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Sybilla
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Titolo: Sybilla
Autore: Mauro M
Contatto:
Racconto n° 978
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Sybilla al mare.

Tutto è cominciato stamattina. Quei tre sono arrivati con la macchina verso le nove, nella bella spiaggia di sabbia bianca... solo la nostra tenda azzurra, il resto solo abbia bianchissima, macchia mediterranea e verde smeraldo.
Uno è sceso e si è avvicinato timoroso, in un italiano stentato ci ha chiesto se potevano avere il permesso di montare la loro tenda sulla spiaggia; mia madre e mio padre sempre troppo ospitali hanno familiarizzato subito, e loro si sono sistemati fra i bassi alberi di ginepro al bordo della duna scomparendo quasi alla nostra vista per quasi tutto il giorno.
Ora i miei sono partiti, io e mio zio rimaniamo fino a venerdì prossimo, sarà una settimana di pesca e di campeggio selvaggio.
Poco prima dell'ora di pranzo una visione mi si piazza sulle retine: dalla tendina degli invasori esce una valchiria, ha un due pezzi rosso abbastanza strizzato, si avvicina con un passo dinoccolato, regge un vassoio di dolci e ce li offre in segno di riconoscenza per la nostra gentilezza… Come se le spiagge non fossero di tutti…
Mia madre immediatamente li invita per il pranzo, quella ragazza ha un culo da favola e due tette da sballo, e io comincio a sognare.
Alle sette i miei partono, alle otto Sybilla ricompare e ci invita a cena, vuole contraccambiare la cortesia. Sono contentissimo, la potrò riguardare da vicino.
Loro non hanno neppure un tavolino, e si decide che vengano da noi. Alle otto e mezzo accendiamo le lampade e arrivano, lei tiene una grossa pentola e sembrano i Re Magi che portano doni. Nella pentola solo the nero, pane e paté d'aglio.
Io non riesco a toglierle gli occhi di dosso, quasi non vedo gli altri due personaggi: Sono polacchi in vacanza, uno è il suo fidanzato, Janus, un tipo smilzo e insignificante che non dice una parola, l'altro un amico di cui non ricordo neppure il nome, anche lui taciturno e tetro. Lei è tanto solare, allegra e viva quanto bona… Ma che ci fa una come lei con due cadaveri, valla a capire la vita…
Ovviamente mangiamo i sontuosi nostri avanzi, Janus ha comprato una tanica di vino a Dorgali, un vino rosso di quelli "Potenti". Lo avvertiamo che da quelle parti il vino è davvero forte, Sybilla traduce, lui si alza e va a prenderlo.
Alle dieci ne mancano due litri, e se si considera che quel vino ha più o meno sedici gradi… siamo tutti molto su di giri. Io ho lei seduta a fianco, di tanto in tanto muovendosi mi sfiora una gamba, ridendo mi poggia la mano sulle spalle, una volta s'è sporta per prendere qualcosa e mi ha strusciato le tette quasi sul viso… La scoperei selvaggiamente.
Alle undici la situazione è insostenibile, Janus ha gli occhi vitrei, l'amico quasi come lui, mio zio è cotto come un capretto. Salutano, spariscono nel buio barcollando verso la loro tenda. Zio si getta sul materasso sussurrando: "Ma che pezzo di figa, se non fossi tanto sbronzo…" e comincia a russare.
Spengo la lampada a gas, la luna piena emana un chiarore surreale, mi sdraio e penso a quella ragazza, a quelle gambe rotonde e affusolate, alle tette costrette dentro il reggiseno, alla natiche ferme, poi la fantasia immagina la peluria fra le cosce… mi diventa duro, devo sfogarmi, sto pensando di uscire e masturbarmi in riva al mare quando un'ombra si staglia contro il chiarore del telo della tenda.
In principio mi preoccupo: "Chi sarà mai?" poi sento la voce di Sybilla: "Mauro, Mauro!" sono addormentato e sto sognando? Ma la voce sommessa continua, la chiusura lampo si solleva, il suo profumo entra prepotente.
Mi sollevo e schizzo fuori, così come sono, con gli slip paurosamente gonfi di desiderio, ma penso che col buio non si noti troppo.
È lei davvero li fuori. Barcolla un pochino, mi spiega che Janus s'è allontanato per pisciare ma non è ritornato, e l'amico davvero non si sveglia neppure scuotendolo forte.
Prendo la pila, cerco di mantenere il fascio luminoso lontano dai miei attributi che non intendono mollare la presa, anche perché lei cammina mezzo passo davanti a me, ha indossato la "roba per la notte", s'e scusata per essere così in "disordine".
