Ma non si sposta di un millimetro da quella posizione.
- OK Lory, sputa il rospo! Perché ritieni che i tuoi conti siano errati.
Lei non parla! Mi guarda, poi allunga la mano e mi fa tacere mettendomi un dito sulle labbra. Il suo sguardo diviene più dolce e miei 41 anni si squagliano come neve al sole ed ho di nuovo 20 anni.
Poi si avvicina e mi bacia dolcemente e mi sussurra:
- Come Capo sei un fenomeno, ma di ragazze non capisci un granché!
Io sprofondo, il cuore che mi pulsa a 120 bpm. Le appoggio la mano sulle gambe ma come per pudore subito la ritraggo. Lei mi abbraccia e nuovamente mi bacia ma questa volta in modo più profondo. Io la cingo e con una mano mi intrufolo sotto la camicetta e le accarezzo la schiena. È troppo bella e non oso scendere su i suoi fianchi. Lei mi guarda e dolcemente mi sussurra:
- Sei tenero, ed è sempre quello che mi è piaciuto di te, ma io non sono di cristallo e quello che piace ad un uomo può anche piacere ad una donna…
Io prendo coraggio e scendo sulla gonna! La sbottono e dolcemente cala. Ha un piccante perizoma nero, con le mie mani affondo nei suoi glutei, attirandomela a me. Il suo corpo si appoggia al mio. Ed il mio sesso mi esplode nei pantaloni, andando ad appoggiarsi alle sue dolci vulve, ancora nascose dall’intimo.

Io percorro i suoi glutei, mi infilo fra di essi e scendo fino a toccare il suo sesso bagnato. Con un gesto che io non mi sarei sognato, afferro i suoi slip e li strappo. Lei appare sorpresa, ma non si ritrae. Anzi! Gioca al rialzo. Si avvicina a me, mi slaccia i pantaloni con abili mosse, inserisce la sua mano nei miei boxer ed estrae il mio pene orami gonfio allo spasimo, poi sussurra:
- L’ho sempre sognato di farlo in ufficio e con te!
Non aspetta una mia risposta, si inginocchia e lo prende in bocca, lo stantuffa velocemente, lo inserisce tutto, lo estrae e lo lecca, poi riprende e inserirlo in bocca per poi estrarlo fino al glande che poi trattiene fra le sue labbra.
Troppo per me! Io vengo velocemente e copiosamente in bocca. Io cerco con una mano di allontanarla, ma lei vuole continuare, e mi riceve in bocca.
Io sono esausto e con i pantaloni calati mi siedo sulla mia sedia:
- Lorella è troppo. E non ho potuto controllarmi! Scusami.
Mi sentivo eccitato, ma depresso per la mia velocità con la quale avevo raggiunto l’orgasmo senza far piacere anche a lei.
- Non ti preoccupare! Rimediamo subito.
Si portò con la bocca sul mio pene e ricominciò a leccarmelo docilmente,e quindi pulendolo dalla eiaculazione precedente. Dolcemente proseguiva con la lingua, portandomi ad un dolce piacere, ma non sufficiente a portarmi ad una seconda erezione. Dopo qualche minuto disse:
- Ti fidi di me?
- Certo!
- Accetteresti di fare, ora, alcuni giochetti che mi piacciono molto! Forse non raggiungerai ancora l’erezione ma almeno mi diverto anch’io
- OK.
Lei si voltò, si sollevò la camicetta, e si appoggiò sulla mia scrivania, mettendosi sdraiata a 90 gradi. Il dorso sul mobile. In questo modo il suo stupendo “sedere” era a me esposto. Quindi disse:
- Mi piacerebbe che tu lo leccassi.
Io non obiettai. Ora toccava me mettermi in ginocchio, in posizione flessa e cominciai a leccarle i glutei, fino a giungere al suo orifizio anale. Quindi con la lingua cominciai a forzarle il pertugio e lei gemette di piacere.
Poi mi spostai più sotto, fino a leccarle il suo bagnatissimo fiore del piacere, e lì trovai le sue dita che nel frattempo mi facevano concorrenza.
Ma non bastava. Prese il telefono e compose un numero. Io mi fermai ma lei disse:
- Roberto continua, non fermarti mai, fai quello che vuoi, ma non ti fermare.
Io continuai nella mia dolce opera. Poi lei cominciò a parlare al telefono.
Parlava con Marco, il suo futuro marito! Non capivo che cosa dicesse, ma voleva fare la pace. Ma io continuavo a tampinarla, e lei più parlava più diventavo impudente. Mentre le baciavo il sesso, infilai un dito dentro di lei. La sua voce, al telefono si fermò un attimo, poi riprese un po’ tremolante.
Io allora con l’altra mano le cominciai a massaggiare l’ano con il dito indice. Lei si muoveva seguendo i miei movimenti, ma poi azzardai nuovamente e le infiali un dito anche dal retro. Lei al telefono tacque! Si morse le labbra. Poi con il suo ragazzo cominciò a farsi delle effusioni telefoniche, promettendosi all’indomani sera stravolgenti avventure.
A questo punto il mio pene, succube del mio voyeurismo dei molti specchi, cominciò nuovamente ad indurirsi. Io non persi l’occasione e quindi le infilai il mio pene nelle sue dolci viscere. La prendevo prima dolcemente, ma poi sempre più velocemente. Lei al telefono non riusciva più a mantenere una voce normale. Poi quando le afferrai, sempre cingendola alle spalle, i seni, dovette cedere. Salutò velocemente il ragazzo, agganciò la cornetta e cominciò a gemere (qualche volta ripensando all’accaduto) anche più del necessario.
Io mi sentivo dentro di lei. Le miei mani toccavano i suoi seni, poi passavano sul viso, fra i capelli, sui glutei, sulle gambe. Con le mani agganciai le sue calze e da quella posizione, cominciai a strapparle e a tirale.
Lei era completamente sconquassata, e disordinata. Più di una volta provava a voltarsi, ma io glielo impedivo. Mi piaceva vedere quei suoi glutei ed il mio pene che scompariva fra le sue cosce. Lei venne, sentii in lei un fremito, la sua vagina stringersi aritmicamente e freneticamente per qualche secondo. Poi cominciò a rilassarsi.
Ma io non ero pago.
Estrassi il mio pene e lo appoggiai sul suo ano. Lei capì e cominciò a muoversi al fine di agevolare l’operazione.
- Fai piano… se riesci!
Io a questo punto affondai il mio membro. Prima sentii una certa resistenza, poi anche li riuscii ad entrare. Ma lei si irrigidì. Mi prese una mia mano che avevo appoggiato sul suo gluteo.
- Bene ora continua… fammi sentire, ti voglio.
Io ricominciai anche in questa penetrazione anale a stantuffare, prima adagio e poi senza alcun ritegno. Le prendevo i suoi glutei e poi su i suoi fianchi per prendere la spinta giusta… finché anche in quella posizione venni dentro di lei.
Entrambi esausti ci rilasciammo. Lei si voltò verso di me e mi abbracciò!
Io un po’ sorpreso di tutto quello che avevo vissuto e che mai avrei creduto di vivere le dissi:
- È stato bellissimo, ma….
- Di Marco? Io lo amo. Con lui mi trovo bene e penso che sarò una donna fortunata! Ma io desideravo, dal primo momento che ci siamo incontrati, fare l’amore con te! Penso di amarti, tanto quanto lui! Ma non è possibile avere due mariti, ma due uomini si!

Ore 21.15
Prendo la macchina per andare a casa!