Ha un Baby Doll trasparente, poco più che un niente, come cammina le si vedono le natiche racchiudere un paio di mutandine il cui bianco risalta nella luce della torcia e della luna, senza reggiseno la tette paiono ancora più grandi e sode.
Cerchiamo finché non lo troviamo, addormentato a russare sotto un cespuglio. Lo prendiamo e lo trasciniamo verso la tenda, cadiamo due volte, lui continua a dormire come un macigno. Lei lo sistema e lo copre, mentre si inchina le guardo il sedere, la scollatura, e la mia eccitazione aumenta ancora.
Adesso ci rilassiamo, io sono sporco di sabbia, e lei pure, prende un asciugamanino e mi pulisce ringraziandomi e scusandosi, afferro lo straccio e ricambio, insisto che non mi ha davvero disturbato:
"Tanto non riuscivo a dormire!"
"Anche io non dormire, io avevo idea… luna molto romantica, paesaggio incanto!"
Approfitto di ogni istante strofinandola, forse esagero sui seni, ma la sabbia s'è intrufolata, e lei non protesta, poi mi riprende l'asciugamano e continua, mi pulisce la schiena, poi il torace, poi scende sulla pancia… Hai, si ferma, ha visto il gonfiore, ecco, adesso urla e mi caccia via. Ma riprende, si, sorride e riprende, solo più delicatamente, sempre sorridendo.
"Tu… cosa è successo al tuo pisello?"
"Mi capita spesso, quando c'è luna piena" cerco di sdrammatizzare.
Sybilla prende un sacco a pelo dalla tenda inchinandosi e mostrandomi il fondoschiena: "Ti andrebbe di parlare per raggiungere il sonno?"
Ci sediamo li davanti, sopra il sacco a pelo, non è grande, e lei si siede molto vicina, sento i suoi fianchi, il calore della sua coscia. La luce è tanta che si distinguono i contorni delle cose come in una vivida alba.
Mi domanda se ho freddo, no, non ho freddo, lei dice che un po' lo sente, le passo il braccio intorno le spalle, lei si rannicchia contro di me e mi accarezza una gamba, io con l'altra mano le accarezzo una coscia, lei mi accarezza in mezzo alle gambe.
Sento la sua mano afferrare il tessuto degli slip e saggiare la consistenza del mio attrezzo. Mi pare di venire, non può succedere, mi trattengo strizzando lo sfintere anale e irrigidendo i muscoli pubici. Le infilo anche io la mano fra le gambe, in un attimo sento che si sta bagnando, le sfilo il Baby Doll, i seni scaturiscono come liberati da una prigionia letale, ne afferro uno e lo accarezzo, poggio le labbra e lo succhio, ha i capezzoli grossi e duri, le tette sode e con una forma a pera.
Infilo le dita sotto le mutandine, le immergo nel suo sesso, lei mi asseconda allargando le cosce, sfrego voracemente, la bacio, lei si scatena, mi bacia quasi con violenza, sicuramente con lussuria, voglia, perversione.
Le sfilo gli slippini e mi infilo fra le gambe a succhiarle il sesso, muovo la lingua in tutte le direzioni, lei emette dei suoni forti, non si cura della possibilità che Janus senta, e se non si cura lei… ad un certo punto Sybilla mi abbassa quello che è rimasto delle mutande, afferra con due mani la verga e la prende in bocca, gioca con la lingua sul glande passando la punta sulla chiappetta penica, poi lo prende fra le mani chiuse a coppa come un panino che racchiude una salsiccia e sfrega come volesse riscaldarsi, poi ancora lo riprende facendo scorrere le mani alternativamente mentre succhia il glande. Io mi do da fare, scomodamente, con la sua vulva. All'improvviso mi prende il cazzo, lo allontana dal mio ventre e lo rilascia, quello con uno schiocco ritorna parallelo, in verticale.. ripete l'esperimento alcune volte, poi, evidentemente decide che più di così non si potrebbe gonfiare, si mette in ginocchio, si gira, allarga le gambe e si afferra le natiche divaricandole per bene. Anche in quella luce vedo le grandi e piccole labbra dischiuse, la vulva ingrossata dalla voglia protesa verso di me, mi inginocchio, mi afferro la verga, la abbasso non senza sforzo, la appoggio a quella figa e la caccio dentro con una mossa fulminea.
Sybilla si lascia sfuggire un grido, si muove avanti e indietro, mi si sbatte contro i fianchi, sento le natiche aderire e allontanarsi; le tengo la pancia, ogni volta che spingo sento nella mano la forma del cazzo dentro di lei, mi sposto sulla sinistra e la penetro spingendo di lato. Poi alterno la posizione, imprimo un movimento rotatorio che la fa impazzire, lei cerca la posizione migliore per sentire il piacere, i nostri movimenti sono lenti, quasi ponderati... vado avanti e indietro attento alle sensazioni di questa scopata inattesa, con un ritmo regolare, lei respira forte e io la infilo, espira e inspira, io entro in fondo e mi ritraggo, di tanto in tanto estraggo completamente il fallo dalla vagina, mi passo la mano lungo tutta la sua lunghezza e lo reinfilo, per assaporare il piacere della penetrazione, e come averla chiavata un sacco di volte. La penetro con forza, ma sempre lentamente, non voglio venire prima di lei.
Poi Sybilla mi chiede di fare più svelto…
"Vai più svelto, sto per venire… Così, dai. Così" aumento il ritmo, lei ansima forte, si muove assecondando il mio ritmo, e mi da il tempo a lei più gradevole.
Ora vado velocissimo, quasi il ritmo finale di una masturbazione, sento il seme quasi spingere per uscire dai testicoli, sento un fuoco salire lungo la verga.
Sybilla mi da le ultime indicazioni mentre singhiozza: "Eccolo, spingilo, toglilo, spingi forte… ecco, ancora uno…" le vengo dentro un'esplosione a più riprese, lei si contrae e interrompe il flusso, poi rilascia la muscolatura e un altro schizzo la inonda… per quattro, cinque volte, fino a che il ritmo delle spinte non si stabilizza... lei mugola, io spingo e conto fino a tre, poi lentamente mi allontano, e poi ancora.
Siamo venuti assieme, e lei, mi ha detto, ha raggiunto il più bell'orgasmo che ricordi in tutta la sua vita.
"Sai, Janus ci sa fare, ma non resiste tanto, e poi ha il cazzo molto più piccolo, non è mai arrivato dove sei arrivato tu, penso che sei arrivato fin dentro l'utero, me lo sentivo nelle viscere".
Si sfila, mi fa mettere in piedi, si accoscia sotto di me e comincia a leccarlo, così, ancora duro e grondante sperma e umori vaginali. Passa la lingua facendola scorrere dai testicoli fin su, fino ad arrivare al prepuzio… sotto, di lato, davanti. Lo pulisce per bene, poi lo afferra saldamente per non farlo rammollire, prende in bocca il glande, e agita le mani velocemente chiuse a coppa, in un movimento velocissimo che mi ricorda le mie seghe migliori... non v'è dubbio, è davvero brava, gioca con la lingua e strofina i denti sulle parti più sensibili, con una mano mi strizza alternativamente i testicoli, con l'altra prosegue a farmi questa meravigliosa sega; io le spingo il sesso dentro la bocca tenendola per i suoi neri capelli, lei sposta la mano e lo ingoia, e poi riprende a sfregarlo, e a far roteare la lingua, a leccare le protuberanze della cappella, fino a che non s'accorge che sto per venire, irrigidisco i glutei e le do il ritmo spingendole la nuca.
Eiaculo nuovamente, dentro la sua bocca, lei lo succhia avidamente e riprende a lavarmelo con la lingua e con le labbra.
Ci siamo chiusi nel sacco a pelo, un po' stretti, prima che il pene si rammollisse lo ho infilato nella vagina, ma Sybilla mi ha detto di riposarmi, l'ho tenuta stretta, l'ho baciata ora sensualmente, nel torpore siamo rimasti avvinghiati, mi si è ammosciata ma non ho voluta toglierla, solo mi sono stretto di più a lei.
Forse abbiamo dormito, perché ad un certo punto ho aperto gli occhi e la luna non era più al suo posto. Ho pensato subito a Sybilla, mi sono ricordato che dovevo uscire dalla tenda per masturbarmi, ho realizzato che non ero uscito e non m'ero masturbato, poi ho capito... ho sentito la sua morbidezza, il suo profumo, il calore del suo corpo, il ricordo di quella grandiosa chiavata, la sensazione che il mio cazzo rimpicciolito provava nell'essere dentro il suo corpo, ho ascoltato il sangue affluire nei corpi cavernosi del pene, l'ho sentito crescere dentro di lei, allungarsi a dismisura, e lei lo ha sentito, e si è svegliata, le sono solo scivolato addosso senza estrarla, e l'ho scopata nuovamente fino all'alba.
Quando Janus è uscito dalla tendina si è avvicinato… in principio sembrava incazzato, io ero imbarazzatissimo, poi lei ha parlato in un polacco deciso e acido e lui è sparito dopo aver pisciato contro un albero.
"Gli ho detto che mi stavi solo tenendo compagnia visto che lui s'è ubriacato! Abbiamo ancora un po' di tempo" s'è tuffata dentro il sacco a pelo e me lo ha fatto drizzare ancora.